USA tra due fuochi in Iraq: emerge la grande battaglia apocalittica?

Gli Stati Uniti insistono per rimanere in Iraq e ridefiniscono la loro agenda, non “combatteranno più i terroristi”, ma istruiscono le forze di sicurezza irachene.

Il presidente iracheno Barham Salih ha incontrato domenica a Baghdad (capitale irachena) il coordinatore del Consiglio di sicurezza nazionale statunitense per gli affari dell’Asia occidentale e del Nord Africa, Brett McGurk, dove si è discusso della partenza delle truppe nordamericane dal Paese mesopotamico.

Infatti, come riportato dalla Presidenza irachena, nell’incontro si è discusso, tra le altre questioni politiche, della fine della missione di combattimento delle forze della cosiddetta coalizione a guida statunitense che si presume combatterebbe contro i terroristi Daesh in Iraq, annunciata ufficialmente giovedì per Baghdad.

Durante l’incontro, le parti hanno discusso della continuazione della presenza statunitense in Iraq, con l’intenzione di aumentare le capacità delle forze di sicurezza irachene attraverso consigli e continuare la lotta contro i resti della banda Takfiri in questo paese asiatico.

Salih e McGurk hanno anche esaminato gli sviluppi nella regione dell’Asia occidentale e hanno sottolineato la necessità di risolvere le crisi, nonché di sostenere il dialogo e la convergenza per ridurre le tensioni e prevenire i conflitti.
La resistenza ha mostrato ai comandanti americani la via d’uscita per gli Stati Uniti
L’uscita degli Stati Uniti dall’Iraq è diventato un tema scottante. Gruppi della Resistenza e ambienti politici iracheni mettono in guardia sull’interruzione del ritiro delle forze occupanti, per la scarsa serietà del Paese nordamericano.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato che le sue forze lasceranno il territorio iracheno entro il 31 dicembre, tuttavia, sia il Dipartimento della Difesa (il Pentagono) che il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom, per il suo acronimo in inglese). ), hanno affermato che circa 2.500 soldati rimarranno in Iraq oltre il termine previsto, presumibilmente per continuare a offrire assistenza militare al governo iracheno.

In questo stesso contesto, giovedì il portavoce del Movimento Hezbollah Al-Nuyaba in Iraq, Nasr al-Shammari, ha sminuito ogni promessa degli Stati Uniti e si è dichiarato convinto che le truppe statunitensi non si ritireranno dall’Iraq, e che l’avvertimento della fine della loro presenza in tale territorio rappresenta solo una ridefinizione della missione di Washington.

Pertanto, Al-Shammari ha avvertito che gli attacchi delle unità della Resistenza contro le truppe di occupazione continueranno fino a quando l’ultimo soldato americano non lascerà l’Iraq.
Di fronte a una situazione del genere, il capo di Centcom, il generale Kenneth F. McKenzie, ha previsto giovedì l’aumento delle tensioni nel mese di dicembre, a seguito degli attacchi dei gruppi iracheni che chiedono la fine della presenza militare statunitense.

Milizie sciite di Al Nuyaba
Forze sciite di Al Nuyaba

“Vogliono davvero che tutte le truppe americane se ne vadano, [ma] tutte le truppe americane non se ne andranno … di conseguenza, questo potrebbe portare al continuo aumento della violenza a dicembre”, ha sottolineato McKenzie.

Ora, bisogna aspettare e vedere cosa accadrà sul suolo iracheno, dove da una parte Washington insiste a restare e dall’altra la Resistenza assicura che, se le truppe di occupazione USA non lasceranno l’Iraq, i loro corpi verranno spediti nelle bare negli Stati Uniti .

Fonte: Hispan Tv

Traduzione: Luciano Lago

1 Commento
  • atlas
    Inserito alle 08:50h, 14 Dicembre Rispondi

    via ameri cani e itali ani, da Iraq e Due Sicilie. E’ sempre la stessa storia d’invasioni barbare dai tratti giudaici

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