"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Ucraina: è scontro fra Washington e Berlino

di   Salvo Ardizzone

In Ucraina si consuma lo scontro fra Washington e Berlino; quel Paese è divenuto il fulcro su cui si gioca l’Ostpolitik tedesca, necessaria alla Germania ma considerata dagli Usa una sciagura da evitare.

Il conflitto nel Donbass, seppur congelato, continua a mietere vittime, e Kiev continua in uno stillicidio di provocazioni perché è quella crisi a garantire a Poroshenko e agli oligarchi di cui esso è l’espressione sia la permanenza al potere, che la prosecuzione degli aiuti occidentali.

Al contempo, nel Paese s’aggrava la repressione di ogni dissenso: secondo i dati raccolti dal giornalista Sergej Monseev, nella sola regione di Kharkov ci sono oltre 900 prigionieri politici, ma in tutta Ucraina ammontano ormai a migliaia, a cui s’aggiungono le sistematiche intimidazione e decine di omicidi politici.

È una situazione bloccata che sta tuttavia degenerando rapidamente e, mentre Kiev continua ad inseguire un’improbabile (e suicida) integrazione euroatlantica, nel Donbass si parla già di Melorossija, Piccola Russia, un nuovo progetto federativo. Una situazione di stallo per guadagnare tempo, ma che gli attori impegnati nella crisi impiegano in maniera diversa.

In Ucraina il tempo trascorso è stato impiegato per riorganizzare l’Esercito, uscito a pezzi dal disastro di Debaltsevo del febbraio del 2015; l’aiuto straniero (leggi degli Usa e dei suoi alleati/sudditi) ha fatto molto per dare a Kiev uno strumento per attizzare la crisi (e difendere i gruppi al potere), ma il tempo ha anche aggravato la disastrosa situazione economica, fino a costringere gli stessi gruppi di potere ucraini a impegni economici sempre più pesanti per puntellare la situazione.

Dal canto suo la Russia sa che il tempo lavora per lei: da un canto sta mettendo in atto soluzioni per trovare percorsi alternativi al gas che al momento passa ancora dal territorio ucraino, di cui il raddoppio del gasdotto North Stream è solo una delle opzioni; dall’altro lavora sotto traccia per superare le sanzioni che sempre più Paesi europei vedono come un peso crescente. Manovre viste con aperta ostilità dagli Usa, che col North Stream 2 darebbero l’addio alla possibilità di esportare gas liquido in Europa, e con la fine delle sanzioni Ue a Mosca vedrebbero aprirsi per loro il peggiore degli scenari.

senatori McCain e Graham
con Poroshenko

In queste manovre Berlino ha una posizione centrale: l’establishment tedesco ha ormai ben chiaro che non esiste soluzione alla crisi in Ucraina senza una legittimazione dei separatisti del Donbass, e senza un serio negoziato con il Cremlino. D’altro canto, malgrado le sanzioni, gli investimenti tedeschi verso la Russia sono cresciuti, segno di un sistema produttivo che continua a guardare a Mosca come a un partner naturale, come d’altronde molti altri in Europa, Parigi in testa.

In questo gioco la Russia è alla ricerca di un compromesso con la Germania, di gran lunga il Paese con cui più vuole riallacciare normali rapporti, sia per la tecnologia di cui ha bisogno, sia per i capitali. Alla luce di questo spinge per una Ucraina federata, con il Donbass e le regioni sul Mar Nero che gravitano verso di lei, e le altre verso Berlino.

La Germania ha molte ragioni per essere interessata; già dal tempo del golpe del 2014 la Fondazione Adenauer, una creatura della Cdu controllata dalla Merkel, testimoniava i molteplici interessi tedeschi in Ucraina, dove a Kiev Berlino controlla di fatto l’amministrazione della città attraverso l’ex pugile Vitalij Klicko: l’economia tedesca è già massicciamente presente con colossi come Volkswagen, Siemens, Bayer, Skoda e sono note le intenzioni di utilizzare Cernobyl come deposito delle scorie e del combustibile dei propri reattori in vista della loro disattivazione.

Inoltre, e non è l’ultima delle motivazioni, grazie anche alla liberalizzazione dei visti d’ingresso concessa dalla Ue, la Germania è fortemente interessata ad importare manodopera a basso costo per i lavori dequalificati, sempre più difficile da reperire in Paese in cui vi è la piena occupazione (per intenderci, un operaio ucraino costa un decimo di uno tedesco).

Ma c’è un altro fatto, assai poco trattato dai media, che fa infuriare lo Stato Profondo Usa: da qualche tempo e senza clamori, con la motivazione d’incentivare una difesa comune europea, Berlino ha steso una rete di accordi che hanno messo sotto il comando del proprio Esercito una brigata romena, una ceca e due olandesi, in un progetto che mira a fare della Bundeswehr la guida militare (e politica) del nucleo dell’Europa a trazione tedesca. Un disegno che suona come una bestemmia per Washington, che un maggiore impegno dai sudditi lo pretende, ma esclusivamente in appoggio ai propri interessi.

Immaginate questo sedicente Esercito europeo, ma interamente agli ordini di Berlino, schierato a protezione di una zona d’influenza tedesca in Ucraina quale contingente di pace nel quadro di una partizione federale del Paese; una eventualità che incontrerebbe l’approvazione del Cremlino ma che farebbe salire il sangue alla testa agli Usa.

Come detto più volte, la strategia Usa ha come imperativo impedire qualsiasi accordo strutturale fra Germania e Russia, che faccia sorgere in Eurasia un’area di solido sviluppo da cui Washington sarebbe esclusa; è la motivazione per cui è stata innescata e costantemente alimentata la crisi in Ucraina. Se poi s’aggiunge che a un simile accordo potrebbero aderire la Cina e diversi Paesi europei, si comprende come l’establishment Usa reagirebbe immediatamente colpendo con durezza la Germania, anche a costo di ottenere l’effetto opposto.

Alla luce di quanto detto è chiaro che in Ucraina stanno maturando le premesse di uno scontro fra gli Usa, imperialismo ormai incapace d’esercitare un predominio globale ma che non può permettersi di perderlo, e la Germania, Paese che deve espandere la propria egemonia economica oltre l’Europa per trovare sbocchi al proprio sistema di potere.

Fonte: Il Faro sul Mondo

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  1. JOSEF 4 mesi fa

    E’ solo una banale guerra per soldi e solo soldi.
    Di ideali neanche l’ombra, l’ideale e’ morto,
    pace all’anima sua.

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  2. Animaligebbia 4 mesi fa

    La storia si ripete:tedeschi e russi vogliono dividersi l’est,i paesi dell’est costretti a barcamenarsi stretti tra due ingombranti e potenti vicini.Sorgera’un nuovo Hitler che consentira’ agli anglosionisti l’entrata in gioco?E se ci sara’ una nuova guerra chi la combattera’,i rammolliti giovani occidentali sono capaci di sparare solo sui videogiochi,ah gia’ dimenticavo le “risorse”.Nello Yemen sono stati reclutati 5000 sudanesi che hanno preferito stare nelle retrovie piuttosto che morire per preservare il prezioso saudita;la vedo brutta,i russi sono forse gli unici pronti alla guerra,ma a questo punto i cavalli dei cosacchi a piazza San Pietro sarebbero i benvenuti.

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    1. Aldus 4 mesi fa

      Le guerre vere si annunciano sempre con larghi rimescolii e cominciano con il poco. Poi la cosa si estende sempre più. Abbiamo grandissimi rimescolii e di nuovo abbiamo come nemica l’Inghilterra , prima di tutto in chiave economica e con sulla coscienza morti e attentati dal 45. E poi per motivi strategici e militari gli USA.

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