Stati Uniti, BRICS: l’Europa di fronte al cambiamento globale

di Alain Juillet

Il mondo non smette mai di crollare. Mentre la guerra in Ucraina si impantana, nuovi terreni destabilizzati si aprono alle nostre porte. Il Pakistan, dotato di un arsenale nucleare, ha vissuto grandi rivolte popolari dopo l’arresto dell’ex primo ministro Imran Khan da parte dell’esercito con l’accusa di corruzione. Ancora più vicino a noi, la Turchia trattiene il respiro mentre si avvicinano le elezioni presidenziali, che si preannunciano difficili per il presidente uscente Recep Tayyip Erdogan. L’esito delle elezioni, qualunque esso sia, dovrebbe avere conseguenze importanti per l’Europa e il nostro Paese, in particolare per quanto riguarda le questioni migratorie e diplomatiche.
In questo gioco globale, gli Stati Uniti tengono ancora saldamente le redini nonostante l’evidente declino della sua valuta, il dollaro. Washington si piega ma la fine dell’egemonia americana è ancora lontana dall’essere consumata, nonostante un apparente vuoto di potere con la traballante figura di Joe Biden. Il peso delle istituzioni americane, la legge esternalizzata degli Stati Uniti e la loro capacità di destabilizzare su scala planetaria sono tutti elementi che attribuiscono loro ancora un ruolo cruciale che l’Europa non è in grado di contrastare, o addirittura aggirare.

L’Unione Europea, dove la Francia è dominata dalla Germania, è diventata gradualmente una colonia americana con un euro fragile e la voce di Parigi si è gradualmente spenta. La sua diplomazia e la sua politica di non allineamento non esistono più, il suo tessuto industriale e il suo potere agricolo sono stati abilmente smantellati, ed è molto indietro nelle nuove tecnologie avanzate. Ad aggravarne il declino, la demografia è schiacciata dal calo della natalità interna e dall’immigrazione incontrollata e imposta.

Come possono la Francia e l’Europa alzare ancora la testa? C’è ancora tempo? Da dove verrà il coraggio per affrontare un nuovo destino?

Alain Juillet, laureato presso HEC, IHEDN e Stanford, ha guidato i servizi di intelligence della DGSE oltre ad aver avuto un’importante carriera nel settore privato. Alain Juillet è anche uno dei pionieri dell’intelligence economica in Francia, settore che lo ha portato a consigliare vari primi ministri tra il 2003 e il 2009, come Jean-Pierre Raffarin, Dominique de Villepin e François Fillon. In questo video affronta i punti caldi del mondo e le loro conseguenze con uno sguardo sia geostrategico che economico. Dal Pakistan alla Turchia, da Pechino a Mosca passando per Nuova Delhi, Washington, Bruxelles, Berlino e Parigi, Alain Juillet presenta le sfide degli attuali sconvolgimenti globali e avverte del nostro dovere di coglierle.

fonte: TV Libertés via Soleil Aquarius

Traduzione: Gerard Trousson

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