Zambia: l’ambasciatore statunitense costretto a partire, o il coraggio di un intero paese

di Mikhail Gamandiy-Egorov

Daniel Foote, ambasciatore degli Stati Uniti in Zambia (nella foto sopra), dopo essersi concesso diverse dichiarazioni specifiche sulla mentalità delle élite occidentali, in particolare in relazione alla legge di questo paese africano nei confronti dell’omosessualità, è stato dichiarato indesiderabile dal Il presidente dello Zambia Edgar Lungu, ed è stato costretto a lasciare il territorio del paese.

Se questo caso raggiungesse il culmine con la dichiarazione del diplomatico americano – il quale ha dichiarato di essere “inorridito” dalla decisione del tribunale dello Zambia che ha condannato una coppia gay in prigione, va comunque notato che l’arroganza del rappresentante di Washington era iniziata molto tempo prima, visto che questi aveva ripetutamente fallito nel criticare la gestione del paese e mettere in discussione le leggi nazionali. Dimenticando allo stesso tempo che lui, l’ambasciatore, non si trovava su un territorio appartenente agli Stati Uniti, né in una colonia americana.


La risposta del presidente dello Zambia, Edgar Lungu, non è tardata ad arrivare: “Non vogliamo più persone come questa tra noi”. Inoltre, si è verificata una grande mobilitazione a livello nazionale, anche nei social network, per denunciare l’atteggiamento del rappresentante di Washington e convocarlo per intimargli di andarsene. Ora è fatto: gli Stati Uniti hanno riconfermato il loro ambasciatore, dichiarando, attraverso fonti diplomatiche, “che non si aspettano che venga presto sostituito”.

In tutta questa situazione, emergono diverse caratteristiche ovvie dal comportamento del diplomatico americano, e in generale dell’establishment occidentale unipolare e globale. Da un lato, questo atteggiamento arrogante, presupponente e spesso sprezzante nei confronti dei paesi non occidentali e di tutti coloro che non riconoscono i presunti “valori universali” promossi dalle élite atlantiste. D’altra parte, una totale mancanza di rispetto nei confronti delle leggi vigenti nel paese di presenza – poiché potremmo o meno apprezzare le leggi nazionali di questo o quel paese, è un nostro diritto personale valido per tutti, tuttavia se ti trovi in ​​un paese straniero come ospite, anche se come diplomatico, il minimo che puoi fare è rispettare il diritto sovrano del paese in questione.
Immagina per un secondo che un diplomatico africano – come uno cinese, russo, turco o iraniano, per esempio – abbia fortemente criticato le leggi libertine dei Paesi Bassi o il famoso “matrimonio per tutti” in Francia, secondo quanto riferito, i media “mainstream” avrebbero immediatamente gridato per una cospirazione e una violazione della sovranità. Una sovranità che loro stessi hanno probabilmente il diritto costante di infrangere. E ultimo punto, sempre questo stesso ricatto da parte dell’élite occidentale: l’ambasciatore americano aveva precedentemente ricordato che gli Stati Uniti concedono aiuti per 500 milioni di dollari ogni anno allo Zambia. Aggiungendo che in cambio gli Stati Uniti si aspettavano una maggiore flessibilità da Lusaka.
In altre parole: noi occidentali ti diamo una certa somma in prestito. In cambio, voi dovete legalizzare l’omosessualità, la dottrina LGBT e generalmente dovete accettare che vi vengano dettate da noi le leggi da adottare. Un’opzione che la stragrande maggioranza degli Zambiani, degli Africani e probabilmente dei popoli del mondo rifiuta.

Presidente dello Zambia, Edgar Lungu


Detto questo, gli pseudo-democratici occidentali dimenticano un’altra cosa molto importante: da un po ‘di tempo ormai, gli Stati Uniti non sono stati un partner economico strategico per lo Zambia – tranne che come parte dell’interferenza in affari nazionali. Quando si conosce il numero di progetti cinesi in questo paese e gli importi investiti, i 500 milioni di dollari di “aiuti” dagli Stati Uniti sembrano piuttosto ridicoli. E nonostante questi enormi investimenti, Pechino non si è mai permessa di dare lezioni di vita allo Zambia o di imporre le sue leggi. Il rispetto per la sovranità lo richiede. Oltre alla Cina, lo Zambia mantiene anche intense relazioni economiche con i paesi della regione, in particolare il Sudafrica, la Repubblica democratica del Congo e il Kenya. L’India e la Corea del Sud sono anche importanti partner economici e commerciali. Infine, la Russia che sta diventando sempre più attiva in Zambia.
L’ultimo vertice Russia-Africa a Sochi lo scorso ottobre ha dato un respiro in più alle relazioni tra i due paesi. Una nuova realtà accolta calorosamente dalla leadership sia dello Zambia che della Russia. L’India e la Corea del Sud sono anche importanti partner economici e commerciali.

Equipe de presidente a inaugurazione

Tutto questo per dire che lo Zambia (come altri paesi africani) può fare a meno dei finanziamenti americani, quasi sempre stanziati per il semplice scopo di interferire negli affari sovrani degli Stati. Oltre a giustificare l’appetito per le risorse naturali delle società americane che, come altri paesi occidentali, compresi gli europei, si divertono molto a parlare degli obiettivi “predatori” di Pechino e Mosca nei confronti di paesi africani ma che dimenticano di 1) guardarsi obiettivamente allo specchio e 2) i ricordare che fino ad oggi gli imperi coloniali e i saccheggiatori confermati sono stati solo loro stessi, a farsi riconoscere, le potenze occidentali.

Più in generale, la reazione responsabile e sovrana della leadership dello Zambia, nonché la coraggiosa mobilitazione della popolazione del paese, è senza dubbio benvenuta come nuovo atteggiamento sovrano dei paesi africani.
Tutto questo conferma anche diverse cose: che lo spirito di resistenza al neocolonialismo vive ancora nei paesi della parte meridionale del continente africano, che il sentimento di dignità nazionale è più forte della paura di possibili rappresaglie da parte del dittatore del mondo autoproclamato, e infine che il mondo multipolare è davvero una realtà.
Lascia che le élite occidentali continuino, come desiderano, a vivere nella loro presunta piccola realtà “universale”, la stragrande maggioranza dei popoli del mondo non la vogliono.

Mikhail Gamandiy-Egorov

Nota: Per la cronaca, segnaliamo che risulta già partito il piano USA per rimuovere il presidente dello Zambia, Edgar Lungu, giudicato non conforme agli interessi di Washington e sostituirlo con un altro personaggio più incline ad allinearsi agli USA, dietro compenso di una buona stecca di Us. dollari. Risulta che a Washington sia già stata stanziata la cifra da corrispondere al nuovo presidente ed il piano d’azione è già predisposto.

http://www.observateurcontinental.fr/?module=articles&action=view&id=1303

Fonte: Oservateur Continental

Traduzione e nota: Luciano Lago

4 Commenti

  • Idea3online
    28 Dicembre 2019

    Il Regno del Sud in fase di formazione in orbita verso il nucleo Russia&Cina per resistere al prossimo attacco su scala globale da parte dell’Impero Romano(Ex Regno del Nord) Americano(Nucleo del del Regno del Nord).

  • amadeus
    29 Dicembre 2019

    Mai accettare soldi in prestito che oltre agli interessi ti pongono la vendita della propria indipendenza, nemmeno se quei soldi li regalassero, la libertà non ha prezzo !!! I nostri lecchini potrebbero prendere esempio da questo episodio, ma il peggiore sordo é quello che non vuol sentire.

  • atlas
    29 Dicembre 2019

    che lo Zambia legiferi meglio di Roma è tutto dire

  • eusebio
    30 Dicembre 2019

    L’impero si sta restringendo sotto l’incalzante offensiva economica e militare russo-cinese, gli ammeregani hanno portato via 50 bombe atomiche da Incirlik in Turchia e le hanno portate da noi, ormai gli rimane una Europa occidentale riottosa che vuole chiudere le basi militari USA nonchè avere rapporti economici con Russia, Cina ed Iran, e un’america latina al solito in bancarotta dove i neocons sionsti devono massacrare e torturare per poter continuare a dissanguare strozzinando la popolazione.
    Perfino negli USA gli afroamericani cominciano a capire che i padroni di Wall Street non sono più biondi e con gli occhi azzurri, diventati proletari come loro, ma hanno i capelli crespi, il naso a becco e le gambette storte, e li cominciano a prendere di mira.

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