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Uccisa Razan al-Najjar, Israele tenta di diffamare anche la sua personalità

“Quando non c’è più onestà, ciò che rimane non è altro che propaganda” scrive su Haaretz il noto giornalista israeliano dopo l’uccisione della paramedica palestinese 21enne

di Gideon Levy Haaretz (*)

Nena NewsPoche parole – “Razan al-Najjar non è un angelo della misericordia” – riassumono la profondità della propaganda israeliana. Avichay Edraee, il portavoce in lingua araba dell’esercito israeliano, che parla anche in mio nome, è il rappresentante di un esercito della misericordia che ora si è autonominato giudice del livello di misericordia di una dottoressa che curava un ferito palestinese sul confine di Gaza con Israele e che i soldati dell’esercito israeliano hanno ucciso senza misericordia. Dopo averla uccisa, era anche necessario assassinare il suo personaggio.

La propaganda è uno strumento a disposizione di molti Paesi. Meno le loro politiche sono giuste, più incrementano i propri sforzi propagandistici. La Svezia non ha bisogno di propaganda. La Corea del Nord sì. In Israele viene chiamata ‘hasbara’ – diplomazia pubblica – in quanto: perché avrebbe bisogno di propaganda?

Recentemente propaganda di Israele è scesa a una bassezza talmente deprecabile che niente può dimostrare meglio di così che le sue giustificazioni sono esaurite, le sue scuse finite, che la verità è la nemica e che ciò che rimane sono menzogne e calunnie.

Si rivolge soprattutto al consumo interno. Nel resto del mondo pochi abitanti di Gaza ci crederebbero in ogni caso. Ma come parte del disperato tentativo di continuare con la repressione e la negazione psicologiche, nell’incapacità di dirci la verità e nell’elusione di ogni responsabilità – tutto è accettabile quando si tratta di questi sforzi.

Una dottoressa con un camice da infermiera è stata uccisa con un colpo di fucile da cecchini dell’esercito israeliano – come hanno fatto con giornalisti con i giubbotti con la scritta “stampa” e con un invalido senza gambe su una sedia a rotelle. Se ci fidiamo dei cecchini dell’esercito israeliano per sapere cosa stanno facendo, contando su di loro per essere i più corretti al mondo, allora queste persone sono state uccise deliberatamente. Sicuramente se l’esercito credesse alla giustezza della campagna militare che sta combattendo a Gaza, si sarebbe preso la responsabilità di queste uccisioni, manifestando rincrescimento e offrendo un risarcimento.

Ma quando la terra scotta sotto i nostri piedi, quando sappiamo la verità e capiamo che sparare contro manifestanti e ucciderne più di 120 e rendere centinaia di altri disabili assomiglia di più a un massacro, non si può chiedere scusa e esprimere rincrescimento. E allora l’aggressiva, goffa, imbarazzante e vergognosa macchina della propaganda del portavoce dell’esercito entra in azione – una fragorosa voce dal ministero della Difesa che aggrava semplicemente quello che è stato fatto. Martedì il maggiore Edraee ha reso pubblico un video in cui si vede da dietro un’infermiera, forse Najjar, mentre lancia lontano un lacrimogeno che i soldati avevano sparato verso di lei. Lo stesso Edraee avrebbe fatto altrettanto, ma quando si tratta di una propaganda disperata, è una prova inconfutabile: Najjar è una terrorista. Ha anche detto di essere uno scudo umano. Sicuramente un medico è un difensore di esseri umani.

Un’inchiesta militare israeliana, basata ovviamente solo su testimonianze dei soldati, dimostra che non è stata colpita volontariamente. Chiaro. La macchina della propaganda è andata oltre ed ha suggerito che potrebbe essere stata uccisa da armi da fuoco palestinesi, che sono state usate molto di rado durante gli ultimi due mesi.

Forse si è sparata da sola? Tutto è possibile. E ci ricordiamo forse di una qualunque inchiesta dell’esercito israeliano che abbia dimostrato il contrario? L’ambasciatore israeliano a Londra, Mark Regev, che è un altro grande, raffinato propagandista, è stato veloce nel twittare in merito alla “dottoressa volontaria” tra virgolette, come se una palestinese non potesse essere una dottoressa volontaria. Invece, ha scritto, la sua morte è “un ulteriore dimostrazione della brutalità di Hamas.”

L’esercito israeliano uccide un medico in camice bianco, durante una vergognosa violazione delle leggi internazionali, che garantiscono protezione al personale medico in zone di conflitto. E ciò nonostante il fatto che il confine di Gaza non costituisca una zona di guerra. Ma è Hamas che è brutale.

Uccidimi, signor ambasciatore, ma chi potrebbe mai seguire questa logica contorta, malata? E chi può credere a questa propaganda a buon mercato se non qualche membro del Consiglio dei Deputati degli Ebrei Britannici – la più grande organizzazione rappresentativa dell’ebraismo britannico – insieme a Merav Ben Ari [del partito di centro Kulanu, all’opposizione, ndt.], la deputata della Knesset [il parlamento israeliano, ndt.] che ha subito approfittato dell’occasione e ha dichiarato: “Risulta che la dottoressa, proprio quella, non era solo un medico, come vedete.” Sì, quella. Come vedete.

Israele avrebbe dovuto essere scioccato dall’uccisione della dottoressa. Il volto innocente di Najjar avrebbe dovuto toccare ogni cuore israeliano. Organizzazioni di medici avrebbero dovuto esprimersi. Gli israeliani avrebbero dovuto nascondere la faccia per la vergogna. Ma sarebbe potuto succedere solo se Israele avesse creduto alla giustezza della propria causa. Quando non c’è più onestà, ciò che rimane non è altro che propaganda. E da questo punto di vista, forse questa caduta ancora più in basso annuncia novità positive.

Fonte: Nena News

*Gideon Levy (Tel Aviv, 1953) è un giornalista e scrittore israeliano. Dal 1982 scrive per il quotidiano israeliano Haaretz e dal 2010 anche per il settimanale italiano Internazionale.
Opere: Gideon Levy, “Twilight Zone – Life and Death under the Israeli Occupation 1988–2003, 2004”.
“The Punishment of Gaza, 2010”.

Traduzione di Amedeo Rossi

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  1. Geometrio 3 mesi fa

    È da millenni che si comportano così. E tutti quelli che si scandalizzano se porzioni di popoli li hanno in odio, dovrebbero informarsi di più della storia umana. Si potrebbe iniziare approfondendo la rivoluzione russa , oppure della rivoluzione francese

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  2. Citodacal 3 mesi fa

    Che significa “…mentre lancia lontano un lacrimogeno che i soldati avevano sparato verso di lei”, forse che soccorrere dei feriti respirando il fumo acre d’un lacrimogeno accanto è un’attività gradevole e salutare? Doveva lasciarlo lì vicino ed inalarselo ben bene, oppure infilarselo in una tasca, per essere poi accusata di appropriazione indebita di materiale dell’esercito israeliano?
    Rabbia e disgusto.

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  3. giannetto 3 mesi fa

    Qui siamo ancora oltre ai “vomitevoli” del fariseo MICRO.CON, che accusa gli altri di non praticare l’ “umanità” che lui per primo non pratica. Il suo ritratto è già stato con largo anticipo sbozzato nel racconto sartriano “L’ enfance d’un chef”. Quel che lui ha per i miei gusti estetici di “vomitevole” è la faccina da liceale “garçon de la crème”. Si tratta ovviamente di un’idiosincrasia estetica, non di un giudizio sulle sue capacità politiche, sulle quali giudicherà la Storia.
    – Dicevo che nel caso, ennesimo, di una palestinese assassinata ci troviamo ancora OLTRE i nostrani vaudeville europei che han per protagonista il MICRO.CON. –
    – Ed è questo OLTRE che mi fa disperare del genere umano. Mi stupisco ingenuamente di come certe situazioni infami possano procedere, e vieppiù aggravarsi, nell’indifferenza totale di popoli e di politici, in tutto il mondo. Quelli che s’indignano non possono far altro che scrivere sui giornali. Il che, come si vede, non basta affatto per metter fine al genocidio.

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  4. The Crow 3 mesi fa

    Cosa si può dire?
    Se non la uccidono sia nel corpo, che nello spirito che nei ricordi, non sono contenti.
    Le bassezze che può raggiungere l’umanità sono infinite….
    Le grandezze d’animo, quelle sì che sono rare.

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