Una macelleria sociale è dietro l’angolo


di Adriano Tilgher

Non voglio soffermarmi sulla realtà delle nuove aperture della “fase 2”, anche se i guasti saranno ancora più gravi. Basti pensare ai ragazzini lasciati ancora a casa, quando sappiamo tutti quale importanza ha per i bambini socializzare con i coetanei e quali guasti ha arrecato alla loro formazione il dover stare chiusi tra quattro mura. Né parlerò del grave deficit formativo che viene indotto dalla scuola telematica; deficit che si assommerebbe alle già gravi storture arrecate alla nostra scuola. La scuola dovrebbe avere come scopo la formazione della persona, mentre oggi surrettiziamente è cambiato lo scopo della scuola, oggi è intesa come l’anticamera dell’ufficio di collocamento. Né voglio manifestare il mio grave disappunto verso l’utilizzo in campo giudiziario del processo telematico, vera stroncatura, nei procedimenti penali, del diritto di difesa e del, vanamente conclamato, diritto di parità tra difesa e accusa.
Oggi voglio parlare della drammatica situazione della nostra realtà economica, credo, non capita nella sua reale portata dalla cosiddetta classe politica e sicuramente ancora non affrontata, con ritardi assolutamente incomprensibili.
I danni subiti dalla nostra economia a causa dell’epidemia sono nulla rispetto a quanto sta per accadere in conseguenza dei mancati interventi economici da parte dello stato e soprattutto dell’assoluta mancanza di un qualsiasi piano economico di ripartenza e rilancio.
Gli imprenditori sono praticamente abbandonati a sé stessi in questo difficile momento. Per ripartire, rispettando le assurde e farraginose norme di sicurezza imposte dai decreti, servono cospicui investimenti che solo chi ha le risorse può ottenere, inoltre i prestiti garantiti dallo stato le banche li forniscono solo a chi ha già le risorse e siamo sempre allo stesso punto. Per di più dato che questi prestiti sono e restano, per larga parte, garantiti dallo stato, le banche condizionano l’erogazione degli stessi all’estinzione dei prestiti precedenti. Così la tanto decantata operazione di finanziamento si risolve nell’ennesimo aiuto alle banche.
I piccoli e medi imprenditori italiani, vera ossatura della nostra capacità imprenditoriale, sono stati abbondantemente colpiti e falcidiati in questi ultimi anni. L’epidemia ha rappresentato il colpo finale e, per molti di loro, è indispensabile un aiuto concreto per poter ripartire, non solo per ottemperare alle norme di sicurezza ma anche per superare l’inevitabile contrazione del mercato, dovuta alla diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie e al dilagare del racket dei grossi gruppi di vendita online. Si tratta di finanziamenti a fondo perduto e di reali finanziamenti a tasso agevolato, magari accompagnati con una dilazione e rateizzazione consistente di tutte le pendenze fiscali.


La prova di questo disagio sociale è visibile con quanti hanno già deciso di non poter riaprire e di andare ad ingrossare con i loro dipendenti la già fitta schiera dei disoccupati. È di oggi la notizia della prima vittima di coronavirus senza contagio: è un piccolo imprenditore campano di 57 anni che si è tolto la vita nel suo capannone che non avrebbe potuto riaprire. Vogliamo parlare della pacifica e regolare protesta dei ristoratori a Milano, tutti con mascherina, tutti regolarmente distanziati oltre un metro e tutti ugualmente multati per 400 euro? Questo ovviamente per aiutare le riaperture.
Quanti si sono posti il problema, che la mancanza di veri aiuti alle famiglie comporterà una naturale contrazione della domanda interna? Quanti hanno capito che il lavoro da casa contrarrà la necessità di personale? Cosa ha predisposto il governo per contrastare questa più che concreta drammatica possibilità?
Nulla, silenzio assoluto; così come sono silenti tutti i maggiori sindacati ridottisi a organizzare concerti, tutelare solo le carriere dei propri dirigenti e gestire i pensionati rimasti memori di sindacati con altra storia.


Questo ragionamento, se non ci saranno interventi concreti, fa presagire, a breve termine, massicci licenziamenti, contrazione dei salari, fame e disperazione. Questa è una vera pandemia da evitare.
Come? Attuando il Piano di Salvezza Nazionale per rimediare i soldi da investire senza ricorrere a prestiti esterni e stilando un serio e concreto piano di sviluppo economico accompagnato da un piano di salvaguardia e tutela del posto di lavoro e del salario.
Adriano Tilgher

Il Pensiero Forte.it

17 Commenti

  • Blackcrow
    7 Maggio 2020

    Tra poco non c’è più neanche la trippa per gatti come si suol dire.

    Gli italioti tanto si svegliano solo allorquando i loro portafogli soffrono, fosse mai per difendere i propri diritti costituzionali.
    Ma cosa attendersi da gente che crede nella epidemia-pandemia però lasciando tranquillamente aperti supermercati, tabaccherie ed edicole?
    Che se ci fosse stata davvero un’epidemia di peste sarebbe morta metà popolazione solo per essere uscita a prendere il pane o il pacchetto di sigarette.

    Prevedo un autunno di sangue e tante lacrime.

    • atlas
      8 Maggio 2020

      se vuole Dio in Ottobre sarò già in Tunisia fra le braccia di belle donne; e questa volta sempre per più tempo. Non si disperino gl’italiani e quei duo siciliani italianizzati: basta andare a votare e tutto si risolve democraticamente. Se c’è qualche problema il dissenso lo si esprime con il voto, civilmente, come un gregge di pecore incalzate dai cani in divisa

      (perchè la democrazia avrà anche i suoi difetti, ma è l’unico sistema possibile …)

      ciao ciao italia. Bella ciao. Ti amo italia

      però venisse al più presto una guerra nucleare sarei contento: voglio vedere la forza della Russia all’opera, voglio vedere distrutte Washington e Tel Aviv, le capitali della democrazia, posso ? Così, tanto per curiosità. E perchè non c’ho un cazzo da fare

  • Teoclimeno
    8 Maggio 2020

    Ecco un altro benpensante, che ci dispensa perle di saggezza su cosa bisognerebbe fare. Forse la nostra brava persona non ha ancora un’esatta percezione della realtà. Questi non sono più i tempi del “cosa fare”, sono i tempi del “come fare”. Ad esempio, giusto per stare sul concreto, i dirigenti dei vari siti di informazione alternativa, dovrebbero incontrarsi e fondare un Movimento di Liberazione Nazionale. Movimento composto da due anime, una politica ed una militare. Spetterebbe a loro stilare il Piano di Salvezza Nazionale. La base c’è già, sono gli stessi che abitualmente frequentano questi siti, e che finalmente potrebbero trovare un comune punto di riferimento, e passare alla riscossa. Non c’è più tempo da perdere. Ogni giorno potrebbe essere l’ultimo.

    • atlas
      8 Maggio 2020

      signore, hai 2 possibilità di fronte ad Adriano Tilgher: metterti sugli attenti o metterti in ginocchio

  • atlas
    8 Maggio 2020

    se ancora non si è capito cos’è la democrazia italiana: TSO e carcere per i Duo Siciliani che dicono la Verità !

    https://www.youtube.com/watch?v=VDI194DSj_o&feature=youtu.be

  • atlas
    8 Maggio 2020

    diretta prima di essere sedato ed arrestato a Ravanusa, Agrigento, Due Sicilie

    https://www.youtube.com/watch?time_continue=11&v=j7hyckBNljY&feature=emb_logo

  • atlas
    8 Maggio 2020

    gravissimo ! Agrigento, arrestato e sedato per aver parlato al megafono

    https://www.youtube.com/watch?time_continue=35&v=6ZfanH5ue7Y&feature=emb_logo

  • Eugenio Orso
    8 Maggio 2020

    “I piccoli e medi imprenditori italiani, vera ossatura della nostra capacità imprenditoriale” …
    Così scrive l’autore dell’articolo, prendendo un abbaglio.
    Il “mito” della cosiddetta PMI privata è stato diffuso con successo dai servi mediatici del sistema, fin da quando si sono svendute le aziende di proprietà pubblica.e il nuovo capitalismo global-finanziario ha compreso che si dovevano ridimensionare le grandi concentrazioni di lavoratori, in aziende di grandi dimensioni, con contratti di lavoro stabili e tutele, peggio se ancora di proprietà pubblica, nel cosiddetto “parastato” …
    Ecco che nella realtà l’ingiustamente mitizzata e decantata PMI (del nord, nord-est e nord-ovest) ha segnato un’altra fase del (presunt0) sviluppo economico italiano, che in verità ha preparato il terreno all’arretramento sociale e produttivo di oggi …
    Non è la “PMI” che sostiene le produzioni e crea lavoro, stabile e tutelato, così come in generale non è la cosiddetta iniziativa economica privata ad assicurarci un futuro migliore, perché questo può farlo solo uno Stato, con la esse maiuscola, assolutamente sovrano perché controlla la moneta e non è imprigionato in trattati sopranazionali capestro, nonché in un “sistema di alleanze internazionali” che lo castra e lo espone al rischio di guerre.
    Lo può fare in modo indiretto, con una legislazione stringente, ad esempio a difesa dei lavoratori, regolando la concorrenza, eccetera, oppure in modo diretto assumendo l’iniziativa in campo economico-produttivo e mantenendo in vita le grandi aziende.

    Tutto chiaro?

    Cari saluti

    • Teoclimeno
      8 Maggio 2020

      Egregio EUGENIO ORSO, tutto molto chiaro e sono completamente d’accordo con Lei. La distruzione delle imprese statali italiane venne decisa il 2 Giugno del 1992 a bordo del Panfilo Britannia, ancorato al largo del Porto di Civitavecchia. Molti cordiali saluti. TEOCLIMENO

  • Eugenio Orso
    8 Maggio 2020

    Per il resto, trascurando l’inopportuna sviolinata alla cosiddetta PMI e al privato, è certo, come scrivel’autore dell’articolo, che stiamo andando incontro, ad ampio falcate a un periodo di “risolutiva” macelleria sociale, che “aprirà ancor di più al mercato” l’Italia.
    Anche questo, probabilmente, rientra negli scopi dell’élite finanz-globalista-giudaica che ha manovrato la declinante potenza usa, fino all’uso dell’arma biologica coronavirus.

    Cari saluti

    • Teoclimeno
      8 Maggio 2020

      Egregio Signor EUGENIO ORSO, solo con l’intento di confermare il contenuto dei suoi commenti, ed eventualmente agevolare la comprensione degli odierni accadimenti ai nostri amici del sito, rimetto qui di seguito un commento del 10 Aprile 2020.

      “Una data importante, e da tenere presente, per comprendere appieno gli accadimenti di questi ultimi giorni, è quella dell’attracco del panfilo Britannia della Regina Elisabetta a Civitavecchia: 2 Giugno 1992. In quella giornata furono prese decisioni destinate a cambiare la storia d’Italia. Gli ospiti erano l’alto comando dell’economia di Stato italiana: il presidente di Bankitalia Ciampi e l’onnipresente Beniamino Andreatta, i due artefici del “divorzio” tra Bankitalia e Tesoro all’inizio degli anni 80. C’erano i vertici di Eni, Iri, Comit, Ina, le aziende di Stato e le Partecipazioni Statali al gran completo. A introdurre il consesso, era il direttore generale del Tesoro Mario Draghi.
      L’operazione di svendere l’Italia in realtà era già stata decisa. Anche e soprattutto perché quella gigantesca dismissione era la condicio sine qua non per entrare nell’Euro (1° gennaio 1999). lo Stato controllava treni, aerei e autostrade per intero, idem per acqua, elettricità e gas, l’ 80% del sistema bancario, l’intera telefonia, la Rai, porzioni consistenti della siderurgia e della chimica. Le Partecipazioni Statali erano immense: assicurazioni, meccanica ed elettromeccanica, settore alimentare, impiantistica, fibre, vetro, pubblicità, supermercati, alberghi, agenzie di viaggio. Impiegava il 16% della forza lavoro nel Paese. Solo gli stupidi possono pensare che la svendita del patrimonio pubblico italiano fu decisa per ridurre il debito pubblico, che ammontava allora a 795 miliardi di euro, o per rendere più efficienti e competitivi i settori in via di privatizzazione, e aumentare l’occupazione.
      Si partì nel luglio 1993 e proseguì per una ventina d’anni, passando per le banche, quote di Enel ed Eni, Alitalia. Il bilancio è sotto gli occhi di tutti: fallimentare, Il debito pubblico si è triplicato. Un milione circa di posti di lavoro persi. Le privatizzazioni sono state un fallimento, un disastro per gli Italiani. È stata una favola quella della competizione delle imprese per far abbassare i prezzi. In realtà i prezzi delle tariffe sono aumentati, facendo crescere i profitti delle aziende privatizzate, le quali hanno ritenuto più utile fare cartello aumentando i loro profitti”.

      Molti cordiali saluti. TEOCLIMENO

      • Eugenio Orso
        8 Maggio 2020

        In effetti, questo processo negativo di globalizzazione ultraliberista è partito addirittura prima del panfilo Britannia, con eventi cruciali interni ed esterni all’Italia.
        All’esterno, è stato firmato il cosiddetto “atto unico europeo” (1986), che ha “aperto il mercato”, e il consiglio europeo di Milano (1985) in attesa del pernicioso trattato di Maastricht.
        All’interno, l’infame prodi dal 1982 al vertice dell’IRI, che cedeva aziende a decine, privatizzava (vedi Alfa Romeo), vendeva assets al “mercato” e diminuiva i dipendenti dell’impresa pubblica.
        Il colpo assestato alla scala mobile (l’adeguamento automatico di salari e stipendi all’inflazione), nel 1984 dal governo del liberal-laburista craxi (3 punti percentuali eliminati!), detto decreto di San Valentino per la curiosa concordanza con la festa degli innamorati …Il quale decreto ha aperto la strada alla definitiva soppressione della scala mobile da parte di un altro “socialista”, il viscido giuliano amato, nel 1992.
        Si potrebbe continuare a lungo, ma mi fermo qui, perché il processo che ha portato all’attuale “mundialismo” finanz-economico e commercial-crematistico è stato lungo e le prime avvisaglie, probabilmente, le abbiamo avute, in Europa (anche se non proprio qui, in Italia), nella seconda metà degli anni ’70.

        Cari saluti

    • Teoclimeno
      8 Maggio 2020

      Egregio Signor EUGENIO ORSO, non posso che confermare, se ancora ce ne fosse bisogno, che il Corona Virus è solo un paravento per continuare la depredazione del Bel Paese. Grecia Docet!

  • Blackcrow
    8 Maggio 2020

    No, il Corona virus serve a far cadere l’Unione Europea e far finire l’egemonia della Gernania. Dopodiché ci saranno a breve, in senso più concreto e visibile, nuovi assetti geopolitici, economici e militari.

    L’Italia è solo l’anello debole di una catena che va spezzata una volta per tutte, e devono riuscirci a ogni costo.
    Gli europeisti deliranti al governo devono essere rimossi e messi in condizione di non ripresentarsi più.

    • Teoclimeno
      8 Maggio 2020

      Egregio Signor BLACKROW, noi tutti desideriamo che Lei abbia ragione. Molti cordiali saluti. TEOCLIMENO

  • Eugenio Orso
    8 Maggio 2020

    Attenzione! E’ passato a livello europoide il “mes light”, anzi, ultra light.
    Le merde piddote e quelle di itaglia viva (o morta?) stanno friggendo, pungolati sul culo dai loro padroni esterni, perché l’Italia aderisca …. e si impicchi.
    Dal 1° giugno?
    Cosa farà la merda cinquestalloide di maio?
    Poco importa, perché non conta più un cazzo …
    Imbroglioni e servi a go-go, impazzeranno in Italia, fin dalla “fase 3” che vorrà dire saccheggio finale delle risorse del paese.

    Cari saluti

    • Blackcrow
      9 Maggio 2020

      Se a quel punto non avviene una rivoluzione dei cittadini significa che l’Italia merita di sprofondare nella merda più totale.

      Propongo anzi anche una vendita degli italiani senza distinzione di sesso come schiavi ai loro veri padroni, che finora hanno fatto loro credere di essere liberi mentre arricchivano le banche straniere col loro sudore in fabbrica, nei campi e nell’edilizia.
      I parassiti statali invece li svenderei per andare ad affollare i bordelli di più bassa e infima categoria, per venire usati anche per giochi tipo lancio dei coltelli, alla Far West insomma.

      Chissà che liberandoci di tutta sta gente inutile non si possa ripartire dai più consapevoli.

Inserisci un Commento

*

code