Un caso esemplare del trattamento dei “diritti umani” nella “grande democrazia americana”

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La polizia USA arresta, strattona e narcotizza con spry al peperonciono una bambina di nove anni per trascinarla in auto verso un posto di detenzione.
Siamo negli Stati Uniti, non siamo nella Russia del “cattivo” Putin o nell’Iran degli Ayatollah, neppure siamo nel Venezuela di Maduro, no siamo proprio nella patria di quella ” grande democrazia” modello per tutto il mondo.


Solo uno dei tanti episodi che avvengono in in ogni stato degli USA, normale amministrazione per la prassi della polizia in tutti gli Stati Uniti, ovvero nel paese il cui governo sale in tribuna e pontifica sui “diritti umani”, accusando gli altri paesi di non rispettare tali “diritti umani” e minacciando interventi militari a difesa di tali diritti.


Potrebbe essere significativo guardare anche il trattamento dei prigionieri politici nel carcere di Guantanamo, un trattamento esemplare del sistema americano o nelle tante prigioni segrete della CIA sparse per il mondo dove i servizi di sicurezza USA torturano i prigionieri accusati di essere una “minaccia per la sicurezza” degli Stati Uniti.

Guantanamo prigionieri degli USA


Il “grande alleato” dell’Europa ci fornisce “lezioni” e spunti importanti del suo sistema di trattamento dei diritti umani proprio mentre gli esponenti politici filo atlantisti (fra i quali il ministro italiano Di Maio) richiedono a Mosca di rilasciare l’oppositore Navalny arrestato dalla polizia russa per reati patrimoniali.

Sono gli stessi che non hanno mai alzato un dito per chiedere al governo di Washington e di Londra di liberare il detenuto politico, il giornalista Julian Assange, arrestato per aver rivelato i crimini degli USA nelle guerre da loro intraprese per “esportare la democrazia”.

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