Si rivela un bluff la minaccia di una guerra americana contro l’Iran ?


di Luciano Lago

Analisti internazionali parlano di un rapporto riservato arrivato sul tavolo del presidente Trump in cui si rivela quale sarebbero le conseguenze reali di un intervento militare contro l’Iran. Gli effetti un conflitto nel Golfo Persico sarebbero totalmente catastrofici in quanto, non soltanto incendierebbero l’intera regione Medio Orientale, con il blocco dello stretto di Hormuz da parte iraniana, ma produrrebbero anche una crisi economica ed una recessione mondiale con il prezzo del barile di petrolio che schizzerebbe oltre i 300 $ al barile.
Una crisi di questo genere metterebbe in gravi difficoltà gli Stati Uniti ed i loro alleati e definitivamente fuori gioco la rielezione dei Trump nel 2020, quale responsabile di tale disastro.
Questo spiega la retromarcia fatta dallo stesso Trump sull’Iran negli ultimi giorni quando si è dichiarato disponibile ad un incontro con le autorità di Teheran senza precondizioni.
Mentre negli Stati Uniti sono emerse le preoccupazioni per le garanzie segrete di protezione date date all’Iran dalla Cina e dalla Russia , queste preoccupazioni si basano anche su considerazioni di ordine logistico, poiché la chiusura dello Stretto di Hormuz taglierebbe la Cina dalle forniture petrolifere (sebbene possano essere parzialmente compensate da un aumento delle forniture dalla Russia), ma, sia la Russia che la Cina sono così intrecciate nel sistema del commercio mondiale che, in caso di un collasso di quest’ultimo, le loro economie subirebbero un tracollo per effetto di una grande depressione.
Nel mondo occidentale, gli esperti dicono che la perdita di petrolio provocherebbe un crollo della “bolla” dei derivati ​​finanziari nell’ordine di 2,5 quadrilioni di dollari, facendo precipitare l’economia mondiale in una crisi che potrebbe portare alla fame di massa, poiché non è completamente chiaro se il sistema di pagamento sopravviverà al collasso del sistema bancario globale, con effetti pesantemente a scapito dei fondi presi in prestito. Tutto questo sconvolgerebbe il concetto stesso di commercio internazionale, e lo status precedente non potrà essere ripristinato.


A parte delle conseguenze economiche e finanziarie di una guerra con l’Iran, rimane il fatto che nel rapporto si segnala l’impossibilità per gli USA di procedere ad una invasione dell’Iran ed al controllo dello stretto di Hormuz. I missili anti-nave russi e cinesi ,schierati da tempo lungo la costa dell’Iran, renderebbero impossibile per le navi USA, nello stretto braccio di mare, prendere il controllo dello stesso stretto e ripristinare la navigazione..
Per ottenere il controllo delle coste dell’Iran, occorrerebbero non i 120.000 uomini di cui parlava in New York Times ma, per lo meno un milione di scarponi sul terreno e probabilmente molti di più, come lo stesso Trump ha dovuto riconoscere. Per conseguenza di tale rapporto, Trump ha fermato Bolton e Pompeo dai loro propositi bellicosi, con grande astio di Netanyahu e del principe saudita Bin Salman, i due grandi sponsor di una guerra all’Iran.
Per uno scenario catastrofico di questo genere, il mondo dovrebbe “ringraziare” i pazzi neocon, accecati da una visione messianica, che hanno portato gli Stati Uniti fuori dal “Piano d’azione globale congiunto” (l’accordo sul nucleare) sull’Iran. Questo pseudo-trattato si basava su un’idea completamente falsa secondo cui l’Iran sarebbe in grado di acquisire armi nucleari solo creandole con le proprie forze, sebbene queste siano sempre disponibili sul mercato nero globale, quindi la proliferazione del nucleare è avvenuta da tempo -l’ Arabia Saudita , con le sue miniere sparse per tutto il deserto, per i missili nucleari acquistati dal Pakistan. La Corea del Nord, il Pakistan e altri stati sono disposti a vendere materiale nucleare a un prezzo ragionevole.
Dato che Saddam Hussein e Muammar Gheddafi sono stati uccisi solo perché non avevano missili nucleari, oggi nessun paese può aggiudicarsi una garanzia di pace (e di non essere aggredito dagli USA) sulla base di un trattato- visto che oggi non esiste una legge internazionale in grado di offrire tale garanzia. Le relazioni internazionali sono ritornate quelle dettate dalla forza e dalla legge dei “gangster”.
Le chiacchiere delle Nazioni Unite dovrebbero essere coperte e i chiacchieroni locali dovrebbero essere mandati a casa, risparmiando sugli stipendi e sui privilegi di cui essi godono.

Basi USA circondano l’Iran

Ora – rispetto alla domanda di risorse petrolifere, consideriamo che la Russia oggi controlla 25 milioni di barili / giorno, di cui 11 milioni di petrolio proprio, e 14 milioni sono il petrolio delle sue ex province dell’Asia centrale, che la Russia coprirà in caso di una guerra sullo Stretto, spingendo lì centinaia di migliaia dei suoi soldati e forze militari. La sovrapposizione dello Stretto di Hormuz e la distruzione a mezzo droni di oleodotti alternativi verso l’Oceano Indiano, avranno l’effetto di rimuovere altri 22 milioni di barili/ giorno dal mercato. La Cina produce 5 milioni di barili. Questo significa che, attualmente, il 53% della produzione mondiale di petrolio è fuori dal controllo degli Stati Uniti. Qui sta la soluzione alla crisi intorno all’Iran – gli Stati Uniti , secondo il gruppo di potere di Washington, devono assolutamente riprendere il controllo dello Stretto o, in altre parole, il controllo del mondo, che ora è alla mercé di Russia, Cina e Iran.
Senza considerare cosa accadrebbe se l’Iran dovesse distruggere (e ne ha la possibilità di farlo) le stazioni di pompaggio e il centro di elaborazione in Arabia Saudita, dove si producono almeno 7 milioni di barili al giorno. La distruzione di questo centro da sola porterà ad un aumento del prezzo del petrolio inclacolabile ed a un ulteriore buco nelle forniture.

E questa sarebbe la causa probabile della guerra. Una simile guerra porterebbe al collasso degli Stati Uniti, perché la depressione causata dal crollo di 2,5 quadrilioni di derivati ​​causerà una tale confusione negli Stati Uniti che questo paese, se sopravvive, lo farà in una forma completamente nuova – come la Germania dopo il 1933. Il prezzo sarà terribilmente alto, l’America pagherà per le guerre in cui i “neocons” vorranno coinvolgerla e per gli interessi e le ambizioni di Israele..
La loro guerra “contro il terrore” in Afghanistan e culminata con la distruzione dell’Iraq ha già avuto un costo di sette trilioni di dollari. E la guerra con l’Iran, se dovesse iniziare , costerà cento trilioni.

Missili iraniani per la difesa


Tuttavia, nonostante la volontà quasi distensiva di Trump, non si può escludere che la situazione sfugga di mano per l’azione sconsiderata degli sponsor della guerra che, in questa fase di mobilitazione di forze militari di Washington e della NATO, cercheranno di creare la scintilla che possa provocare l’incendio. Sappiamo bene che sia il Mossad che il potente servizio di intelligence saudita stanno lavorando esattamente a questo: creare una false flag per giustificare lo scoppio delle ostilità contro l’Iran. Il sabotaggio di due petroliere negli Emirati Arabi nella stazione di pompaggio (subito attribuito all’Iran) potrebbe essere stato un primo tentativo, ne seguiranno altri e tutti i media controllati, dalla CNN alla BBC, alla Reuters, CBC e Fox News, punteranno il dito contro Teheran in uno scenario analogo per cui fu puntato il dito contro l’Iraq di Saddam Hussein.
L’Iran però non è l’Iraq , è un paese molto è più grande, fortemente armato e più determinato a resistere fino all’ultimo e Putin e Xi Ping non rimarranno con le braccia conserte ad assistere all’ultima “avventura militare” americana. Questa volta sarà diverso, molto diverso.

4 Commenti

  • Monk
    7 Giugno 2019

    Non solo perchè l’Iran è più esteso dell’Iraq o per i persiani ottimi combattenti, ma soprattutto per la posizione strategica e la morfologia del territorio rende questa follia ebraica impossibile senza scatenare l’ira di Dio. Se i giudei vogliono la testa dell’Iran facciano da soli la guerra con i loro amici beduini petrolieri senza sacrificare altre marionette.

  • Teo
    7 Giugno 2019

    Perfettamente d accordo.

  • eusebio
    8 Giugno 2019

    Questo articolo si lega al fatto che, dato che oggi oltre la metà del petrolio mondiale è controllata da Russia, Cina e asse sciita, alcune famiglie di banchieri perlopiù ebrei, i Goldman Sachs, i Lehman, i Rothshild, i Kuhn Loebs, i Lazards, i Rockefellers,i Warburg, controllano le maggiori banche americane ed europee, JP Morgan, Chase Manhattan, Wells Fargo, BNP, Barclays, le quali a loro volta controllano le maggiori compagnie petrolifere, Exxon, BP Amoco, Dutch Shell, Chevron, e in pratica le banche di proprietà delle suddette famiglie controllano le 12 banche che compongono il sistema della FED USA.
    Ovvero il dollaro è controllato da alcune grandi famiglie di banchieri perlpiù ebrei le quali legano i loro capitali in dollari al petrolio.
    Questo spiega le guerre che hanno travolto paesi ricchi di petrolio come Libia e Irak oppure snodi di vie di comunicazione di petrolio e gas come l’Afghanistan.
    Per tenere in piedi l’egemonia del dollaro devono legarlo al petrolio come moneta per il suo commercio, e per farlo devono controllare le grandi riserve di petrolio, le quali oggi oltre che negli USA, in Russia e nell’Arabia saudita sono in Iran, Irak e Venezuela.
    Questo spiega le rivoluzioni colorate che hanno travolto l’URSS e gli stati successori, spesso ricchi di petrolio, oppure il tentativo di rivoluzione colorata di Tienanmen in Cina tentato da una ONG di Soros dell’epoca, oppure i tentativi di sabotaggio della grande economia cinese con rivolte islamiste lungo le rotte commerciali cinesi, tipo Siria, Filippine, Thailandia, Birmania e da ultimo Sri Lanka, spesso seguite da repressioni da parte delle maggioranze buddiste o cristiane aizzate dalla Cina (non sarebbe male se i cinesi aiutassero pure noi europei contro le nostre grosse comunità islamiche)..
    Insomma la grande finanza occidentale-sionista deve controllare la merce petrolio per avere il dominio dei mercati attraverso il dollaro, ma il colossale consumatore cinese vuole imporre lo yuan e lo sta facendo anche con le armi.
    Uno scontro tra economia finanziaria ed economia industriale, Atene e Sparta, Cartagine e Roma.
    Si sa come è finita.

  • Man
    10 Giugno 2019

    Evidente che la guerra “non conviene”. Fatto messianico o meno qui sembra ripetersi (ipotesi) l’invasione della Russia del duo tragicomico Adolfo & Benito e come finirono al netto del Piccolo caporale.
    Ma ammesso e non concesso come mantieni l’occupazione dei Parti, che tosti sono da sempre e ne conobbero morte le Legioni?
    Lì non passa l’Occidente giudaico-cristiano-greco-romano. Allora? Si alza la posta per il dopo neo Ordine mondiale…il resto è propaganda. Mortale. E per Bibi Benjamin Netanyahu.

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