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America Latina

Ancora lei. Come avvenuto già in precedenti occasioni, quando si sono avute azioni violente e tentativi di destabilizzazione contro il governo Bolivariano (attacco da un elicottero, lancio di granate, disordini di piazza, tentato golpe militare, ecc..), un’altra volta è comparsa da Miami la pseudo giornalista Patrizia Poleo, a libro paga della CIA, per leggere il comunicato sul fallito attentato criminale contro il presidente Maduro, denominato come “operazione Fenix”.

Nel suo farneticante comunicato la Poleo attribuisce l’azione ad un gruppo di militari che opererebbero contro il Governo per “restaurare la democrazia” e convocare nuove elezioni. Dopo un lunga dissertazione il comunicato incita la popolazione venezolana a scendere in strada contro il Governo.

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Il Ministerio Publico (MP) del Venezuela ha aperto le indagini sull’attentato commesso contro il presidente Nicolas Maduro.

“Se il drone armato fosse scoppiato mentre tutti i presenti erano sul palco delle autorità, si sarebbe prodotta immediatamente una guerra civile”, ha dichiarato il “Fiscal  General” de Venezuela, Tarek Wiliam Saab.

Il Ministero Pubblico procede alle indagini per chiarire lo svolgimento dei fatti e determinare gli autori materiali dell’attentato fallito ed i mandanti.

Sono stati incaricati delle indagini tre giudici esperti di indagini su atti di terrorismo, designati dal Fiscal General Tarek Wiliam Saab. Quest’ultimo  ha dichiarato al canale della “Venezolana de Television” che si indaga sulla popssibilità di una cooperazione dall’estero  dell’azione terroristica.

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di Andre Vltchek

Non c’è nulla di più triste e patetico di un famigerato bugiardo che urla, sputa saliva, insulta le persone normali a destra e sinistra, mentre terrorizza coloro che stanno dicendo la verità.
Ultimamente, l’Occidente è diventato chiaramente furioso. Più ha paura di perdere il controllo sul cervello di miliardi di persone in tutti gli angoli del mondo, più aggressivamente urla, prende a calci e si prende gioco di se stesso.

Il Nuovo Ordine Mondiale non nasconde nemmeno più le sue intenzioni. Le intenzioni sono chiare: distruggere tutti i suoi avversari, siano essi in Russia, Cina, Iran o in qualsiasi altro stato patriottico e indipendente. Silenziare tutti i media che stanno dicendo la verità; non è la verità così come è definita a Londra, Washington, Parigi o Berlino, ma la verità è percepita a Mosca, Pechino, Caracas o Teheran; la verità che serve semplicemente la gente, non la falsa, pseudo-verità inventata per sostenere la supremazia dell’Impero occidentale.

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Il segretario di Stato USA,Rex Tillerson, avverte l’America Latina contro lo sviluppo di “relazioni pericolose” con la Russia e la Cina che non sarebbe “vantaggioso” per i latinos. Molto meglio rimanere agganciati al carro yankee.
Tillerson, ha viaggiato in Messico il Giovedì per un giro di una settimana attraverso i paesi dell’America Latina che lo porterà anche in Argentina, in Perù, in Colombia e Giamaica.

Davanti ad una riunione di studenti dell’Università del Texas, prima della sua visita in America Latina, Tillerson ha avvertito circa il pericolo di una crescente ed allarmante presenza di Pechino e Mosca in America Latina.

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di Luciano Lago

L’Impero USA utilizza le sue armi tradizionali, la minaccia e l’intimidazione per sottomettere gli altri paesi alla sua volontà ed ai propri interessi egemonici.
La dimostrazione di questo atteggiamento arrogante si è avuta ieri alle Nazioni Unite quando la rappresentante diplomatica USA, Nikki Haley, ha minacciato di segnare su un “libro nero” i paesi che non appoggeranno in sede ONU la posizione di Washington su Gerusalemme, capitale dello Stato di Israele.

Nella sessione strordinaria che si va a svolgere oggi presso l’Assemblea generale dell’ONU, dove non è previsto il diritto di veto, gli USA temono di essere messi al palo, isolati e messi all’angolo dalla stragrande maggioranza dei paesi di tutto il mondo  che si pronunceranno contro la decisione del presidente Trump. In sede di Consiglio di Sicurezza, Washington ha opposto il veto contro la mozione di revoca del decreto del presidente Trump, presentata da 14 paesi membri del CSNU.

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Secondo le informazioni di un portale russo specializzato in questioni militari, la Russia sta concludendo un accordo con il Venezuela per utilizzare i porti venezuelani per le sue navi da guerra.
Il portale russo pravo.gov.ru ha reso pubblica attraverso l’agenzia Sputnik la disposizione di Mosca, firmata dal primo ministro russo, Dmitry Medvedev, per ottenere un accordo con il governo di Caracas per facilitare l’utilizzo dei porti venezolani e le visite reciproche delle navi da guerra.

Il documento chiede ai Ministeri della Difesa e degli Esteri di preparare il terreno per concludere un patto fra i due stati e firmare l’accordo corrispondente.

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Il mondo, per il ventiquattresimo anno consecutivo, si è espresso contro l’embargo economico che gli Stati Uniti continuano a perpetrare dal 1960 nei confronti di Cuba, impedendo di fatto una normale attività economica, commerciale e finanziaria da parte della più grande isola dei Caraibi.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha infatti votato una nuova risoluzione il 28 ottobre 2015 con 191 voti favorevoli e solamente due contrari, quello degli Stati Uniti stessi e quello del suo alleato incondizionato, Israele. Il verdetto è il più netto della storia, con Washington che ha oramai perso in questa causa tutti i suoi alleati più vicini, tranne Tel Aviv.

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“Nel mese di febbraio, quando Trump è arrivato all’ufficio presidenziale, ha dovuto affrontare tre crisi: una crisi missilistica cubana in Corea del Nord, una guerra del Vietnam in Afghanistan e una baia dei porci in Venezuela, così gliele hanno proposte la CIA e le forze armate statunitensi”.

Samuel Moncada, il vice ministro degli Esteri venezuelano per il Nord America, in un’intervista a VTV da New York dove sono in svolgimento i lavori di apertura dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha citato il primo ex consigliere sul Consiglio di Sicurezza Nazionale di Trump, Steve Bannon, che aveva rivelato queste informazioni durante un’intervista a una stazione televisiva locale prima di essere rimosso una settimana più tardi.

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di James Petras

L’Assemblea Costituente, la mobilitazione militare, la mobilitazione nazionale contro l’imperialismo interventista, hanno affondato la destra.

Efraim Chury Iribarne: Stavamo osservando che la situazione attuale in Afghanistan è abbastanza complessa e che Donald Trump in qualche modo prolunga la guerra in Afghanistan. È corretto?

Sì, è sotto il comando dei suoi generali, che hanno deciso che non è il momento di lasciare il paese, perché potrebbero subire un altro impatto negativo sull’immagine di un governo debole e fallito, in particolare nei media, che cercano qualsiasi pretesto per delegittimare il Presidente Trump.

Ma in realtà le cifre che danno per giustificare l’invasione nordamericana non corrispondono alla realtà, dicono che i talebani controllano solo il 50% del paese, ma gli esperti che hanno conoscenza sul campo dicono che è più dell’80%. Gli Stati Uniti controllano solo alcune città, soprattutto Kabul, la capitale, e molto di meno il resto. E voglio menzionare un altro fattore, tra i soldati dell’esercito afghano ci sono molti oppositori. Cioè, infiltrati talebani che, di tanto in tanto, eliminano i funzionari del governo nordamericano.

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La visita del primo ministro israeliano, Banyamin Netanyahu, in Argentina ha causato questo Martedì massicce manifestazioni di ripudio da parte dei cittadini.
“E’ un assassino del popolo palestinese e dei bambini palestinesi, il rappresentante di uno Stato terrorista”!, hanno denunciato i manifestanti.

Sotto lo slogan di “Un genocida nella tua casa”, gli indignati hanno marciato contro Netanyahu verso l’ambasciata dello Stato di Israele a Buenos Aires, condannando i suoi crimini.

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