Turchia e India entrano di fatto nel progetto Euroasiatico

La politica aggressiva e primatista condotta dall’Amministrazione di Washington sta producendo effetti a catena che sono in forte sviluppo e producono dei cambiamenti importanti nell’assetto internazionale.
Come abbiamo molte volte scritto, il principale fattore di modifica dell’Ordine Globale, dominato fino ad ogggi dagli Stati Uniti d’America, è da ricercare nell’emergere del blocco Cina-Russia, i due grandi paesi asiatici o euroasiatici che in questi ultimi anni hanno intensificato al massimo la loro cooperazione sia in ambito economico, che in ambito militare, tecnologico e strategico.
Tuttavia non bisogna trascurare anche l’emergere di medie potenze auroasiatiche che hanno incrementato a loro volta i rapporti di cooperazione nella ricerca di un propio percorso autonomo rispetto alle tradizionali alleanze. Questo è il caso della Turchia di Erdogan e dell’India del premier Narendra Modi.
Gli analisti hanno scritto molto sul raffronto tra Erdogan e il primo ministro indiano Narendra Modi. Ci sono molti elementi in comune fra i due leader in quanto entrambi sono improntati ad una forma di nazionalismo con cui si vuole riaffermare, nel caso di Erdogan, i fasti del vecchio Impero Ottomano, così come l’India di Modi è alla ricerca di un percorso autonomo, come grande paese, che possa farlo affrancare dalla influenza o dalla sudditanza agli USA.

Entrambi i due leader sono dei politici autodidatti che hanno superato l’handicap della loro appartenenza alla classe sociale ed hanno fatto una loro caratteristica nella ostinazione a perseguire il propri obiettivi passsando sopra agli ostacoli ed alle trappole che gli sono state tese nel corso degli anni.
Non dovrebbe essere una sorpresa quindi il fatto che Erdogan veda una sua vicinanza con Modi che si spiega con una forte affinità in atteggiamenti o credenze. – Un’anima gemella ideologica nel senso più ampio. Ibrahim Kalin, il capo della politica estera consigliere di Erdogan, è arrivato a Delhi per consultazioni il mese scorso, il che significa un reciproco desiderio di comunicazione strategica.

Sia la Turchia che l’India stanno verificando un passaggio da una alleanza regionale e internazionale ad un nuovo equilibrio. Entrambi i due paesi hanno in comune di essere sotto pressione da parte degli Stati Uniti per una serie di decisioni nel campo degli armamenti e dei rapporti internazionali.


Gli USA intendono sanzionare la Turchia e l’India per i rispettivi accordi mirati all’acquisizione del sistema antiaereo ABM S-400 dalla Russia e questa è considerata un sintomo di una seria sfida alla loro autonomia strategica. Non soltanto questo ma anche la dichiarata disponibilità di Ankara e New Delhi a mantenere e sviluppare i rapporti di cooperazione con l’Iran, nonostante il veto e le sanzioni decretate da Washington. Le relazioni amichevoli dei due paesi con l’Iran sono diventate un’affronto a Washington.
Per questi motivi l’amministrazione Trump sta prendendo di mira le loro economie tanto che le varianti del nazionalismo culturale che formano la base dell’ideologia delle élite al potere in questi due paesi , sono sotto i riflettori degli Stati Uniti.

In sostanza , sia Erdogan che Modi stanno testando il potenziale dell’Eurasianismo e il loro contributo allla realizzazione di un nuovo ordine mondiale multipolare che fornisce ai loro paesi uno spazio di manovra per ritagliarsi un ruolo importnte sullo scenario internazionale come potenze regionali emergenti.

Erdogan con il premier indiano Modi

La visita di Erdogan in India è arrivata dopo l’incontro con il presidente Trump a margine del vertice del G20 e successivamente con il primo ministro giapponese Shinzo Abe a Tokyo e con il presidente cinese Xi Jinping. a Pechino. Cina, Giappone, Turchia e India sono le parti interessate ad allentare le tensioni sul confronto USA-Iran e fungere da mediatori.
Non è in vista al momento una possibilità di negoziazione tra USA ed Iran, viste le posizioni intransigenti dei due paesi e della particolare posizione di stallo in cui l’Aministrazione Trump si è cacciata da sola dopo aver fatto tutti i passi per rompere i precedenti accordi. Lo scontro in atto all’interno della amministrazione USA tra falchi e moderati potrebbe dare adito a nuovi sviluppi dove non si può escludere un allentamento delle rigidità di Washington per portare l’Iran al tavolo dei negoziati. Sullo sfondo c’è l’interesse di Trump a non farsi invischiare in una nuova guerra disastrosa dalle incalcolabili conseguenze.

La posizone di questi paesi sarà particolarmente importante per paesi come il Giappone che già da prima aveva accettato il ruolo di mediatore su richiesta di Trump. La Turchia e l’India potrbbero essere coinvolte nei negoziati. Consideriamo che già nel 2010, la Turchia e il Brasile hanno negoziato congiuntamente un accordo ad interim con Teheran nello stallo internazionale sul programma nucleare iraniano attraverso un accordo sui “principi”.

Erdogan ha prestato particolare attenzione al mantenimento di relazioni amichevoli con l’Iran, nonostante gli interessi divergenti dei due paesi nel conflitto siriano.
Da ultimo tutti e due i paesi sono nell’orbita degli investimenti previsti dalla Cina per la sua New Silk Road e non è poco in termini economici. L’Eurasia diventa una prospettiva sempre piùconcreta ed alternativa al vecchio ordine unipolare diretto dagli anglosassoni.

Luciano Lago

2 Commenti

  • Laura Bulian
    4 Luglio 2019

    La Grande Madre Russia SALVERA’ il mondo!!!!!

    • atlas
      4 Luglio 2019

      da merdogan (spero)

Inserisci un Commento

*

code