Un mare di fiori per il “Giorno della Vittoria” a Riga

di Eliseo Bertolasi

Semplicemente un mare di fiori! È ciò che si è visto quest’anno nella giornata del 9 maggio, a Riga, davanti al monumento sovietico dei Liberatori dal nazismo.

Ogni anno, a maggio, a Riga, centinaia di migliaia di persone si recano davanti a questo monumento per onorare la memoria delle vittime della “Grande Guerra Patriottica”, per esprimere gratitudine a quei soldati e civili, uomini e donne che diedero la vita per sconfiggere il nazismo, per festeggiare il “Den Pobey”, il “Giorno della Vittoria”, la vittoria comune, “una” per tutti, anche per i popoli europei.
In Lettonia, la manifestazione viene organizzata dall’Unione Russa della Lettonia, un partito che difende gli interessi della comunità culturale e linguistica russa nel paese baltico.
Nonostante le restrizioni dovute alla pandemia, anche quest’anno molti residenti di Riga e della Lettonia hanno risposto alla chiamata e sono giunti sul posto con intere famiglie.
In occasione del 75° anniversario della “Grande Vittoria” l’Unione Russa della Lettonia si è rivolta agli abitanti del paese ricordando che ci sono più di 400 monumenti funerari simili in Lettonia e ha proposto di onorare la memoria di coloro che persero la vita per la liberazione del paese, non solo recandosi al monumento dei Liberatori di Riga, ma anche su altri siti. A tal fine sono state pubblicate informazioni dettagliate sulle diverse commemorazioni e una mappa dei vari monumenti.

https://zen.yandex.ru/media/open_road/den-pobedy-v-rige-neveroiatnye-foto-5eb9afcf749e2a74d9fd0456

In preparazione della festa, già il giorno prima, membri del Comitato antinazista lettone avevano posizionato sul memoriale una stella a cinque punte con candele rimaste accese per tutta la notte.
Secondo la tradizione, gli ambasciatori di Russia, Bielorussia e Kazakistan, separatamente, durante la commemorazione del 9 maggio portano ghirlande al monumento.
Ecco le parole di Evgenij Luk’janov, l’ambasciatore russo in Lettonia, giunto appositamente alla cerimonia:
“Questa non è una festa di guerra, è una festa di pace. La “Vittoria” che ha difeso e ha assicurato a tutti noi la vita. Ne siamo grati e riconoscenti. Pandemia, virus e tutto il resto – tutto passerà. Può essere paradossale, ma una simile celebrazione in relazione a questa pandemia non è mai accaduta prima..”.

Sebbene l’azione del “Reggimento Immortale” quest’anno, in gran parte, fosse stata programmata online, molti sono comunque giunti al monumento con ritratti di antenati-veterani. Tra loro anche Margarita Dragile l’organizzatrice del “Reggimento Immortale” della Lettonia, che ha osservato:
“L’entusiasmo persiste. Ricorderemo questo anniversario per molto tempo. Penso che quelli che di solito venivano al monumento verranno anche oggi. Semplicemente non avremo una grande festa, ma ad ogni minuto ci sarà un minuto di silenzio”..

Margarita Dragile


Negli anni passati, gli eventi del “Den Pobedy” hanno sempre visto la partecipazione di centinaia di migliaia di persone: oltre alla posa collettiva e individuali di fiori si tenevano concerti e cortei. Quest’anno, invece, a causa del regime di emergenza sanitaria, per tale data le forze dell’ordine hanno imposto ulteriori restrizioni proprio nei pressi del parco dove si trova il memoriale: sono stati predisposti segnali di avvertimento per vietare gli assembramenti, in aggiunta al divieto di parcheggio nelle strade adiacenti. Vedi: https://eadaily.com/ru/news/2020/05/09/russkaya-riga-otmechaet-den-pobedy-v-usloviyah-pandemii

Ecco come Jurij Alekseev, pubblicista di Riga ha descritto sul sito “rubaltic.ru” questa giornata:
“Il 9 maggio tutta la mia Riga si è alzata di buon mattino, ha comprato dei fiori ed è andata al monumento della Vittoria. Vivo a Riga a circa tre chilometri dal monumento. Uscendo da casa ho notato che le persone, come ruscelli, coi fiori in mano si allungavano verso quella direzione. Questi ruscelli si fondevano in torrenti, poi in fiumi e poi in un mare umano vicino al monumento. Questi fiumi umani sono scesi verso il monumento tutto il giorno, fino a tarda notte.
Ci siamo incamminati, salutati, abbiamo sorriso, ci siamo congratulati l’un l’altro, ci siamo avvicinati al monumento e abbiamo posato i nostri fiori…
Ero lì dalla mattinata quando tutto stava iniziando, alla sera l’intera piazza di fronte al monumento dei Liberatori era coperta da un tappeto di fiori. Circa 100 x 300 metri – tre ettari di un tappeto fiorito.
Per coloro che non ne siano al corrente: noi residenti di Riga ci rechiamo coi fiori al nostro monumento della Vittoria ogni anno. Ma quest’anno – “quarantena”. Cioè: stare in piedi, avere paura, non radunarsi in più di due, divieto del commercio di fiori nel raggio di un chilometro dal monumento, tutto sotto lo sguardo della polizia.
Non ci sono stati concerti tradizionali, fuochi d’artificio, o chiamate da parte di leader politici. Siamo arrivati noi stessi, senza di loro, i politici.

Il giorno della Vittoria a Riga


E si, c’erano molti poliziotti, anche a cavallo e ogni tre minuti l’altoparlante gridava: “Attenzione, parla la polizia. Per motivi di sicurezza, chiediamo di non avvicinarsi a meno di due metri. Più di due persone non devono stare vicine, ad eccezione delle famiglie …”. E le persone, i residenti di Riga, invece, scorrevano come fiumi verso il monumento della Vittoria da tutti i lati: in due, o con le famiglie, coi bambini, i nipoti, posavano fiori acquistati in anticipo nei loro quartieri (c’erano code nei negozi di fiori in altre zone di Riga); sorridevano, si congratulavano già in coda per i fiori. È stata una bellissima giornata! Il nostro giorno!
Tutto questo ha infranto gli schemi dei nazionalisti lettoni. Loro, sapendo che noi, i russi, ci riuniamo ogni anno al monumento della Vittoria per mangiare, bere vodka e ascoltare un concerto festivo, in anticipo erano felici per il fatto che quest’anno, in occasione della “corona-quarantena”, questi russi non si sarebbero recati al loro monumento.
Cinque giorni prima, il 4 maggio, c’è stato l’anniversario della Seconda Indipendenza lettone – 30 anni! A quel giubileo non è andato nessuno. Un paio di decine di politici professionisti coi fiori si sono recati al monumento della loro “Libertà”. Hanno preso parte alla cerimonia e se ne sono andati. La loro festa non è riuscita!
Invece, il 9 maggio, senza alcun invito verso il monumento della Vittoria si è riversata tutta la città! La nostra festa è riuscita!

Chiunque pensi che la capitale della moderna Lettonia, Riga, sia una città di nazisti surgelati e russofobi, si sbaglia di molto. Insieme a noi russi, il “Giorno della Vittoria” è celebrato anche dai lettoni. Per chi non lo sappia: come parte dell’esercito sovietico, il 130° corpo lettone, due divisioni complete, 15 mila lettoni hanno combattuto contro Hitler. Mio zio lettone Arthur vi ha combattuto e combattuto eroicamente. Anche i discendenti di questi lettoni autentici il 9 maggio erano con noi. Al monumento della Vittoria ho sentito anche parlare in lettone. Ci siamo congratulati l’un l’altro in due lingue.

E ora, compagni, facciamo una valutazione: la mia amata Riga tira fuori un mare di fiori in onore degli “occupanti” che “hanno oppresso il popolo lettone per 50 anni”, sia i russi che i lettoni depongono fiori in onore degli “occupanti” il 9 maggio ed è un mare di fiori.
E in onore dell’“indipendenza dagli occupanti”, nell’anniversario del trentesimo anniversario dell’Indipendenza, arrivano due mazzi di fiori, un paio di politici preoccupati per le loro PR. Quindi chi, tra noi, sono gli “occupanti”?

https://www.rubaltic.ru/pyataya-kolonka/15052020-ne-tekh-nazvali-okkupantami-kak-v-latvii-prazdnuyut-den-pobedy/

La Lettonia a livello ufficiale ignora la festa del 9 maggio, preferendo concentrarsi sull’8 maggio come il giorno della fine della Seconda Guerra Mondiale e il giorno del ricordo delle sue vittime.

Video:

Fonti:
https://zen.yandex.ru
https://eadaily.com/ru
https://www.rubaltic.ru
https://lv.sputniknews.ru

9 Commenti

  • eusebio
    16 Maggio 2020

    Riga è un porto russo, Tallinn praticamente un sobborgo di San Pietroburgo, Estonia e Lettonia presto torneranno a Mosca.

  • Teoclimeno
    16 Maggio 2020

    In Italia sembra quasi che ci si vergogni d’aver vinto una guerra. Infatti la festa del 4 Novembre è stata abolita. Eppure sono state sacrificate generazioni di giovani per l’unità d’Italia. Vedendo com’è ridotto il nostro Paese verrebbe quasi da pensare che siano morti inutilmente.

    • Camelus
      17 Maggio 2020

      Sono stato a Riga., passavo tutti giorni (45) nella piazza dove c’è il monumento.
      Una bella cita.,poche machine .
      Vivono da turismo…poca industria era nel 2011.
      Ho lavorato per la così detta biblioteca più grande del Europa..

      • atlas
        18 Maggio 2020

        camelus, se la capitale lì si chiamasse Figa mi metterei subito in Riga per venirci. Poi lo Stato si chiama Lettonia … affascinante. Solo che non mi piacciono molto le bionde e bianche di quelle parti, le uniche che sopporto a stento sono le Bulgare con i tratti zingareschi, dalle rumene alla larga

    • atlas
      17 Maggio 2020

      beh, voi italiani l’unione ‘italiana’ potevate davvero evitarvela, ma sta tranquillo che nulla sarà come prima, la massoneria nelle Due Sicilie non la possono vedere sempre più persone, W IL RE nostro

      • Mosin
        17 Maggio 2020

        Condivido! Un Paese che non ricorda i propri caduti non è una Nazione. Infatti…..

    • Arditi, a difesa del confine
      17 Maggio 2020

      io non mi vergogno affatto, come vede porto il nickname in onore di un reparto che ha difeso i nostri confini e sarò sempre grato a tutti quelli che col loro sacrificio contribuirono alla sconfitta degli austro-ungarici, tanto che spesso quando vado al camposanto a trovare i miei cari non disdesgno di fermarmi davanti al monumento dei caduti della Grande Guerra e rivolgo a loro una preghiera.

      mi vergogno di quelli che celebrano il 25 aprile semmai, siamo l’unico paese al mondo credo che festeggi la sconfitta in una guerra…

      • Teoclimeno
        17 Maggio 2020

        Egregio Signor ARDITI, io non mi riferivo di certo a Lei. Mi riferivo a quei politici venduti, dalla memoria corta, che con la soppressione della festività del 4 Novembre hanno tradito la memoria dei tanti giovani italiani, che si sono sacrificati per la grandezza della Patria. Molti cordiali saluti. TEOCLIMENO

        • Arditi, a difesa del confine
          18 Maggio 2020

          ma io non intendevo prendermela con lei, semplicemente commentavo che ci sono ancora oggi persone che considerano quel giorno importante.
          ovvio siamo una ristretta cerchia con molte primavere sulle spalle perchè le giovani leve non sanno nemmeno cosa sia successo, a scuola si passano mesi a studiare eventi di 6-700 anni fa e le due guerre mondiali sono trattate marginalmente, quando sulla nostra vita influisce sicuramente più quanto deciso a Versailles nel 1919 piuttosto che la guerra dei cento anni…

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