Un alto funzionario iraniano ha sottolineato che gli Stati Uniti sono intrappolati in una palude creata da Israele e che uscirne è molto “difficile” a causa della resistenza iraniana.
Il vicepresidente del Parlamento iraniano, Ali Nikzad, ha sottolineato sabato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è intrappolato in una palude orchestrata dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dalla quale “fatica a liberarsi”.
“Fornendo a Trump informazioni false, Netanyahu lo ha indotto a credere di poter distruggere l’Iran e la Repubblica islamica in breve tempo. Tuttavia, gli Stati Uniti, seguendo la strategia di Netanyahu, sono entrati in una situazione dalla quale faticano a uscire”, ha dichiarato Nikzad durante una cerimonia tenutasi in occasione della Giornata degli esperti.
Riferendosi agli attacchi statunitensi contro Libia, Cile, Iraq, Afghanistan e Venezuela, ha sottolineato che Washington e Tel Aviv hanno attaccato l’Iran con obiettivi quali la distruzione del suo programma nucleare e delle sue capacità missilistiche, la divisione del Kurdistan (Iran occidentale), il cambiamento del sistema politico, il controllo delle sue risorse energetiche e l’umiliazione della nazione iraniana.
Riguardo alle riserve petrolifere di Iran, Arabia Saudita e Venezuela, ha affermato che questi tre Paesi possiedono quasi il 60% delle riserve petrolifere mondiali. “Con il controllo di queste risorse, gli Stati Uniti avrebbero potuto garantire la propria sicurezza energetica per i decenni a venire”, ha aggiunto.
Nikzad ha sottolineato che uno dei fattori non previsti da Stati Uniti e Israele è stata la costante presenza del popolo iraniano nelle strade dopo il martirio della Guida suprema della Rivoluzione islamica, l’ayatollah Seyyed Ali Khamenei, avvenuto il 28 febbraio.
Egli affermò che i nemici pensavano che, dopo il martirio della Guida Suprema iraniana, il popolo sarebbe sceso in piazza per saccheggiare i beni pubblici e che in questo modo il sistema si sarebbe disintegrato dall’interno, “ma questi calcoli non hanno funzionato”.
L’Iran lascia un’eredità nella storia grazie alla sua resilienza
Riguardo alle azioni delle forze iraniane, ha sottolineato che nessuno immaginava che le forze armate iraniane “avrebbero mostrato una tale resistenza e capacità difensive” e che sarebbero state in grado di affrontare il nemico.
Riferendosi al ruolo della diplomazia iraniana durante la guerra imposta all’Iran, ha affermato che l’apparato diplomatico iraniano è riuscito a trasmettere al mondo “lo status di vittima, la legittimità e la potenza del paese”, nonché i crimini degli Stati Uniti e di Israele.

Schieramento forze di terra iraniane
Ha affermato che, nonostante la situazione di guerra nel paese, nessun servizio è stato interrotto. “Il nemico ha cercato di interrompere l’erogazione dei servizi, ma anche questo obiettivo non è stato raggiunto”, ha aggiunto.
Ha sottolineato che la resilienza e il ruolo del popolo iraniano, così come delle Forze Armate, del Governo e della diplomazia, saranno ricordati in questo percorso come un’“eredità”.
Gli Stati Uniti e il regime israeliano hanno lanciato due guerre di aggressione contro l’Iran. La prima, nel giugno 2025, è durata 12 giorni, mentre la seconda, iniziata il 28 febbraio 2026, è durata 40 giorni. In entrambi i casi, la resistenza iraniana e le operazioni di rappresaglia hanno costretto gli aggressori ad accettare un cessate il fuoco.
Tuttavia, a luglio Washington ha ripreso i raid aerei e imposto un blocco navale all’Iran, in violazione del memorandum d’intesa firmato da Islamabad il 17 giugno. In risposta, l’Iran ha dichiarato chiuso lo Stretto di Hormuz, provocando un forte aumento dei prezzi globali dell’energia.
In seguito alle minacce di una nuova escalation da parte di Stati Uniti e Israele, l’Iran ha assicurato la propria disponibilità a rispondere a qualsiasi aggressione con armi più avanzate di quelle utilizzate nella guerra di 40 giorni imposta da Stati Uniti e Israele.
Fonte: Hispan Tv
Traduzione: Luciano Lago

2 commenti su “Iran: Gli Stati Uniti si sono trovati in un pozzo senza uscita con la corda di Netanyahu.”
Bramavano pozzi petrolio… ritrovati in un pozzo nero!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
I cosiddetti stati uniti hanno perso la prima fase della guerra che hanno scatenato contro l’Iran, con effetti perniciosi in tutto il pianeta e, macroscopicamente, in Europa occidentale, area del mondo già in decadenza – soggetta al potere di “epstein” come gli u.s.a. – in cui sono iniziate sanguigne rivolte di piazza.
La crisi degli idrocarburi iniziata con l’aggressione della fine di febbraio all’Iran, in certi paesi come l’Italia con prezzi alla pompa dei carburanti che rischiano di diventare insostenibili, è una premessa indispensabile per una nuova grande depressione mondiale, che potrà aprirsi come un baratro dalla profondità sconosciuta.
Il buon senso suggerirebbe che gli u.s.a., più che di trump di “epstein”, dovrebbero cercare seriamente e rapidamente una soluzione diplomatica, pur per loro “a ribasso”, per cercare di uscire in fretta da questa situazione, visto che in pochi mesi hanno svuotato i magazzini militari di armi e munizionamento, dalla missilistica offensiva e “difensiva” alle bombe per i caccia bombardieri, difficilmente ripristinabili in breve (per aggredire e combattere ci vuole una buona disponibilità di armi!) ma così non è, perché ci sono ben altre considerazioni da fare, come farò io nel prosieguo.
Fallito il “Piano A”, per un rapido successo dell’aggressione armata, distruggendo oppure dividendo in staterelli l’Iran con rivolte interne, o ancora imponendogli un governicchio collaborazionista (sperabilmente come l’attuale “draghi due senza draghi” italiota), temo che vi sia un “Piano B” che implica alcuni sviluppi di grande portata, in tempi più lunghi, molto più lunghi di quelli del rapimento del presidente Maduro a Cuba, ossia il perseguimento ostinato della “strategia del caos e della guerra infinita”, non al terrore ma “del terrore”.
L’obbiettivo principe del “Piano B sarebbe quello di sostenere e ampliare il potere di “epstein” che non molla l’osso, attraverso la volontà non dichiarata di innescare una grande depressione mondiale, che potrebbe colpire anche il loro maggior concorrente, cioè la Cina destinata a essere la maggior potenza industriale e commerciale del globo terracqueo, una “great depression” in cui “diluire” la crisi u.s.a. che si approfondisce, nonostante le politiche (e forse anche grazie a queste) applicate dal loro burattino trump, in quanto solo così potrebbero sperare di combattere in futuro ad armi pari, o quasi, le potenze libere che considerano nemiche, per “un nuovo secolo americano” di guerra, sofferenza, razzie, impoverimento generale e iniquità nel mondo.
Cari saluti