Una via con il cuore

di Lorenzo Merlo
In nome della scienza e del materialismo abbiamo generato una cultura senza cuore. Ma il potere infinito che è in noi non può essere reciso da noi stessi. Almeno finché qualcuno, sempre in nome del progresso, non ci muterà in replicanti.

Egocentrismo
L’egocentrismo affonda le sue radici nella concezione della realtà come esterna a sé. Una verità scientista per la quale ne paghiamo tutti le conseguenze. L’io concepito alla stregua di noi stessi, riteniamo sia il confine di noi rispetto al mondo esterno, all’altro. Il problema monta quando anche l’altro concepisce se stesso e il mondo alla medesima maniera. Saremmo dunque monadi che percorrono le vie dell’esistenza secondo un ordine da noi stabilito o – per altri, all’opposto – secondo ordini di forze superiori, comunque inconoscibili ed esterne, nei confronti delle quali non possiamo nulla.

Un bel colpo al cerchio della botte egocentrica lo ha dato De Cartes. Il suo binomio, res cogitans e res extensa, sebbene sorto per dire che il mondo si genera dal pensiero in poi, di fatto, ha finito per sancire e patrocinare la separazione della dimensione metafisica da quella fisica. Una vera e propria boa culturale, intorno alla quale tutti hanno virato per andare a prendere la poppa e veleggiare sospinti dal vento illuminista ovvero, attestare definitivamente il suprematismo razionalista, la indiscussa verità esclusiva ed assoluta della modalità di ricerca analitico-materialista della realtà e, quindi, la concezione meccanicista del mondo, del sapere, della vita, dell’uomo. Un vento fresco al quale nessun capitano ha ritenuto di rinunciare, convinto che lo avrebbe condotto verso i lidi della conoscenza. Come biasimarlo? L’uomo esplora forse per definizione: non avrebbe potuto restare in porto o limitarsi a navigare le rotte già note.

Quella analitico-materialista era la novità e, in quanto tale, portava in sé la dote della sua stessa legittimazione, cioè le ragioni storiche di essere avvenuta. Il punto dunque non è lei ma un altro, ed è forse giunto il momento per avvedersene. Quel suprematismo culturale ha inquinato i pensieri degli uomini fin dal loro insorgere, ha ridotto il loro potere creativo, infinitamente più ampio di quello ristretto nel piccolo campetto di gioco della logica, estremamente più idoneo a fagli vivere una vita libera dai gioghi del produttivismo.
In termini meno evidenti ma più profondi, ha reciso il legame con l’origine, con il tutto. Ha gettato via il senso del sacro, come si butta un oggetto di cui non sappiamo la storia, con il quale non abbiamo legami affettivi, che non rappresenta per noi altro che un’inutilità, un ingombro, un imbarazzo.
La vulgata illuminista – ben lontana dall’idea kantiana, la quale aveva solo precisato il valore e il potere del razionalismo, senza alcun intento di renderlo tsunamico nei confronti del pensiero storico delle culture che lo avevano preceduto – non è stata l’ultima a scolpire nella roccia della verità l’idea della separazione degli oggetti del mondo. A celebrare l’egocentrismo oggi sovrapponibile all’individualismo, dopo l’epopea dei lumi si è succeduta quella del capitalismo, quindi quella del liberismo, poi quella della scienza – che sarebbe meglio chiamare tecnologia – e, finalmente, ad oggi, il digitale e il culto dell’intelligenza artificiale, quali espressioni del futuro anelato, in quanto ancora vendute-imposte-concepite come progresso. Tutti elementi dai confini osmotici, caratterizzata dalla coerenza di concezione materialista del mondo e dell’esistenza.
Ma ancora una volta, non ci sarebbe problema se tutta quest’onda, ultimamente incarnata dal “there is no alternative “– una formula che implica anche il bellicoso tentativo di restare a galla del capitalismo occidentale – non comportasse una crescente distanza dell’uomo dalla sua natura, dalla sua potenza, dal suo benessere.


Se la guerra è ineludibilmente legata all’avidità da un lato e all’umiliazione dall’altro, è su questi aspetti che l’educazione e la politica dovrebbero soffermarsi.

Basta guardare gli ultimi secoli di storia, detta progresso dai fuochisti del treno su cui stiamo viaggiando, per riscontrare quanto la politica non abbia risolto un solo problema, fatto eccezione per quelli funzionali al potere e alla sua crescita materiale. Perfino la salute delle persone è finita ad essere merce da mercato, regolata dal profitto economico.

Più fame, più bolsi, più disoccupati, più alienati, più malati, più vecchi, più consumi, più tristezza, più rassegnazione, più lontani dall’esistenza che i beni materiali non possono sostituire, meno forza interiore, più valori effimeri, più dipendenze, più appropriazione di valori da ritenersi in diritto di guerra nei confronti di chi ne ha altri, più violenza, più frustrazione, più psicopatologie e malattie serie in crescendo da rampa di lancio verso la morte di tutti, più intellettualismo e zero ascolto. Tutti in terapia – un’altra dipendenza – a cominciare da quelli che qualcuno sta ancora andando a votare.

Il Tutto
Tra tutti gli elementi di quell’elenco progressista appena enumerato, scegliendo “più dipendenze” il tempo e il discorso recedono al momento che ha preceduto il getto a mare del bambino con l’acqua sporca. Più dipendenza ci riporta al punto in cui, nell’incantesimo d’aver trovato la via illuminante nell’intelligenza razionalista-cognitiva, non abbiamo esitato a credere d’esserci liberati dai mostri del passato bigotto e superstizioso e dalla natura finalmente assoggettabile ai desiderata del capitale. Ma le superstizioni del passato sono state sostituite da quelle intoccabili del presente, e quella natura a differenza dell’industria non genera scarti e ha in sé il criterio, per nulla artefatto, del riciclo. Ciò che fa quella natura – che stiamo fustigando in un divertimento aguzzino – è sempre entro la realizzazione dell’intero e nel rispetto del Tutto. Non di una parte, secondo volubili vezzi e vizi arbitrari di un mondo considerato separato e altro da noi. Il momento della dipendenza è stato quello in cui abbiamo perso la via con un cuore a favore di quella vanesia degli interessi personali.
Nell’acqua sporca di cui ci siamo liberati per dedicarci al progresso materiale, c’era il necessario per sostenere una stirpe culturale foriera di evoluzione esistenziale fondata sulla forza emozionale autoguaritrice e il suo potere di essere seme di conoscenza e consapevolezza. La cui negazione in noi ci porta alla malinconia, alla vulnerabilità, al diritto del rancore e della vendetta e alla malattia.

Avvertire e riconoscere in noi questo potere, valorizzarlo nell’educazione e nella politica, ci porterebbe a costruire società che con l’attuale non avrebbero nulla a che vedere.
La dipendenza dall’egocentrismo è il perfetto antidoto ad una evoluzione individuale. Quando questa avviene però, si osserva con orrore ciò a cui ci eravamo abituati, ciò che ci faceva sentire intrappolati. Ma evolvere è proprio divenire capaci di vedere come siamo caduti nell’abitudine e nella dipendenza dell’orwelliana società, estranea a quasi tutto il genere umano. Ed è anche prendere coscienza su come emanciparci da tanta aberrazione, per ritornare a noi stessi, per evitare gli esiti esiziali dei suoi valori. Uno stato di sofferenza è un’eventualità sempre imminente che ci attende percorrendo vie senza cuore, come lo sono quelle della vanità e dell’orgoglio. E ogni sofferenza vissuta egocentricamente, cioè non come sofferenza di tutti gli uomini o cristica, non ha mai in sé doti evolutive. Nell’acqua sporca che abbiamo gettato c’era il potere di conoscenza e liberazione dell’amore, arcano numero uno. Buttato perché la scienza non aveva detto di tenerlo, curarlo, coltivarlo.
Un potere che non ha bisogno d’essere studiato, Professori e abecedari, master e lodi non servono a nulla a ciò che vive silente sotto la superficie di tutti noi. Nessuna università potrà essere al nostro pari nel riconoscere che non c’è evoluzione senza riconoscere noi stessi all’origine di ogni dolore. È questa la scuola aperta a tutti, senza numero chiuso, né abbagli meritocratici, della quale possiamo godere. Osservando che chi non la frequenta, cioè chi non dà alle proprie sofferenze una evidente insegnamento non evolve, ovvero resta nel suo egocentrismo e sprofonda ancora di più.


Senza un’evoluzione individuale non vediamo l’origine delle emozioni, non sappiamo confrontarci con esse che diventano gomitoli di lana in mano a cuccioli di gatto, cioè incidenti frontali. Sono relazioni infernali. Vita invivibile. Sono i prodromi della cosiddetta pazzia, permanete instabilità e dipendenza, questa volta sì, da una forza superiore e ignota a noi.
Una cultura che abbia in sé l’uomo, e non solo la sua avidità o pusillanimità, comporterebbe l’evidenza che in certi terreni il seme cresce e che in altri no. Allora la modalità meccanicistica di intendere il prossimo, la gerarchia moralistica con il quale lo giudichiamo verrebbe meno a favore del rispetto e di un criterio sociale libero dal monopolio produttivistico, un criterio con un cuore.

Lorenzo Merlo

12 commenti su “Una via con il cuore

  1. Secondo me, il più grande psicologo Americano – John Schindler – affermava, negli anni 50, che si meravigliava che negli Stati Uniti non ci fossero 3-4 milioni di morti ammazzati ogni mese !!!!! ed affermava che la gente non si ammazzava per paura della legge.
    Il punto è questo: la nostra società occidentale è malata, suonata, nevrotica ed infelice e non ha i mezzi per venirne fuori. E’ un brutto vivere. Neanche i grandi filosofi, come neppure il pretestuoso illuminismo ………….. non illuminano un bel niente. Sono grandi menti a volte, ma razionali e logiche, ovvero formate dentro la stessa società, e quindi conformi ad essa. Senza che si rendano conto, essi credono che la Ragione e la Logica siano indipendenti e innovative – e da esse ricavano tutte le loro filosofie e dottrine – ed invece entrambe sono il prodotto della stessa società malaticcia. Il distinguere l’io e l’altro, i disquisire e fare dibattiti sulla descrizione, non sono segni di indipendenza, ma di conformità. Per avere un’indipendenza vera, e non vivere contaminati come tutti, è un altro discorso. Poche persone lo ottengono, si tratta di vivere nella società o fuori di essa, ma di esserne impermeabili a tutti gli “insegnamenti”, “indottrinamenti”, “ragioni”, “logiche” e “cultura”. Bisogna avere l’armonia e la salute mentale, ed essere forti, credere in sé e non farsi condizionare dagli insegnamenti malati degli altri.

    1. La razionalità e la logica non sono il prodotto di alcuna società, sono il pensiero normale, ragionato e ragionevole, con una causa, uno scopo, una considerazione della realtà, degli elementi di una situazione, sono contrapposte all’irrazionalità, l’illogicità, la pazzia, il comportamento folle e caotico, inutile e spesso controproducente.
      Sanezza e pazzia, normalità e anormalità, sono tematiche sempre presenti, fondamentali, in qualunque essere vivente, uomo o animale, in qualunque tempo, situazione, comunità o meno di individui.

      1. Ben, ciao. Se permetti, uno è immerso nella società, e fin da piccolo viene CONDIZIONATO a ragionare, a comportarsi conformamente agli insegnamenti “canonici” in auge in quella società. E’ naturale, che se la società, per es., dà il massimo valore al denaro uno penserà al denaro. La sua ragione e logica saranno condizionate e neanche uno se ne accorge.

        1. Tu confondi i condizionamenti mentali con la ragione e la logica che sono due cose ben diverse.
          I condizionamenti mentali, culturali, in una società/comunità, ci sono, ma la ragione e la logica sono un’altra cosa. Sono un pò come l’approccio scientifico, credo che tutti convengano che l’approccio scientifico sia sempre identico, ovvero deve essere sempre identico poi se non si voglia usarlo è un’altro discorso, in ogni tempo e in ogni luogo. Bene, l’approccio scientifico usa proprio la logica e il ragionamento.
          Ma logica e ragionamento si usano e si possono usare sempre, e in verità, come ho detto sono sempre usati nella vita quotidiana di tutti ed anche in ogni tempo, anche l’uomo delle caverne doveva usare la logica per risolvere problemi.
          Tu vuoi dare il nome di ragionamento e logica a quello che può essere un condizionamento mentale, ma un condizionamento mentale, se è qualcosa che non corrisponde al vero, ma è solo condizionamento, può essere benissimo smontato dalla logica, quindi dal metodo scientifico.
          Per esempio, in molte antiche società, forse anche in alcune odierne, la donna era considerata inferiore e con meno diritti, questo è un condizionamento frutto di una determinata cultura, ma non si può dire che sia un pensiero logico e ragionato frutto di quella cultura, perché non è logico che la femmina umana debba essere considerata inferiore, con minori diritti, del maschio umano, e appunto con un ragionamento libero e logico se ne possono portare le prove e le evidenze.
          Certamente che volendo supportare un condizionamento gli si può dare attributo di logica, ragionamento, intelligenza, un po’ come nel libro di Orwell si voleva convincere alla schiavitù dicendo che è vera libertà, e convincere a rimanere ignoranti dicendo che l’ignoranza è vera forza, e ripeteva in continuazione per generare il condizionamento, ma se questo non corrisponde al vero, si può dimostrare con il ragionamento logico, e quindi anche con il metodo scientifico. Naturalmente in genere i condizionamenti sono supportati anche da violenza e ostracismo e in verità è questo il motivo per cui sussistono.

        2. Non so come mai gli altri hanno dei commenti nei quali hanno potuto andare a capo e separare il testo, io anche se vado a capo in fase di scrittura mi trovo poi pubblicate le parole, le frasi, tutte ammucchiate.

    2. Non mi sembra che bisognerebbe scomodare grandi filosofi, famosi pensatori, teorici, per sapere, immaginare, che la gente si aggredirebbe e ammazzerebbe facilmente, l’una con l’altra, senza una guida, un sistema di leggi e di osservanza delle leggi.
      La ragione e la logica, come la scienza, sono, indipendenti, a qualunque cosa, ed ovviamente appartengono ad ogni tempo, anche alla preistoria e agli animali.
      Ovviamente che il discorso della logica di per sé e quello dell’indipendenza delle persone sono due cose diverse. Bisogna anche vedere se effettivamente un individuo, persona o animale, sia nelle condizioni di poter trovare una indipendenza, di non essere contaminato ed influenzato dagli altri. Perché possono esistere condizioni senza possibilità di scelta, dove quindi armonia, salute mentale, ottimo valore caratteriale e spirituale, non contano più nulla.
      Detta alla fine dei conti: è sempre la legge della mera forza bruta, la legge del più forte, e della vigliaccheria.

  2. Complimenti per la scelta delle immagini, che sottolinea in profondità, per chi ha orecchie per intendere, l’ottimo articolo.

  3. Mi sembra irrealistico parlare di “piccolo campetto della logica” che allontanerebbe dalla creatività e dalla libertà.
    La logica, il pensiero logico, è semplicemente la razionalità, il modo di pensare, parlare ed esprimersi, normale, con una ragione di causa e di scopo, di considerazione della realtà, ed una… logica sequenzialità, è contrapposta alla pazzia, anormalità, caos, insensatezza.
    È evidentemente alla base di tutto, di ogni tipo di attività e comunicazione. In ogni dove e in ogni tempo,
    Anche un uomo delle caverne, anche un animale, deve pensare in modo logico se vuole compiere azioni sensate, volte alla sopravvivenza, e alla migliore sopravvivenza.

    1. Non ho nulla contro la logica in se, è ovvio che un minimo di razionalità è indispensabile per sopravvivere, ma, appunto, non possiamo limitarci alla sola semplice sopravvivenza, anche se in questa epoca storica sarebbe già molto riuscire a garantirci la sopravvivenza, come esseri viventi, considerato che viviamo costantemente sotto attacco da parte di un sistema sociale a due facce, brutalmente razionale, mercantile, opportunista, cinico e spietato, e nello stesso tempo folle, irrazionale, illogico, fuori e contro ogni meccanismo della natura e della vita ! Insomma siamo attaccati sia dal meccanicismo scientista arido e disumano che da una miriade di follie insensate, nichiliste e distruttive che poco hanno a che fare con la natura umana e con la natura in generale ! Per dirla alla Battiato, pochi hanno un centro di gravità permanente, non dico una ideologia, politica o religiosa, strutturata nella quale credere (cioè dei principi in sintonia con la natura, dai quali far discendere la propria condotta) e, peggio ancora, non lo cercano nemmeno, trastullandosi nelle proprie miserie umane immediate !

      1. Non ho detto che la logica è una cosa che serve per sopravvivere e basta.
        Ho detto che il pensiero logico equivale al pensiero normale, coerente, sano, equivale alla sanezza mentale, alla normalità, al compiere delle azioni per un motivo valido, al decidere in base alla valutazione degli elementi, il suo contrario è il caos e la pazzia, ovvero compiere azioni insensate, insensate significa che non portano a nulla, o nulla di buono.
        Per cui sono funzioni a sé stanti, la logica, o il ragionamento, è una funzione a sé stante, propria del pensiero. Il pensiero è dato a tutti gli animali, uomo compreso, perché possano compiere scelte, in base alle situazioni specifiche, che portino al miglior risultato, che per un antenato sarà quello di sopravvivere, per un uomo moderno pure, ma se non ha particolari problemi di sopravvivenza, per risolvere ulteriori problemi che possano presentarglisi o per migliorare le proprie condizioni. Ovviamente perché possa fare ciò che è possibile con il risultato migliore.
        Per cui la logica e il ragionamento non sono propri di nessuna particolare società, ma sono propri del pensiero stesso. Oggi bisogna dire l’abc. Dopodiché salti al problema della società di oggi, tu dici a due facce, una volta a due facce si intendeva una bella e una brutta, una triste una gioiosa, una cattiva una buona, invece per il sistema sociale di oggi si dice: una cinica e spietata e una folle e distruttiva… e già si capisce il livello a cui siamo arrivati… tutto questo è dovuto alla natura umana, all’uomo che ha sempre seguito più i suoi istinti primordiali da animale preistorico che quelli eventuali dell’intelligenza e dell’uomo moderno ed evoluto, d’altra parte è relativamente poco che l’uomo vive come uomo moderno, 10000 anni circa, mentre ha vissuto da animale della foresta dalla sua comparsa, qualche milione d’anni… ma non si può dire che abbia applicato quell’intelligenza di cui si vanta quindi, visti proprio i risultati.
        Vivere secondo natura… è proprio quello che l’uomo si è impedito, distruggendo il proprio habitat naturale, nessun animale è stato così scemo, ed erigendosi un sistema di vita, come dici, alienante ed eternamente insoddisfacente.

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