Traspare il piano americano per la distruzione dell’Iraq collegato alla strategia anti Iran e Cina

di Luciano Lago
Gli avvenimenti realizzatisi nel corso di questo mese hanno radicalizzato il confronto degli Stati Uniti con l’Iran, che dura da 41 anni e che oggi si è focalizzato sull’Iraq. Ci riferiamo all’omicidio mirato del generale iraniano Soleimani, freddato da un drone americano mentre si trovava presso all’aeroporto di Baghdad in missione diplomatica e con lui Abu Mahdi al-Muhandis, il vicecomandante delle milizie sciite , Hashd al-Shaabi, una formazione che ha combattuto e sconfitto l’ISIS in Iraq.
La storia della guerra USA contro l’Iraq è piuttosto lunga e dura da ben 17 anni, dal primo intervento militare contro il paese arabo fino agli attacchi delle ultime settimane.

Non bisogna dimenticare che gli Stati Uniti istigarono la guerra in Iraq – ai tempi del sunnita Saddam Hussein – contro l’Iran, dal 1980 al 1988, quando fornirono armi per entrambe le parti in modo cinico, al fine di indebolire entrambi i paesi a beneficio dell’irredentismo israeliano.
Le guerre USA in Medio Oriente hanno sempre avuto come loro principale obiettivo il controllo e il saccheggio delle risorse petrolifere dell’area, oltre che il posizionamento dominante di Washington sull’area strategica del Medio Oriente.
La seconda guerra del Golfo, avvenuta nel 2003 contro l’Iraq, attraverso le note menzogne delle armi di distruzione di massa di G. W. Bush, ebbe l’effetto di rovesciare il sunnita Saddam Hussein ma anche quello ( imprevisto) di consolidare il collegamento dell’Iran con con i suoi correligionari sciiti che costituiscono il 75% del paese arabo dell’Iraq, dove ci sono due siti sacri della ritualità esoterica sciita: la sua capitale spirituale Najaf (dove è sepolto l’Imam Ali) e la città santa di Karbala.
Oggi il vecchio piano di Washington e di Tel Aviv di balcanizzare l’area Medio Orientale non è cambiato ma è stato modificato e integrato con un piano B, per effetto della sconfitta subita in Siria e per l’insuccesso del piano nello stesso Iraq con la mancata secessione del Kurdistan.
Attualmente la strategia degli USA/Israele (tramite il quartetto Trump / Mike Pence / Jared Kushner / Netanyahu) si è focalizzata sull’Iraq e diventa più urgente che mai, per i piani di Washington, l’obiettivo di riportare i sunniti iracheni in posizione di potere e favorire a tutti i costi la secessione del Kurdistan.


Non sarà però un lavoro facile e lo testimonia la grande manifestazione anti americana avvenuta a Baghdad e in tutto il paese che ha visto circa 4 milioni di persone nello sfilare in una marcia, impegnati ad urlare slogan contro l’America, richiedendo con forza il ritiro delle truppe USA e dei contractor americani dal paese. Manifestazione censurata dalle Tv occidentali.
L’obiettivo degli USA è arrivare alla scomparsa dell’Iraq come nazione unitaria e ottenere al suo posto tre entità, una sunnita, un Kurdistan autonomo, ed uno stato sciita. Per fare questo gli USA e i loro delegati dovranno contrastare una forte resistenza popolare delle forze sciite, armate ed addestrate dall’Iran che già hanno dimostrato il loro coraggio nelle battaglie contro l’ISIS.

Tuttavia se esaminiamo a fondo, la finalità ultima delle azioni statunitensi in Iraq dobbiamo rilevare che queste non sono soltanto dirette contro l’Iran ma piuttosto queste azioni si snodano verso una serie di obiettivi intermedi per arrivare a bloccare l’espansione della Cina in Medio Oriente. Trump e Pompeo vogliono controllare il petrolio dell’Iraq e impedirne la vendita in Cina, oltre a far deragliare il grande progetto della Via della Seta (la Belton Road) ostacolato da Washington.

In una strategia multidimensionale, dove si deve tenere in conto l’ipercomplessità della configurazione del Grande Medio Oriente , in generale, e dell’Iraq in particolare, l’assassinio del generale iraniano Soleimani a Baghdad ha esposto alla luce del sole il piano macabro del ‘ evangelista e sionista Mike Pompeo ( e soci ) che ha voluto decapitare la forza di Al Quds dell’Iran del suo comandante, una figura considerata dagli sciiti un patriota ed un eroe della lotta al terrorismo dell’ISIS.
Si è trattato di un errore strategico da parte di Washington che non ha considerato quanto le masse sciite irachene e iraniane della regione si siano galvanizzate nel celebrare il martire Soleimani e chiedere a gran voce, con una marcia di milioni di persone, l’uscita delle truppe USA dall’Iraq.

Marcia contro gli USA a Baghdad con 1 milione di persone


Inoltre il presunto piano americano di dissuadere qualsiasi tipo di aggressione, dimostrando la capacità delle forze USA di procedere ad eliminare i propri nemici, attraverso l’assassinio di Qassem Soleimani, si rivela del tutto controproducente.
Con le sue azioni sconsiderate, l’amministrazione Trump ha messo molto più in pericolo qualsiasi personale militare e civile USA che si trova in Iraq e potenzialmente in Medio Oriente, rispetto a prima, tanto che questo sta diventando un problema sempre più evidente per la sicurezza del personale americano.

Come se non bastasse, dopo 17 anni di occupazione ininterrotta sotto tutti i pretesti del mondo, oggi Trump rivendica spudoratamente il 50 percento delle entrate petrolifere dell’Iraq come compensazione per la sua occupazione militare.
Quale sia il vero motivo della presenza delle truppe USA in Iraq lo hanno ormai capito tutti, ben diverso che non il pretesto sbandierato della “lotta al terrorismo”.

Si calcola che le entrate petrolifere dell’Iraq, il secondo maggiore produttore dell’OPEC, hanno prodotto 112 miliardi di dollari nel 2019.
Oggi l’Iraq è sull’orlo del collasso sotto la minaccia delle sanzioni di Trump e del blocco dei suoi conti aperti dalla Banca centrale irachena presso la Federal Reserve Bank di New York, dove Baghdad mantiene le sue entrate petrolifere custodite che rappresentano il 90%. cento del suo bilancio nazionale – come ritorsione per l’obbligo del parlamento iracheno di espellere 5.200 truppe statunitensi.
Le sanzioni finanziarie e il sequestro dei depositi stranieri si stanno dimostrando come l’arma di Trump micidiale quanto le sue bombe nucleari.
D’altra parte le rivelazioni fatte dal premier iracheno uscente, Adil Abdul-Mahdi, espongono quale sia il progetto di Trump del Grande Medio Oriente e la sua doppia trappola per assassinare Soleimani.

Medio Oriente mappa


Gli esponenti neocon di Washington, nella loro strategia di contenimento della Cina, non hanno perdonato la visita del primo ministro iracheno Adil Abdul-Mahdi a Pechino dal 19 al 23 settembre 2019, dove il presidente cinese Xi ha offerto al premier iracheno grandi accordi di cooperazione che hanno per oggetto il petrolio iracheno e le offerte di enormi investimenti di infrastrutture nel paese arabo nell’ambito della Belton Road.
Nell’ambito del programma di sviluppo ” Oil for Reconstruction” , l’Iraq avrebbe esportato 100 mila barili al giorno in Cina, che a sua volta avrebbe preso a suo carico la ricostruzione del paese, collegato l’Iraq alla mitica Via della Seta verso l’Asia.
Non è un caso che, solo una settimana prima dell’omicidio di Soleimani, si erano sono svolte nel Golfo di Oman / Oceano Indiano le esercitazioni militari navali integrate di Russia, Cina e Iran .
Le azioni di Washington in Iraq, con l’omicidio del generale Soleimani, piuttosto che danneggiare l’Iran, stanno portando a un nuovo conflitto in Iraq con il tentativo degli USA di mettere sotto controllo Cina e Russia che non rimarranno inerti a guardare.

1 commento

  • eusebio
    31 Gennaio 2020

    Mentre l’omicidio di Soleimani è stato sbandierato dagli USA la probabile eliminazione del wahabita D’Andrea da parte dei pasdaran non è stata rivendicata.
    Questo vuol dire che la capacità missilistica offensiva iraniana è molto temuta, integrata dagli ottimi radar di produzione cinese e si spera dagli S-400 russi.
    Questo ombrello potrebbe essere subito esteso all’Irak.

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