UCRAINA – DONBASS Possibile effetto domino del conflitto – Conferenza a Verona

di Eliseo Bertolasi

Il 18 dicembre 2021 si è tenuta a Verona una conferenza sull’escalation della situazione in Donbass e sull’influenza delle forze occidentali nel crescente confronto contro la Russia.

Sono intervenuti :
Eliseo Bertolasi, del Centro di Rappresentanza della DNR a Torino,
Stefano Vernole coordinatore del Centro Studi “Eurasia-Mediterraneo”,
Palmarino Zocatelli, del Centro di Rappresentanza della DNR a Verona e presidente dell’Associazione “Veneto – Russia”,
Luciano Lago, direttore del portale “Controinformazione”,
Edoardo Rubini, presidente dell’Associazione “Europa veneta”,
il freelancer Luca Pingitore.

Alla conferenza non sono mancati i saluti istituzionali. Si sono collegati: l’On. Vito Comencini, Commissione affari Esteri Camera dei deputati e Maurizio Marrone, Assessore alla Cooperazione Internazionale Regione Piemonte.

I temi discussi hanno focalizzato la possibilità di un “effetto domino” qualora partendo dal Donbass inizi un conflitto tra Ucraina e Russia.

Stefano Vernole che ha iniziato i lavori della conferenza, nella sua relazione “Effetto domino su un conflitto congelato” ha tracciato un’accurata analisi di come il conflitto del Donbass, nella situazione di tensione attuale, potrebbe espandersi ben al di fuori dai confini Ucraini: dal Caucaso, ai Balcani dalla Bielorussia alla Transnistria..
“In tale circostanza, la grande sconfitta sarebbe ovviamente l’Unione Europea. Se la Russia dovesse dare il via libera al ricongiungimento delle regioni russofone ucraine, a quel punto le converrebbe aprire il “vaso di Pandora” degli altri “conflitti congelati”: annessione immediata della Transnistria (dopo aver liberato Odessa e permesso il suo collegamento con il Donbass), dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Non a caso, il Cremlino ha intimato agli USA di non allargare la NATO alla Georgia.
Ma l’effetto domino si estenderebbe presto anche ai Balcani, dove la Russia può contare sull’alleato serbo al quale è stato strappato il Kosovo e Metohija in violazione della Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite. Belgrado, a quel punto, potrebbe far tornare a casa i serbi di Bosnia (dopo aver messo in sicurezza la città di Brcko e il corridoio della Posavina), i quali da anni aspirano ad un referendum per distaccarsi da Sarajevo visto il tradimento occidentale degli Accordi di Dayton”.

Il caporedattore Luciano Lago di “Controinformazione”, nella sua relazione “Le linee rosse di Mosca”, ha evidenziato come la propaganda occidentale degli USA e della NATO stia tentando di rovesciare la situazione reale mettendo sotto i riflettori solo l’accumulo di forze militari russe ai confini dell’Ucraina descritta come “minaccia d’invasione” da parte della Russia. “In realtà si omette di menzionare che le forze russe si trovano all’interno dei confini della Federazione Russa mentre dall’altra parte, in Ucraina, come in Polonia e nei Paesi baltici, sono state trasferite un enorme numero di forze della NATO, provenienti dalle sponde dell’Atlantico ed in particolare dagli Stati Uniti, dal Canada e dalla Gran Bretagna.. che ora sono posizionate ai confini della Russia con attrezzature, mezzi militari e armi sofisticate”.

Palmarino Zocatelli e Eliseo Bertolasi

Eliseo Bertolasi, nel suo intervento “USA, NATO e Partenariato orientale – l’azione dell’occidente” ha parlato dell’influenza di USA e NATO sull’Ucraina. “È sufficiente ricordare il ruolo decisivo degli USA giocato nella rivolta di Euro-Maidan”. Immaginare il Maidan e il suo risultato – il colpo di stato, che ha portato il cambio di regime a Kiev, come frutto di semplice autogestione o improvvisazione è totale ingenuità”.
L’Ucraina è diventata il 6° paese ad aver ricevere lo status di “partner con capacità potenziate” dell’Alleanza Atlantica, ma non è ancora membro a pieno titolo dell’Alleanza. Se l’Ucraina fosse membro effettivo della NATO in caso di guerra con la Russia scatterebbe il famoso “articolo 5” dell’Alleanza che costringe ognuno dei paesi membri ad intervenire: “immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, con l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale”.
Per ciò che concerne il Partenariato Orientale, Bertolasi ha richiamato l’attenzione sul fatto che l’UE nonostante sia restia a stanziare fondi per le esigenze dei suoi stati membri, ciò nondimeno trova fondi per i paesi del Partenariato Orientale, anche per fini astratti come “lo sviluppo della democrazia”. La pratica degli ultimi anni mostra che, nella migliore delle ipotesi, questo denaro andrà sprecato, talvolta anche peggio. L’UE farebbe meglio a concentrarsi maggiormente sui suoi stati membri per ripristinare le loro economie massacrate dalla pandemia e dalla crisi economica strutturale, piuttosto che per oscuri scopi per i quali è impossibile valutarne i risultati.

“Dal colpo di stato di piazza Maidan del 2014, e il conseguente intervento militare ucraino nel Donbass, la popolazione civile di questa regione è costretta a vivere una continua situazione di guerra, in particolare nei villaggi a ridosso della linea di demarcazione fissata dagli accordi di Minsk” – ha affermato Palmarino Zocatelli, nel suo intervento “Donbass l’8° anno di emergenza umanitaria”, aggiungendo: “Nonostante i vari cessate il fuoco concordati, le armi ucraine non hanno mai cessato di bombardare a cadenza quasi regolare, le infrastrutture e i villaggi vicini alla linea del fronte, causando ogni volta nuovi danni e nuove vittime”.

Luca Pingitore ha affrontato le tematiche della conferenza dal punto di vista delle “Possibili ripercussioni sulla Transnistria”. La Repubblica Moldava di “Pridnestrovie” come le due repubbliche di Donetsk e Lugansk è una repubblica de facto e si trova in una situazione di “conflitto congelato” sin dal 1992. A differenza però delle altre repubbliche che vivono una condizione simile quali l’Ossezia del Sud, l’Abkhazia e l’Artsakhha vissuta per certi aspetti in un contesto meno conflittuale con le confinanti Moldova ed Ucraina. Almeno all’apparenza, ma attriti, provocazioni ed embarghi non sono ovviamente mancati in tutti questi anni. Azioni mirate a fiaccare la popolazione che vive “al di là del fiume Dnestr” e che si sono intensificate con la crisi dell’area scatenata dalla guerra nel Donbass ed i recenti segnali di escalation volti ad incrinare sempre più i rapporti tra la Russia ed i paesi del blocco NATO.

L’Ucraina partner della NATO

Edoardo Rubini, nella sua relazione “Prospettive del rapporto USA – Russia” ha tracciato un’ampia analisi del rapporto delle due super potenze in relazione anche della crescente influenza della Cina. “I rapporti tra Russia e U.S.A. sono passati da una gestione più sporadica nel secondo Novecento (quando però ai due presidenti spesso era possibile trovare soluzioni rapide ai problemi), a interlocuzioni più frequenti, però spesso inconcludenti. Bisogna chiedersi perché dopo la caduta dell’URSS e la nascita di una nuova Russia più vicina all’Occidente e dopo la revisione ideologica della Cina, che si è aperta al mercato mondiale entrando anche nel WTO, i rapporti con gli U.S.A. si siano deteriorati al punto che il Pentagono nel suo rapporto annuale al congresso ha indicato come priorità militare nazionale il contenimento delle due potenze competitrici sul piano geopolitico.
La ragione di questa contraddizione può risiedere nel fatto che gli USA non gestiscono la politica estera come una Nazione sovrana, ma sono condizionati dagli interessi delle oligarchie finanziarie che formano il Deep State”.
“Questo rende impossibile l’avvio di una politica di pace e di distensione internazionale” ha concluso Rubini.

Bertolasi in conclusione dei lavori, nonostante l’evidente escalation della situazione, ampiamente descritta da tutti i relatori, ha auspicato l’avvio di una de-escalation, che dovrebbe rimanere sempre la “priorità di tutte le diplomazie”.

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