Di Stephen Sefton (*)
Sia sul piano interno che su quello della politica estera, l’attuale amministrazione del presidente Donald Trump si è dimostrata ancora più criminale dei precedenti governi statunitensi. Il progressivo intensificarsi delle misure di repressione e censura contro la popolazione statunitense, in particolare contro le famiglie migranti, corrisponde alla progressiva perdita del potere e dell’influenza degli Stati Uniti nel mondo.
Le élite al potere del Paese non possono soddisfare le aspirazioni e i bisogni della popolazione senza una ridistribuzione del potere politico e della ricchezza nazionale, né possono compensare le conseguenze del declino della loro influenza nel mondo senza un cambiamento radicale nella loro visione internazionale.
Tuttavia, è chiaro che le élite statunitensi e i loro alleati europei non hanno alcuna intenzione né di porre fine alla loro controproducente guerra di classe in patria, né di accettare pacificamente le conseguenze del declino degli Stati Uniti a livello globale. Sulla scena internazionale, non rinunceranno alle loro azioni per sabotare lo sviluppo del mondo maggioritario guidato da Cina, India e Russia. Lo stesso presidente Donald Trump ha affermato che il gruppo dei paesi BRICS+ è un’iniziativa diretta contro il suo paese, in particolare “un attacco al dollaro”. Ha recentemente dichiarato: “Qualsiasi paese che si allinei alle politiche antiamericane dei BRICS sarà soggetto a un dazio aggiuntivo del 10%. Non ci saranno eccezioni a questa politica”.
In effetti, il presidente Trump è la perfetta caricatura dell’ipocrisia, del cinismo e del narcisismo tipici delle élite dominanti dell’Occidente collettivo. Sebbene Donald Trump sia un esempio estremo di questa mentalità, queste élite credono che il mondo debba sempre ruotare attorno ai loro interessi egoistici e alle loro meschine preoccupazioni.

Credono di avere il diritto di punire i governi e i movimenti politici recalcitranti che si rifiutano di obbedire alla loro volontà o che non danno priorità agli interessi occidentali rispetto al bene dei propri popoli. Sfortunatamente per loro, il fallimento della guerra della NATO contro la Russia in Ucraina e il fallimento della guerra tariffaria del governo statunitense contro la Repubblica Popolare Cinese hanno dimostrato chiaramente che il mondo è cambiato per sempre.
Gli indicatori specifici di questa nuova realtà mondiale sono:
la sconfitta politico-militare strategica subita dai paesi della NATO in Ucraina, che ha esaurito gli inventari militari statunitensi ed europei e ha dimostrato l’obsolescenza della loro tecnologia militare;
il fallimento delle migliaia di misure economiche coercitive illegali adottate dall’Occidente contro la Russia, che hanno intensificato la mancanza di competitività del commercio statunitense ed europeo e hanno gettato discredito sul loro sistema finanziario;
la sconfitta commerciale e tecnologica dell’Occidente collettivo per mano della Cina, che ha superato tutte le misure unilaterali illecite dell’Occidente per frenare lo sviluppo del suo settore high-tech;
l’irrilevanza della potenza navale occidentale date le nuove rotte commerciali terrestri nel continente eurasiatico e la nuova rotta marittima nell’Artico;
la crescente influenza della Cina e della Russia in Africa e le loro alleanze strategiche, sia di fatto che formali, con paesi come Cuba, Corea democratica, Iran, Nicaragua e Venezuela, tra gli altri;
l’integrazione sempre più stretta dell’enorme regione eurasiatica e il crescente sviluppo della cooperazione Sud-Sud attraverso strutture di integrazione regionale e globale come i BRICS+.

Flotta USA ai Caraibi
Oltre alla sconfitta della NATO in Ucraina e al fallimento delle sue ingiuste misure commerciali contro la Cina, l’Occidente nel suo complesso deve anche tenere conto degli effetti del fallimento della sua insidiosa aggressione militare contro l’Iran, condotta nel bel mezzo di un processo negoziale sul suo legittimo programma di energia nucleare. Questa estrema malafede di Stati Uniti ed Europa ha dimostrato alla maggioranza del mondo che è impossibile fare affidamento su qualsiasi accordo raggiunto attraverso i canali diplomatici con un gruppo di potenze così disperate nel mantenere il loro precedente ingiusto dominio mondiale. Nel caso dell’Africa, ad esempio, mentre il presidente Trump minaccia i paesi del continente con nuove tariffe doganali ingiuste, Cina, India, Russia e i paesi arabi del Golfo Persico stanno promuovendo sempre più relazioni dinamiche di commercio e cooperazione allo sviluppo.
Di fronte all’incontrovertibile realtà del loro declino in diverse aree importanti rispetto a Cina, India e Russia, le élite statunitensi ed europee sembrano incapaci di sfuggire al loro complesso di superiorità. L’errore che ripetono ripetutamente è quello di scambiare per debolezza la disponibilità al dialogo dei leader di paesi come Russia, Cina, Iran o Venezuela, che difendono la loro dignità e sovranità nazionale nel quadro del diritto internazionale. Le élite fasciste dell’Occidente collettivo considerano ogni segno di buona volontà come una confessione di debolezza e ogni azione indipendente e sovrana come una sfida che deve essere repressa.
La cultura politica occidentale ha abbandonato la minima pretesa di impegnarsi per la democrazia o i diritti umani. Ora le sue classi dirigenti esprimono la classica fusione liberista totalitaria del potere politico con gli interessi delle grandi imprese. Hanno ignorato e represso i sentimenti dei loro popoli contro il sostegno al genocidio sionista in Palestina e contro la militarizzazione in preparazione di una guerra contro la Russia o contro qualche altra minaccia percepita. In realtà, la principale minaccia per l’Occidente collettivo è il rifiuto da parte delle sue élite al potere delle norme fondamentali del diritto internazionale, vale a dire la non aggressione e il non intervento. La sfida più grande per le élite occidentali è quella di tornare in sé.

American Power
Al contrario, agiscono in costante violazione del diritto internazionale, basandosi sull’illusione di poter arrestare il progressivo declino del loro potere globale rispetto a Cina e Russia e quindi impedire il consolidamento del nuovo ordine mondiale. Da questa folle prospettiva, l’irrazionale logica imperiale interpreta lo sviluppo da parte dei popoli del mondo maggioritario di relazioni commerciali e finanziarie indipendenti dal sistema economico occidentale come un comportamento insolente da parte di paesi subordinati e popoli inferiori. Questo sentimento è alla base del blocco genocida di Cuba, dell’estremo sciovinismo contro la Russia, della palese paura della Cina, della complicità razzista nel genocidio del popolo palestinese, del cinismo traditore contro l’Iran e della criminalità sistematica contro il Venezuela, tra molti altri esempi.
Le classi dominanti occidentali sono incapaci di rispondere razionalmente alla loro nuova situazione di svantaggio e, come zombie inconsapevoli, ricadono nello schema storico che le ha sempre sostenute in passato. Abusano del loro potere nelle istituzioni internazionali, ignorano le norme fondamentali del diritto internazionale, escogitano macchinazioni distruttive e ingiuste nelle loro relazioni bilaterali e applicano aggressioni dirette e genocide contro quelli che considerano bersagli facili. Nell’attuale contesto globale, l’Occidente collettivo si trova ad affrontare le molteplici sfide identificate dalla sua paranoia nei confronti dell’aggressività abituale dei suoi leader, perché non riesce a liberarsi dai riflessi istintivi del suo complesso di superiorità instillato in secoli di conquista genocida e schiavitù.
Tra le azioni più evidenti del collettivo zombie dell’Occidente in questo momento ci sono i tentativi di:
promuovere l’instabilità e il cambio di regime nei paesi vulnerabili alle loro strategie di sovversione, in particolare nelle regioni del mondo che ospitano la straordinaria iniziativa cinese Belt and Road;
approfondire la dipendenza economica e la sottomissione politica delle economie dei paesi vassalli come il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia e i paesi membri della NATO;
mantenere la lealtà del mondo arabo di fronte all’avanzata dell’integrazione eurasiatica che di fatto offre ambienti più vantaggiosi per gli investimenti e la cooperazione rispetto alle alternative occidentali;
garantire la continuità del sistema genocida dell’occupazione sionista illegale della Palestina, in modo da molestare i paesi arabi vicini e intimidire l’Asse della Resistenza contro l’occupazione;
destabilizzare o rovesciare il governo dell’Iran al fine di sabotare il corridoio di trasporto internazionale Nord-Sud, strategico per la Russia e l’India;
incoraggiare azioni destabilizzanti attorno alla provincia ribelle di Taiwan in Cina, nel Mar Cinese Meridionale e ai confini della Corea Democratica;
fare pressione sull’India affinché allenti i suoi rapporti storicamente stretti con la Russia e impedisca il suo riavvicinamento con la Cina;
destabilizzare o rovesciare i governi rivoluzionari di Cuba, Nicaragua e Venezuela per approfondire e consolidare il controllo occidentale sull’America Latina e sui Caraibi;
destabilizzare o rovesciare governi indipendenti in Africa come Burkina Faso, Etiopia, Guinea-Bissau, Mali, Niger o Zimbabwe per sabotare e impedire le iniziative continentali verso l’emancipazione.
Tuttavia, la forza e la coesione dell’Occidente collettivo a livello interno e nella sua politica estera non sono più sufficienti per la piena realizzazione di tutte queste e altre ambizioni. Inoltre, i paesi del mondo maggioritario osservano i cambiamenti in atto e si riservano cautamente le proprie possibilità per sfruttare le migliori opportunità di commercio e cooperazione nel nuovo ordine mondiale, senza inimicarsi le élite occidentali narcisiste.
Si tratta di una realtà con tendenze chiare e praticamente inevitabili a causa della fragilità delle economie dei paesi occidentali. Nella misura in cui si trovano a confrontarsi con questa realtà nella pratica, le élite dominanti occidentali, invece di riflettere e ripensare, non fanno altro che approfondire la loro istintiva regressione al totalitarismo o a ciò che l’eminente economista Michael Hudson ha definito neo-feudalesimo.
Il terribile costo umano della brutale e sadica reazione dell’Occidente collettivo zombie al suo relativo declino non fa che rafforzare e consolidare il sostegno popolare della maggioranza alla visione e alla pratica delle forze politiche del mondo maggioritario che sviluppano l’enorme potenziale dei loro popoli. Questo fenomeno si riflette in tutti i paesi attaccati dal governo degli Stati Uniti e dai suoi alleati, perché i governi di questi paesi danno priorità al Bene Comune delle maggioranze dei loro paesi e desiderano un mondo di giustizia e pace basato sul rispetto reciproco. Come ha detto la nostra Co-Presidente Compagna Rosario, questa è una “Grande Fratellanza che lotta e vince, tutti noi abbiamo lottato e continuiamo a vincere, creando Insieme un Mondo Nuovo e Migliore di Gioia, Giustizia, Lavoro e Amicizia. Un Mondo di Pace, Pace, Pace…!”
*Stephen Sefton, rinomato autore e analista politico residente nel nord del Nicaragua, è attivamente coinvolto in progetti di sviluppo comunitario, concentrandosi su istruzione e assistenza sanitaria. È ricercatore associato del Centro di Ricerca sulla Globalizzazione (CRG).
Fonte: Global Reserch
Traduzione. Luciano Lago

2 commenti su “L’impero degli zombi e le sue sfide”
Un’altra conferma dello sbando, del vacillamento dell’occidente, guidato dalle “geniali” e PERDENTI forze del male. I padroni fossili continuano a tenere duro con i loro complessi di megalomania e di arricchimento …………………….. poveracci, il Mondo non li può vedere ………………………. e questi fessacchiotti continuano imperterriti a pilotare l’occidente in picchiata ………………………… sono veramente tragicomici. Mi viene da ridere. Buon Viale del Tramonto !!!!
L’Occidente è contro Natura e quindi destinato a soccombere.