Voci critiche in Germania avvertono del prossimo collasso dell’euro: quanto dovrà pagherà l’UE ignorando l’Italia?

di Luciano Lago

Le misure adottate dall’Unione Europea nel contesto della pandemia di Coronavirus COVID-19, che sono tutt’altro che solidali, potrebbero determinare il crollo della valuta europea.
Lo ha detto il pubblicista tedesco Hannes Vogel in un commento per N-TV.

Secondo lui, i paesi europei devono ripensare e fornire un vero sostegno all’Italia. Secondo l’analista ignorare ulteriormente la difficile situazione economica nella penisola appenninica, derivante dalla pandemia, porterà al collasso dell’euro.
Vogel ha ricordato che l’Italia non sta solo soffrendo di infezione da coronavirus – una situazione deprimente si osserva anche nel settore economico. Gli analisti hanno già previsto una contrazione dell’economia del 6 percento. Questo nonostante il fatto che anche prima dello scoppio dell’epidemia il debito pubblico italiano fosse pari al 130 percento del PIL del paese. La Repubblica Italiana è a un passo dal default.
Inoltre, una situazione simile si osserva in Spagna e in Grecia, sottolinea Vogel. Se questi paesi non sono supportati in tempo, la cosa migliore che resta per loro è ritirarsi dall’Unione Europea. Questo inevitabilmente porterà anche al collasso dell’euro.

Il giornalista ritiene che sia possibile evitare la catastrofe distribuendo i costi della crisi tra i paesi dell’UE. In particolare, l’Unione potrebbe aiutare i paesi in difficoltà emettendo Eurobond, misura a cui si oppongono la Germania, l’Austria e l’Olanda.

Proteste in Germania contro la Merkel e l’immigrazione

Come riportato in precedenza da varie fonti, lo scenario di collasso dell’Unione Europea è stato definito una prospettiva reale anche dalla Commissione Europea. Hanno ammesso che la pandemia e la mancanza di solidarietà fra i paesi è diventata un catalizzatore per lo scetticismo europeo.
D’altra parte, nei giorni scorsi altri osservatori avevano commentato che, se si vuole prevenire un crollo totale in Europa, questo richiederà al cancelliere tedesco, Angela Merkel, di abbandonare completamente la sua reiterata visione di ortodossia finanziaria per il continente.


Per conseguenza della crisi pandemica, il ministro delle finanze tedesco, Olaf Scholz, ha concesso un credito illimitato per le imprese colpite dalla pandemia insieme a un ampliamento del suo programma di lavoro a breve termine, che offre sostegno alle aziende costrette a ridurre l’orario di lavoro dei propri dipendenti. Dopo anni di aderenza all’ortodossia finanziaria e ossessione per il rischio morale, il governo tedesco si è apparentemente manifestato come disposto ad agire con coraggio in risposta a una crisi.
Questo potrebbe rivelarsi un efficace rimedio per fermare l’emorragia in Germania. Ma la vastità e la velocità dell’epidemia di coronavirus richiederanno probabilmente una risposta fiscale a livello europeo se il continente spera di evitare di prevenire un collasso finanziario dell’eurozona che potrebbe essere la campana a morte per l’unione monetaria di 19 paesi.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha dato poche indicazioni se è disposta a condurre un simile sforzo e in molti prevedono l’avvicinarsi della sua fine politica in concomitanza con la crisi pandemica.

La Merkel con Ursula von der Leyen


La risposta dell’UE alla crisi del coronavirus è stata poco brillante, caratterizzata principalmente da una chiusura a riccio dei paesi del nord e dalla completa e assoluta mancanza di coordinamento o solidarietà europea. La Commissione europea ha presentato la scorsa settimana un’iniziativa di investimento di risposta al coronavirus inizialmente da 37 miliardi di dollari ($ 41 miliardi) che consente ai membri di aumentare la spesa sanitaria pubblica per combattere il virus. Successivamente, spinta dalle critiche, ha annunciato un budget di 100 miliardi per finanziare la disoccupazione fra tutti i paesi della UE.
Troppo poco per arginare la crisi, questo è stato il commento dei governi di Italia, Spagna, che sono i più colpiti, spalleggiati anche dalla Francia nel richiedere misure comuni, quali un piano straordinario che dovrebbe concretizzarsi nel’emissione di eurobond per condividere i costi del finanziamento di uno sforzo comune.
Per oltre 10 anni, quattro governi tedeschi guidati dalla Merkel hanno predicato le virtù dell’austerità nella zona euro e hanno esortato i paesi più esposti ad attuare le riforme strutturali e il risanamento di bilanci, con il taglio della spesa statale la privatizzazione dei servizi pubblici, il tutto con una politica monetaria espansiva, piuttosto che una politica fiscale allentata. Una classica forma di neoliberismo attuata a spese dei paesi deboli dell’area euro.
Quel modello non ha funzionato se non per gli interessi della Germania, mentre nei paesi come Italia e Spagna ha prodotto disparità sociali crescenti, disoccupazione, aumento del debito e stagnazione economica che adesso, con il verificarsi della pandemia, rischia di portare le economie di quei paesi al collasso.
La crisi del coronavirus espone questo castello di carte per quello che è, una teoria economica slegata dalla realtà, e mette a nudo il fallimento del modello attuato dalla Merkel e dalle direttive di Bruxelles, con il rischio che, il crollo delle economie di Italia e Spagna, porti tutta la UE al collasso e, con quella, la fine del sistema euro.
Già da prima le varie crisi che la UE non ha saputo affrontare in modo coordinato, problemi comuni come le migrazioni e invasioni dall’ Africa e dal Medio Oriente, che avevano portato ad una crescita del populismo euroscettico in tutto il continente, con la pandemia del coronavirus, arriva il “momento della verità e si rischia il colpo di grazia alla costruzione dell’Unione Europea.
Sono in molti i commentatori tedeschi che chiedono alla Merkel di uscire e “battere un colpo” per manifestare le sue intenzioni. La sua fine politica è dietro l’angolo.

7 Commenti

  • Eugenio Orso
    3 Aprile 2020

    I crucchi bastardi sono i grandi parassiti saccheggiatori d’Europa.
    Come gli ebrei affamano le vittime e speculano da bravi insetti nocivi sulle disgrazie altrui.
    Si nascondono dietro “il sogno europeo” per depredare e abbassano la testa davanti al deep state usa, che, ironia della sorte e della storia, ha una robusta presenza ebrea e sionista …
    Gli italiani, ex “maggiornaza silenziosa” oggi castrati e lobotomizzati, si accorgeranno che i crucchi sono nostri nemici (al pari degli ebrei) solo quando sarà troppo tardi!

    Cari saluti

    • atlas
      4 Aprile 2020

      i tedeschi (e turchi) non sono bastardi. Non sono tutti di merdogan e con la merdogan

      stanno subendo solo una minoranza democratica che è contro ciò che i loro valori razziali hanno espresso di buono, da Hitler ad Ataturk.

      Non sono d’accordo, si dovesse parlare di BASTARDI, non solo nel sangue e nella razza, si dovrebbe guardare a casa propria

      • Eugenio Orso
        4 Aprile 2020

        Non guardo la situazione esclusivamente dal punto di vista italiano, naturalmente.
        L’odio per i crucchi, in quanto tali(!), per ciò che sono e hanno rappresentato nel novecento, riguarda molti popoli europei, i quali, come sappiamo, temono e disprezzano anche i turchi, se vuoi tirarli in ballo assieme ai tedeschi.

        Cari saluti

        • atlas
          4 Aprile 2020

          su questo argomento prendi (e hai sempre preso) una posizione generalistica

  • eusebio
    3 Aprile 2020

    L’unica soluzione per l’Italia è abolire i trattati che ci legano alla UE, ripristinare la sovranità monetaria e la dipendenza della banca centrale dal governo, come ha praticamente ha fatto Trump commissariando la FED, nazionalizzando le banche, mettendo sotto controllo statale le aziende fallite irizzando l’economia e stampando moneta a gogo, investendo sulle infrastrutture e rivitalizzando il mercato interno.
    Che lo si chiami keynesismo, irizzazione o new deal è l’unica soluzione.

    • ouralphe
      3 Aprile 2020

      Sono perfettamente d’accordo e dovrebbero pure sbrigarsi.

  • Teoclimeno
    4 Aprile 2020

    Ti sei dimenticato l’uscita dalla NATO,. Condicio sine qua non, per una qualsiasi politica autonoma del Bel Paese.

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