Rinnovata e pronta la squadra di “squartatori” specializzati dell’Arabia Saudita al servizio del principe ereditario Bin Salman


di Luciano Lago

Mohamed bin Salmán, il principe ereditario dell’Arabia Saudita ha autorizzato una nuova campagna segreta per silenziare i dissidenti del Regno Saudita. Questa campagna per la verità era già iniziata da almeno un anno prima della barbara uccisione (con squartamento) del giornalista dissidente saudita, Jamal Khassoggi, ed in questa campagna erano stati compresi episodi di sequestro, detenzione e tortura di cittadini sauditi dissidenti o critici con il Regno e la sua politica, secondo le informazioni confidenziali in possesso delle intelligence occidentali e di altri paesi.
Dopo il caso clamoroso dello squartamento di Khasoggi nel consolato di Istanbul e delle reazioni indignate che questo aveva provocato, una volta cadute queste nel disinteresse dei media e opportunamente silenziate dai grandi protettori del Regno, Stati Uniti e Gran Bretagna, il principe è ritornato ad attivare questa campagna che era stata soltanto momentaneamente sospesa.
Il principe aveva curato personalmente la creazione di un corpo speciale di interventi rapidi, una squadra composta da circa 50 persone, specialisti ben addestrati a eseguire il lavoro senza lasciare tracce in totale riservatezza. Si tratta del “battaglione della morte”, denominato dalle autorità saudite, “Battaglione Nimr “(tigre) che si è specializzato nel condurre operazioni contro elementi e gruppi dell’opposizione che risiedono all’estero, come ha confermato lo stesso network britannico BBC , nella sua versione in arabo.

Principe bin Salman con l’agente capo squadra speciale (cerchiato in rosso).


Il gruppo operava sotto la supervisione di Saud al Qahtani, un fiduciario del principe e di un certo Maher Abdulaziz, agente dei servizi di intelligence del Regno, abituato a viaggiare spesso con il principe, era lui l’elemento che dirigeva le operazioni sul terreno.
Alcune di queste missioni clandestine sono state realizzate già nel 2017 e sono state coperte da totale segretezza ed hanno visto anche il rimpatrio forzato di alcuni cittadini sauditi residenti in altri paesi arabi, una forma di sequestro di persona. Questo era accaduto ad esempio nel caso di una cittadina saudita, insegnante di linguistica universitaria che aveva denunciato le torture delle donne in Arabia Saudita, aveva creato un Blog ed aveva tentato di suicidarsi dopo essere stata sottoposta a torture psicologiche da parte della polizia speciale saudita.


Il lavoro della squadra speciale, alias “Battaglione Nimir”, era stato costante nell’anno 2018 ed aveva riguardato almeno una dozzina di casi, in alcuni di questi con la soppressione fisica del dissidente (come nel caso Khasoggi), in altri con il sequestro e rimpatrio forzato. Il caso Khasoggi è stato soltanto il caso più clamoroso dove la segretezza è venuta meno anche grazie alle indagini della polizia turca. Adesso si preannuncia un nuovo grande lavoro per la “squadra squartatori”, opportunamente rinnovata e integrata con nuovi specialisti.
Il regime saudita, oltre ad essere notoriamente il principale sponsor dei gruppi terroristi salafiti che operano all’estero, come l’ISIS e Al Nusra, ha una lunga storia di esecuzioni capitali e di tortura degli oppositori ma questo non ha mai impensierito i suoi stretti alleati, Stati Uniti e Gran Bretagna, impegnati a rifornire il Regno di gigantesche forniture di armi e nell’ utilizzare le forze del Regno per il “lavoro sporco” , come la campagna di sterminio che questo conduce nello Yemen o l’utilizzo dei gruppi terroristi per destabilizzare paesi cone la Siria o il Libano.
Per Washington il nemico è l’Iran, il terrorismo proviene dall’Iran, dagli Hezbollah e dalla Siria mentre il Regno dell’Arabia Saudita è “al di sopra di ogni sospetto”.
A parte il caso Khasoggi, che non poteva passare inosservato, neppure un grido di indignazione si è mai levato dai governi di Washington e di Londra quando sono stati soppressi fisicamente alcuni dissidenti, come ad esempio Turki bin Abdulaziz al-Jasser, anche lui giornalista e scrittore critico come Khasoggi, fatto morire in carcere con torture e privazioni nell’indifferenza dell’Occidente.
Stati Uniti ed alleati della NATO sempre pronti ad indignarsi nei confronti dei regimi dell’Iran, della Corea del Nord, del Venezuela, nel caso dell’Arabia Saudita rimangono invece sempre muti e ben allineati nel sottolineare che, dopo tutto, il principe ereditario sta concedendo qualche libertà alle donne saudite (di guidare l’auto e di andare allo stadio) ed è quindi da considerare un beniamino dell’Occidente che favorisce il business delle armi e dei petroldollari, a differenza dell’Iran che è la “fonte di tutti i mali”.

Fonti: Hispan Tv Al Mayadeen


2 Commenti

  • atlas
    11 Aprile 2019

    niente Islam, solo wahhabismo, sono sauditi (giudei)

  • Mardunolbo
    13 Aprile 2019

    sempre islamici sono ! Una derivazione del maomettanesimo ,o Islam. Stessa pasta, stessa origine, in più, di grande prevalenza rispetto agli sciiti..

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