Segnali importanti: il “momento della verità” per l’Italia si avvicina

di Luciano Lago

Da alcuni segnali importanti, captati in questi ultimi giorni, emerge l’avvicinarsi del”momento della verità” per l’Italia e si inizia a diradare tutta la nebbia delle chiacchiere e delle manovre diversive della politica parolaia ed inconcludente del personaggio fiorentino messo a capo del governo e dei partiti che lo sostengono.

Alla fine della fiera si capisce che i problemi di questo paese sono ben altri che non la riforma del Senato e le altre riforme promesse ma mai attuate dai partiti politici che si sono avvicendati nella gestione governativa.

I dati economici pubblicati ieri dall’ISTAT hanno contribuito a squarciare queste nebbie ed a rivelare tutta la penosa verità all’opinione pubblica che si era illusa di poter essere traghettata fuori della crisi :
Il PIL nel secondo trimestre è calato dello 0,2% rispetto al primo trimestre, e dell0 ,3 % rispetto allo scorso anno. Nello stesso periodo le economie USA e Uk sono cresciute rispettivamente dello 1 e 0,8 %.

Il governo aveva baldanzosamente comunicato che si prevedeva una crescita del + 0,8% entro la fine dell’anno e questo dato viene clamorosamente smentito anzi c’è una buona probabilità che il dato peggiori visto il cattivo andamento della stagione turistica e l’effetto combinato di fattori esterni quali le sanzioni verso la Russia, calo dell’export, dei crescenti oneri per l’operazione “mare nostrum” e l’assistenza ai migranti. Va da sé che questo significherà minori entrate fiscali ed un buco previsto nei conti pubblici che obbligherà il governo in autunno ad una manovra di almeno 25 miliardi se basteranno.

Matteo Renzi fa finta di nulla e muove “il can per l’aria” affermando che “in definitiva si tratta di numeri e che ben altre sono le cose che contano”, dice il fiorentino come se dietro quei numeri non ci fosse una condizione di sofferenza di alcuni milioni di persone (10 milioni di nuovi poveri, aveva calcolato l’ISTAT), di aziende che chiudono e di disoccupati espulsi dal processo produttivo.

Nella giornata di ieri è intervenuto Mario Draghi, l’uomo di fiducia del cartello bancario sovranazionale, e, fra le altre cose, nel suo discorso, ha detto che “è tempo che gli Stati europei (e l’Italia in particolare) consegnino a Bruxelles quello che ancora resta della loro sovranità “per affidarla nelle mani della Troika, naturalmente. Non ci si poteva aspettare altro dall’uomo che ha dato un contributo determinante nel consegnare l’Italia nelle mani delle oligarchie finanziarie sovranazionali ricevendo in cambio una folgorante carriera nelle massime istituzioni finanziarie dalla Goldman Sachs alla BCE.

Quindi la soluzione sarebbe quella di consegnare il paese direttamente nelle mani di quei signori che hanno prodotto l’aggravamento della crisi con le politiche di austerità praticate da cui è derivato il calo dei consumi, la chiusura di migliaia di aziende, disoccupazione e miseria per le famiglie e la contrazione dei flussi finanziari delle banche, con l’enorme esposizione delle stesse banche verso paesi terzi creando una bolla finanziaria di crediti inesigibili, che presto esploderà sui mercati, quegli stessi signori della troika che hanno massacrato la Grecia, per intenderci e che lo stesso si appresteranno a fare con l’Italia.

Un discorso analogo (guarda caso sembra che si passino la voce) aveva fatto poche giorni prima il patron del gruppo Repubblica Espresso, Eugenio Scalfari, quello che più che un gruppo editoriale è il vero partito politico che detta la linea al PD ed ai governi, sostenendo, in un suo editoriale, la necessità di far entrare in Italia, come eccezionale rimedio, direttamente la troika al governo del paese per prendere quei provvedimenti che Renzi da solo non è capace di prendere (leggi privatizzazioni, cessione del patrimonio pubblico, riforme del lavoro, della burocrazia, ecc..). Con questo scaricando Renzi come inevitabilmente succederà, visto che si trattava solo di un personaggio di facciata (come noi avevamo indicato da subito) un Bluff di carte già visto.
I veri poteri decisionali sono esterni, sono da ricercare nell’oligarchia finanziaria sovranazionale, come da sempre noi sosteniamo, mentre Renzi rimarrà fin tanto che gli diranno di rimanere, salvo cedere il passo a chi ha potere effettivo, “ubi maior, minor cessat” dicevano i latini.
Non c’era bisogno di consultare i grandi esperti di politica per arrivare a tali conclusioni, a Roma, nei quartieri popolari, fra i frequentatori dei bar della Garbatella, di Tormarancio e del Tuscolano, già si diceva da tempo che “er cazzaro fiorentino” (come viene chiamato poco rispettosamente per la sua carica) “nun regge fino all’autunno”.

L’altro segnale importante proviene dal direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli, il quale aveva descritto lo scenario che ci aspetta nel prossimo autunno «quando vedremo realizzarsi le peggiori nemesi nella manovra economica, che potrà prevedere il ricorso ad un probabile prelievo forzoso sui conti correnti», una riedizione di quanto fatto nel ’92 da Amato, ed allora si prevede che entrerà direttamente in azione la Troika di Bruxelles e,una volta messo da parte il loquace fiorentino, si metterà all’opera per privatizzare e vendere, patrimonio statale, palazzi, musei, caserme, aziende pubbliche, beni demaniali, isole comprese, esattamente come fatto in Grecia.

Questa la triste situazione di un paese come l’Italia, privato di una sua sovranità monetaria, ridotto al livello di una colonia, costretto a prendere in prestito una moneta straniera, dietro interessi, per poter finanziare la sua spesa pubblica con l’obbligo aggiuntivo di portare il bilancio in pareggio, cosa impossibile in un periodo di recessione economica senza mettere alla fame buona parte della popolazione.

Che il De Bortoli abbia detto qualche cosa che non dovesse dire, è emerso dal fatto che sia stato subito dopo dimissionato dalla direzione del giornale, forse perché aveva alzato il sipario di fronte alle prossime mosse dell’oligarchia finanziaria.

Mettiamo insieme tutti questi segnali, aggiungiamoci la pesante situazione internazionale, che gli italiani, inguaribilmente provinciali, ignorano ma che non è mai stata così critica come oggi dalla fine dell’ultima guerra, tra il caos in Medio Oriente e la destabilizzazione di paesi anche a noi vicini come la Libia, guerre dalla Siria all’Iraq, guerra in Europa in Ucraina con accollo dei debiti di quel paese sulle spalle della UE, sanzioni alla Russia e minacce di guerra in Europa. Ne abbiamo abbastanza per capire che, se una sterzata vuole essere data al paese Italia, i centri di potere sovranazionali approfitteranno di questa situazione contingente per imporre le loro direttive che saranno rigorose e dolorose (per non dire disastrose). Si potrà addurre una “emergenza democratica” o una “mobilitazione per nuove missioni di pace”, le occasioni non mancano, dalla Croazia alla Libia. Un copione già visto ma sempre valido.

D’altra parte non l’avevano forse detto chiaramente anche i vari personaggi dell’elite finanziaria che le crisi servono per imporre quelle scelte impopolari che in tempi normali sarebbe difficile prendere e fu molto esplicito anche il prof. Monti a suo tempo quando disse che “servono crisi e gravi crisi perchè vengano cedute le sovranità degli Stati all’Europa (leggi all’oligarchia finanziaria).
In realtà il piano era pronto da molto tempo e si è andato concretizzando con gradualità: da Mastricht in poi c’è stata una decisa accelerazione e, grazie all’acutizzarsi della crisi economica, si va speditamente verso la sua completa attuazione: fare un ulteriore passo in avanti nello spodestare gli Stati nazionali di ogni residua sovranità ed i popoli delle loro identità nazionali (grazie all’apporto di una immigrazione incontrollata) per realizzare un nuovo ordine mondiale strettamente diretto dalle oligarchie finanziarie e subordinato agli interessi di queste.

I personaggi come Renzi, come Letta, come Monti e gli altri politici italiani, vengono utilizzati come esecutori di direttive che partono dalle centrali di potere esterne, successivamente, quando ormai non servono, vengono scaricati o parcheggiati alla meglio in posizioni dove non possano fare danni e loro stessi devono anche prestare attenzione a non parlare fuori dagli schemi poichè tutti “tengono famiglia” e sono soggetti al ricatto. L’Italia è un paese dove un incidente aereo simulato (come Mattei), un “caffè alla Pisciotta” (come Sindona), un suicidio pilotato (come Calvi) o un sequestro architettato con esito infausto (come Moro) o alla meglio un esilio dorato (come Craxi) può essere dietro l’angolo per chiunque.

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