Via dalla scienza totalitaria per salvare il mondo dalla crisi ecologica, economica ed esistenziale

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di Guido Dalla Casa –

La situazione ecologica della Terra è molto grave: sovrappopolazione umana, alterazione dell’atmosfera, estinzione di specie, scomparsa delle foreste, distruzione di ecosistemi, cambiamenti climatici, degradazione del territorio, innalzamento del livello dei mari, montagne di rifiuti indistruttibili, inquinamento generalizzato di tutti gli ambienti sono le conseguenze evidenti della crescita economica
Tutti i processi essenziali della Vita vengono alterati e disarticolati da questa smania accrescitiva di un modello culturale umano, che ha invaso tutto il mondo.

Questo libro di Gloria Germani arriva in un momento veramente adatto a riceverlo. Non si parla soltanto di Decrescita: vi è spiegato con grande dettaglio e massima chiarezza quali sono state le vere premesse che ci hanno portato alla situazione attuale. Quando è nata questa smania della crescita, questo primato dell’economia che ci sta portando verso la catastrofe? I fenomeni negativi sopra elencati sono gli effetti, non le cause dei guai attuali. Se crediamo di rimediare cercando di risolvere separatamente questi problemi, non otterremo niente e non riusciremo a uscirne.

Le cause sono profonde, filosofiche, culturali, non tecniche come si vuol far credere. La civiltà industriale odierna, che si basa sulla crescita economica e su un sottofondo di pensiero lineare e meccanicista, è chiaramente un modello fallito, perché è incompatibile con il Sistema Biologico Terrestre, di cui disarticola i cicli vitali. Ma come siamo arrivati a questa situazione? Quali ne sono state le premesse? Dal libro:

Non possiamo limitarci ad incriminare solo capitalismo e neoliberismo. Dobbiamo piuttosto mettere a fuoco un argomento tabù. Lo straordinario successo della ragione economica, dell’imperativo della crescita, non avrebbe potuto verificarsi se non fosse giustificato da un intero sistema conoscitivo che si suppone superiore. Quel fenomeno senza precedenti nella storia dell’umanità che è la globalizzazione e il Pensiero Unico trova infatti la sua origine nell’invenzione della Scienza e nel dualismo mente-materia nato nel Sette-Ottocento.

La crescita economica, caratteristica della civiltà industriale, è iniziata dalle basi culturali che si sono affermate con il prevalere del pensiero di alcuni filosofi vissuti attorno al 17°-18° secolo, e trae la sua origine più lontana dall’antropocentrismo proprio della cultura giudaico-cristiana, autoproclamatasi “la verità” e “il progresso” e dalla pretesa di fagocitare le altre culture umane, considerate “primitive” e “inferiori”.

Circa in quel periodo storico (17°-18° secolo) è nata “la scienza”. Ma quale scienza? Quella meccanicista, quella dei dualismi, io-mondo, mente-materia, uomo-animale, e altri. Bisogna agire su queste premesse, oggi falsificate da nuove conoscenze (in realtà antichissime), per ottenere un vero cambiamento, tutto il resto verrà di conseguenza. La scienza “ottocentesca”, quella divulgata ancora oggi, non poteva nascere se prima non ci fosse stata, come premessa ovvia ma indimostrabile, una distinzione netta fra la mente (o lo spirito) e la materia, fra l’ego e il mondo. E’ la scienza materialista, meccanicista, basata sul paradigma cartesiano-newtoniano nato con Cartesio, Bacone, Locke e con la fisica di Newton, è la scienza “totalitaria” citata nel sottotitolo del libro.

Una scienza più recente, in realtà oggi sempre confermata, non è stata mai veramente divulgata: è basata su un diverso paradigma, detto sistemico-olistico, e riconosce la nostra specie come una componente di un sistema psicofisico molto più grande, la Natura: proviene dal pensiero di Heisenberg, Bohr, Lorenz, Prigogine, Sheldrake, Capra, Bateson, Mancuso e altri. E’ una scienza dove la mente e la materia non sono separabili, dove la mente nasce in qualunque sistema complesso, e nulla è divisibile.
La Mente è ovunque, come nelle culture animiste. L’altra, quella “ufficiale”, in pratica schiava della tecnologia, dell’industria e dell’economia, la ignora, pur conoscendone l’esistenza. Si può dire che la scienza non crede più neanche a sé stessa. Invece si sono riscoperte antiche conoscenze dell’Oriente, anche se qualche scienziato si meraviglia ancora quando si accorge che un filosofo buddhista del secondo secolo aveva descritto il vuoto quantistico (la Vacuità) senza conoscere la costante di Planck, e che tutto il Buddhismo era basato sull’inconsistenza dell’ego.

Gloria Germani, dopo un excursus completo su queste vicende del pensiero, conclude in fondo in modo ottimistico: basta riprendere il pensiero delle principali filosofie fiorite in Oriente molti millenni fa, l’Induismo, il Buddhismo, il Taoismo, e molte visioni del mondo di culture native (Animismo) e collegarlo in pratica con quello che discende dalla Fisica quantistica, dal principio di indeterminazione, dalla Dinamica dei Sistemi Complessi, dallo studio della mente di tutti gli esseri senzienti (animali e vegetali). Così crolleranno le premesse della civiltà industriale.

Nel libro possiamo leggere anche interessanti considerazioni sull’evoluzione del pensiero di Tiziano Terzani, che, viaggiando attraverso il territorio e il pensiero di tutta l’Asia, ha infine riscoperto quella che oggi si chiama l’Ecologia Profonda. “La battaglia del futuro sarà la battaglia contro l’economia” è una delle affermazioni degli ultimi anni della sua vita.

Autoreferenzialità della Scienza

Ancora dal libro:

Capitalismo e marxismo sono due facce della stessa medaglia. Nati entrambi in Occidente, figli della Rivoluzione industriale, sono illuministi, modernisti, progressisti, positivisti, ottimisti, materialisti, economicisti, hanno il mito del lavoro e pensano entrambi che industria e tecnologia produrranno una tale cornucopia di beni da far felice l’intera umanità. Si dividono solo sul modo di produrre e di distribuire tale ricchezza. Questa utopia bifronte ha fallito. L’Industrialismo, in qualsiasi forma, capitalista o marxista, ha prodotto più infelicità di quanto ne abbia eliminata. Spesso è difficile rendersene conto perché siamo così convinti dalla scuola, dalla televisione, che il nostro tempo sia il tempo del Progresso, contraddistinto dall’unica e vera Scienza, che ci pare quasi impossibile che qualcosa di fondamentale – come l’economia – sia una fede.

Eppure solo quando ce ne renderemo conto, potremo togliere all’economia il ruolo dittatoriale che ha erroneamente assunto. Per evitare una tale presa di coscienza e per rendere più dolce la pillola, è stata inventata l’espressione pigliatutto “sviluppo sostenibile” che si ritrova ovunque. Non c’è da stupirsi quindi se i movimenti ecologisti che si sono alternati nel mondo dagli anni ’70, non hanno avuto successo. Fondamentalmente si battevano per la protezione dell’ambiente esterno, cioè si basavano sull’ecologia di superficie. E’ comprensibile che in un mondo che da 200 anni è assolutamente dominato dalla scienza meccanicistica e dalla “religione industriale-tecnologica” i verdi soccombano perché si occupano di qualcosa, come l’ambiente, che rimane secondario.

Gloria Germani

VERITA’ della DECRESCITA

Via dalla scienza totalitaria per salvare il mondo

Castelvecchi Editore, 2021, pagine 270, euro 25

Tratto da: Arianna Editrice

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