"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Trump spaventa l’elite della guerra: deve morire come JFK

«Donald Trump è entrato in una “kill zone” politica : l’establishment statunitense si sta allineando per eliminarlo». Trump farà la fine di John Fitzgerald Kennedy. Solo che, stavolta, non serviranno pallottole vere: basteranno quelle, virtuali, “sparate” dai media , che rispondono agli ordini dello “Stato Profondo”, cioè il vertice finanziario, l’élite di Wall Street, il Pentagono e i suoi terminali di intelligence, Fbi e Cia.

Lo sostiene il britannico Finian Cunningham, osservatore indipendente, già autore di editoriali per il “Mirror”, l’“Irish Times” e l’“Independent”. «Al giorno d’oggi, l’assassinio politico ad opera dell’autorità costituita non comporta necessariamente la liquidazione fisica di un individuo ritenuto un nemico dello Stato», specie se «la diffamazione di un personaggio pubblico raggiunge lo stesso risultato desiderato, vale a dire l’eliminazione del bersaglio dalla scena pubblica». Ma a impressionate Cunningham è l’inquietante parallelismo con Kennedy: anche Trump, infatti (sia pure a suo modo) si candida a interpretare un cambio di rotta radicale, all’insegna della “fine delle ostilità”: smobilitazione dell’Isis e pace con la Russia.

«È ovvio che il potere costituito di Washington ha deciso di fare della rivale democratica Hillary Clinton la scelta da preferire per proteggere i loro interessi privilegiati», scrive Cunningham su “Sputnik News.

Diffamando l’antagonista Trump, i media mainstream diventano complici dell’assassinio del suo personaggio agli occhi dell’opinione pubblica» Ed è il colmo, aggiunge Cunningham, «dato che ci sono storie molte più sordide sul conto della Clinton», coinvolta fino al collo nella strategia della tensione varata a livello internazionale dall’oligarchia neo-aristocratica statunitense: propaganda di guerra, operazioni clandestine volte ad un cambio di regime, nonché abuso del segreto di Stato per accrescere il proprio prestigio grazie a risorse finanziarie di provenienza estera. Secondo Cunningham, il punto è che la campagna di discredito per annientare Trump dimostra una volontà di «liquidazione politica », specialità «in cui la plutocrazia statunitense eccelle», fino a ieri anche con il ricorso sistematico all’omicidio, «l’effettiva uccisione del bersaglio».

Il caso più noto è quello di Kennedy, assassinato a Dallas il 22 novembre 1963. In quel periodo, ricorda Cunningham, diversi altri leader politici stranieri vennero assassinati da agenti di Stato americani, inclusi Patrice Lumumba in Congo, Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana e Ngo Dinh Diem nel Vietnam del Sud. «L’assassinio politico era e continua ad essere la norma, in America». L’allora procuratore di New Orleans, Jim Garrison, che indagò sull’assassinio di Jfk, «sostenne che la ragione primaria per il suo assassinio era che il presidente stava lavorando per portare a conclusione la Guerra Fredda con la Russia: Kennedy stava utilizzando in sordina un canale riservato con la controparte russa Nikita Krushev per implementare
piani ambiziosi per il disarmo nucleare».

In più, aggiunge Cunningham, Jfk aveva nettamente bocciato le proposte segrete presentate dal Pentagono per un’azione nucleare preventiva ai danni dell’Unione Sovietica. E stava anche chiudendo con le operazioni terroristiche finanziate dalla Cia contro Cuba, preparando il ritiro delle truppe americane dalla nascente guerra  in Vietnam.

«In questo modo Kennedy era entrato nella “kill zone” politica  per quel che riguardava il potente e non-eletto Stato Profondo. Le sue politiche stavano minacciando gli enormi interessi delle imprese degli armamenti militari, le grandi compagnie petrolifere e l’alta finanza  di Wall Street. Quindi la Cia e i suoi killer a contratto vennero schierati per eliminare il problema». Oggi tocca a Trump? “The Donald” ha due aspetti in comune con Jfk, scrive Cunningham: «Come Kennedy, il magnate ha grosse disponibilità economiche, il che lo mette in condizione di parlare apertamente, senza il bisogno di doversi ingraziare potenti finanziatori». Il secondo e più importante aspetto è la politica estera: Trump si è ripetutamente scagliato contro l’inarrestabile consolidamento della Nato nell’Europa dell’Est, contro lo schieramento delle truppe americane oltremare e in particolare contro l’ostilità di Washington nei confronti di Mosca. Al contrario, Trump vorrebbe la normalizzazione delle relazioni con la Russia. E così, la sua posizione diverra’ «un
anatema per l’establishment di Washington» che invece richiede, come assoluta necessità, «la demonizzazione delle nazioni straniere come minacce alla sicurezza nazionale, al fine di mantenere la gargantuesca economia  militarizzata degli Stati Uniti».

In sostanza, insiste Cunningham, lo “Stato Profondo” americano «prospera grazie al perpetuo ricrearsi delle guerre», dove la guerra  «è una funzione permanente del fallito capitalismo americano». E questa “disfunzione sistemica” consiste in ciò che era e continua ad essere la Guerra  Fredda con la Russia, ovvero «il pompaggio di milioni di dollari nelle casse dell’élite finanziaria e istituzionale, che continua a farla franca nonostante l’imbroglio, grazie ai suoi lacchè che serpeggiano nei canali politici e mediatici». Per questo, «chiunque osi sfidare i potenti interessi americani è esposto all’eliminazione: si entra nella zona di tiro». In passato, i metodi di eliminazione con effetto immediato prevedevano abitualmente l’eliminazione fisica.

Cinque decadi dopo il governo Kennedy, continua Cunningham, i metodi di assassinio politico degli Stati Uniti si sono evoluti, divenendo più sofisticati: «Il più delle volte, la diffamazione può dirsi sufficiente. Nessun bisogno di assoldare sicari o invischiarsi in inchieste pubbliche. Saranno i killer mediatici ad occuparsene. Basterà piazzare il bersaglio al centro di un fuoco incrociato di un incessante bombardamento mediatico che non gli lasci scampo». Trump come Putin, un “problema” da eliminare. «Mettere fuori gioco i nemici politici “con effetto immediato” è il metodo americano».

FONTE: Libre Idee

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  1. nessuno 12 mesi fa

    e un bel missile sul pentagono? Ma questa ipotesi non viene nemmeno presa in considerazione
    dai boriosi guerrafondai usa, vivono in un loro mondo di noi,noi,noi siamo il paese eccezionale…
    Va a finire male…..

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    1. Marco D 12 mesi fa

      …per loro

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  2. Umberto 12 mesi fa

    Purtroppo, infatti, il blocco sionista ha una rete di controllo su quasi tutto e su tutti i fronti, talmente capillare e articolato, in ogni livello della piramide, dal secondo all’ ultimo gradino e anche sotto di esso. E’ “pacifico”, quindi, che l’ unica via che avrebbe da percorrere qualunque rivoluzionario con ambizioni, talvolta nobilitate da buon senso, sarebbe quella dell’ epurazione mirata allo smantellamento vero e proprio di un sistema troppo consolidato. Un Trump, scendendo nel particolare, dovrebbe far piazza pulita: tuttavia, per togliere lo sporco accumulato solo negli ultimi quindici anni non basta un colpo di spugna, bensì occorre proprio un intervento militare. E la prima testa che dovrà rotolare sarà quella della lady-cyborg, in termini non fisici e se necessario anche quelli. Facendo un esempio, se Trump venisse eletto, come primissima mossa la Clinton dovrebbe essere subito esautorata da ogni potere e arrestata, insieme con almeno settecento altri serpenti, per poi proseguire le pulizie più grossolane.
    Sembra il discorso di uno squilibrato, forse, ma ogni alternativa più soft, a mio modestissimo avviso, decreterebbe la morte di Trump e il successivo logico stato di emergenza nazionale.
    Occhio…la partita in casa è ancora più pericolosa di quella mondiale.

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    1. Paolo 12 mesi fa

      Tranquillo non sei uno squilibrato, è la stessa cosa che penso io…gli USA possono e devono essere sconfitti solo all’interno. Se si provassse da fuori sarebbe una guerra mondiale e sarebbe deleterio per tutti. Dovrebbe scoppiare un caos interno così come loro lo propinano agli altri stati, e magari aiutati dall’esterno. In pratica – Chi la fa l’aspetti – Bisogna poi tener conto che molta delle forze militari, proprio i generali, stanno con Trump, stanchi delle guerre di cui sono a conoscenza e degli orrori che procurano ad altre nazioni. Trump non è solo come si crede e la sua eliminazione fisica sarebbe deleteria per il potere finanziario…io credo che sarebbe invece la loro fine, per cui non resta che il fango con la complicità dei media. Attenti poi alla giustizia, l’arma più pericolosa per chi vuol cambiare lo stato delle cose. Lasciando da parte il fatto che Berlusconi non sarà un santo, quanto successo a lui con la giustizia è un esempio di come il potere si libera dei suoi nemici. Per non parlare di Craxi, fatto fuori dalla nostra giustizia su volontà USA.

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      1. Umberto 12 mesi fa

        Eh, si, Paolo…
        Riguardo ai generali non sono informato al punto di contraddirti, anche se, ti confesso, spererei fosse come dici tu sebbene abbia paura non siano esattamente in maggioranza. Poi dipende dal “peso” di ognuno, chiaramente. Del resto, proprio dall’ accelerazione spropositata che ha contraddistinto la sequenza degli eventi degli ultimi tempi, si potrebbe ricavare l’ ipotesi che si tema, in seno alla fazione del terrore, una brusca frenata o un vero e proprio intralcio che i tiranni, appunto, non possono permettersi e non vogliono. E le “armi” di cui possono avvalersi sono svariate, come sostieni tu, anzi, direi vergognosamente squilibrate in loro favore. Solo materialmente parlando…

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  3. Umberto 12 mesi fa

    Purtroppo, infatti, il blocco sionista ha una rete di controllo su quasi tutto e su tutti i fronti, talmente capillare e articolato, in ogni livello della piramide, dal secondo all’ ultimo gradino e anche sotto di esso. E’ “pacifico”, quindi, che l’ unica via che avrebbe da percorrere qualunque rivoluzionario con ambizioni, talvolta nobilitate da buon senso, sarebbe quella dell’ epurazione mirata allo smantellamento vero e proprio di un sistema troppo consolidato. Un Trump, scendendo nel particolare, dovrebbe far piazza pulita: tuttavia, per togliere lo sporco accumulato solo negli ultimi quindici anni non basta un colpo di spugna, bensì occorre proprio un intervento militare. E la prima testa che dovrà rotolare sarà quella della lady-cyborg, in termini non fisici e se necessario anche quelli. Facendo un esempio, se Trump venisse eletto, come primissima mossa la Clinton dovrebbe essere subito esautorata da ogni potere e arrestata, insieme con almeno settecento altri serpenti, per poi proseguire le pulizie più grossolane.
    Sembra il discorso di uno squilibrato, forse, ma ogni alternativa più soft, a mio modestissimo avviso, decreterebbe la morte di Trump e il successivo logico stato di emergenza nazionale. Occhio…la partita in casa è ancora più pericolosa di quella mondiale.

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    1. Umberto 12 mesi fa

      Mi scuso per la doppia pubblicazione e per alcuni errori grammaticali che non riesco ad evitare con questo laptop, americano e maledetto pure lui!

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  4. Alex 12 mesi fa
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  5. Walter 12 mesi fa

    Vorrei aggiungere una puntualizzazione: i mass-media, soprattutto quelli mainstream, stanno perdendo progressivamente la loro presa e la loro influenza sull’opinione pubblica. Non sono rari i casi in cui una notizia, anche se abilmente manipolata, ottiene l’effetto opposto a quello desiderato da chi scrive (leggi: giornalisti prezzolati). E’ un campo in continua evoluzione che va tenuto in considerazione. Alla base, c’é sempre la solita storia di “al lupo, al lupo!” alla quale, dopo un pò, non crede più nessuno. Tanto per fare un esempio, i tentativi esasperati di demonizzare Berlusconi portarono al suo successo elettorale.

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    1. Tania 12 mesi fa

      Mi dispiace ma non condivido, Berlusconi come Renzi e come Prodi avrebbero vinto comunque perché rappresentavano un bisogno, e a nulla sarebbe servito gridare al lupo al lupo, e infatti non servì a nulla.
      Se penso che anch’io sono tra quelli che votarono Prodi con un entusiasmo alle stelle, mi picchierei da sola…
      Gli altri 2 nemmeno li ho presi in considerazione.

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  6. Tania 12 mesi fa

    Io credo, e non scherzo affatto, che bisognerebbe usare la religione per sconfiggere il sionismo che è legato ad un gruppo ristretto di personaggi criminali, vere canaglie.
    “Elite nera fascista”…

    Ci vorrebbe una capillare campagna pubblicitaria in cui ogni secondo, ogni giorno, come un mantra, si collegano questi personaggi a Satana, in ogni discorso, ogni dibattito, famiglie come i Rothschild &amici di merende, tutta robbaccia sionista, e i loro servi, tra cui la Clinton, devono essere nominati assieme a Satana, che perfino gli atei al sentire questi nomi li collegheranno al peggio della nostra natura, che poi altro non è che la realtà, bisogna portare allo scoperto ciò che fanno, e ogni mezzo è buono!
    Bisogna che l’informazione alternativa diventi sempre più forte, più visibile, loro in fondo sono pochi, hanno il mondo ai loro piedi, ma sono niente se la massa prende male una cosa la disintegra, fosse pure Dio.
    Mi sono accorta che se dico una cosa di Renzi magari mentre faccio colazione al bar in centro, o dico una cosa dei russi, o degli americani, la gente ha una reazione SEMPRE.
    Se ciò di cui parlo è sgradito, il personaggio se ne va, altrimenti rimane, magari una pulce nel cervello gli è entrata, cioè voglio dire che ciò che ci uccide è l’omertà, non dire mai niente, stare zitti, qui gli unici che parlano di politica sono quelli in tv, ma quando mai! Noi dobbiamo parlare di politica ovunque, con serenità, ma dobbiamo parlarne ovunque, basta con l’oblio, tanto poi quando tutti si sono addormentati, che anche questo effetto fanno i discorsi di politica che non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire, intanto, che gli piaccia o meno, ha sentito…
    Tutti fanno politica nessuno escluso, nessuno! Ogni nostra parola, gesto, azione è politica, politica è il vivere, il vivere è politica.Mi astengo da ogni commento sui sindacati, ma mi hanno comunque sempre lasciata perplessa le persone che dicono “i sindacati mi fanno schifo, la politica non mi interessa”.
    Eh eh eh eh
    Ad esempio io penso che l’essere umano è fascista da DNA, per fortuna ci sono infinite gamme di fascismo, meno male! Ma a quelli che si definiscono democratici non posso credere, che allora mi dovrebbero spiegare, e lo chiedo ai democratici per eccellenza, gli ammariccani, i “grandi maestri della democrazia”, come mai hanno questo odio verso i comunisti, no? Che democraticamente pensando, tutti hanno il diritto di dire la loro, di essere cosa vogliono essere, no?
    Buffoni
    Ipocriti.
    Io come posso definirmi democratica se odio i sionisti?
    Che li metterei tutti su una astronave con tutti i loro averi, per carità, si portino pure tutte le loro paturnie, e li spedirei nello spazio profondo, meglio ancora, dentro un buco nero…
    No, non sono una democratica, io sono una fascista. Punto.
    Ecco perché non veniamo fuori da noi stessi, perché siamo 7 miliardi di fascisti…

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    1. Tania 12 mesi fa

      Se questi due sono il meglio che gli USA possono esprimere, buonanotte!
      Comunque mille volte meglio un Trump che una famigerata e corrotta Clinton, una davvero brutta ma brutta persona, una ipocrita,una senza empatia, una psicopatica, almeno lui non ha mai fatto finta di essere “altro” di ciò che è!
      Tra i 2, sicuramente voterei lui.

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      1. Walter 12 mesi fa

        C’é anche una terza possibilità: non votare. Come dice un mio amico, il problema nella domanda “Clinton o Trump?” é la domanda stessa. Tra un miliardario tanto eccentrico quanto impreparato e una psicopatica ipocrita e corrotta, l’unica alternativa per chi é sano di mente é quella di non andare a votare e organizzarsi, politicamente e non, in altri modi.

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  7. Eddieerark 6 mesi fa

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