Zelensky e la NATO commettono lo stesso errore di Hitler

di Douglas Macgregor

Alla fine del 1942, quando la Wehrmacht si trovò bloccata nella sua avanzata verso est, Adolf Hitler cambiò la strategia delle forze di terra tedesche, a favore di una strategia di “mantenere il terreno” piuttosto che di “affrontare le forze nemiche” (” orientato alla forza nemica”); quindi, Hitler richiese ai suoi eserciti di difendere ampi tratti di territorio sovietico, scarsamente popolato e irrilevante.

L'”aggrapparsi al terreno” servì non solo a privare l’esercito tedesco della possibilità di usare il proprio giudizio in materia operativa, ma soprattutto a impedirgli di vanificare le manovre così lente, così metodiche, dell’avversario sovietico. Aggrapparsi al terreno è servito anche a spingere la logistica tedesca fino al punto di rottura. Poiché l’aggrapparsi al suolo era accoppiato a incessanti contrattacchi nel tentativo di riconquistare un terreno privo di valore strategico, la Wehrmacht dovette affrontare la propria lenta e inesorabile distruzione.

Ed è proprio la strategia di aggrapparsi al terreno nell’Ucraina orientale che sta adottando il presidente Volodymyr Zelensky (su consiglio, senza dubbio, del suo entourage di consiglieri americani e britannici). Le sue forze si erano immobilizzate all’interno delle aree urbane e vi avevano costruito le loro difese. Queste aree erano divenute fortificazioni ucraine, teatro di una serie di “battaglie finali”. Era vietato alle forze ucraine ritirarsi da città come Mariupol, quando la ragione lo richiedeva, e ciò avrebbe salvato la vita a migliaia di uomini migliori.
Le forze russe hanno reagito isolando e schiacciando metodicamente i militari ucraini e i mercenari, senza che questi potessero scappare o essere soccorsi da altre forze ucraine.

La politica di Mosca di distruggere le forze ucraine risparmiando il più possibile vite russe ha dato i suoi frutti. Non appena i russi sono entrati nell’Ucraina orientale, le perdite ucraine sono state molto più pesanti di quanto riportato dalla stampa; con il recente fallimento dei contrattacchi ucraini nella regione di Kherson, queste perdite hanno raggiunto cifre sbalorditive e impossibili da nascondere. Il numero di feriti e/o uccisi ogni mese raggiunge circa 20.000 uomini dalla parte ucraina.

Forze ucaine

Nonostante l’aggiunta di 126 obici, 800.000 colpi di artiglieria e HIMARS statunitensi, mesi di duri combattimenti hanno minato le fondamenta delle forze di terra ucraine.
Di fronte al disastro, il presidente Zelensky continua a ordinare il lancio di contrattacchi per recuperare terreno, per dimostrare che la posizione strategica del suo Paese nei confronti della Russia è meno disperata di quanto non lo sia nei fatti.

La recente avanzata ucraina su Izium, che collega Donbass e Kharkov, sembrava una manna dal cielo per Kiev. Le costellazioni dei satelliti statunitensi hanno sicuramente fornito agli ucraini un’immagine in tempo reale del fatto che le forze russe a ovest della città contavano soltanto 2.000 soldati leggeri (del tipo paramilitare chiamato “SWAT” per gli americani e fanteria aviotrasportata) .

Il comando russo ha scelto di ritirare questa piccola forza dal territorio che è solo circa l’1% di ciò che la Russia attualmente controlla in Ucraina. Il prezzo pagato dall’Ucraina per questa vittoria propagandistica è stato alto; secondo le fonti, tra 5.000 e 10.000 soldati ucraini sono stati neutralizzati, feriti o uccisi, su un terreno aperto e pianeggiante che l’artiglieria russa, i razzi e i raid aerei hanno trasformato in un campo di sterminio.

Dal momento che Washington non sarà in grado di porre fine alla guerra in Ucraina schiacciando gli eserciti russi, è molto probabile che si cercherà di trasformare le macerie dello Stato ucraino in una ferita aperta sul fianco della Russia, una ferita che dovrebbe non guarire mai. Fin dall’inizio, il principale difetto di questo approccio è che la Russia ha sempre avuto le risorse che le consentiranno di avviare una drammatica escalation e di fermare i combattimenti in Ucraina in condizioni molto dure. Questa escalation è ora in corso.

In una dichiarazione pubblica che non avrebbe dovuto sorprendere nessuno, il presidente Putin ha annunciato la mobilitazione parziale di 300mila riservisti. Alcuni sostituiranno le forze regolari altrove in Russia, mentre queste ultime andranno a combattere in Ucraina. Altri riservisti rafforzeranno le unità russe già impegnate nell’Ucraina orientale.

Washington ha sbagliato nell’interpretare come un segno di debolezza la volontà del presidente russo di negoziare e limitare la portata e la distruzione della campagna: i suoi obiettivi limitati sono sempre stati eliminare la minaccia della Nato nell’Ucraina orientale. La politica di Washington – sfruttare il conflitto per vendere cacciabombardieri F-35 alla Germania e quantità di missili, proiettili e radar agli alleati nell’Europa centrale e orientale – è un boomerang.

L’establishment della difesa statunitense ha cullato con successo gli elettori americani già da un po’ di tempo con cliché insignificanti. Mentre nell’est dell’Ucraina si sta delineando un ambiente favorevole per Mosca, e nel mondo, la posizione russa si sta solo rafforzando, la scelta che si presenta a Washington è brutale: o affermiamo di essere riusciti a “minare il potere russo” in Ucraina e iniziamo la de-escalation. O corriamo il rischio di una guerra regionale con la Russia che inghiottirà l’Europa.

In Europa, la guerra condotta da Washington contro Mosca non è solo un argomento scomodo. L’economia tedesca minaccia la rovina. Le industrie, le case tedesche cercano carburante e questo di settimana in settimana diventa più costoso. Gli investitori statunitensi sono preoccupati, poiché i problemi economici in Germania generalmente preannunciano tempi difficili per gli Stati Uniti.

E soprattutto, la coesione sociale in Europa, soprattutto in Francia e Germania, va in frantumi. Le forze di polizia di Berlino stanno apparentemente preparando piani di emergenza per la minaccia di rivolte e saccheggi durante l’inverno se la rete di approvvigionamento energetico della capitale “multiculturale” dovesse crollare. La marea di malcontento crescente è tale che non si può escludere che i governi tedesco, francese e britannico subiranno la disfatta al pari di quelli di Stoccolma e Roma, che hanno perso o perderanno potere a causa delle coalizioni di destra o del centro.

Allo stato attuale, Kiev continua a fare favori a Mosca sacrificando le sue ultime riserve di uomini sulle difese russe, mentre il presidente Joe Biden insiste che sosterrà l’Ucraina “per tutto il tempo necessario”. Ma se Washington permette alla riserva petrolifera strategica degli Stati Uniti di diminuire e continua a inviare scorte di guerra in Ucraina, la capacità di proteggere gli Stati Uniti e garantire l’esistenza delle nostre riserve competerà con il sostegno fornito all’Ucraina.

La Russia controlla già i territori che producono il 95% del PIL dell’Ucraina. Spingersi più a ovest non gli avrebbe fatto bene. Mentre scrivo queste parole, sembra certo che Mosca finirà quello che deve fare nel Donbass prima di concentrarsi sulla conquista di Odessa, una città russa dove nel 2014 atti mostruosi sono stati perpetrati contro cittadini russi dalle forze ucraine.

Mosca non avrà fretta. I russi sono persone metodiche e determinate, e le forze ucraine si stanno logorando mentre lanciano contrattacchi dopo contrattacchi.
Perché affrettarsi? Cina, Arabia Saudita, India pagano il petrolio russo in rubli. Sono gli alleati europei degli USA a subire le sanzioni, piuttosto che la Russia.

È probabile che il rapido avvicinamento dell’inverno trasformi il panorama politico europeo molto più di qualsiasi azione che la Russia possa intraprendere. A Zakopane, una città del sud della Polonia con le sue 27.000 anime, la neve ha già iniziato a cadere.

Fonte: The American Conservative

Taduzione: Luciano Lago

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