"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Trump, la strategia sulla Palestina ed il “terzo fattore”

di Luciano Lago

Le ultime decisioni prese dal presidente Trump, con il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele ed il prossimo trasferimento dell’Ambasciata USA, potrebbero essere interpretate da molti come azioni unilaterali prive di una logica apparente, al cospetto delle forti reazioni di opposizione che queste stanno incontrando in tutto il mondo, non soltanto nei paesi arabi e mussulmani ma anche fra gli stessi alleati occidentali degli USA.

Cosa ha determinato quindi queste decisioni apparentemente controproducenti per la stessa Amminstrazione USA? E’ tutto spiegabile con una posizione di intransigenza o c’è dell’altro?
Per rispondere a queste domande bisogna considerare che cosa si sta muovendo in realtà da dietro le quinte nella strategia di lungo periodo che viene attuata da Washington.

Non è difficile capire che gli USA stanno cercando di realizzare una rete di vigilanza militare ed economica in tutto il Medio Oriente utilizzando principalmente quei paesi arabi ricchi, come Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, ecc., allo scopo non soltanto di fortificare Israele ma anche per debilitare strutturalmente la Palestina, nel breve e lungo periodo. La Palestina rimane come l’ultimo fronte aperto e l’ultima risorsa per cementare il mondo arabo nel suo insieme per contrastare l’egemonia di USA-Israele nella regione e la causa palestinese viene appoggiata da alcuni paesi oltranzisti come la Siria, l’ Iraq, Iran, ecc. non disponibili a sottostare un compromesso con Israele, come è stato fatto da Arabia Saudita e monarchie del Golfo.

Nel lungo periodo esiste un problema di fondo essenziale e molto più preoccupante che non viene considerato ma che riguarda una questione che supera il contesto palestinese e medio orientale e che riguarda il tentativo ideologico della destra nordamericana, quella più fondamentalista, di arrivare ad una fusione tra il sionismo e le correnti cristiane fondamentaliste, come quelle evangeliche ed altre protestanti. L’idea di una fusione fra queste dottrine è un fenomeno che è andato sviluppandosi già da alcuni anni nel mondo anglosassone e che riguarda alcune organizzazioni molto possenti negli USA che dispongono di un accesso diretto ai grandi media ed al capitale finanziario e queste organizzazioni mirano a trasferire il potere della Chiesa cattolica nell’obiettivo di arrivare ad una riunificazione teologica tra la versione del cristianesimo ed un versione del sionismo, per dominare in pratica lo spazio dove sono presenti i credenti cristiani, ebrei e mussulmani. Vedi: 50 milioni di evangelisti per sostenere Israele

La finalità di questa fusione, che sta procedendo negli sforzi dei propagandisti ed ideologi neocons, non è soltanto quella di attaccare il sud di Russia e della Cina, competitors degli USA, ma anche quella di distruggere l’Islam sciita e quella parte di Islam che segue i precetti più giusti e coerenti del profeta.

Palestinesi in protesta

Questo elemento, quello della guerra ideologica scatenata da i neocons, secondo alcuni analisti , si può definire il “terzo fattore” ed è l’elemento più inquietante a cui non si presta abbastanza attenzione e che sta sviluppando attualmente l’Amministrazione Trump, la stessa che già aveva affrontato nella sua campagna elettorale l’idea di trasferire l’Ambasciata USA e riconoscere Gerusalemme come capitale, pronosticando un avvicinamento tra le correnti sioniste fondamentaliste con quelle cristiane altrettanto fondamentaliste in un processo che si sta sviluppando nella parte radicale della destra nordamericana.

Questo “terzo fattore”, attualmente in evoluzione, significherebbe dichiarare la guerra aperta tra Occidente e mondo mussulmano e M.O., secondo la nota teoria dello scontro di civiltà di Huntington , visto che, se la guerra di civiltà si sta preparando da parte dell’imperialismo USA-Israele, questa necessita di una giustificazione ideologica e tale giustificazione va ricercata nella la fusione tra i settori del sionismo e settori del cristianesimo. Vedi:  Evangelici americani sono dietro Israele

Esistono però ambienti occidentali che sono coscienti del pericolo incontrollabile che questa corrente ideologica implica così come del pericolo di dover subire la supremazia dei settori più reazionari degli USA, mentre una forma di resistenza potrebbe venire da altri settori dell’Europa che sono di fede cristiana cattolica o protestante o che hanno altri interessi economici o energetici, come il caso della Germania, come tutta l’Europa con Russia e Iran o perchè questi hanno una cultura diversa e non vogliono semplicemente essere subordinati agli interessi USA.

In questo senso bisogna inquadrare il vero significato della mossa di Trump come parte di questa offensiva ideologica degli USA e della destra americana fondamentalista che non soltanto attenta contro il popolo palestinese e contro contro la stabilità del Medio Oriente, come del mondo arabo e islamico, ma rappresenta anche un rischio per la pace mondiale in una prospettiva di annientare coloro che si oppongono a questa fusione tra sionismo ed evangelismo e nel piano di Washington e Tel Aviv di sterminare tutti coloro che hanno compreso il pericolo che si sta svilupando, una classica strategia del caos.

Non è un caso che questo stia accadendo adesso ma bisogna comprendere che si sta producendo un cambiamento basilare nella strategia USA che si era prospettata già nell’anno 2002, molto tempo prima, con una informativa pubblicata da un Think Tank USA in cui si avanzava una previsione secondo la quale gli USA non sarebbero stati più la potenza dominante nel 2030. Così nel 2014 il presidente Obama, in un discorso a West Point, rivolgendosi alla parte più dura e fondamentalista delle forze armate USA, dichiarò la promessa che “mai gli USA avrebbero smesso di essere la potenza dominante”.

Con l’avvicendamento avvenuto con l’Amm.ne Trump, alla fine del 2016, nel processo di cambiamento di Amministrazione si è verificato che tutte le guerre USA iniziate in precedenza si trovano adesso in una fase di stanca da cui gli USA non possono uscire ed il Pentagono da alcuni anni ha sottoposto ad una autocritica le sue strategie. Da non molto tempo i responsabili di Washington hanno deciso di cambiare strategia prospettando la riduzione delle oltre 900 basi USA all’estero (molte obsolete) in uno sforzo di moltiplicare esponenzialmente lo sviluppo tecnologico di armi di IV o V generazione per rendere innecesaria una grande presenza militare ma con l’idea di conservarla soltanto in alcuni paesi efficienti con la presenza di più tecnici specialisti ,ubicati nei punti strategici, ove possano far ricevere a questi paesi una massiccia alluvione di forniture di riserve militari in caso di crisi (come accade nella guerra del Kippur ).

US special Forces

Il Pentagono studia di dotarsi di un sistema di armi di nuova generazione impostando una diversa logistica, come nel caso della funzione di Israele considerata come una portaerei terrestre, nel contesto di una strategia relazionata anche con il controllo delle fonti energetiche, petrolio e gas, ove risulta necessario e imprescindibile avere una base ideologica che superi il contesto nordamericano e che sia data dalla fusione tra sionismo e sette fondamentaliste cristiane. Questo presenterà un problema di come conciliare con paesi come l’Arabia Saudita …..ma si potrà superare visto l’interesse strategico della monachia Saudita di conservare il rapporto di alleanza con USA e Israele.

La previsione che è possibile fare sarà quella che, attorno alla causa della Palestina si creerà un ampio fronte di resistenza per frenare quanto possibile questa offensiva da parte delle pretese di Trump e dell’Imperialismo di USA e Israele e in questa occasione si vedrà realmente quali saranno i paesi che avranno maturato l’idea del pericolo che si trovano ad affrontare.

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  1. claudio 1 settimana fa

    A me la decisione di trump sembra abbia il solo scopo di aizzare la reazione di milioni di mussulmani sparsi ad arte in europa dalle politiche migratorie dei burattinai che manovrano trump e gli americani in genere. Sta cosa degli evangelici, e ne conosco diversi, non mi sembra possa avere un seguito così determinante, almeno tra gli italiani. Si, considerano i giudei come loro fratelli maggiori, ma da qui a mettersi a fare delle crociate ce ne corre.. ciao luciano..

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    1. Andrea 1 settimana fa

      La strategia di Trump è molto più semplice, aumentare le tensioni per vendere più armi.

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  2. robyt 1 settimana fa

    “quella parte di Islam che segue i precetti più giusti e coerenti del profeta.”. da quando il pedofilo è anche un profeta? allora per chi scrive queste parole, è vero che ha parlato con l arcangelo gabriele? e tutte le bugie contenute su gesù nel corano
    ? davvero qualcuno sano di mente che non sia sotto ricatto può considerarlo un profeta? e in che cosa sarebbe coerente?

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