"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Roma, protesta al liceo Augusto: “Fuori l’Anpi dalle scuole”

“Chi esulta per l’omicidio di una tredicenne non ha nulla da insegnare: fuori l’Anpi dalle scuole!”. Questo il testo dello striscione esposto dal Blocco Studentesco durante il blitz messo in atto questa mattina al Liceo Augusto di Roma per protestare contro quanto accaduto sabato 28 ottobre nell’istituto, “quando – denuncia il movimento degli studenti – un delegato dell’Anpi invitato a parlare dal collettivo del liceo ha apostrofato come ‘feccia’ i ragazzi e le ragazze che militano nelle file di movimenti come il Blocco Studentesco e ha oltraggiato la memoria di Giuseppina Ghersi, 13enne stuprata e uccisa da una banda partigiana”.

In particolare, spiega il Blocco studentesco, “l’esponente dell’Anpi, incalzato da alcuni studenti con domande sui crimini partigiani e messo di fronte al caso della Ghersi, di recente tornato alla ribalta della cronaca proprio per la feroce opposizione dell’Anpi a che venisse apposta una targa in sua memoria nella città di Noli, ha affermato che ‘l’unico errore dei partigiani fu quello di non ucciderla prima poiché era una spia fascista’”.

“A chi ancora oggi – sottolinea il Blocco studentesco – alimenta odio e rancore e racconta una versione faziosa e velleitaria delle vicende storiche del nostro paese, a chi distrae gli studenti dalle battaglie quotidiane a difesa dei loro diritti e vorrebbe riportare questa nazione indietro di secoli non vergognandosi nemmeno di esultare per il brutale omicidio di una bambina di 13 anni, a costoro, peraltro finanziati e sostenuti dallo Stato italiano, il Blocco Studentesco risponde che non c’è scuola in cui siano graditi e che saranno contestati ogni qual volta torneranno a commettere simili infamie”. ( Fonte: ADNKRONOS)

ex partigiani dell’ANPI

Nota: Qualcuno ingenuamente potrebbe domandarsi perchè, a distanza di oltre settanta anni dalla fine del ventennio fascista, associazioni di sinistra come l’ANPI, finanziata dallo Stato, cerca di ricreare il fronte dell’Antifascismo creando polemiche, falsificazioni narrative e ricostruendo faziosamente avvenimenti storici.

La spiegazione esiste ed è da ricercarsi nel terrore della sinistra mondialista di essere scavalcata e smascherata presso l’opinione pubblica per le sue responsabilità di subordinazione ai grandi potentati finanziari transnazionali, oltre che per la sua complicità nel voler ridurre l’Italia ad un grande campo profughi per migranti economici, favorendo l’africanizzazione strisciante e l’islamizzazione che diventa la prospettiva reale di questo paese.

Per questo motivo la sinistra mondialista cerca di alzare strumentalmente lo schermo dell’antifascismo in modo da “distrarre l’attenzione” e occultare la sua subordinazione ai potentati finanziari ed alle centrali di potere sovranazionale che pilotano verso la destabilizzazione sociale del paese.

Nessuna meraviglia che, pur di nascondere il ruolo servile di utili idioti del grande capitale, gli esponenti della sinistra hanno ideato il nuovo grande schermo, sempre efficace, dell’antifascismo vecchia maniera che, oltre a giustificare i finanziamenti pubblici all’ANPI, viene utilizzato dai “compagni di merende” dei Soros, dei Monti, dei Marchionne, della Clinton e dei grandi speculatori, per coprirsi le spalle e denunciare fantasiosi pericoli di risorgenza fascista e deviare l’attenzione dalla svendita del paese alle centrali del potere finanziario.

Vedi anche: I “talebani” dell’antifascismo alla guerra contro i simboli dell’odiato ventennio

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  1. Eugenio Orso 2 settimane fa

    Mi chiedo che futuro abbia l’ANPI, ma prima di tutto per una questione di età, fin troppo palese …
    Coloro che furono partigiani nel ’43, nel ’44 e nel ’45 oggi, se va bene, dovrebbero avere novant’anni o poco meno.
    L’ANPI si esaurirà, oppure (più probabilmente) sarà tenuta in vita da sinistroidi al servizio della finanza che nulla hanno a che vedere con la resistenza, svolgendo una funzione di cane da guardia del politicamente corretto, dell’interpretazione della storia come vollero i vincitori e della democrazia elitista.

    Cari saluti

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  2. Citodacal 2 settimane fa

    Le bestie restano sempre tali, a prescindere dalla divisa che indossano.

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    1. animaligebbia 2 settimane fa

      Finalmente vediamo che anche i giovani ne hanno le palle piene della lezioncina da mandare a memoria confezionata dai padroni del discorso.Anch’io sono del parere che sarebbe interessante sapere a chi appartiene il marchio anpi dato che i partigiani dovrebbero essere morti o seppelliti in ospizio.

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  3. Annibale55 2 settimane fa

    Sono perfettamente d’ accordo con gli studenti e a parte i crimini commessi andrei pure a vedere i benefit che hanno goduto.

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    1. XD 2 settimane fa

      Finalmente i giovani, spero, cominciano a capire che anche queste associazioni dovrebbero sparire…e a capire che la storia non è mai buona. É vita vissuta ma a raccontarla sono i vincitori e quindi parziale. Non è questione di essere di destra o sinistra tutto deve essere criticabile.

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      1. Citodacal 2 settimane fa

        Verso la fine della guerra nella frazione collinare da cui ora sto scrivendo vivevano mia nonna, con mia madre e mio zio suo fratello (il nonno era imbarcato nella MM). Un bel dì si presentarono due giovani soldati tedeschi stremati e affamati per arrendersi e subito intervenne la formazione partigiana locale; i più facinorosi di loro erano intenzionati a passarli sommariamente per le armi senza pensarci sopra, i più riflessivi volevano invece consegnarli all’autorità come regolari prigionieri di guerra. Poiché il dilemma tardava a giungere ad una conclusione, e pareva invece che la forza bruta e sommaria riuscisse a prendere il sopravvento, si misero di traverso le donne della frazione, tra cui mia nonna: “S’ai masiì, av cavum i oeucch cui furslein!” (tradotto dal dialetto dell’Oltrepo pavese significa: “Se li uccidete vi caviamo gli occhi con le forbici!”).
        I due giovani soldati tedeschi vennero poi consegnati all’autorità come prigionieri.
        Nessuna di quelle donne, come molti degli uomini di quel periodo che conobbi da anziani dopo la mia nascita, aveva mai parteggiato per il fascismo o per il comunismo.
        Non esistono uomini buoni e cattivi (“Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono”, risponde Gesù a chi gli chiedeva cosa poter fare di buono); esistono piuttosto esseri umani i quali, a prescindere dalle idee che li animano, intendono assumersi la responsabilità dei propri atti innanzi alla propria più intima coscienza (la quale, conoscendone l’origine divina, sa essere il giudice più severo e intransigente, ma anche giusto), cercando quotidianamente di tracciare quella linea invalicabile, e troppo spesso assai sottile, che distingue l’essere umano dalla bestia (1).

        (1) Diciamo “bestia” per intendere la parte infraumana dell’individuo, la quale sa essere degradante perfino rispetto all’animale, il quale segue le leggi dell’istinto naturale e non conosce la malizia, l’odio né altre amenità pertinenti alla sfera precipuamente umana.

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        1. Annibale55 2 settimane fa

          Grazie di questa testimonianza. Complimenti alla nonnina.

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          1. Citodacal 2 settimane fa

            Sul fronte orientale, ove il tono degli scontri divenne talora veramente bestiale, capitava che le “babuske”, le vecchie donne russe chiamate così dal nome del fazzoletto che portavano sulla testa, dessero qualche aiuto ai giovani soldati avversari, soprattutto agli italiani ma in alcuni casi, se ben ricordo anche ai giovani tedeschi (ormai le testimonianze sono tali da smentire l’immagine stereotipa per cui i soldati germanici fossero indistintamente brutali invasori ed assassini): spesso si trattava di cibo – le note patate bollite ad esempio –, o del lavaggio degli indumenti, oppure dell’alloggiamento in qualche locale riparato dal freddo pungente (e fanti e bersaglieri italici ricambiavano coll’aiutare nei lavori agresti più pesanti).
            Per spiegare simile comportamento complessivo si può pensare di “scomodare” il sentimento materno (che negli ultimi tempi par essere diventato quasi motivo di vergogna per la virilità dell’uomo emancipato e globale…): moltissime “babuske” infatti avevano al fronte più d’un figlio della stessa età dei giovani invasori e probabilmente non riuscivano a comprendere il perché tanti giovani di differenti nazioni dovessero ammazzarsi tra loro, piuttosto che provare a convivere in un modo o nell’altro, essendo che la vita sa già mostrarsi abbastanza dura in sé stessa.
            Diversamente da quanto la retorica sessista ci racconta, il sentimento materno non è esclusiva prerogativa della donna, bensì della metà femminile, del pari alla virilità, intesa nel senso corretto e spirituale, che lo è della metà maschile, cosicché qualsiasi individuo, a prescindere dal sesso di manifestazione, può vivere ambedue le sfere attraverso diverse modalità, ma eguale intensità e intento. Prova ne è il fatto che il mondo, così come annovera gli Attila e i Caligola, ma anche le Cornelie madri dei Gracchi e le Giovanne d’Arco, elenca, prima ancora delle contemporanee Hillary ed “Anghela”, le varie Messaline e Giulie Agrippine, per non tralasciare, sebbene in scala di minor notorietà, i tipi come la contessa ungherese Erzsébet Báthory, conosciuta alla storia per aver esercitato il vezzo di fare il bagno nel sangue di qualche centinaio di giovani contadine vergini, per mantener costantemente la propria giovinezza.

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        2. Salvatore Penzone 2 settimane fa

          “Non esistono uomini buoni e cattivi (“Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono”, risponde Gesù a chi gli chiedeva cosa poter fare di buono); esistono piuttosto esseri umani i quali, a prescindere dalle idee che li animano, intendono assumersi la responsabilità dei propri atti innanzi alla propria più intima coscienza (la quale, conoscendone l’origine divina, sa essere il giudice più severo e intransigente, ma anche giusto), cercando quotidianamente di tracciare quella linea invalicabile, e troppo spesso assai sottile, che distingue l’essere umano dalla bestia”

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  4. Stefano radi 2 settimane fa

    Molto ben scritto, in particolare nella sintesi finale che spiega semplicemente lo sporco lavoro di mistificazione della storia attuato in questi 70 anni producendo l’ignoranza attuale della societa’, della quale si servono i governi fantoccio che governano inopinatamente l’Italia. Queste organizzazioni studentesche sono l’unica autentica speranza democratica per la salvezza dell’Italia .

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