Taranto spera in un rilancio con la Cina dopo l’affossamento subito dai governi della sinistra

Taranto alla ricerca di un ruolo internazionale che le sinistre al governo le hanno negato per decenni. Benvenuta sia la Cina di Xi Jinping in Puglia.

di Elena Quidello

Se per alcuni la visita del presidente cinese XI Jinping a Roma, potrebbe essere stata considerata come un messaggio di sfida all’Europa e alla Finanza globalista, per i paesi del sud Italia, in particolare per una città come Taranto che vanta una storia millenaria, una fiorente civiltà ellenica e un porto considerato il più grande di Europa, la suddetta visita potrebbe rappresentare invece una opportunità di crescita economica immensa che potrebbe far risorgere la città dall’abbandono in cui è stata lasciata per ben 10 lunghi anni , e diventare finalmente la Capitale del Mediterraneo ritornando ad occupare quel ruolo di città egemone che la storia le aveva attribuito nel passato.

Una occasione già persa in precedenza quando, in occasione dei contatti con il gruppo commerciale cinese Evergreen , questo, per l’inconcludenza della classe politica, era alla fine scappato via in Grecia per porre le sue basi di traffico mercantile nel porto del Pireo, con cospicui finanziamenti europei o non europei.
La storia ci insegna che le civiltà nascono e fioriscono sempre in tempi di pace e di concordia tra i popoli, valori per mantenere i quali spesso si deve ricorrere alle armi perché la dualità su cui il mondo si fonda, in taluni casi, fa emergere il male più che il bene e se non si è militarmente forti da difendere questi valori si è costretti a svendere la propria libertà a chi con la forza delle armi o della violenza la impone ai popoli più deboli. I tempi degli eroi sono terminati e per addivenire alla pace talvolta la si deve negoziare anche con chi usa l’arma della prevaricazione finanziaria così che senza gloria e senza onori sul campo, ci si adegua e ci si umilia di fronte al più forte.

E’ quello che è accaduto alla nostra bella Europa, regina di civiltà e oggi vassalla di un più forte potere a cui si deve ubbidire come purtroppo fanno molti politici di sinistra in Italia, capi della chiesa e di Governo, i quali di fronte alle innumerevoli stragi o tentativi di stragi da parte di immigrati mai veramente integratisi, osservano un incomprensibile silenzio , quel silenzio che è tradimento, paura, osservanza, ubbidienza all’impronunciabile ’’Innominato’ .
Di fronte alla scarsa solidarietà dimostrata da questa Europa che, partita con il piede giusto grazie alla lungimiranza dei così detti Padri Fondatori, ha lentamente perso la via della Unità e si è adeguata alle volontà dei banchieri elitari, bisogna ammettere che la visita di Xi Jinping è una visita opportunisticamente valida proprio per tutti quei Paesi del sud Europa che, nel progetto delle elite e delle multinazionali dovevano essere ridotti in miseria con le ormai note strategie finanziarie che le avrebbero strangolate così da cedere di fronte al potere più forte.
In Italia abbiamo dovuto scontare la politica di austerità imposta dai vertici della Finanza globalista per tramite dei burocrati EU; le sanzioni imposte alla vicina sorella Russia con la quale gli intensi e proficui scambi commerciali creavano ricchezza, lavoro e crescita economica; abbiamo dovuto assistere alle guerre immotivate nei paesi della costa sud del mediterraneo, tutte condizioni disastrose che hanno profondamente minato la stabilità economica dell’Italia portandola lentamente ad una graduale perdita della produttività causa la svendita o la chiusura di centinaia di industrie. Il mantra negativo che è stato recitato da politici, economisti e imprenditori nelle interviste o dibattiti pubblici è stato sempre lo stesso: la mancanza di investimenti frena la crescita e impedisce un sostanziale aumento del pil in ambiti nazionali.
Con questo desolante quadro, logica e saggezza devono indurci a riconsiderare la Cina come un necessario alleato commerciale non fosse altro che per ricordare alla diabolica finanza dei Rothschild e company che tra i tanti paesi del mondo da distruggere ce ne sono due che possono sbilanciare quel potere di cui si sono arrogantemente ritenuti i principali detentori certi che, nessun altro paese avrebbe mai potuto superarli per minacciare la loro sovranità mondiale.

Taranto Porto

Noi piccoli italiani , ma grandi nell’ingegno e nelle arti, abbiamo il dovere di difendere la nostra cultura, la nostra esportazione, i nostri manufatti, la nostra sovranità perché è diritto sacrosanto di ogni popolo adoperarsi per la sopravvivenza e il benessere di ogni singolo cittadino e di immigrati regolari che intendono sentirsi italiani ed europei senza ambizioni di prevaricazione ideologica o religiosa perché a ciascuno sia concessa libertà nel rispetto di quella umanità di cui tutti facciamo parte.
Taranto, che, nonostante le sue grandi potenzialità ha dovuto vivere per anni sottotono a causa di eccessivi indebitamenti delle amministrazioni comunali e della fallimentare amministrazione delle sinistre, ora cerca il suo riscatto tramite uno sviluppo economico che nasce dalle sue stesse potenzialità e risorse. Tra queste, la più grande risorsa non può che essere il mare con il suo grande porto e tutte le attività ad esso connesse.
Quando la Germania, dopo il fallimento indotto della Grecia, ebbe la concessione di porti e aeroporti in cambio di un prestito concessole per ripagare i suoi debiti all’Europa, le speranze che il porto di Taranto avrebbe potuto diventare un porto internazionale per le sue enormi potenzialità si persero nel mare della delusione e dello sconforto. A predire una grave crisi per il nostro Sud fu l’ing, Carone ex dirigente della Shell in Argentina e Taranto che così si espresse: – Era quello che da anni avremmo potuto fare nel porto di Taranto, nel nostro mare- diceva Carone.- Con la partenza di Evergreen abbiamo fatto il primo regalo al Pireo grazie all’INCAPACITA ‘di chi amministrava la città e il porto. Adesso con la conquista germanica della Grecia sarà la morte definitiva della nostra città. E a Roma si litiga tra partiti, tra correnti diverse nei partiti stessi … l’Italia chiuderà definitivamente”. Infatti, spiegava Carone, il traffico delle merci tedesche che partiva dal nord Europa fino all’estremo oriente via mare: Amburgo – Gibilterra – Suez. dopo l’accordo con la Grecia e la cessione degli aeroporti greci e del porto di Pireo lo stesso traffico si svilupperà via Pireo -Suez – Estremo oriente. Addio per sempre al progetto tarantino, ‘ Nord Europa -Sud Italia’. La Germania prende tutto e non cede certo di fronte agli ordini della BCE, Commissione e Parlamento!

E come se non bastasse la Germania sigla l’accordo con la Russia per la costruzione del gasdotto denominato North Stream dal Baltico alla Germania, mentre noi italiani abbiamo perso il progetto South Stream concordato già nel 2006: anno questo in cui Romano Prodi sale al Governo(18 maggio 2006) e il Comune di Taranto è costretta a dichiarare il dissesto finanziario con nomina di un curatore Mario Pezzaglia presidente dell’Ordine Straordinario di liquidazione (Osl), ( 23 nov. 2006). Una dimostrazione che la politica nazionale detta quella regionale e quella regionale decide quella locale quando le tre entità , Governo-Regione- Provincia si trovano allineate nello stesso comando politico operativo.
Ritornando al South Stream, Carone continua sostenendo che il progetto South Stream avrebbe dovuto portare il gas in Europa tramite Serbia, Cecoslovacchia, Slovenia, Austria e, tramite la Bulgaria, in Puglia e nel resto d’Italia. Un progetto mai realizzato dopo le sanzioni alla Russia da parte dell’Unione Europea per la questione ucraina. Un vergognoso allineamento alla politica d’oltreoceano dimostrando ancora una volta la sudditanza dell’Europa alle decisioni anche distruttive dei più forti. Ora il nuovo progetto si chiama Turkish stream dove l’accordo con la Turchia e la Grecia prevede il passaggio del gasdotto nel mar Nero. Insomma , più che un accordo, sembra un complotto ai danni degli altri paesi europei e soprattutto al nostro dolente Sud.
Audace e coraggiosa a questo punto risulta essere la politica del Governo Salvini- Di Maio che, per quanto la sinistra tenti in ogni modo di attaccarlo con i soliti ritornelli accusatori, continua imperterrito per una meta difficile senza mai cedere di fronte alle intimidazioni.

L’incontro del presidente cinese e relativa collaborazione commerciale e culturale è ciò di cui un paese come l’Italia, vessato dalle troppe imposizioni UE, ha bisogno per dare alla Finanza mondiale un segnale di non arrendevolezza . Sussistono profondi legami che uniscono la Cina alla città di Taranto. In occasione della festa d’Europa, il 9 maggio 2019, in una conferenza lo studioso Vanni Ninni divulgherà interessanti notizie storiche che dimostreranno come due punti geograficamente lontani in realtà siano legate da significative e costruttive proposte progettuali.
Elena Quidello

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