"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Washington cerca di ostacolare la cooperazione nascente in Eurasia

Campagne di disinformazione e menzogne dai “think tank” americani per destabilizzare la costruenda sfera di cooperazione euroasiatica.

di Paolo Marcenaro

Di fronte al consolidarsi di una robusta sfera di cooperazione eurasiatica, in cui Russia e Cina, inevitabilmente, fanno la parte del leone (ma anche paesi intermedi come Turchia, Iran, Kazakhstan, trovano posti di rilievo) al declinante ‘impero’ americano non resta che abbozzare reazioni con dichiarazioni roboanti e quel che in Inglese si dice ‘scaremongering’, cioé la diffusione di timori infondati per provocare reazioni violente e destabilizzanti e cercare di rovinare (o almeno rallentare) l’emersione del nuovo ordine mondiale multipolare.

E’ quanto é avvenuto negli ultimi giorni con una vera e propria offensiva di ‘fake news’ lanciate dal deputato Usa Richard D. Fisher, ‘alunno’ del ‘think tank’ chiamato “Centro per la Valutazione della Strategia Internazionale”.

Costui ha rilasciato dichiarazioni mirate a fomentare dissidi tra la Cina e l’India, evidentemente sperando di rinverdire i ‘fasti’ degli anni ’60 quando Nuova Delhi e Beijing erano ai ferri corti e combatterono persino una serie di schermaglie di confine nella regione himalaiana.

Una frizione India-Cina sarebbe manna dal cielo per gli Usa, che potrebbero, portando gli Indiani dalla loro parte, puntare la penisola indiana come un coltello contro la Cintura Marittima che fa da contraltare navale alla Nuova Via della Seta.

Via della Seta eurasiatica

Fisher (o Fischer, abbiamo trovato online ambedue le scritture del suo cognome), ha dichiarato che “Beijing trasformerà Taiwan in una base navale convenzionale e nucleare per minacciare il Giappone e l’India”.

Un raglio di rara ignoranza (ma sappiamo tutti che esso é stato lanciato con motivi ulteriori) in cui l’unica parte credibile é quella, sottintesa, che gli Usa non possano fare niente per contrastare un eventuale ricongiungimento dell’isola di Taipei con la Madrepartia continentale, nemmeno se esso avvenisse per via militare (cosa che comunque nessuno a Beijing ha intenzione di scatenare).

Bisogna dire però, che persino come ‘zizzania”, tale espediente é veramente povero: la Cina non ha mai mostrato nessun intento aggressivo o militaristico, né contro Taiwan (che, ricordiamolo, é una provincia-canaglia, la cui cricca non é riconosciuta ufficialmente praticamente da nessuno Stato del mondo) e tantomeno contro Giappone o India, paesi verso i quali anzi la Repubblica Popolare ha più volte esteso offerte cooperazione economica per lo sviluppo ed il mutuo guadagno.

La tonitruante macchina propagandistica a stelle e strisce però cerca di coprire e sovrastare a suon di ‘bufale’ questi inequivocabili gesti distensivi e, giocando anche la carta razzista del ‘Pericolo Giallo’, si inventa narrazioni in cui, “proprio perché non aggressive” le mosse cinesi per creare la sfera di cooperazione Europa-Asia dovrebbero essere viste con ancor più sospetto (Maledetti orientali! se fossero dei franchi e sinceri uomini bianchi come i WASP americani avrebbero sicuramente già iniziato i bombardamenti!).

È molto ironico ascoltare le critiche occidentali di manipolazione e di interferenze politiche indirizzate alla Cina. Ironico e curioso soprattutto alla luce della storia occidentale, caratterizzata da un lungo dominio mediatico e dalla costante interferenza mediatica negli affari interni di altri paesi. La storia del ‘National Endowment for Democracy’ è la prova di questa ironia. Le responsabilità attribuite a questi paesi potrebbero essere facilmente attribuite all’accusatore.

Premiers di Iran, Ruhani e India, Modi si incontrano

La stessa iniziativa “One Belt One Road” viene sottoposta a campagne di fango, tra cui possiamo enumerare le affermazioni del Segretario del Comitato per l’Intelligence del Parlamento americano, David Nunes, che la elenca tra le “minacce cinesiper “sovvertire le norme internazionali” (quali norme? quelle dell’unipolarismo Usa sostenuto dalla dottrina del ‘Destino Manifesto’?), oppure quelle del suo collega Adam Schiff (deputato democratico) che ha avuto l’impudenza di definire la Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali una “trappola del debito”.

Detto da degli Americani, ha il sapore di una battuta satirica, il problema é che questi spacciatori di diffidenza e menzogne, ne sono perfettamente convinti, così come sono convinti che il Maidan ucraino sia invece stato una impresa meritoria, tanto per dire.

Fonte: Palaestina Felix

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  1. Mardunolbo 4 settimane fa

    Paolo Marcenaro dimostra in alcune frasi di essere o ignorante sui fatti o di lontane origini sinistre , per cui non digerisce alcuni fatti della Storia !
    Infatti quando afferma essere Taiwan “che, ricordiamolo, “una provincia-canaglia, la cui cricca non é riconosciuta ufficialmente praticamente da nessuno Stato del mondo..”, cosa intende dire ?
    Ma si rende conto ?
    Taiwan e’ la Cina indipendente e nazionalista che, sconfitta dalle armate comuniste, dalla guerra contro il Giappone e dal tradimento americano, rappresenta 20 milioni di cinesi che fuggirono dall’orrore comunista perpetrato da Mao.
    Consiglio all’articolista di leggersi “Mao la storia sconosciuta” in modo da capire meglio la storia.
    Aggiungasi che la nazione di Taiwan mantiene la bandiera originaria della Cina, nonche’ l’inno nonche’ le liberta’ e la cultura tradizionale cinese che e’ stata affossata in bagni di sangue dal regime dal regime comunista cinese, nel continente.
    Il fatto che quasi nessuna nazione riconosca la esistenza di Taiwan non e’ a demerito di questa isola ma e’ originato dalle vessazioni lievi o importanti che la Cina esercita da sempre per impedire un riconoscimento di quella che e’ considerata “provincia ribelle”
    Tutti sanno cosa la Cina fece con il Tibet, che non aveva rappresentanze diplomatiche in alcun paese al mondo ! Se lo prese senza che alcuna nazione programmasse sanzioni od altro alla Cina popolare.
    Il programma militare definito dall’Armata cinese Popolare e’ di riprendersi i territori ribelli in qualunque modo, quindi anche con la forza…
    Recentissimamente il presidente cinese , con una mossa a sorpresa si e’ investito di molti poteri cambiando la costituzione e diventando pure il capo assoluto delle forze armate con quel che ne consegue. Comunque le forze della Armata Popolare hanno gia’ un articolo specifico che permette di agire senza alcun vincolo contro ogni tentativo di secessione da qualunque parte provenga ed essendo Taiwan considerata provincia ribelle, e’ ovvio quanto l’articolo indica.
    Riguardo la politica di Taiwan , nel precedente presidente, si tendeva con ogni mezzo a rabbonire il potente vicino per ovvie ragioni pratiche e di cultura quasi identica,ma con il solito, pregevole intervento di Cia o Stati Uniti, con vagonate di dollari si e’ ottenuto che i giovani taiwanesi votassero la presidenta attuale che definire pappa e ciccia con gli Usa e’ un eufemismo.
    Cio’ genera ancor piu’ irritazione nella Cina Popolare che ha gia’ il piano pronto per inglobarsi Taiwan in modo militare. Gia’ ora portaerei ed aerei si avvicinano all’isola di Taiwan per ammonire e mostrare la forza.
    Esiste un trattato Usa/Giappone per agire militarmente nello stretto di Taiwan per mantenere lo status-quo, ovvero impedire attacco a Taiwan, ma e’ un trattato vecchio e tutti sanno benissimo che Taiwan e’ usata (come ogni popolo) dagli usa per i loro sporchi interessi di mantenere una spina nel fianco alla Cina, ma non muoverebbero un dito in caso di aggressione a Taiwan.
    E questo a Taiwan si sa benissimo e si aspetta con una specie di rassegnazione che prima o poi tocchera’ essere sottomessi a quello strano regime capital/comunista che e’ quello della Cina Popolare.
    Penso che queste informazioni che ho da fonti dirette, possano bastare e comunque inficiano parecchio le elucubrazioni successive che si leggono nell’articolo.

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    1. Mardunolbo 4 settimane fa

      Identiche informazioni fornite al sito “palestina felix” hanno suscitato irati commenti di anonimo e del redattore del sito che si fa chiamare con nome arabo.
      Ma e’ saltato evidente che il sito e’ gestito da comunisti della peggior spocchia e della miglior ignoranza storica.
      Questo per mettere sull’avviso i lettori .
      “Suleiman Kahani” il gestore del sito ha finito di vomitare epiteti nei miei riguardi, attribuibili a se’ stesso, scrivendo che “la repubblica cinese e’ la potenza del XXI secolo proprio perche’ e’ socialista e marxista”
      NO COMMENT. Credo sia meglio astenersi da ora in poi sia di commentare sul sito “palestina felix” (palaestina ,alla latina, perche’ fa piu’ chic..) sia di cogliere articoli dal sito stesso, poiche’ offrono una visione, evidentemente, profondamente distorta.

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