"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita i distruttori del Medio Oriente

di Luciano Lago

Le guerre e le destabilizzazioni sono divenuti la costante dell’area mediorientale e l’influenza negativa che in questa area del mondo hanno avuto le dottrine del sionismo e del wahabismo, appoggiate dagli Stati Uniti, è un fatto riscontrabile e sotto gli occhi di chiunque voglia analizzare lo svolgimento degli avvenimenti.

Se si va a ripercorrere la Storia degli ultimi 70 anni, non si può negare, nemmeno da parte dei più accesi sostenitori di Israele, che l’influenza del sionismo politico insieme a molte delle azioni e delle politiche dello Stato di Israele, oltre all’oppressione a lungo termine del popolo palestinese, abbia contribuito in modo preponderante alla polarizzazione del Medio Oriente e alla crescita del radicalismo mussulmano.

A parte l’effetto distruttivo e tossico che la creazione del regime di Israele ha avuto al momento della sua costituzione (sulla Palestina stessa, ma anche rispetto ai suoi effetti dirompenti sul Libano, sulla Siria e altri vicini), un effetto distruttivo che ha continuato a manifestarsi anche fino ai giorni nostri oltre i confini del Medio Oriente.

È cosa del tutto dimostrabile, ad esempio, che un programma di lungo termine, elaborato dagli strateghi di USA-Israele, per ridisegnare la mappa del Medio Oriente, è stato portato avanti negli ultimi anni, facendo cadere governi indipendenti e nazioni stabili e alla fine cercando la balcanizzazione e la sottomissione dell’Iraq, Siria , Libia, ed altri paesi con l’ultimo obiettivo prioritario di soggiogare l’Iran che è il loro nemico principale nell’area.

Il vecchio Piano Sionista per il Medio Oriente, noto anche come il Piano Yinon , era la vasta strategia di ricomposizione su base etnica e confessionale delle nazioni arabe per garantire la superiorità regionale sionista attraverso la riconfigurazione radicale di un ambiente geopolitico favorevole a Israele. Questo doveva avvenire attraverso la balcanizzazione delle circostanti nazioni arabe [e non arabe] in entità statali più piccole e più deboli. Il piano fu fatto proprio dalle Amministrazioni USA, a partire da quella dei George Bush che, dopo l’11 Settembre 2001, diede il via al piano con la guerra all’Iraq e la destabilizzazione di quello che era uno dei più forti stati arabi.

Anche la strategia del più recente “Clean Break” equivale essenzialmente alla stessa cosa. Ciò che abbiamo visto finora in Iraq, in Siria, in Libia e persino nello Yemen può essere visto nel contesto della strategia sionista fatta propria dagli Stati Uniti in modo abbastanza chiaro. È particolarmente importante notare che l’Iraq, la Siria e la Libia erano tre degli stati nazionalisti arabi più stabili, moderni, laici, indipendenti e non settari, mentre adesso sono tre aree collassate, divenute geo-settarie, in attesa di essere smembrate a pezzi, salvo la resistenza della Siria e lintervento russo che hanno mandato a monte il piano.

Esplorando il Progetto della “Grande Israele” , non ci sono dubbi che il sionismo sia stato un’imposizione tossica e problematica nella regione e forse nell’area mondiale , con delle conseguenze fatali, tanto più che il regime sionista è stato aggressivamente sostenuto, armato e difeso dai suoi patrocinatori occidentali , in particolare Washington e Londra. Il livello di finanziamento USA verso Israele ammonta a migliaia di miliardi per sostenere la macchina da guerra sionista.

Netanyahu e il monarca saudita

Qualcosa di simile si può dire anche dell’influenza del wahabismo nella regione. Il wahabismo, come il sionismo, non è una setta religiosa antica di secoli, ma un’ideologia relativamente nuova, politicamente espressa ma assolutista, settaria e barbara, predominante in Arabia Saudita.

La Storia ci insegna che le radici moderne del wahhabismo possono essere ricondotte a Najd (la regione geografica centrale dell’Arabia Saudita odierna) e al predicatore del XVIII secolo Muhammad Ibn Abd Al-Wahhab (1703-1792) che affermava di “purificare” l’Islam restituendolo a cosa, credeva, erano i principi originali di quella religione. Lungi dall’essere considerato un’interpretazione legittima dell’Islam, Al-Wahhab fu osteggiato persino dal proprio padre e fratello per le sue convinzioni fondamentaliste e fanatiche. Ma il movimento ha ottenuto una indiscussa precedenza nella maggior parte della penisola arabica attraverso un’alleanza tra Muhammad Ibn Abd al-Wahhab e la casa di Muhammad Ibn Saud, che ha fornito potere politico e finanziario per le ideologie di Al-Wahhab che hanno avuto diffusione.

Alla fine, questa alleanza ha dato alla luce il Regno dell’Arabia Saudita. Dopo il crollo dell’Impero ottomano turco, dopo la prima guerra mondiale, i sauditi presero il controllo dell’Hijaz e della penisola arabica e una nazione fu fondata sui principi fanatici di Al-Wahhab – la forma dominante e dominata dallo stato dell’Islam nel luogo di nascita dell’Islam. Quella dei Saud è stata la dibnastia piazzata dall’Impero britannico a dominare la penisola Arabica ed messa a guardia delle ricchezze petrolifere.

Questo è avvenuto nonostante che l’insediamento della Casa dei Saud come “famiglia reale” e l’insediamento del Regno dell’Arabia Saudita è avvenuto nonostante gli accordi fatti durante la guerra (1914-1918) per sostenere non i sauditi ma gli hashemiti. Furono gli arabi hashemiti, non i sauditi, che avevano lanciato la rivolta araba contro i turchi ottomani e furono i più coinvolti nella campagna. Eppure fu la fanatica [e alcuni sostengono l’eretica] fazione saudita ispirata dai wahabiti fu quella che acquisì il vero potere dalla situazione postbellica, grazie all’appoggio britannico.

Importante fare riferimento a questa storia per sottolineare che il Regno Saudita, di ispirazione wahabita, non era il solo – o addirittura il legittimo – reclamante di quella posizione immensamente potente e privilegiata nella regione. In effetti, allora il potere fu usurpato in modo simile a come i sionisti furono usurpatori, in Palestina, impadronendosi delle terre dei nativi palestinesi.

Se ci domandiamo quale sia stata l’eredità di questa Arabia Saudita ispirata dai wahbi e della sua influenza, è facile constatare come l’influenza sulla stessa Arabia si sia sviluppata su gran parte della regione circostante, oltre al fatto che le dottrine wahabite hanno esercitato un’influenza importante sull’estremismo, sulla nascita del jihadismo e del terrorismo fino all’ISIS di oggi – la vera incarnazione del wahhabismo al di fuori della penisola arabica . Osama bin Laden stesso era un wahhabita. Quasi tutti gli estremisti jihadisti, inclusi altri gruppi Takfiri (come i salafiti), seguono un’ideologia essenzialmente wahabita.

Un “takfiri” , a questo proposito, è un musulmano sunnita che accusa un altro musulmano (o aderente ad un’altra fede abramitica) di apostasia. L’accusa stessa è chiamata “takfir” (in arabo), derivata dalla parola “kafir”, che significa non credente in arabo, ed è descritta come quando “colui che è, o afferma di essere, un musulmano è dichiarato impuro”.

In ogni caso, questo malvagio dogma pseudoislamico è stato metodicamente diffuso in tutto il mondo islamico per decenni, mediante i fondi sovrani sauditi, finanziando “educazione” e letteratura religiosa fanatica verso università e moschee ovunque dall’Egitto e dall’Iraq al Pakistan e Indonesia.

Quel che è peggio, questa diffusione della propaganda ispirata ai wahabiti, finanziata dall’Arabia Saudita, si è diffusa da molto tempo oltre il Medio Oriente e nelle società occidentali, specialmente tra le comunità musulmane nel Regno Unito, in Francia, in Belgio e nei Paesi Bassi.

Terroristi dell’ISIS

Come risultato di questo processo che ha avuto luogo nel corso di molti anni, migliaia di giovani impressionabili sono cresciuti su questa interpretazione estremista dell’Islam, perché in sostanza è costretta a prenderli mentre non hanno accesso ad un’istruzione o a un’informazione più sofisticata. In sostanza, semplicemente non conoscono altra cultura che questa.

Questo tuttavia, è cambiato drasticamente dall’invasione e occupazione illegale dell’Iraq nel 2003, dalla cospirazione NATO in Libia e dalla sanguinosa guerra che è stata imposta alla Siria dal 2011. Di conseguenza, tutti questi paesi sono ora infestati da tutti i modi dalla barbarie degli estremismi fanatici di derivazione wahbita e salafita.

Il cosiddetto “Stato Islamico”, noto come ISIS o ISIL o Daesh che è stato iniettato in Siria e Iraq (con la complicità della CIA), è essenzialmente un movimento che è al 100% ideologicamente derivato dalla dottrina wahabita dell’Arabia Saudita. L’ISIS è l’essenza dell’Arabia Saudita senza un’ambasciata!

Tale connessione è ulteriormente esacerbata dal fatto che le armi e i finanziamenti sauditi e del Qatar sono in gran parte dietro questi selvaggi wahabiti e salafiti, con le guerre sia in Siria che in Libia ampiamente finanziate dai sauditi e dal Qatar e l’emergere dell’ISIS è in gran parte una conseguenza di questo . È stato riferito, per esempio, che i predicatori wahabiti dall’Arabia Saudita sono stati spesso ad Aleppo, in Siria, predicando ai miliziani jihadisti armati per portare a tutti i costi una “guerra santa” contro lo stato siriano.

Eppure, mentre l’Afghanistan e l’Iraq erano soggetti all’invasione diretta (e questo ha causato una destabilizzazione totale), il rovesciamento dei governi di Siria e Libia (due paesi che avevano poca, se non nessuna, influenza sulla crescita del globale Jihadismo) è stato apertamente incoraggiato e sobillato dai principali governi occidentali e dall’Arabia Saudita – tramite l’invio di migliaia di mercenari e la diffusione metodica delle dottrine estremiste in tutto il mondo musulmano.

Risulta ormai chiaro e dimostrato che il wahabismo e l’estremismo praticato dai gruppi fondamentalisti sono stati la leva utilizzata dal trio USA-Israele-Arabia Saudita per destabilizzare gli Stati laici e nazionalisti del mondo arabo ed imporre un cambio di regime.

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