"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

conflitti in Medio Oriente

Il massimo tribunale del Paese ha stabilito oggi che il voto referendario è “incostituzionale”. Il premier al-Abadi coglie la palla al balzo e chiede alle autorità del Kurdistan di sospenderlo
della redazione

Roma, 18 settembre 2017, Nena News – Il premier iracheno Haider al-Abadi ha chiesto stamane alle autorità del Kurdistan iracheno di sospendere il referendum sull’indipendenza dopo che la Corte suprema ha ordinato la sua sospensione. Secondo una nota rilasciata oggi dal massimo tribunale del Paese, “la separazione di qualunque regione o provincia dall’Iraq è incostituzionale”. “La corte suprema – continua il comunicato – ha dato l’ordine di sospendere il referendum previsto per il 25 settembre finché non avrà esaminato tutti i reclami di incostituzionalità che ha ricevuto”.

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di Salvo Ardizzone

Mercoledì, Benjamin Netanyahu ha annunciato il pieno sostegno di Israele a un Kurdistan iracheno indipendente; la dichiarazione è stata rilasciata in vista del referendum fissato per il 25 settembre da Masud Barzani, l’eterno presidente del Krg (la regione autonoma del Kurdistan iracheno), malgrado l’opposizione degli altri partiti curdi, del Governo centrale di Baghdad e degli Stati vicini, Iran e Turchia in testa.

Netanyahu è stato attento ad aggiungere che Tel Aviv si oppone al Pkk (acerrimo nemico della Turchia e antagonista di Barzani), che considera un’organizzazione terroristica.

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Sempre più burrascosi i rapporti fra il Governo Turco e l’Amministrazione USA. Il contenzioso questa volta riguarda la questione dei rapporti commerciali con l’Iran e la pretesa di Washington di imporre il rispetto delle sanzioni anche alla Turchia che è uno stato dirimpettaio dell’Iran e legato a questo paese da molteplici rapporti storici e di cooperazione commerciale.

Il presidente turco Recepit Erdogan è apparso furioso quando ha ricevuto dagli USA una accusa contro il suo ministro per l’economia, Mehmet Zafer Caglayan, di aver cospirato per eludere le sanzioni imposte all’Iran.
Il Dipartimento di Giustizia USA ha dichiarato che le autorità del paese accusano Caglayan e l’ ex presidente del banco Statale turco Halkbank, Suleyman Aslan, di aver violato le sanzioni stabilite unilateralemte dagli USA contro l’Iran per avere effettuato questi transazioni per vari milioni di dollari a favore di imprese ed entità governative iraniane.

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Il Professore Efraim Inbar, una autorità influente in materia di strategie militari nel Medio Oriente, sostiene che sarebbe un errore ed una pazzia distruggere il gruppo terrorista visto che il danno che ha causato e che può causare è minore rispetto ai vantaggi che offre la sua esistenza.
Lo stesso professore assicura inoltre che sarebbe una buona idea prolungare la guerra in Siria .

di EUGENIO GARCÍA GASCÓN

Gerusalemme. Uno degli ideologi più vicini al primo ministro israeliano, Benjamín Netanyahu, ha scritto un articolo in cui richiede all’Occidente di non eliminare militarmente lo Stato Islamico, visto che la sopravvivenza di questa organizzazione risponde all’interesse dell’Occidente. Inoltre sottolinea che il grande nemico dell’Occidente è l’Iran, una qualche cosa che, a suo giudizio, non si riconosce.

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di Darius Shahtahmasebi,

La scorsa settimana, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha avvertito il Presidente russo Vladimir Putin in persona che Israele non tollererà una presenza militare iraniana in Siria che minacci gli interessi di Israele. Netanyahu ha anche dichiarato che Israele è pronto a intervenire in Siria per frenare la presunta minaccia.

Sul momento, Putin non ha risposto specificamente alla questione di Israele con l’Iran. Ciò ha procurato alcune incertezze sulla posizione della Russia riguardo l’attuale conflitto dato che la Russia vede l’Iran come un alleato strategico. Allo stesso tempo, tuttavia, la Russia probabilmente non vuole essere trascinata in un battibecco regionale tra Israele e la Repubblica islamica.

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Pochi giorni dopo la riunione tra Vladimir Putin e Benyamin Netanyahu, la Russia ha minacciato di mettere il veto ad una risoluzione anti-Hezbollah elaborata da USA e Israele.
Il giornale israeliano Haaretz ha informato questo martedì che Mosca si è opposta ad una iniziativa israeliana-Statunitense sul rinnovo del mandato alla Forza Provvisoria delle Nazioni Unite (CSNU) che si trova stazionata alla frontiera del Libano.

Secondo un messaggio diplomatico inviato dalla delegazione israeliana davanti all’ONU, la Russia ha minacciato che farà valere il suo diritto di veto se la bozza di risoluzione includerà il nome del Movimento di Resistenza del Libano (Hezbollah). I russi vedono la cosa dal loro punto di vista ed hanno stabilito la loro” linea rossa” sul fatto che non permetteranno che il documento menzioni Hezbollah.

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L’avvicinamento diplomatico che si è incrementato di recente tra l’Egitto e la Russia sta creando grosse preoccupazioni al governo di Tel Aviv che teme una associazione russo-egiziana a favore della Siria ed in pregiudizio del propri interessi.
In questo senso, il giornale israeliano “The Jerusalem Post” scrive  che la decisione dell’Amministrazione statunitense di annullare parte del suo aiuto finanziario all’Egitto e di sospendere un’altra parte del debito verso il Cairo, per causa della mancanza di progressi nei “diritti umani”, ha fatto infuriare il Governo del Cairo. Il giornale afferma che l’Egitto si sente di nuovo insultato e tradito dall’atteggiamento statunitense. I partiti politici egiziani i parlamentari e gli analisti hanno manifestato la loro protesta contro la decisione statunitense.

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di  Luciano Lago

Gli sviluppi della crisi siriana, con il successo della campagna militare delle forze siriane, appoggiate dalla Russia, che ha permesso di recuperare quasi tutti i territori che si trovavano sotto il controllo dei gruppi terroristi, principalmente l’ISIS (Daesh in arabo) e Al Nusra, sta determinando una serie di conseguenze a livello diplomatico e militare che segnano un nuovo assetto geopolitico della regione medio orientale.

Senza dubbio dal teatro della guerra in Siria, che a sua volta si collega con lo scenario del confinante Iraq, esce vincitore il presidente Bashar al-Assad contro cui si era accanita una campagna di delegittimazione e diffamazione guidata principalmente da Stati Uniti ed Arabia Saudita con il codazzo dei loro alleati.

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La recente vittoria di Hezbollah ottenuta ad Arsal sul confine libanese-siriano contro il gruppo del Fronte Al Nusra, ha migliorato l’immagine ed il prestigio del movimento Hezbollah in tutta la regione, come sottolineato anche da vari giornali statunitensi fra cui il “think tank” Carneige.

Nei giorni scorsi il leader di Hezbollah, il Secretario Generale, Hassan Nasrallah, ha fatto un discorso televisivo in cui, commentando i recenti successi del movimento ottenuti contro i gruppi terroristi, ha rivendicato questi successi come un patrimonio di tutto il popolo libanese ed i popoli della regione, mussulmani, cristiani, drusi e gli altri, che hanno sofferto l’occupazione e gli attacchi dei terroristi takfiri.

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Il portavoce dell’Esercito libanese, il generale Ali Kanso, ha spiegato che l’offensiva, in realtà, non inizia oggi. Lo scorso 8 agosto, infatti, il Consiglio supremo di difesa del Libano, presieduto dal presidente Michel Aoun, ha dato il via libera all’operazione delle Forze armate per “liberare il paese dal terrorismo”.  Ieri, inoltre, sei terroristi sono stati uccisi, tra cui una figura di spicco, a Ras Baalbek ed Al Qaa, nell’area orientale del paese.

La notizia arriva mentre i combattenti di Hezbollah libanese e l’Esercito regolare siriano hanno annunciato un’offensiva simile per eliminare i miliziani takfiristi dal lato siriano del confine con Libano, nella fascia occidentale di Qalamun.

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