"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Soltanto fallimenti quelli accumulati dagli USA nei confronti dell’Iran

di  Yusuf Fernández

I nord americani hanno cercato in tutti i modi di rendere la vita difficile agli iraniani dai tempi della Rivoluzione Islamica del 1979. Tuttavia, tutti i loro piani sono risultati un fallimento fino all’epoca attuale.
Viene da chiedersi perchè gli USA continuano con la loro politica che li porta di sconfitta in sconfitta di fronte all’Iran e che finisce anche per apportare un vantaggio di posizione allo stesso Iran.

Dopo 36 anni di sforzi, Donald Trump ha pronunciato di recente un forte discorso anti-iraniano in cui ha lanciato varie iniziative non soltanto contro l’Iran ma anche contro i suoi alleati nella regione. Tuttavia, niente indica che tali piani possano avere successo questa volta. La pubblicazione Sputnik , rispetto a questo, segnala che “il servizio di intelligence dell’Iran ed il suo apparato di sicurezza hanno una visione molto chiara e profonda degli avvenimenti che accadono in Medio Oriente e pianificano le loro azioni nel lungo periodo”.

Da parte loro, gli USA non si interessano più che in una forma superficiale per le questioni della regione e hanno cercato di pregiudicare i popoli della stessa regione sospingendoli nei numerosi conflitti di tipo etnico e religioso come mezzo per espandere la loro influenza o quella di Israele.
La strategia USA ha fatto fiasco in Iraq, da dove gli statunitensi hanno dovuto ritirarsi nel 2011, nonostante la presenza attuale di alcune centinaia di militari che hanno operato come consiglieri militari “contro il terrorismo”(sic), dopo un fallito tentativo di stabilire uno stato fantoccio dopo l’invasione del 2003 (si ritrovano oggi uno Stato sciita collegato ed associato con l’Iran).

Iraniani manifestano contro Trump

La stessa cosa è accaduta in Afghanistan, dove le truppe statunitensi si trovano coinvolte nella guerra più lunga della storia degli Stati Uniti senza alcuna prospettiva di vittoria.
Nell’articolo di Sputnik si segnala, “Non è colpa dell’Iran se l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, il Barhrein e l’Egitto boicottano, con la benedizione di Washington, il Qatar e che quest’ultimo approfitta dell’occasione nella migliore forma. Ed il caso del Qatar non è l’unico.

Non bisogna dimenticare quello che è avvenuto nel Kurdistan iracheno la cui indipendenza era sostenuta, in forma più o meno occulta dagli israeliani, dai sauditi e dai nordamericani. Un referendum che cercava di aprire un nuovo fronte in Medio Oriente e minacciava di smembrare l’Iraq, un paese amico ed alleato dell’Iran.
La risposta dell’Iran è stata quella di instaurare un blocco, assieme con la Turchia e con lo stesso Iraq contro la regione curda diretta da Massud Barzani. Una offensiva realizzata dall’Esercito iracheno e dalle milizie di Hashid al Shaabi che hanno preso il controllo di tutta la provincia di Kirkuk, includendo i pozzi di petrolio che sono serviti a suo tempo per fornire Israele. Barzani è stato costretto a dimettersi, essendo lui l’ultimo dei numerosi leaders alleati degli USA che hanno subito la stessa sorte nella regione (utilizzati e poi buttati nella spazzatura della Storia). Il blocco fatto dall’Iran ed il suo appoggio a Baghdad sono risultati determinanti per l’affossamento di questa nuova cospirazione in Medio Oriente.

Trump con i suoi alleati sauditi

In Iraq, la campagna degli USA contro l ‘Hashid al Shaabi si è saldata con un ulteriore fiasco per causa dell’appoggio del governo iracheno alla milizia sciita che conta con centinaia di migliaia di combattenti. Le accuse nordamericane di “terrorismo” ad alcuni leaders della stessa milizia così come la sua qualifica di “milizia iraniana” data dal segretario di Stato degli USA, Rex Tillerson, hanno determinato un ampio rigetto sociale in Iraq.
La stessa cosa è accaduta in Libano, dove gli attacchi continui dei nordamericani contro Hezbollah hanno fatto sollevare non soltanto la comunità sciita, che costituisce un terzo della popolazione del Libano, ma anche tutti i libanesi che appoggiano la Resistenza. Questo ha obbligato anche il ministro degli Esteri libanese Gebran Bassil e lo stesso presidente della Repubblica, Michel Aoun, ad uscire in difesa del movimento libanese di resistenza.

Non bisogna dimenticare neppure lo Yemen, dove la popolazione condanna la politica statunitense di appoggio all’aggressione del regime saudita, nè al Bahrein, dove la maggioranza della popolazione continua le sue proteste contro il regime tirannico appoggiato dagli USA e dai loro alleati sauditi.

In questo modo, ocorre segnalare che le erronee politiche degli USA e dei loro alleati sono finite in un totale fallimento ed hanno facilitato da ultimo l’Iran ad incrementare la sua influenza nella regione. Mentre gli USA rifiutano di vedere la versione e le ragioni delle altre parti e continuano con la loro politica di destabilizzazione e il loro appoggio alle aggressioni dei loro alleati contro i popoli della regione, facilmente Washington otterrà solo di raccogliere ancora più rigetto dalle popolazioni del Medio oriente e nuovi e più sonori fallimenti.

Fonte: Al Manar

Traduzione: Luciano Lago

*

code

  1. nessuno 2 settimane fa

    Gli u$a sono il cancro nel Mondo, senza questa pestilenza che con la sua
    sola presenza causa devastazioni e morte la vita delle popolazioni Terrene
    sarebbe molto più tranquilla, un cancro che si è talmente esteso che sarà
    impossibile estirparlo senza la morte del corpo ospite in questo caso la Terra.
    L?evolversi della situazione e delle misure per marginalizzare la supremazia
    del cancro porteranno certamente a delle sue decisioni di difesa per continuare
    l’egemonia, e se questo non sarà possibile, forse una decisione estrema tipo:
    “Muoia Sansone e tutti i Filistei”.

    Rispondi Mi piace Non mi piace