Siamo conservatori … e rivoluzionari


di Javier R. Portella

In altre parole, conserviamo e innoviamo, manteniamo e rompiamo allo stesso tempo. L’ossimoro (per le vittime del nostro sistema educativo: la contraddizione logica) tra le due esigenze appare evidente. E tuttavia…

In ogni caso potrei invocare che una tale dualità già caratterizzava, un secolo fa, un movimento importante come lo era, ad esempio, la rivoluzione conservatrice tedesca (con figure di spicco come i fratelli Jünger, Spengler, Heidegger e tanti altri). Ma lasciamo ora le invocazioni storiche. Basti dire che o siamo allo stesso modo sia conservatori che rivoluzionari, conservatori e pionieri – ovvero conservatori di una nuova razza, molto diversi dai conservatori tradizionali – o che nessuno dei due lo salva neppure Dio.

Qesto si ricava dal brillante discorso tenuto da Marion Maréchal in un forum conservatore tenutosi a Roma e che, pubblicato in queste stesse pagine venerdì scorso, ha tanto attirato i nostri lettori. Un discorso il cui livello spicca in modo evidente – vale la pena sottolinearlo – contro il linguaggio disordinato e le banalità della maggior parte dei discorsi politici.

Sì, la leader francese ha ragione quando si dichiara conservatrice; quando afferma che, di fronte alla decomposizione del mondo attuale, al cospetto alla follia nichilista che ci circonda, è necessario preservare i valori fondamentali della nostra civiltà. Quale società, inoltre, può esistere se non conserva il più caratteristico di sé, se mette costantemente tutto alla gogna?

Ovviamente. Il problema è che, una volta stabilito quanto sopra, è allora che sorgono i veri problemi. Domande importanti e decisive. E difficile. Vediamoli.

È necessario conservare, sì … Ma conservare esattamente cosa? Non il mondo di oggi, ovviamente; non quel mondo assurdo e grigio, brutto e triste che sta cercando di demolire. Si tratta, allora, di preservare (recuperare, piuttosto) il mondo di ieri, tornare ad esso e ai suoi principi? Neppure questo. In primo luogo, perché la storia (qualcosa che affronta e i reazionari continuano a ignorare) non torna mai indietro (né avanza verso il progresso dei progressisti). Ma c’è un’altra ragione più importante. Sebbene sia possibile risalire ai tempi di ieri, non si deve nemmeno risalire a tempi di cui alcune cose (le vedremo più avanti) meritano sicuramente di essere preservate. Ma non tutte, né lo spirito che li presiedeva. Qualcosa di simile accade con le cose del mondo oggi. Alcuni meritano di essere conservate (ad esempio, scoperte scientifiche e benessere materiale, ad esempio, libertà sessuale e libertà di espressione); ma non tutte le sue cose, nemmeno lo spirito che le presiede.

Si tratta quindi di cadere nel grigio eclettismo e nella morbida equidistanza? Si tratta di dire che “Un poco di questo qua intorno, un po’ là … non cadiamo nell’estremismo … una buona via di mezzo è la migliore”? Niente affatto. Si tratta di ripensare tutto da capo, da capo a piedi, sapendo cosa è necessario rimuovere e cosa conservare (o recuperare) in modo che risulti – in una nuova concezione del mondoche in nulla sembrerà (quando avverrà: non è questione di uno o due giorni) né quella di ieri né quella di oggi .

Estirpare , ho detto: quella parola estemporanea – quasi una parolaccia – che nessuno pronuncia quando parla di cose del genere. Ma è la parola che prevale quando si parla di radici che sono marce. “Le radici del male che ci rode” , diceva Marion Maréchal nel suo intervento, vanno ricercate “nell’astratto cittadino della Rivoluzione francese, separato dalla sua terra, dalla sua parrocchia, dalla sua professione. In quel cittadino del mondo! In quel cittadino del nulla! ” .

Senza dubbio. Ora, cos’è che fa sprofondare questo cittadino nel nulla (e per di più ride, il più sfortunato)? Perché quest’uomo perde i suoi legami, ignora le sue radici, disprezza le sue tradizioni? Perché, diventando astratto, vaga come un sonnambulo in mezzo a nuvole inconsistenti?

Così stupido o così malvagio è quest’uomo (o quelli che lo manipolano)? Ovviamente lo è divenuto! Almeno in parte, fermiamo le sciocchezze. Ma non cadiamo nelle semplificazioni, nella reductio ad stultitiam et malignitatem (così facile, così comoda) in cui a volte cade la nostra gente. Se l’uomo oggi si perde tra le nuvole del nulla, se cerca di riempirle di delusioni aberranti, è per il semplice motivo che è stato lasciato solo. Solo con il suo corpo, solo con la sua materia, solo con la sua morte. Ridotto a quella solitudine, a quell’insanità e a quella morte che stanno alla base della “morte dello spirito”, come viene descritto nel Manifesto che, lanciato da Álvaro Mutis e per il quale si iscrive, diede il nome, diciotto anni fa , al nostro giornale.

La morte dello spirito? … Ma che dici, uomo di Dio! Di questo tema non si parla, non si tratta di politica. Quelle cose non vengono nemmeno sollevate. In primis, perché la maggior parte dei politici non li capirebbe nemmeno, e secondo, perché quelle cose non mobilitano e non possono mobilitare nessuno.

È vero, tali questioni non mobilitano e non possono mobilitare nessuno: nella quotidianità, immediatamente. Ma qui non stiamo parlando di slogan per mobilitare nessuno: qui stiamo parlando del moto ondoso che ribolle sotto ciò che fa vivere e sognare, combattere e mobilitare gli uomini. Oppure fermiamoci … e moriamo.

San Michele Arcangelo

La morte dello spirito… Cerchiamo di capire: il dissolvimento del soffio spirituale che, in mille modi diversi, aveva segnato tutte le culture, tutte le società, tutta la storia: il mondo stesso. Fino all’arrivo del nostro mondo moderno.

La morte dello spirito … È dunque la morte di Dio, il dissolvimento sociale della religione? Si tratta di quel fatto colossale e senza precedenti che nessuno aveva mai conosciuto fino a noi? No. Non si tratta di quello. O sì, piuttosto; ma solo in parte.

Il crollo della religione costituisce solo una delle manifestazioni in cui si incarna la morte dello spirito. [1] Appare insieme ad altri fenomeni: dall’annientamento sistematico del bello che la cosiddetta “arte contemporanea” intraprende (anche per la prima volta nella storia) all’impero della bruttezza e della volgarità che regna nelle nostre città e nei nostri campi, attraversando l’esacerbazione del materialismo e dell’individualismo, per non parlare di tutte le delusioni che diffondono il femminismo e l’ideologismo di genere.

Tutto questo non costituisce, tuttavia, altro che manifestazioni o espressioni di una perdita, di una scomparsa molto più profonda. Se il nulla riversa la sua inanità sul mondo, è perché è svanita la sensazione che in tutti i tempi, in tutte le società, in mille modi diversi, il mondo fosse visto come un alone di senso superiore, impregnato di un respiro spirituale che ha impedito a uomini e cose di rimanere bloccati nella loro materialità immediata, grossolana e mortale.

E fino a quando un nuovo impulso spirituale, un nuovo respiro sacro, batterà di nuovo – ma non nel quadro del mondo di ieri, ma nel mondo di oggi – continueremo a essere sull’orlo dell’abisso a cui siamo ora di fronte.

Torniamo alle questioni propriamente politiche

Buono e necessario è porre fine all’invasione dell’immigrazione che ci sta sommergendo. È buono e necessario porre fine alla dissoluzione antropologica in cui consistono l’ideologia di genere e le sciocchezze del femminismo sfrenato. È bene e necessario porre fine all’arretramento che, esercitato sotto l’egida della nuova classe dirigente – la plutocrazia finanziaria-globalista – colpisce oggi quasi tutto il mondo e configura una sorta di fratellanza senza precedenti che include le classi più popolari, vittime di precarietà, anche ai livelli di una borghesia (detta anche alta borghesia) vittima del saccheggio fiscale. È anche positivo e necessario, nel caso spagnolo, porre fine al cancro in disgregazione del secessionismo basco-catalano che minaccia l’esistenza stessa della nazione.

Buono e necessario, indispensabile è tutto questo. Ma niente di tutto questo si realizzerà senza la forza di un popolo mosso, incoraggiato da un grande ideale, da un ideale più alto. E sarà difficile per un tale ideale svilupparsi e tale forza sarà raggiunta se ci muoviamo solo verso obiettivi di tipo “negativo”, reattivo, di opposizione. Per obiettivi che, come quelli che ho appena ricordato, consistono, in ultima analisi, nell’opporsi ad altri progetti, nel chiudere la strada ad altre ideologie.

Legione Spagnola: celebrazioni rituali Semana Santa

Niente si realizzerà senza la forza di un popolo mosso da un grande ideale, da un ideale superiore.
Alcune idee – quelle dei progressisti – che sono affermative, hanno una sorta di progetto mondiale da offrire. Un progetto che annienta, è vero, il mondo della tradizione; un progetto propriamente nel mondo, ma un progetto, dopotutto, un’affermazione, un’illusione … Non noi. Tutto quello che abbiamo sono obiettivi “difensivi”. Obiettivi assolutamente indispensabili per difenderci dalla minaccia che, sia i progressisti di destra che i liberal progressisti di sinistra esercitano sulla civilizzzione. Ma niente di tutto questo configura un nuovo progetto mondiale, una nuova e stimolante concezione delle cose, una nuova ed emozionante visione del mondo che conserva (o recupera) il respiro che ha permesso ai nostri antenati di forgiare un destino in cui, insieme alla rovina e alla miseria che sempre esisteranno, la grandezza e la bellezza prevalgono.

Dobbiamo però comprenderlo bene. Quello che deve essere conservato (o recuperato) è la richiesta di un respiro spirituale; non il contenuto, non le modalità, non le espressioni che aveva questo respiro nell’Antichità pagana, o nel cristianesimo medievale, o nel Rinascimento pagano-cristiano, o nell’Antico Regime, o in quanto potrebbe rimanere di detto respiro nei primi giorni del Nuovo (e attuale) regime.

Si tratta dell’inebriante (e difficile) compito di forgiare un nuovo respiro, un nuovo spirito, un nuovo progetto del mondo che dia senso, grandezza e bellezza al destino degli uomini che, immersi nella materialità dell’esistenza , manca loro un destino fissato da un Dio, espresso nella figura simbolica di un monarca, incarnato nelle norme intangibili di una Tradizione.

E ‘possibile una cosa del genere? Ovviamente è! Questa non è un’illusione. Nonostante il nostro numero sia ancora insignificante su scala globale, ci sono quelli che, segnati dalla Libertà e dalla sua indeterminatezza, che, non avendo né Dio, né Legge, né Tradizione che determinano i nostri passi, siamo intrisi di un profondo senso spirituale, una profondo ansia per il bello e per il grande, il nobile e l’eroico – e smetto di dire parole che costituiscono, oggi, la vera maleducazione (e forse, presto, gli autentici crimini).

Ma la questione non è se un simile progetto mondiale sia possibile in sé. La domanda è se un simile progetto sia possibile per il mondo. E possibile per il mondo di oggi significa: possibile per tutti – per la stragrande maggioranza, in breve.

Federico II Imperatore della tradizione

È possibile che una visione del mondo completamente nuova fiorisca su scala globale che riprenda il respiro che fino a più o meno un secolo fa permeava l’aria che gli uomini di tutti i tempi e di tutte le culture respiravano, in modi ovviamente diversi? Una cosa del genere è possibile senza implicare (niente illusioni, amici reazionari e conservatori) alcun ritorno allo status quo ante ? Una cosa del genere è possibile quando la religione – solo un elemento, è vero, del soffio spirituale, ma probabilmente un elemento indispensabile – sembra impossibile che possa rinascere di nuovo nel mondo?

Sembra impossibile che possa rinascere di nuovo quando la Chiesa cattolica ha trascorso più di mezzo secolo (il protestante, quasi mezzo millennio …) buttando via il più grande e il più alto che aveva – il suo culto, il suo rituale – pur mantenendo e si compiace di quello che merita l’aggettivo opposto. Ma non è solo questo. C’è ancora un’altra domanda più importante. Come potrebbe il divino rinascere nel mondo quando sembra impossibile assegnargli un posto o uno status ontologico? [Due]

E se la domanda fosse quella di assegnare al divino un posto e uno status profondamente diversi da quelli che gli sono stati assegnati fino ad oggi (ma a gradi diversi) da tutte le religioni?

Forse, forse, forse …

Ma la questione è così complessa e quello che ho scritto è così lungo che sarebbe meglio lasciarlo a un prossimo articolo.

[1] Probabilmente stiamo assistendo, con il dissolvimento sociale della religione, al disastro che tutti quei pensatori dell’antichità pagana avevano tanto temuto (un Cicerone, un Lucrezio, un Epicuro …) che mettevano in dubbio l’esistenza fisica degli dei o il loro coinvolgimento nel mondo, ma consideravano il mantenimento della religione essenziale per canalizzare le ansie ei sentimenti delle persone. O della gente comune, come si diceva fino a tempi non così lontani.

[2] Solo i restanti credenti sono in grado di assegnare uno status ontologico al divino. Ma questo status è limitato al sentimento soggettivo – e legittimo, va da sé – di una fede contro la quale non c’è spiegazione o ragionamento di sorta. Con questo, il credente rafforza solo l’isolamento del divino nella sfera della coscienza soggettiva e individuale. Un’altra espressione, in definitiva, del soggettivismo o dell’individualismo contemporaneo.

Fonte: El Manifiesto

Traduzione: Luciano Lago

2 Commenti

  • Marte
    5 Settembre 2020

    Ecco: la plutocrazia finanziaria e globalista, appunto! E’ questa che fa marcire l’Occidente, è questa che ha causato l’avvilimento dello spirito degli uomini e ha asservito Francia, Italia, Germania, Spagna eccetera eccetera creando un’ideologia e linee di pensiero corrispondenti. L’infrollimento dell’uomo occidentale è partito da qui, solo da qui, poiché non sono tanto le guerre combattute e poi finite che distruggono lo spirito delle nazioni, quanto l’educazione successiva dei popoli capillarmente portati a un pensare debole e senza alcun ideale autoconservativo e autoespansivo.

    • atlas
      5 Settembre 2020

      ‘pasta frolla’ ? Quì nelle Due Sicilie ancora non è così, è razza, è natura. Lo spirito Greco-Romano resiste, è presente. In ogni Comune vi sono palestre molto frequentate di arti marziali, ad hannibal feci conoscere qualcuno, la cultura fisica del corpo quì è molto importante. Basta solo un qualcosa che indirizzi e orienti meglio e al bene una forte forza spirituale latente. Di certo il regime democratico occupante a Roma lo sa e infatti quì la gentaglia in divisa usa la forza e l’abuso contro i propri fratelli in ogni minima occasione; e chi è chiamato a giudicare commina anni e anni di carcere speciale con l’aggiunta di sevizie che nessuno deve conoscere. Perchè hanno paura. Però ho fiducia, anche il più infimo traditore si ricrederà quando si troverà con le spalle al muro, perchè a questo ci stanno portando. Difficile quì si baratti la propria libertà con la democrazia, la democrazia non è nel nostro sangue

      https://www.youtube.com/watch?v=TUiKcT4_YXQ

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