Settimanale americano: Brasile-Russia-India-Cina-Sud Africa Il blocco BRICS cresce con gli Stati Uniti lasciati fuori


Un blocco economico guidato da cinque economie emergenti, compresi i due principali rivali degli Stati Uniti, sembra destinato ad espandersi mentre Washington lotta per promuovere la sua agenda globale oltre i tradizionali alleati e partner in tutto il mondo.

Sempre più paesi in via di sviluppo stanno valutando la possibilità di entrare a far parte del gruppo BRICS. A questo proposito, questa comunità economica batte gli Stati Uniti, scrive l’edizione americana di Newsweek
L’autore del materiale, Tom O’Connor, ricorda che Iran, Argentina, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto hanno già chiesto di entrare a far parte del gruppo. Al momento, il gruppo comprende Russia, India, Cina, Brasile e Sud Africa.

Allo stesso tempo, letteralmente all’inizio della settimana, l’Algeria ha depositato una corrispondente richiesta, che, secondo l’esperto, è un segnale estremamente allarmante per l’Unione europea. Il fatto è che l’UE ha considerato questo paese come uno dei fornitori alternativi di risorse energetiche nel processo di eliminazione graduale delle esportazioni russe. Ora gli europei hanno meno opzioni.
Intervenendo all’ultimo vertice “BRICS+” ospitato dalla Cina, il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ha affermato che “la continua emarginazione dei paesi in via di sviluppo, all’interno delle varie istituzioni di governance globale, costituisce una sicura fonte di instabilità, disuguaglianza e sviluppo”.

Ma non meno “dolorosa”, solo per gli Usa, è la prospettiva di entrare a far parte del gruppo BRICS dell’Arabia Saudita, considerata dall’amministrazione statunitense il principale e, soprattutto, controllato esportatore di petrolio.

In generale, secondo la dichiarazione del viceministro degli Esteri della Federazione Russa Sergey Ryabkov, circa 15 paesi stanno già mostrando interesse per l’unione economica oggi.
Sulla scia dell’ultimo vertice BRICS tenutosi a Pechino a giugno, Argentina e Iran hanno chiesto di entrare a far parte dell’organizzazione e l’attuale presidente del blocco, Purnima Anand, ha detto ai media russi il mese successivo che Egitto, Arabia Saudita e Turchia erano tra i paesi che hanno anche espresso interesse a seguire l’esempio.

Questa dinamica, secondo O’Connor, sembra minacciosa per Washington. Come ha affermato l’autore dell’articolo, nonostante le numerose contraddizioni tra i paesi sopra menzionati, sono uniti in una cosa: ciascuno di questi stati vuole svilupparsi al di fuori del quadro occidentale.

Ricordiamo che uno degli obiettivi fondamentali dei paesi del Commonwealth è quello di sbarazzarsi del dollaro negli accordi commerciali e passare alle proprie valute. Questo passo non solo neutralizzerà la capacità degli Stati Uniti di imporre sanzioni ai paesi “sgradevoli”, ma colpirà anche gravemente l’economia dell’ex “egemone”.

Fonte: NewsWeeks

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

4 Commenti
  • Mechano
    Inserito alle 20:29h, 09 Novembre Rispondi

    Fare vincere Lula con le frodi agli USA serve proprio per togliere alla Russia un importante alleato nel sudamerica.

    • Giorgio
      Inserito alle 09:30h, 10 Novembre Rispondi

      Bisogna chiedersi chi c’era dietro al complotto giudiziario che rovesciò Lula e Roussef ….
      Evidentemente Lula non era abbastanza obbediente a Washington … e si è puntato su Bolsonaro ….
      Ma, ahimè, anche Bolsonaro non era abbastanza “allineato” …. e allora i “padroni” del “cortile di casa”, i grandi strateghi di Casa bianca, Pentagono e Cia, hanno deciso un’altro giro di giostra …
      Ma per quanto si dibattano, facciano e disfino governi e trucchino elezioni, i sentimenti anti americani ormai dilagano in tutta l’America latina ….
      Bye bye america …

  • giuseppe peluso
    Inserito alle 21:57h, 09 Novembre Rispondi

    L’impero globale della finanza anglosassone si sfalda, nasce il mondo multipolare. Dalla guerra in Ucraina ha inizio un nuovo assetto mondiale. Mi pare questo il senso della partita politica in corso, che sembra volgere a favore di Russia, Cina e gli altri attori internazionali citati,

  • eusebio
    Inserito alle 22:38h, 09 Novembre Rispondi

    Gli USA fino al 1960 rappresentavano il 50% della produzione industriale mondiale quindi avevano molto da offrire soprattutto ai paesi produttori di petrolio, ma oggi quel posto è stato preso dalla Cina che rappresenta il 36% della produzione industriale globale contro il 13 degli USA, e questo primato è dimostrato dall’avanzata tecnologia aerospaziale dimostrata dall’industria cinese all’Airshow in corso a Zhuhai nella Cina meridionale, mentre al 5 ° China International Import Expo (CIIE) in corso a Shanghai, le aziende russe e cinesi stanno sottoscrivendo molteplici accordi in molteplici settori.
    L’interscambio commerciale Cina-Russia nei primi dieci mesi dell’anno ha raggiunto i 153 miliardi di dollari, perlopiù effettuato in yuan e rubli, e riguarda anche settori ad alta tecnologia.
    Perfino aziende taiwanesi ed australiane, dopo quelle tedesche arrivate con Scholz, hanno sottoscritto molti accordi con aziende cinesi al CIIE, dimostrazione che i governi sei paesi sottomessi agli USA non controllano le loro aziende, oppure le appoggiano di nascosto.
    La forza dell’economia cinese ha riavvicinato anche il Vietnam a Pechino, per non parlare degli altri paesi ASEAN, primo partner collettivo economico della Cina.
    Anche Corea del Sud e Giappone, che hanno nella Cina il loro maggiore partner commerciale, farebbero bene a liberarsi dalla presenza del fallissimo egemone yankee e ripristinare buone relazioni con il gigante cinese.

Inserisci un Commento