Una Cina senza povertà estrema


di Xulio Rios (*)

La notizia è stata diffusa giorni fa. La Cina ha riferito che gli ultimi e più remoti distretti del Paese sono stati liberati dalla povertà estrema. Culmina così un lungo percorso di diverse generazioni che ha permesso a centinaia di milioni di persone di scrollarsi di dosso il sottosviluppo e la miseria più vergognosa. Difficile credere non che la Cina ci sia riuscita, cosa che molti davano per scontata visti i progressi compiuti negli ultimi anni, ma che un simile annuncio non abbia avuto l’eco mondiale che indubbiamente meriterebbe: ovvero che la Cina ha realizzato un traguardo che equivale a più del 70% di riduzione della povertà globale e l’ha raggiunta 10 anni prima della scadenza stabilita dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. In Cina la soglia di povertà è fissata a un reddito annuo di 4.000 yuan (510 euro) o 1,9 euro al giorno (secondo gli standard internazionali è di 1,8 euro).

Naturalmente, le disuguaglianze e gli squilibri devono ancora essere risolti, ma c’è anche una tendenza a migliorare in questo. Con continui sforzi per alleviare la povertà, il coefficiente “Gini”, quello della Cina, l’indicatore del divario di ricchezza, è sceso a 0,465 nel 2019 dal picco di 0,491 nel 2008. Nel periodo del XIII piano quinquennale (2016-2020) , il divario nel reddito disponibile pro capite tra residenti urbani e rurali ha continuato a ridursi, con un tasso di 2,64: 1 nel 2019, che ha rappresentato un miglioramento rispetto a 2,73, registrato nel 2015. Il PIL pro capite di La Cina ha superato i 10.000 dollari e la sua popolazione a reddito medio ammonta a oltre 400 milioni di persone.

In termini di squilibri, ad esempio, nel 2019, il PIL totale di tre province del nord-est della Cina, che hanno subito l’indebolimento dell’economia e l’esodo della popolazione, ha rappresentato solo circa il 47 per cento del PIL della provincia più ricca dalla Cina, Guangdong, secondo i dati ufficiali.

In entrambi gli aspetti, c’è una realtà complessa che costringerà per anni il governo ad un’azione sostenuta per raggiungere una maggiore coesione territoriale e giustizia sociale.

Tuttavia il fatto che la Cina sia riuscita a sradicare la povertà estrema dimostra, in primo luogo, che questo è un traguardo possibile. Certamente richiede perseveranza e volontà politica e anche definire un modello che consenta di affrontare il problema con risposte adeguate alle condizioni locali. La Cina, ad esempio, ha dato la priorità alla formula di sviluppo: infrastrutture, commercio, occupazione, innovazione, tecnologie, istruzione, servizi pubblici, ecc.
Lo sviluppo è la chiave fondamentale per porre fine alla povertà, come afferma l’esperienza del PCC che tanto viene demonizzato in Occidente.

Belton road
La Beòlton Road , progetto di sviluppo economico e infrastrutturale

Dobbiamo anche riconoscere che il successo della Cina esalta il fallimento delle società occidentali. I sostenitori del neoliberismo occidentale, così tanto intenti nel predicare i benefici del mercato aperto e delle società in democrazia di modello capitalista, dovrebbero arrossire per l’ incapacità di liberarsi da questo flagello della povertà che al contrario, con le politiche di austerità e privatizzazione dei servizi pubblici, piuttosto è in crescita. E questa povertà diffusa e precarietà di massa, tende soltanto ad aumentare, così come aumentano gli squilibri e le disuguaglianze. Siamo coinvolti in un processo che segna passi da gigante nella involuzione del sistema piuttosto che del progresso. Forse perché questa involuzione è davvero inerente al sistema. In Cina, è stata l’azione determinata dello Stato – e non del mercato – che ha permesso di raggiungere questo enorme successo. Lo Stato come “regolatore” del mercato.

Super treno cinese

La Cina, inoltre, ha raggiunto questi traguardi senza il supporto delle ONG, senza l’intervento degli organismi finanziari come FMI e Banca Mondiale ma essenzialmente con mezzi propri, avvalendosi soprattutto di molta pianificazione e di un peculiare sistema di sponsorizzazioni interne con forti investimenti pubblici e definizione di obiettivi con il ruolo di protagonista delle regioni più sviluppate del Paese.
Ad est del Paese e anche molte aziende, soprattutto statali, ma anche private. Tutti questi attori, da anni hanno destinato parte delle proprie risorse e benefici per sponsorizzare lo sviluppo delle aree più povere.

Tuttavia questo sistema potrebbe essere lo stesso della gestione della pandemia. Gli imperativi della geopolitica e dell’ideologia sembrano prevalere sul riconoscimento delle prove. Non è interessante parlarne. La Cina è riuscita a sradicare la povertà estrema nel mezzo di una pandemia mentre le infezioni, i decessi e le linee di povtà crescono in Europa e negli Stati Uniti. Così la dichiarazione verrà esaminata in dettaglio dai media occidentali e il suo valore verrà ridotto, riducendola prima a mera propaganda; secondo, nel mettere in discussione i dati e la sostenibilità stessa dell’impresa una volta che i sussidi governativi saranno eliminati.

Produzione industriale cinese


In ogni caso il modello del sistema economico e sociale cinese è risultato vincente e questo spiega perchè un numero crescente di nazioni, nei vari continenti, stiano seguendo quel modello rigettando alle ortiche il sistema neoliberista predicato e promosso dagli organismi occidentali.

  • *Xulio Ríos, analista, scrittore e saggista, Univerisidad de Santiago de Compostela,, è direttore dell’Istituto Gallego de Analisis y Estudios Internacionales, e della Fundacion Carlo Caseres, didettore dell’Osservatorio della Politica della Cina. Collabora convaie testate giornalistiche.
  • Fonte: Alainet.org
  • Traduzione e sintesi: Luciano Lago

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