Russia e Ucraina sull’orlo del conflitto mentre gli USA installano missili nucleari

analisi di Luciano Lago

Si avvicina una nuova crisi dei missili come quella di Cuba nel 1962? Fu allora che il mondo si salvò da una guerra nucleare con intense consultazioni che avvennero fra il presidente USA, John Kennedy, e il suo omologo dell’URSS Nikita Krusciov.
Adesso sembra che, dopo quasi 60 anni, si ritorni in quella stessa situazione a parti inverse. In Ucraina le forze USA hanno iniziato ad installare missili termonucleari puntati contro la Russia, vettori che possono raggiungere in pochi minuti obiettivi sul territorio russo, incluse le città come Mosca e San Pietroburgo.

Le basi missilistiche si trovano alla frontiera stessa della Federazione Russa, minacciando gli obiettivi sensibili e questo si prevede che produrrà una forte reazione da parte di Mosca che avverte della minaccia incombente. Questa nuova mossa degli USA si somma alle manovre nel Mar Nero della flotta della Nato ed alla concentrazione di truppe NATO in Ucraina, con le continue provocazioni alle frontiere della Federazione Russa.
Lo stesso governo di Kiev sta esortando gli USA a stazionare le sue truppe e sistemi missilistici in Ucraina ed a installare basi militari a pochi Km. dalla frontiera. Si può indovinare cone reagiranno i russi e questo di sicuro andrà ad incrementare le tensioni già molto alte con l’Ucraina.

Lo sviluppo degli avvenimenti inevitabilmente rende sempre più imminente il momento di confronto fra gli USA e la Russia e questo accade nello stesso momento in cui si stanno effettuando grandi esercitazioni militari russo cinesi in Asia, nel territorio della Cina, da cui viene inviato il messaggio a Washington del blocco consolidato di alleanza militare fra le due superpotenze euroasiatiche.
Il fatto che gli USA installino adesso basi militari e missilistiche in Ucraina non passerà inosservato da parte di Mosca ed analisti militari prevedono che questa potrebbe essere la spinta decisiva per Putin per rompere gli indugi e invadere parte dell’Ucraina per disattivare il pericolo prima che diventi definitivo, con un grande rischio di conflitto generale.
In alternativa la Russia potrebbe rispondere riconoscendo l’indipendenza delle due repubbliche del Donbass e inviando proprie truppe e attrezzature militari in aiuto dei secessionisti. Questo renderebbe definitiva la spartizione dell’Ucraina e annullerebbe qualsiasi possibilità di accordi futuri sulla base di quelli raggiunti a Minsk, che l’Ucraina ha sempre rigettato.

Missili USA in Ucraina
Rampe missili USA in Ucraina

Un’altra opzione per Mosca potrebbe essere quella di far installare a sua volta missili nucleari in Venezuela, a poca distanza dalle coste della Florida, ripagando Washington con la stessa moneta e minacciando gli obiettivi sul territorio nord americano. Sarebbe un braccio di ferro dagli esiti incerti ma potenzialmente esplosivi.

Il comportamento avventato della dirigenza ucraina non si spiega se non con il fatto che Zelensky e compagnia si sono cullati nell’illusione che i problemi dell’Ucraina (perdita dei territori, crisi economica, perdita del gas russo) sarebbero stati rapidamente risolti dagli USA e dall’Occidente con la sua guerra di sanzioni che avrebbe piegato la Russia e l’avrebbe costretta restituire la Crimea ed a riconoscere la sovranità sul Donbass, rinunciare al Nord Stream 2 e sovvenzionare Kiev per il passaggio del gas. Illusioni infantili che non hanno tenuto conto della realtà per cui il loro paese viene usato da Washington in funzione antirussa ma che sarà inevitabilmente scaricato quando non servirà più ai loro fini. Gli Stati Uniti guardano esclusivamente ai loro interessi e le ultime vicende dell’Afghanistan (così come quelle precedenti della Libia, dell’Iraq o del Vietnam) dovrebbero insegnare qualche cosa in proposito.


Una cosa è certa: con le sue pro offerte agli Stati Uniti di utilizzare il proprio territorio per un attacco alla Russia, il presidente Zelensky, si sta sparando da solo un colpo sui piedi e le conseguenze potrebbero essere quelle della sparizione dell’Ucraina come Stato autonomo.

Gli avvertimenti che Putin aveva lanciato alla governance ucraina non sono stati ascoltati e questo farà ricadere la responsabilità dei prossimi eventi direttamente sulla testa dei politici ucraini, in primis dello stesso Zelensky che su tale questione si gioca tutto.
Come dicevano saggiamenti i latini, “quisque faber fortunae suae”.

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