"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Trump: “riconosciamo Gerusalemme capitale di Israele”

di  Luciano Lago

La follia di Trump e la sua subordinazione agli interessi di Israele si è manifestata in tutta la sua virulenza oggi, Mercoledì 6 Dicembre, con la proclamazione di Washington di spostare da Tel Aviv a Gerusalemme l’ambasciata USA , riconoscendo questa come capitale dello Stato di Israele.

Probabile che la decisione di Trump sia scaturita dalla mente fervida del suo consigliere, il genero ultra sionista, Jared Kushner, l’eminenza grigia che suggerisce a Trump i passi da fare in Medio Oriente (un disastro dopo l’altro) in perfetto accordo con il premier israeliano Netanyahu.

Trump e Kushner per imperizia o superficialità (quando non follia) ignorano le conseguenze di questa decisione che potrebbero essere disastrose non solo per i rapporti degli USA con il mondo arabo e islamico ma anche per gli stessi effetti nell’area Medio Orientale già scossa da guerre e terrorismo dovuti alla politica del caos portata avanti da solito trio: USA, Israle, Arabia Saudita.

La improvvida decisione di Trump rischia di scatenare altre guerre con spargimenti di sangue, fanatismo e nuova ondata di terrorismo e destabilizzazione ma tant’è che Netanyahu rimanga contento e lo stesso Kushner faccia la figura del genio agli occhi dei sionisti che conserveranno per lui eterna gratitudine.

Eppure non erano mancate le avvisaglie e le messe in guardia: la prima era venuta dal turco Recepit Erdogan che aveva avvisato Trump che quella di Gerusalemme era una “linea rossa” che non bisognanva varcare ed aveva promesso che, nel caso fosse varcata, la Turchia avrebbe interrotto i rapporti con Israele e le tensioni con gli USA, già forti per la questione dell’appoggio di Washington ai curdi, si sarebebro moltiplicate. Non erano mancati ache gli avvisi dal presidente dell’Autorità palestinese e da altri esponenti del mondo arabo ma tutto è stato vano. Come un carro armato Trump è passato sopra a tutto ed a tutti ed ha fatto il suo annuncio.

Già nella serata di oggi si stanno moltiplicando le reazioni negative e, per questa volta, neanche gli alleati europei seguono la decisione di Trump, consapevoli della delicatezza del tema.

Hamas ha invitato i palestinesi a “fare del venerdì un giorno di rabbia contro l’occupazione, condannando il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme e il riconoscimento come capitale dell’entità sionista”. La stessa organizzazione ha invitato i giovani della Cisgiordania a protestare e “rispondere in ogni modo possibile alla decisione americana che ha come obiettivo la nostra Gerusalemme” (Al Quds)
Reazioni rabbiose e dichiarazioni di guerra sono arrivate non soltanto come prevedibili dalle organizzazioni della Resistenza palestinese ma anche da paesi arabi moderati quali dovrebbero essere la Giordania e l’Egitto.

Palestinesi uccisi da truppe israeliane

In ogni caso è ancora presto per prevedere e calcolare le reazioni che ci saranno e saranno anche molto violente contro questa ennesima mossa delle tracotanza di Washington e di Tel Aviv che hanno ormai abbandonato ogni politica di moderazione e di dialogo per sostenere la politica della forza. Una politica questa che, dietro la cortina di fumo delle parole e della propaganda, prevede occupazione, insediamenti di colonie, annessione delle terre palestinesi e pretese di annettersi anche Cisgiordania e Alture del Golan, territori occupati dal 1967. Altro che soluzione dei due Stati, una chimera ormai resa impossibile da insediamenti ed annessioni a cui viene dato il colpo di grazia con la proclamazione di Gerusalemme capitale di Israele.

Nessuna considerazione per le risoluzioni dell’ONU e per le norme del diritto internazionale. Come sempre ogni accordo e trattato che riguarda Israele, per Tel Aviv e per Washington, ha il valore della carta straccia e questo spinge altri paesi a considerare del tutto inaffidabili le promesse e gli impegni che gli USA prendono a livello internazionale.
Il tutto avviene in nome del sogno sionista della “Grande Israele” che la stessa Amministrazione USA, in modo incosciente ed improvvido, contribuisce ad alimentare.

*

code

  1. Citodacal 1 settimana fa

    Essendo Gerusalemme la città venerata dalle tre grandi religioni monoteiste, perfino un bimbo capirebbe quanto sarebbe meglio assumesse un ruolo ed un’immagine più neutri e defilati.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. claudio 1 settimana fa

    Non dimentichiamo pure le avvisaglie di pretese sul sinai egiziano dove hanno cominciato ad agire i mercenari al soldo dei giudei, la strage alla moschea è solo l’ultimo episodio di una già lunga sequela di atti di guerra all’egitto per interposta persona. Gli ebrei se la sentono calda avendo al loro servizio il pupazzo americano, lo stanno infatti supportando nella sua presidenza, e lo terranno li per altri anni durante i quali non oso pensare a quante guerre scoppieranno comunque.. killary o trump alla fine dei conti si è dimostrato non esserci differenza..

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. Idea3online 1 settimana fa

    Ed in cambio Israele cosa dovrà offrire? Israele avrà carta bianca in Medio Oriente per poter fomentare il CAOS sull’ORDINE imposto dalla Russia. E’ un gioco rischioso che Israele avrà accettato in cambio di un altro gioco rischioso, o geo-religioso. Non resta alla Russia che posizionarsi come Moderatore tra Sunniti e Sciiti in questo momento così delicato e favorevole per Putin, in quanto sia gli Sciiti che i Sunniti in questo momento sono uniti da un principio comune, e la Russia potrebbe lavorare su questo aspetto per unire economicamente tramite scambi con l’Estremo Oriente il Medio Oriente. Alla mossa Geo-Religiosa, rispondere con una mossa Geo-Economica. Al Caos con l’Ordine. Certo su Gerusalemme probabilmente doveva o dovrà andare così, ma Ismaele era pure figlio di Abramo.

    Rispondi Mi piace Non mi piace