di Eugenio Orso Quando un topolino ruggisce, solo i pirla possono cascarci, quelli che sanno tutto (e stanno in alto) se la ridono per niente intimoriti. Buon per il topolino, perché così non minaccia veramente i potenti, subendo ritorsioni letali, e può illudere i più deboli, o meglio i più imbecilli fra i deboli. Mi perdonino i topolini, che rispetto e mi fanno addirittura tenerezza, ma le recenti dichiarazioni di Maurizio Landini – artefice delle sconfitte operaie seriali e sostenitore dell’impossibile “democrazia nelle fabbriche”, in solido con Cremaschi – mi paiono proprio il classico ruggito del topo. Ancor meno di un “vorrei ma non posso” caratteristico dei finti rivoluzionari, dei massimalisti e radicali posticci che minacciano durissime lotte sindacali e politiche, mai intraprese.