Maduro risponde alle minacce di Trump: se toccano la Colombia, siamo una nazione sola.

Maduro risponde alle minacce di Trump: se toccano la Colombia, siamo una nazione sola.

Il Venezuela ribadisce il suo sostegno alla Colombia e al suo presidente Petro, dopo le controverse dichiarazioni di Trump che lo hanno definito un “leader del traffico illegale di droga”.

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha espresso lunedì il suo sostegno alla Colombia, affermando che le due nazioni sono una sola e che un conflitto con il paese vicino sarebbe considerato una minaccia anche per il Venezuela. “La Colombia sa che siamo una cosa sola, gemelli siamesi, e qualsiasi cosa accada alla Colombia è del Venezuela, e qualsiasi cosa accada al Venezuela è della Colombia, come mi ha scritto un ufficiale militare colombiano qualche settimana fa”, ha sottolineato.

Ha fatto riferimento al rapporto fraterno che unisce i due Paesi attraverso la figura del Libertador, sottolineando la solidarietà richiesta in questi tempi di fronte alle minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Nel profondo, siamo la Grande Colombia fondata sull’Orinoco dal nostro Libertador, Simón José Antonio de la Santísima Trinidad Bolívar Palacios y Blanco”, ha affermato.

Entrambi i popoli sono stati mediati dalle aggressioni statunitensi che sono andate oltre la guerra alla droga e indicano un attacco alla sovranità. Maduro, tuttavia, continua a sostenere la sua posizione di unità latinoamericana e, riguardo alle minacce alla Colombia, ha dichiarato che “se toccano la Colombia, siamo una nazione sola, e non lo stiamo dicendo per dire. So quello che dico”.

Trump ha scatenato un’ondata di dichiarazioni e attacchi contro entrambi i Paesi, accusandoli di promuovere il traffico di droga e di essere responsabili di morti legate alla droga negli Stati Uniti. Negli ultimi giorni, le accuse di Trump contro Gustavo Petro e la Colombia si sono intensificate, mentre Trump ha già dichiarato di aver autorizzato la Central Intelligence Agency (CIA) a svolgere operazioni di terra in Venezuela.

Gli Stati Uniti cercano di reimporre la dottrina Monroe
Da parte sua, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha espresso lo stesso giorno il suo sostegno a Petro sui suoi account social, in seguito alle dichiarazioni e agli insulti di Trump.

Respingiamo l’interferenza e gli errori del governo degli Stati Uniti, che sta tentando di reimporre la Dottrina Monroe nelle sue relazioni con le nazioni sovrane dell’America Latina e dei Caraibi “, ha dichiarato nel suo post.

In questo contesto, anche l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) ha respinto quelli che ha definito “attacchi verbali e minacce” da parte di Trump contro Petro. “Il presidente degli Stati Uniti ha diffuso una serie di menzogne ​​e invenzioni volte a collegare il presidente Petro e il suo governo alla produzione illecita di droga”, ha affermato il blocco in una dichiarazione pubblicata su X.
L’ultimo scontro diplomatico tra Colombia e Stati Uniti è scoppiato domenica, quando Trump ha annunciato la fine degli aiuti finanziari al Paese sudamericano a causa della sua presunta inazione nella lotta alla droga, ha accusato Petro di essere “un leader del narcotraffico” e ha messo in guardia dai piani per imporre ritorsioni commerciali.

Petro, che ha intensificato le sue critiche a Trump da quando quest’ultimo ha ordinato un dispiegamento militare nei Caraibi ad agosto con il pretesto di combattere il narcotraffico, ha definito il residente della Casa Bianca “maleducato e ignorante nei confronti della Colombia” e il suo governo ha annunciato che farà ricorso a “tutti gli organismi internazionali” per difendere la sovranità nazionale, che considera “minacciata”.

Questi attraversamenti avvengono un mese dopo che gli Stati Uniti hanno rimosso la Colombia dall’elenco dei paesi che combattono il narcotraffico e l’amministrazione Trump ha revocato il visto a Petro.

Fonte: Hispan Tv

Traduzione: Luciano Lago

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La Redazione

8 commenti su “Maduro risponde alle minacce di Trump: se toccano la Colombia, siamo una nazione sola.”

  1. Donald Trump, senza un mandato ufficiale del Congresso per invadere o dichiarare guerra a chicchessia, ha adottato uno stile deciso e provocatorio, come spesso si è visto nel passato in sudamerica, ma purtroppo per lui, le cose sono cambiate. In passato, gli americani cercavano di influenzare i paesi sudamericani usando sanzioni, sostenendo gruppi di opposizione e intervenendo diplomaticamente. Oggi, molti paesi della regione hanno dimostrato di non temere più l’interferenza americana, questo grazie anche all’aiuto di potenze come Federazione Russa e Cina, di conseguenza sono diventati più autonomi e resistenti alle pressioni esterne. Insomma, gli americani avranno sempre più difficoltà a esercitare il loro peso sui paesi sudamericani. Come sempre, saranno gli eventi futuri che faranno la storia.

  2. In altro commento , perso nell’ etere , dicevo questo. Trump; petrolio venezuelano? FATTO, Cocaina colombiana? FATTO. Regolamento Operativo : petrolio e cocaina per gli Americani caricati solo del costo della Lavorazione e/o Raffinazione , per il resto del mondo , salvo deroghe, DAZI al centopercento dei prezzi di mercato. Subito. ora, adesso trattamento di Sismoterapia prolungato ,o vi frigge il cervello o GUARITE.
    Beninteso , sempre che lo abbiate un cervello.
    W VOVA

  3. El pueblo umido jamas sera vencido…a parte la dottrina Guevariana, a cui Chavez s’ ispirava, ancora attualissima e sempre piu’ ribadisco io checché ne’ dicano i detrattori in mala fede, le due nazioni sorelle, se usano il sale in zucca, non hanno altra scelta che unirsi contro l’ aggressione degli Yankees genocidi. Vamooos.

  4. Stramaledetti USA ! Cercano rogne a TAIWAN, IRAN, YEMEN, CAUCASO, Palestina, Iraq, Libano, Ucraina, e non paghi di aver sanzionato e attaccato militarmente CUBA, senza tregua dal 1959 ad oggi, e il NICARAGUA da più di 40 anni, allungano ancora la lista con VENEZUELA e COLOMBIA, cosi come anche BOLIVIA anche senza Morales, e pure Messico e altri paesi centro americani stufi del ruolo di repubbliche delle banane assegnato loro dagli USA, e della “democrazia” esportata dai loro golpe, invasioni e rivoluzioni colorate !

    1. la democrazia non è un’ideologia, è un metodo. Ebraico. Quindi basato sul classismo, l’astuzia, la provocazione, il terrore, la forza militare, e tutto ciò che rappresenta il male assoluto, contrapposto al socialismo

      bene farebbero Cuba e Nicaragua, ma anche il Brasile e la Bolivia, ad organizzare esercitazioni militari congiunte di mare, aria e terra, insieme a Colombia e Venezuela. Tocca a loro, perchè può toccare a chiunque di loro

    2. la democrazia non è un’ideologia, è un metodo. Ebraico. Quindi basato sul classismo, l’astuzia, la provocazione, il terrore, la forza militare, e tutto ciò che rappresenta il male assoluto, contrapposto al socialismo. Bene farebbero Cuba e Nicaragua, ma anche il Brasile e la Bolivia, ad organizzare esercitazioni militari congiunte di mare, aria e terra, insieme a Colombia e Venezuela. Tocca a loro, perchè può toccare a chiunque di loro

  5. Gli USA stanno vivendo la loro ultima stagione di grande potenza imperialista saccheggiatrice, mentre delirano sognando di mettere le mani sul petrolio venezuelano e iraniano, restando legati ad una cultura primitiva ed aggressiva, la Cina a settembre ha esportato oltre 600000 automobili a settembre, di cui oltre 200000 elettriche.
    La NASA ha accantonato SpaceX dal ruolo dell’azienda che doveva riportare (p forse portare per la prima volta) l’uomo sulla Luna, lasciando di fatto l’onore, ed onere, di farlo, alla Cina.
    Insomma gli USA stanno abdicando dal ruolo perfino di rivale della Cina, per un pò l’amministrazione Trump ha giocato a fare da contraltare alla superpotenza asiatica ma ormai il divario produttivo e tecnologico è inarrivabile, il governo federale americano ha sottoscritto con l’Australia un accordo di monopolio sulle Terre Rare australiane ma ha dimenticato che la materia prima estratta viene poi raffinata in Cina, la quale ha il monopolio della tecnologia di raffinazione.
    Mentre gli USA minacciano i vicini latino-americani, i quali somigliano a molti stati USA per popolazione (California e Texas sono per circa la metà ispanici, Arizona e Florida per il 30%, Illinois e New York per il 20), l’abbandono del dollaro a favore di oro, euro e yuan come bene di riserva a livello globale, anche se l’oro comincia a scendere per periodiche prese di beneficio, fa aumentare gradualmente l’inflazione interna, mentre l’enorme crisi del debito americana a tutti i livelli, federale, locale, aziendale e privata, spinge il paese verso una possibile disgregazione, favorita anche dall’enorme divario sociale nel possesso della ricchezza, l’1% più ricco, perlopiù ebraico, detiene oltre il 30% della ricchezza nazionale, come il 50% più povero.
    Ci sarà certamente una rottura, non solo politica e sociale, ma forse anche a livello di singoli stati, con i più ricchi, come California, Texas e Florida, che se ne andranno per i fatti loro.

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