"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Viktor Orban e la democrazia illiberale

di Roberto Pecchioli

L’Ungheria, per la quarta volta, ha dato fiducia a Viktor Orbàn e al suo partito Fidesz, attestato al 50 per cento dei consensi nel giorno della più alta affluenza al voto dalla fine del comunismo. Il secondo partito magiaro, Jobbik, di estrema destra, è in crescita al 20 per cento, mentre la sinistra, assai sostenuta dalle élite europee, dalla stampa internazionale e dal peggior ungherese del mondo, Gyorgy Soros è ridotta ad un umiliante 12 per cento.

Il risultato è straordinario, e impone di riflettere sul modello di Budapest, che, ricordiamolo, è lo stesso della Slovacchia, della Repubblica Ceca, dell’Austria e della Polonia.

Orbàn è tutt’altro che un estremista. Fidesz è affiliato al Partito Popolare Europeo, ma è considerato la bestia nera degli eurocrati e delle oligarchie apolidi che ci tengono in pugno. Con lui l’Ungheria ha aumentato il benessere, sconfitto la disoccupazione, posto divieti alle attività antinazionali ed immigrazioniste delle ONG (Organizzazioni Non Governative), in particolare alla famigerata Open Society di Soros, restituito al controllo pubblico i fondi pensione. In più, assoggetta a un severo regime fiscale le corporazioni straniere, attive anche in Ungheria nella finanza, nelle assicurazioni, nell’industria e nella distribuzione.

Il suo torto più grande, agli occhi dell’oligarchia, è aver fatto approvare una costituzione nella quale si pongono al centro della vita nazionale la famiglia naturale, Santo Stefano, fondatore e evangelizzatore dell’Ungheria. Citiamo di seguito alcune frasi pronunciate negli ultimi mesi da Viktor Orbàn: “noi siamo tra quelli che pensano che l’ultima speranza d’ Europa sia il cristianesimo“. Bruxelles vuole trasformare l’Ungheria in un paese di immigrazione. Politicamente scorrettissimo, il leader magiaro difende senza complessi la sovranità della sua nazione: “un paese che non può proteggere le sue frontiere non è un paese”, affermazione che dovrebbe essere scolpita nel marmo di fronte al nostro parlamento.

Un’altra delle sue convinzioni, che lo rende inviso alle oligarchie avverse alle nazioni è la seguente: “il più importante dei confini tra gli esseri umani è il confine spirituale che denominiamo nazione, che ci eleva tutti alla condizione di partecipanti di una cultura e tradizione condivisi. La nostra cultura nazionale è quello che ci rende ciò che siamo.”

Pochi giorni fa è stato oggetto di un velenoso attacco da parte del Sole 24 Ore, il foglio economico di Confindustria, in cui si lamenta che Orbàn è l’alfiere di una “democrazia illiberale in cui i valori conservatori della patria e dell’identità culturale prendono il sopravvento sulla libertà delle persone.” E’ sin troppo facile ribattere al giornalista a libro paga degli industriali che l’amore della Patria (scritto con la maiuscola) e il rispetto di sé sono elementi fondanti della libertà, e non certo principi ad essa alternativi. Il disprezzo stupisce un po’ nella penna dei liberali, così attenti a conservare la grande proprietà privata dei loro mandanti.

Assai più importante è l’altro riferimento, quello relativo alla “democrazia illiberale.” Il giornale confindustriale si riferisce ad un importante discorso tenuto da Viktor Orbàn nel luglio dello scorso anno, allorché constatò il fallimento del modello democratico occidentale, diventato una maschera di vuote procedure dietro le quali dominano le centrali industriali, finanziarie e tecnologiche transnazionali. Il leader ungherese arrivò a sostenere l’eresia massima: “Dobbiamo abbandonare i metodi e i principi liberali nell’organizzazione di una società. Stiamo costruendo uno stato volutamente illiberale, uno stato non liberale, perché i valori liberali dell’occidente oggi includono la corruzione, il sesso e la violenza”.

Marcia Nazionale in Ungheria

Orbàn ha semplicemente smascherato una delle più resistenti menzogne del nostro tempo, proclamando che democrazia (governo del popolo) e liberalismo non sono sinonimi, e negando che solo la società di mercato produca regimi politici democratici.

La storia si è rimessa in movimento, come dimostra l’esperienza di Orbàn, di altri esponenti di governo dell’Europa Centrale e di Vladimir Putin, l’ orco secondo l’Impero angloamericano. La democrazia, intesa come partecipazione del popolo al proprio destino, deve scrollarsi di dosso l’ideologia del denaro che annulla tutto il resto della condizione e dell’esperienza umana.

Ha ragione Viktor Orbàn a utilizzare senza paura certi termini e ribaltare i significati correnti. La dittatura del politicamente corretto deve essere contrastata a partire dalla riappropriazione delle parole. In quest’ottica, uomini come il presidente magiaro rappresentano la fiamma di una speranza che si riaccende, le cui luci tentano di rischiarare il tetro orizzonte in cui è chiamata libertà la sottomissione all’impero dell’usura.

Roberto Pecchioli
Europa
Fonte: Il Pensiero Forte

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  1. Mardunolbo 3 mesi fa

    ottimo articolo, condivisibile ! Che la vittoria ulteriore di Orban, “il grande” possa rassicurare i popoli europei ed incoraggiarli a girare pagina e governi !

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    1. atlas 3 mesi fa

      ah ! Questo è il cristianesimo che piace a me. Che Nazionalizza tutto; e con Ilona Staller e le altre al centro di produzione mondiale di Budapest per lungometraggi con prestazioni sessuali che danno una serena gioia dello spirito

      alla faccia tua che ci vorresti tutti preti

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  2. HERZOG 3 mesi fa

    Un assioma eloquente CE ne a strafottere in internet LA questione di fondo non si smuove di un granello se non si dice chi sono i responsabili ,gli Ebrei ! PERCIO anche lui trattasi di un ingannatore di popoli ciurla nel manico imbroglia I’ll popolino ,se solo si azzardasse ad accusare gli Ebrei dall’oggi al domani si ritroverebbe a far LA spesa guardando I’ll prezzo del pane Della verdura del giornale ecc gli ebrei lo metterebbero col culo per Terra in un Attimo. Io the roman e max tuantone claudio valiamo molto di piu ,degli Xmas da tastiera siluriamo quel popolo di seminegri rifiuto d’oriente molto meglio Dell’orban che da ricette Della nonna che tutti sanno

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    1. Mardunolbo 3 mesi fa

      Herzog ed Atlas sempre accomunati dall’odio… Orban ha espulso Soros e le sue ong e cio’ ai provocatori cronici non basta mai …
      Come non interessa mai neanche un goccio di spiritualita’, agli apostati che vivono solo del loro tiraggio aviario fatto centro totale di interesse di vita, si’ da cambiare pure religione, pur di adattarsi meglio….

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      1. atlas 3 mesi fa

        puttane a parte, senza scherzi, guarda che io sto con Orban. Senza se e senza ma. Che poi un Musulmano si relazioni anche sessualmente con cristiane non bigotte la vedo personalmente solo in positivo. Non sono certo della comunità di sant’Egidio, ma sono cmq per il dialogo interreligioso e anche interrazziale. Importante che siano delle belle persone (di sesso femminile). Soprattutto in un letto caldo e accogliente io amo, non odio. Continuo ad essere per la ‘Famiglia Tradizionale’, mai starò dalla parte degli omosessuali. Un saluto

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  3. dolphin 3 mesi fa

    Che nazione fortunata senza quaqueraquà al governo.

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  4. Manente 3 mesi fa

    Grande Orban e grande popolo ungherese che lo ha votato in massa ! Che questo sia di esempio per gli italiani e gli europei che non si rassegnano a morire schiavi di Soros e dei suoi miserabili servi, dalla orrida Bonino a Napolitano, Prodi, Gentiloni, Martina e tutti i morti viventi della entità pidiota.

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    1. atlas 3 mesi fa

      Berlusconi, Meloni, la Santadichè e Gasparri no ?

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  5. max tuanton 3 mesi fa

    Siete delle mezze calzette e se stessi in silenzio lo sarei anch’io: ma cosa ci vuole acapirlo l’eloquenza vuota ,I nostri burattini dicono solo CIO che noi Savi di Sion decidiamo, solo a Noi Ebrei con l’oro e tutta la stampa nelle nostremani spetta LA guida su tutti I governi ,Leggere ” I protocolli dei savi di sion”// basta ci rinuncio e’sconfortante l’ignoranza pretenziosa di cui vi riempite il buzzo ascoltate pure chi volete

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