Doha, attacco Israele: cambio di passo nella crisi del Medio Oriente

Doha, attacco Israele: cambio di passo nella crisi del Medio Oriente

di Luciano Lago

L’attacco brutale sferrato da Israele su Doha lo scorso martedì sera, ad opera degli aerei israeliani che hanno lanciato missili e bombe contro i leader politici di Hamas nella capitale del Qatar, ha determinato una svolta improvvisa e inaspettata negli equilibri politici del Medio Oriente.
L’attacco si è verificato mentre la leadership del movimento stava discutendo la proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di porre fine alla guerra a Gaza e Israele ha approfittato di quella occasione per eliminare fisicamente i rappresentanti di Hamas. Non è la prima volta che accade, era già accaduto in Libano, in Siria, in Iran ed in Iraq ma l’aspetto grave sta nel fatto che il Qatar è un ricco paese del Golfo considerato un alleato degli USA ed ospita la più grande base statunitense nella regione.
Questo non ha protetto il Qatar dal subire un attacco di Israele sul suo territorio, una umiliazione che ha fatto infuriare lo sceicco del Qatar.
I media israeliani hanno riferito che Israele ha informato in anticipo l’amministrazione statunitense dell’attacco a Doha. Il canale israeliano Channel 12 aveva citato un funzionario israeliano il quale ha riferito che Trump ha dato il via libera all’attacco e che aerei da ricognizione americani e britannici hanno sorvolato il Qatar prima dell’attacco. Il giornale Yedioth Ahronoth ha riferito che l’attacco è stato condotto in coordinamento con altri paesi.

Tutto ormai risulta estremamente chiaro su quale sia la strategia di Israele e degli Stati Uniti nella regione Medio Orientale: lasciare campo libero al progetto della “grande Israele” e annientare e distruggere chi si oppone.
Al di là di fare luce su alcuni dettagli dell’avvenimento, quanto accaduto porta con sé messaggi estremamente importanti e pericolosi, alcuni dei quali si possono segnalare:

Non saranno le intese di normalizzazione (accordi di Abramo) né la neutralità poclamata, né la mediazione, né le dimostrazioni di debolezza quelle che possono risparmiare i paesi e i popoli della regione dalle ambizioni e dal terrorismo sionisti. Tutti i paesi e popoli, senza eccezioni, sono presi di mira, e la loro sottomissione avverrà in base alle circostanze che l’entità israeliana riterrà favorevoli.

L’entità israeliana non crede nella pace, ma piuttosto nella resa dei popoli arabi. Altrimenti non si spiegherebbe il tentativo di uccidere coloro che avevano deciso di negoziare con i rappresentanti Israeliani per porre fine alla guerra, chi potrebbe ancora credere nella pace? Questo punto interrogativo diventa ancora più grande se sappiamo, come hanno rivelato i media sionisti, che il piano di attacco era in preparazione da mesi. In altre parole, tutto il parlare di proposte e negoziati non è altro che fumo negli occhi.

Attacco Israele a Doha

Gli Stati Uniti sono responsabili di aver permesso a questa entità criminale e omicida (Israele) di persistere in modo così sfrenato nell’ attaccare la sovranità dei paesi della regione, anche di quelli che non le sono ostili e sono vincolati da accordi di pace con quella. Israele assassina alti funzionari, prende di mira governi e individui e fa morire di fame più di due milioni di persone con l’obiettivo di sfollare. Dichiara che i suoi confini non sono definiti e che si sta espandendo a spese di altri paesi, senza timore di responsabilità o punizioni. A chi può sembrare tutto questo un fatto normale?

L’aggressione contro Doha ha rivelato a tutti che le basi militari americane sparse nella regione esistono solo per la sicurezza di “Israele”, e tutto il resto è fuffa. Servono a mantenere il controllo e la sorveglianza del grande fratello USA sulla regione.
Le flotte navali statunitensi che si trovano nella regione, hanno la finalità di coprire e agevolare le operazioni aggressive di Israele e parteciparvi quando necessario.
È diventato chiaro il modo in cui gli USA considerano i loro alleati nella zona: pedine da sacrificare quando necessario per la sicurezza di Israele.

Ieri è toccato a Doha che è stata presa di mira ma nessuno può garantire che domani questo non accada di nuovo a Riyadh, Dubai, Kuwait, Manama, Il Cairo, ecc.. I regnanti arabi delle intese con Israele dovrebbero stare in guardia e non cullarsi nelle illusioni.
Chiarito tutto questo, resta il fatto che questo attacco di Israele contribuisce ad aprire gli occhi di molti che si ritenevano al sicuro e l’Amministrazione Trump, coprendo Israele, si è data la classica zappa sui piedi. Tutti gli accordi di normalizzazione con i paesi arabi vengono messi in forse all’atteggiamento di vari di questi paesi, dall’Egitto all’Arabia Saudita, si apre a favore di un cambio di impostazione nelle alleanze.

Questo accade mentre un’ondata di indignazione popolare si è sollevata in tutto il mondo, incluso nei paesi arabi e in Europa, per causa del massacro della popolazione di Gaza in atto da parte di Israele. L’entità sionista si trova ad affrontare una doppia crisi: il dominio operativo a Gaza e la delegittimazione globale. La sua coesione sociale interna è tesa; la sua economia e la sua narrativa politica sono sotto pressione; la sua credibilità morale è crollata. Alla fine, Gaza non è solo uno spazio geografico sotto assedio, ma l’epicentro di un risveglio di coscienza morale globale. I palestinesi dichiarano con incrollabile chiarezza: Siamo qui. Siamo vivi.

Premier cinese in visita in Arabia Saudita

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Una porta si spalanca in Medio Oriente verso la Russia e la Cina che vengono viste come una alternativa credibile che può servire a dare sicurezza e stabilità alla regione. Non per nulla Russia e Cina, assieme al blocco dei BRICS, sono state rapide nel condannare le azioni di Israele sia a Gaza che nel Qatar. Bisogna però uscire dall’ambiguità e passare ad azioni concrete.
Rimane unico e fondamentale il ruolo dell’Asse della Resistenza nella Regione, quello che fu realizzato dal generale Soleimani (assassinato dagli USA nel gennaio 2020) e che può ancora oggi ostacolare ed impedire la realizzazione dei piani espansionistici degli Anglo USA e sionisti. Non a caso le adesioni alla resistenza anti sionista ed anti imperialista sono in crescita e il segnale sembra evidente: o con noi o contro di noi, niente più vie di mezzo.

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La Redazione

8 commenti su “Doha, attacco Israele: cambio di passo nella crisi del Medio Oriente”

  1. Ma agli stati arabi con il petrolio gli importa un piffero delle sue popolazioni, anzi x loro conta solo il profitto personale e x fare questo si allearenno a chi offe di più, siano Usa Israeliani o Russi o Cinesi poco cambia basta fare bisinnes

  2. israele va rasa al suolo come gaza se non si procederà in tal senso tutto il fuffame russo sarà annichilito.la russia gioca alla sua disintegrazioneo è miope o è inadeguata.mario conti

    1. Visto che Lei Mario Conti, che si firma pure, descrive la Russia come nazione inadeguata ci faccia il favore di citare una nazione adeguata a suo avviso. Altrimenti eviti giudizi insensati. Saluti.

  3. Spero che il monito delle righe finali del Redattore Luciano Lago, sia accolto dai leader arabi od islamico. O con noi o contro di noi, imperativo scegliere definitivamente da che parte stare e combattere fino alla morte i nemici d: Israele. La pubblicazione conferma cioè che ho sempre ipotizzato, non solo che le basi americane e Nato mediorientali fungono da protezione ed assistenza per Tel Aviv, ma anche come campi addestramento per i terroristi che destabilizzano gli sati islamici liberi. Vanno annientate!

  4. L’ inganno di far riunire per discutere proposte di PACE i vertici di Hamas nello stesso luogo al riparo delle Sacre leggi dell’ ospitalita’ e’ riuscito. Bene . Bravi. Bis. Credo che qualsiasi UOMO al mondo per il motivo sopracitato d’ora in avanti non girera’ MAI PIU’ le spalle a questo popolo di VILI ASSASSINI.

    1. Per quale motivo ?? Perchè è stato promesso da una psicopatica entità un paio di millenni fà ??
      Veda di non scrivere corbelleria e di non infestare questo sito, e vada al Polo Sud ad attendere il suo messia …!!

  5. Dopo l’attacco a Doha, la credibilità internazionale degli USA, già in picchiata da tempo, è ormai quasi pari a zero ! Praticamente, per rendere l’idea di quello che è accaduto, è come se, per ipotesi, l’Italia avesse organizzato a Roma, un incontro tra mediatori sionisti e mediatori di Hamas, e gli USA avessero consentito e agevolato un raid aereo sionista sulla nostra capitale, nonostante siamo, tra gli alleati, il “miglior” zerbino americano ! Questo è accaduto a Doha !

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