The National Interest: Gli Stati Uniti hanno dubbi sull’Iran?

Le dichiarazioni di Pompeo rappresentano un drammatico cambiamento nell’atteggiamento di un diplomatico statunitense che solo pochi mesi fa ha cercato di enfatizzare la natura terroristica dei leader militari iraniani.
Interesse nazionale: gli Stati Uniti hanno dubbi sull’Iran?
di Maxim Shilov

l suggerimento che l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump debba trascinare gli Stati Uniti in una nuova guerra in Medio Oriente sembra miope. Ci sono segnali che indicano che l’amministrazione statunitense ha deciso di frenare la situazione, lo scrive Mills in un articolo per The National Interest.

Sembrava che la posizione della Casa Bianca in relazione alla Repubblica islamica dell’Iran mettesse gli Stati Uniti sull’orlo di uno scontro militare nel Golfo Persico. Negli ultimi 30 mesi, la politica mediorientale degli Stati Uniti ha deliziato gli autocrati sunniti e wahabiti dell’Arabia Saudita.
Ora Washington ha dei dubbi.

In primo luogo, come riportato da tre fonti che hanno familiarità con la situazione, il consulente per la sicurezza nazionale John Bolton era in panchina nella migliore delle ipotesi, e nel peggiore dei casi poteva essere tra gli estromessi dall’Amministrazione. Questo può anche essere indicato dalla pubblica polemica tra il presidente degli Stati Uniti e il consulente per la sicurezza nazionale. Voci insistenti e continue
seconde le quali, in meno di tre anni, Trump può dire addio al suo terzo consigliere per la sicurezza nazionale, hanno raggiunto il loro picco la settimana scorsa.

In secondo luogo, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo , uno degli intransigenti per l’Iran, ha pubblicamente respinto le sue precedenti parole secondo cui i negoziati con l’Iran sono possibili solo se Teheran soddisferà le condizioni preliminari degli Stati Uniti.
Ora Pompeo è pronto a trattare con la Repubblica Islamica senza precondizioni. Pompeo ha sincronizzato le sue dichiarazioni con la posizione di Trump, che sostiene pubblicamente la firma di un nuovo accordo nucleare con Teheran. A differenza della maggior parte delle sue controparti repubblicane e della maggior parte della sua amministrazione, il presidente Trump ha mostrato apertamente la sua ambivalenza sul comportamento regionale dell’Iran. All’inizio del 2019, Trump ha detto che, francamente, l’Iran “può fare tutto ciò che vuole”in Siria. La scorsa settimana in Svizzera, Pompeo ha annunciato che gli Stati Uniti “sono pronti per iniziare i negoziati senza precondizioni” .

Lunedì 3 giugno, l’Iran ha respinto categoricamente la proposta di Pompeo di iniziare i negoziati. Il rappresentante del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, ha affermato che l’attuale apertura americana non è altro che un “gioco di parole” . Tuttavia, le dichiarazioni di Pompeo rappresentano un drammatico cambiamento nell’atteggiamento del diplomatico americano, che solo pochi mesi fa ha cercato di enfatizzare la natura terroristica dei leader militari iraniani.

Proteste contro la guerra all’Iran

In terzo luogo, Trump ha sostenuto inaspettatamente la posizione di Pompeo, parlando domenica 2 giugno, contro il suo stesso genero e consigliere anziano Jared Koushner , che è responsabile dello sviluppo di un piano di pace per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Tuttavia, la registrazione audio, che è caduta nelle mani dei giornalisti del Washington Post, indica una spaccatura nel fronte unito degli Stati Uniti. Pompeo ha detto che gli Stati Uniti potrebbero alla fine abbandonare il piano di pace di Kushner, aggiungendo che il numero di difetti nel piano di pace supera i suoi meriti. “Ci sono due cose buone lì, ma ci sono anche nove difetti. Sono fuori dal gioco “, ha detto Pompeo. Trump ha sostenuto il Segretario di Stato, ha affermato che “potrebbe avere ragione”.
D’altra parte, la dichiarazione del 2 giugno del consigliere “anziano” Koushner il quale non cerca di ottenere fiducia tra i palestinesi, che, secondo lui, non sono ancora abbastanza “civili per governarsi, non ha ricevuto molta approvazione a Washington. Non si sa se il “civilizzato” Kushner l’abbia presa bene.

Le tattiche mediorientali delle azioni dell’amministrazione americana possono essere confrontate con le tattiche adoperate rispetto alla Corea del Nord. All’inizio, la Casa Bianca aveva minacciato che la Corea del Nord dovesse affrontare il “fuoco e la rabbia” degli Stati Uniti. Tuttavia, tali dichiarazioni hanno solo messo in luce l’ansia americana per arrivare a seri negoziati con Pyongyang. In ogni caso la questione principale ora è se la nuova retorica di Trump e dei rappresentanti della sua amministrazione riguardo all’Iran non sia solo un fenomeno temporaneo, una tattica o un cambio di atteggiamento reale.

Fonte: Regnum

Traduzione: Sergei Leonov

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