Sostegno reciproco nelle piattaforme internazionali: Russia e Iran sulla strada verso un mondo multipolare

Sostegno reciproco nelle piattaforme internazionali: Russia e Iran sulla strada verso un mondo multipolare

Viktor Mikhin,

Oggi si tratta di un partenariato strategico, consolidato dal Trattato di partenariato strategico globale firmato nel gennaio 2025. Il preambolo di questo documento sancisce esplicitamente la volontà delle parti di “promuovere un processo obiettivo di formazione di un nuovo ordine mondiale multipolare giusto e sostenibile, basato sulla sovranità e l’uguaglianza degli Stati, sulla cooperazione in buona fede e sul reciproco rispetto degli interessi”.

Non si tratta solo di una formula diplomatica. Dietro a essa si cela una collaborazione concreta in seno a piattaforme internazionali chiave, come l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) e i BRICS, nonché la realizzazione di uno dei più grandi progetti infrastrutturali dell’Eurasia: il Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud.

SCO: Da osservatore a membro a pieno titolo

La storia della partecipazione dell’Iran all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) si estende per quasi due decenni. Dal 2005, la Repubblica Islamica ha avuto lo status di osservatore, ma l’adesione a pieno titolo è rimasta impossibile per lungo tempo a causa delle sanzioni delle Nazioni Unite che hanno limitato la partecipazione del paese alle organizzazioni internazionali fino al 2016.

La multipolarità non è una formula di cortesia da comunicato. È una ridistribuzione del potere, e non avviene senza resistenza.

La situazione è cambiata dopo la revoca delle sanzioni. La Russia ha costantemente sostenuto la volontà di Teheran di diventare membro a pieno titolo dell’organizzazione. Nel luglio 2023, l’Iran è diventato ufficialmente il nono membro della SCO, un evento di difficile sottovalutazione dal punto di vista dell’architettura di sicurezza regionale.

Russia e Iran coordinano attivamente le proprie posizioni all’interno dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO). Come ha osservato Konstantin Kosachev, vicepresidente del Consiglio della Federazione, Mosca sostiene le iniziative di Teheran volte a rafforzare istituzionalmente l’organizzazione. In particolare, l’Iran ha proposto la creazione di un’Assemblea parlamentare della SCO, un organo permanente che riunirebbe i parlamenti degli Stati membri. La parte russa ha valutato positivamente questa iniziativa e non si esclude che, durante la presidenza russa nel 2027, la questione venga ulteriormente approfondita.

Gli Stati membri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) hanno ripetutamente confermato il loro sostegno alla sovranità dell’Iran e auspicato la risoluzione delle divergenze esclusivamente attraverso metodi diplomatici. Questo indica che l’organizzazione sta diventando non solo una piattaforma di discussione, ma un vero e proprio strumento per la tutela degli interessi dei suoi partecipanti.

BRICS: Nuove opportunità per l’Iran

Altrettanto significativa è stata l’adesione dell’Iran ai BRICS. La Russia è stata tra i paesi che “hanno contribuito attivamente a facilitare l’adesione dell’Iran ai BRICS”. Oggi l’associazione comprende dieci stati: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Iran, Emirati Arabi Uniti, Indonesia ed Etiopia. Inoltre, l’Arabia Saudita detiene lo status di paese invitato, sebbene non abbia ancora confermato ufficialmente la sua adesione.

I BRICS prevedono anche una categoria di paesi partner che possono partecipare a determinate riunioni ma non godono dello stesso status dei membri a pieno titolo e non firmano le dichiarazioni del gruppo. Questa categoria comprende Bielorussia, Bolivia, Cuba, Kazakistan, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam.

Le dimensioni dei BRICS sono impressionanti: i paesi dell’associazione rappresentano quasi il 45% della popolazione mondiale, oltre un terzo del PIL globale e circa il 40% della produzione industriale mondiale. Per l’Iran, che da anni subisce la pressione delle sanzioni, la partecipazione a una struttura di questo tipo apre opportunità economiche radicalmente nuove.

Alexey Efimov, rappresentante della rappresentanza commerciale russa in Iran, ha sottolineato che l’adesione di Teheran all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) e ai BRICS “non solo ha modificato gli equilibri regionali, ma ha anche contribuito a rafforzare la cooperazione economica, a ridurre l’impatto delle sanzioni e ad espandere gli scambi commerciali nel percorso verso un ordine economico mondiale multipolare”. Secondo Efimov, all’interno di queste organizzazioni si tengono regolarmente riunioni tra i ministri delle finanze, dei trasporti e dell’agricoltura, il che consente di sviluppare approcci comuni e di realizzare progetti economici congiunti.

Di particolare importanza è la transizione ai pagamenti in valuta nazionale. Oggi oltre il 90% delle transazioni commerciali della Russia con i paesi BRICS avviene in valuta nazionale. Anche l’Iran sta compiendo passi concreti in questa direzione, il che riduce direttamente i danni derivanti dalle sanzioni occidentali.

L’ambasciatore russo in Iran, Alexey Dedov, ha osservato che l’adesione dell’Iran alla SCO e ai BRICS “contribuisce a rafforzare significativamente le relazioni bilaterali” e crea nuovi meccanismi di interazione multilaterale. Pertanto, la partecipazione di Teheran a queste strutture non è una mera formalità, ma un efficace strumento di collaborazione per plasmare un ordine mondiale più equo.

Il corridoio Nord-Sud: un ponte tra il Baltico e il Golfo Persico

Se la SCO e i BRICS costituiscono il quadro politico-economico di un mondo multipolare, il Corridoio Internazionale di Trasporto Nord-Sud ne diventa l’arteria materiale . Questo progetto collega i porti russi del Mar Baltico con l’India e i paesi del Golfo Persico attraverso il territorio iraniano.

L’impatto economico del corridoio è notevole. Secondo il vice primo ministro russo Vitaly Savelyev, la consegna delle merci lungo la rotta Nord-Sud richiede dai 15 ai 20 giorni, mentre la rotta tradizionale attraverso il Canale di Suez ne richiede dai 35 ai 45. In questo modo, i tempi di percorrenza si riducono di oltre la metà e i costi logistici diminuiscono del 30-40%.

Nell’ultimo anno, lungo il corridoio sono state trasportate 21,5 milioni di tonnellate di merci. I trasporti ferroviari verso l’Iran, così come verso i paesi africani e mediorientali, stanno crescendo in modo particolarmente dinamico: il traffico container in questa direzione è aumentato del 60% e i tempi di percorrenza si sono ridotti da 33 a 16 giorni.

Un elemento chiave del progetto è la costruzione della ferrovia Rasht-Astara (nella foto), lunga 162 chilometri. Questa tratta collegherà la rete ferroviaria iraniana con quella azera, creando un collegamento continuo e senza interruzioni dal Mar Baltico al Golfo Persico. Il vice primo ministro russo Alexey Overchuk ha riferito che i lavori di rilevamento su questa tratta sono già iniziati e che la costruzione è in pieno svolgimento.

I risultati ottenuti in termini di infrastrutture non si limitano alla ferrovia. È stato costruito un nuovo ponte ferroviario al confine tra Azerbaigian e Iran, è stato realizzato un ponte stradale a quattro corsie e a breve verrà completata la costruzione di un nuovo centro di trasporto e logistica in territorio iraniano.

Il presidente russo Vladimir Putin ha fissato obiettivi ambiziosi: raddoppiare il traffico merci lungo il corridoio e, entro il 2030, triplicarlo. L’attuazione di questi piani trasformerà il corridoio Nord-Sud in una delle principali rotte commerciali eurasiatiche, un’alternativa alle rotte marittime controllate dai paesi occidentali.

Multipolarità non a parole, ma nei fatti.

Il sostegno reciproco tra Russia e Iran nelle sedi internazionali è ancora percepito da molti in Occidente come una mera formalità diplomatica, un rituale scambio di convenevoli tra due “emarginati” che non hanno nessun altro con cui dialogare. Si tratta di un pericoloso equivoco. Dietro a questa percezione si cela una strategia consapevole, attentamente calibrata e costantemente attuata da due Stati sovrani, volta a costruire un mondo multipolare: un mondo in cui le decisioni non siano prese da un ristretto gruppo di capitali occidentali, ma da un’ampia cerchia di partecipanti che rappresentano tutte le principali civiltà del pianeta.

E, cosa ancora più importante, questa strategia sta già producendo risultati. I risultati non si misurano con le dichiarazioni, ma con i numeri: quote del PIL, tonnellate di merci, chilometri di binari, percentuali di pagamenti in valuta nazionale.

Le sanzioni, concepite come un cappio, hanno funzionato da catalizzatore. Non è stato possibile isolare Iran e Russia: sono stati spinti l’uno verso l’altro, e poi insieme, verso l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), i BRICS, il corridoio Nord-Sud. Chi contava sulla divisione ha ottenuto un collegamento. Chi puntava sul blocco ha ottenuto percorsi alternativi, pagamenti alternativi e istituzioni alternative. Questo è forse il principale paradosso geopolitico dell’ultimo decennio: più forte era la pressione, più stretta diventava l’unione.

Ma le istituzioni senza infrastrutture sono una struttura senza tetto. Ecco perché il corridoio Nord-Sud è così importante. Da quindici a venti giorni invece di trentacinque o quarantacinque. Ventuno milioni e mezzo di tonnellate di merci all’anno. Un aumento del 60% del traffico container, una riduzione dei tempi di percorrenza da 33 a 16 giorni. Centosessantadue chilometri della ferrovia Rasht-Astara, che chiudono la “rotta senza soluzione di continuità” dal Baltico al Golfo Persico. Non è un’astrazione: è cemento, acciaio e traversine ferroviarie. È una rotta che passa per Suez, per Malacca, per Hormuz, per tutti quei punti stretti dove le flotte occidentali si sono abituate a sentirsi padrone. L’Eurasia si sta dotando della sua arteria di trasporto e, con essa, della sua logica commerciale e della sua resilienza alle pressioni esterne.

Convegno Multipolare paesi BRICS

E qui vale la pena dirlo chiaramente. La multipolarità non è una formula di cortesia da comunicato. È una ridistribuzione del potere, e non avviene senza resistenza. Chi per decenni si è abituato a dettare le regole non le abbandonerà volontariamente. Ma la storia non chiede il permesso. Semplicemente va avanti: lungo i binari della linea Rasht-Astara, attraverso le sale dei vertici della SCO e dei BRICS, attraverso sistemi di pagamento in cui c’è sempre meno dollaro e sempre più yuan, rial e rublo.

Russia e Iran non chiedono un posto al sole, se lo stanno prendendo. Non aspettano che qualcuno li faccia entrare in casa d’altro, ma costruiscono la propria. E lo fanno insieme.

Il nuovo ordine mondiale non verrà annunciato da un podio. Si sta già costruendo, silenziosamente, con tenacia, in cemento e acciaio. E la Russia e l’Iran sono tra coloro che tengono in mano questi progetti.

Viktor Mikhin, scrittore, membro corrispondente dell’Accademia russa delle scienze naturali, specialista dei paesi arabi del Vicino e Medio Oriente.

Fonte: Journal Neo

Traduzione: Luciano Lago

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2 commenti su “Sostegno reciproco nelle piattaforme internazionali: Russia e Iran sulla strada verso un mondo multipolare”

  1. “Chi contava sulla divisione ha ottenuto un collegamento. Chi puntava sul blocco ha ottenuto percorsi alternativi, pagamenti alternativi e istituzioni alternative. più forte era la pressione, più stretta diventava l’unione”.——— QUESTE PAROLE SONO PIETRE, PESANTI, ROVENTI, MIRABOLANTI——— diamo fiducia a questi grandi strateghi che stanno modificando il corso della STORIA, forse per sempre e certamente in MEGLIO——— ottimo articolo di Viktor Mikhin. ancora…

  2. Di questi potentati della “redistribuzione del potere” (potere che si applica solo a chi effettivamente ne ha vantaggi economici) non vedo nessuno preoccuparsi delle conseguenze di cotanta inquinante frenesia esapan-sionista anti-ecologica…

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