Strategia di guerra totale dell’Occidente atlantista contro l’Eurasia

di Luciano Lago
La guerra totale che l’Occidente sta scatenando oggi, sotto la guida dell’elite di potere degli Stati Uniti, punta a creare un mondo diviso in due parti. Da un lato, i paesi sottoposti ai poteri imperiali. Dall’altro, coloro che si muovono contro quell’ordine di marca anglosassone o iniziano a guidare un nuovo ordine mondiale multipolare.

A differenza di quanto avveniva in passato, risulta sempre più difficile per un capitalismo degenerativo sviluppare forze produttive efficienti. Infatti, già oggi il sistema della speculazione del capitale finanziario presuppone un freno allo sviluppo sociale in generale. Pertanto, questo ha ridotto anche a grandi passi la capacità di tale sistema nel promuovere il “benessere”, lo sviluppo e la vecchia parvenza di democrazia. Al contrario crescono le disuguagianze sociali, si riduce il lavoro ed i diritti ed aumentano lo sfruttamento e la precarietà dei ceti subordinati. La democrazia è diventata il travestimento sfacciato di un sistema oligarchico basato sulle lobby del denaro.
Non ci sono formule per recuperare i percorsi stabili di aumento del tasso di profitto, produttività, formazione di capitale e occupazione, tanto meno si vede come queste crescite potrebbero combinarsi con il depauperamento ambientale e con l’esaurimento delle materie prime e delle energie fossili, nonché la saturazione dei giacimenti di idrocarburi, tra gli altri fattori critici.

Di fronte a questa crisi, il ceto capitalista cosmopolita, transnazionale cerca disperatamente vie speculative e parassitarie (attraverso quella che è stata chiamata “finanziarizzazione dell’economia”) per estrarre profitto a spese delle popolazioni e per fare del denaro una fonte fittizia di profitto. Inoltre, le elite dominanti anglosassoni optano sempre più per sbocchi distruttivi e bellicosi, in quella che può essere concepita come una disperata forma militarizzata globale di conservazione della supremazia e dei privilegi su nazioni, territori e risorse.

Si rende evidente come queste condizioni si traducano in una geostrategia generalizzata finalizzata a produrre il caos e con esso uno status di guerra permanente nelle varie aree del mondo dove il controllo è sfuggito di mano alle elite anglosassoni.

Non a caso assistiamo ad una accentuata militarizzazione delle relazioni internazionali che si traduce in una spietata e incessante offensiva globale contro quello che potrebbe essere l’embrione di un altro mondo possibile. Quell’embrione è incarnato dalla nuova superpotenza, la Cina, ma le vessazioni “occidentali” sono dirette anche contro la Russia ed hanno spinto entrambi i Paesi a formare un blocco a due molto duro da spezzare. Attualmente questi due paesi esercitano le uniche due controdinamiche mondiali di recupero della sovranità politico-statale di fronte allo sviluppo globale (o globalizzazione) del capitale degenerativo che punta a un nuovo ordinamento mondiale globalizzato.
La Cina, come principale potenza emergente, sta cercando di costruire una forma di internazionalizzazione che inizia a staccarsi da questa degenerazione globalizzata in virtù di una rete multipolare energetico-produttiva e commerciale. Pechino punta a realizzare un’intera area transcontinentale economicamente integrata attraverso quella che è conosciuta come una nuova “Via della Seta”. Trattasi di una colossale opera di infrastrutture che realizza collegamenti con più di cento paesi nei cinque continenti. Implicherebbe un terzo del PIL mondiale, con una fortissima ricaduta in termini di sviluppo.
Con tutti i suoi limiti, la Cina rappresenta comunque un diverso modello di civilizzazione alternativo rispetto a quello occidentale e risulta attrattivo per molti paesi del terzo mondo in quanto non è un modello che impone vincoli e politiche neocoloniali, a differenza di quello occidentale.

A cavallo fra Europa ed Asia troviamo poi una Russia che ha vissuto (sebbene ancora con molte difficoltà e carenze davanti a sé) uno spettacolare processo di sovranità dalle profondità più oscure del collasso sociale a cui aveva portato la caduta dell’URSS, e sta mettendo al suo potere diplomatico-energia -militare al servizio di questo progetto, tanto che sembra iniziare a capire come la sua unica via per il futuro sia puntare ad Est. Va tenuto presente che questa alleanza fa parte della strategia di Mosca per collegare economicamente Europa e Asia in un supercontinente: la Grande Eurasia.
Un progetto questo che permette finalmente alla Russia di trascendere la sua lunga storia di tentativi di inserirsi perifericamente in Europa, per diventare d’ora in poi il fulcro dell’Eurasia. Tale progetto vede la più forte opposizione da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, le potenze marittime che, dai tempi dell’Impero Britannico, aspirano a mantenere il predominio sull’Europa continentale e sul resto del mondo.

Di fronte a questo processo , la reazione delle elite di potere occidentali è stata ed è quella di portare questa offensiva del caos globale fino alle sue ultime conseguenze. Attualmente, gli Stati Uniti – con i loro vassalli che si trascinano dietro – fanno sempre più pressione sui confini russi attraverso la NATO, contravvenendo a tutti gli impegni presi prima della dissoluzione dell’URSS e che compromettevano a non estendendo la NATO agli ex paesi dell’Est o a dispiegare in questi basi militari.
Al contario l’alleanza atlantica, il braccio armato degli USA, diventa sempre più aggressiva nei confronti della Russia nella ricerca continua di provocazioni militari vicino alle sue frontiere.
L’Impero anglo USA punta a portare il caos alle frontiere della Russia, istigando l’Ucraina ad una guerra contro la Federazione Russa con il pretesto di risolvere l’annoso conflitto con la parte secessionista del Donbass.

Il governo fantoccio di Washington in Ucraina svolge il compito assegnato e viene manovrato dagli statunitensi come una piattaforma offensiva contro la Russia. Per tale motivo gli USA stanno inviando centinaia di tonnellate di armamenti a Kiev, consiglieri militari e la stessa Gran Bretagna si è offerta di creare basi marittime sul Mar Nero per conto dell’Ucraina. Il prossimo conflitto sembra che debba avere come epicentro l’Ucraina e minaccia di coinvolgere anche l’Europa con effetti disastrosi.
L’Impero Anglo USA ha messo in atto una strategia simile contro la Cina: sfida all’integralità del Paese asiatico attraverso l’incentivo secessionista di Taiwan, destabilizzazione della zona uigura, stimolo della tensione al confine con l’India, accerchiamento marittimo delle flotte da guerra, ora accresciuto attraverso l’AUKUS, in cui coinvolge formazioni anglosassoni subordinate a danno dell’Europa . Inoltre, gli Stati Uniti danno la priorità a ostacolare ad ogni costo la rotta verso l’Eurasia, motivo per cui hanno intrapreso la devastazione dei paesi a margine di questa area, dal Caucaso all’Afghanistan.

In una epoca di guerra totale il rischio diventa anche globale e l’insicurezza raggiunge ogni angolo del pianeta. Risultano significative le parole del capo della diplomazia europea, il campione della menzogna strategica, fedele servitore della propaganda e della menzogna globale, Josep Borrell, il quale ha detto chiaramente: ” la classica distinzione tra guerra e pace è in calo . Non è bianco o nero. Il Il mondo è ricco di situazioni ibride in cui ci troviamo di fronte a dinamiche intermedie di concorrenza, intimidazione e coercizione e quello che vediamo oggi al confine tra Polonia e Lituania con la Bielorussia ne è un tipico esempio.” Probabilmente questa è l’unica parola di verità che è uscita dalla sua bocca come rappresentante di quell’organismo europeo totalmente subordinato al potere USA, tuttavia ha dimenticato di dire che è l’Occidente che sta conducendo questa guerra, la Russia si difende e ne ha ogni diritto.

Nonostante le bugie, la propaganda e i sotterfugi, la Storia va avanti e non si ferma, lasciando indietro fantocci e comparse che hanno la smania di servire i vecchi padroni per non perdere le loro prebende e privilegi. La spazzatura della storia è abbastanza capiente per accogliere tali personaggi.

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