Le ripercussioni della Guerra dei Quaranta Giorni non si sono ancora placate e si può ormai affermare che abbiano interessato non solo l’Asia occidentale, ma il mondo intero.
Di: Xavier Villar
La storia è ben nota: Donald Trump ha iniziato una guerra con la convinzione che gli attacchi americani e israeliani avrebbero finalmente posto fine alla Repubblica islamica. Invece, ha assistito a una sconfitta storica per il suo Paese.
Robert Kagan, analista geopolitico neoconservatore, aveva ragione fin dall’inizio nella sua analisi del conflitto: “Il conflitto si concluderà con una sconfitta per gli Stati Uniti, un esito che indebolirà irreversibilmente la posizione globale di Washington e innescherà una reazione a catena in tutto il mondo, mentre amici e avversari si adatteranno al fallimento americano”.
Kagan ha parlato principalmente delle conseguenze internazionali di quella sconfitta, che sono al centro di questo articolo, ma è probabile che i suoi effetti si facciano sentire anche nella politica interna. Le ripercussioni a lungo termine sono impossibili da prevedere, sebbene alcune questioni stiano già emergendo con chiarezza. Il tasso di approvazione di Trump era in calo per gran parte del suo secondo mandato, ma la guerra con l’Iran ha accelerato il declino: un americano su quattro che lo ha votato nel 2024 ora si oppone al conflitto. Dall’inizio del suo mandato, l’approvazione presidenziale è calata di oltre tre punti percentuali, arrivando al 40%, mentre la disapprovazione è salita al 57%.
A livello regionale, il conflitto sembra aver convinto l’Arabia Saudita e altri alleati tradizionali che le garanzie di sicurezza statunitensi per gli stati arabi non siano più solide come un tempo. L’ordine esecutivo del 2025 che estendeva una garanzia di sicurezza al Qatar, lo status di “principale alleato non NATO” concesso a quel paese, così come al Kuwait e al Bahrein, e gli accordi che consentono basi militari in diversi stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) – composto dai paesi arabi che si affacciano sul Golfo Persico – nessuna di queste misure è riuscita a proteggere i beneficiari dai devastanti attacchi iraniani. Di conseguenza, i paesi della regione hanno poche alternative se non quella di ridurre la loro dipendenza da quella che ora percepiscono come una Washington imprevedibile e inaffidabile, incapace di proteggerli pienamente e persino propensa a compromettere la loro sicurezza con azioni sconsiderate.

Aerei USA distrutti
Una delle ripercussioni più significative della guerra è l’accelerazione della transizione regionale verso un ordine post-americano.
Il patto firmato il 7 agosto tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan può essere interpretato, sebbene non esclusivamente, da questa prospettiva. Con l’Accordo della Mecca, i tre Paesi si sono impegnati a rafforzare la “difesa collettiva” e la “deterrenza collettiva”, e a considerare un attacco armato contro uno qualsiasi di essi come un attacco contro tutti e tre. Come sottolinea Stanly Johny, responsabile della politica internazionale del quotidiano indiano The Hindu , ogni membro apporta i propri punti di forza e di debolezza.
L’Arabia Saudita mette a disposizione le proprie risorse finanziarie, ma anche la propria vulnerabilità agli attacchi e ai blocchi marittimi di Ansar Allah, nonché alle rappresaglie iraniane contro obiettivi statunitensi nel regno. Il Pakistan contribuisce con il suo programma nucleare, ostacolato da un’economia fragile e dal conflitto con l’India. La Turchia, che ha sempre aspirato a un ruolo centrale in Medio Oriente, apporta capacità militari e tecnologiche, oltre ai suoi rapporti con paesi come il Qatar, ma porta con sé anche le proprie preoccupazioni: Ankara ritiene di dover prepararsi a futuri conflitti. I leader israeliani hanno già pubblicamente messo in guardia contro la Turchia, accusandola di sostenere Hamas e altre forze islamiste, e sebbene sia membro della NATO, Ankara dubita che le garanzie di sicurezza collettiva dell’Alleanza reggerebbero in caso di confronto con Israele.
Il patto nasce dalla perdita di influenza degli Stati Uniti a livello globale, e in particolare nella regione, nonché dalla continua riconfigurazione in cui l’Iran è diventato un attore centrale. Ciò non significa che l’accordo sia anti-iraniano, ma è chiaro che i tre firmatari non possono ignorare questa nuova realtà.
La guerra ha avuto anche altri effetti che vanno oltre l’accordo trilaterale. Gli Emirati, ad esempio, sono entrati nel conflitto come attori chiave nell’architettura politica statunitense e ne sono usciti profondamente indeboliti. Mohammed bin Zayed, che in precedenza aveva coltivato l’immagine di un protagonista indispensabile nella diplomazia regionale, è sempre più relegato ai margini dei principali processi politici. In questo nuovo ordine, Abu Dhabi non ha più un posto al tavolo dei grandi.
Anche la Cina ha tratto vantaggio dalla sconfitta americana. La battuta d’arresto con l’Iran ha aperto a Pechino la strada per esercitare maggiore influenza e leadership sulla scena internazionale. Secondo la logica cinese, più Washington si indebolisce, impantanata com’è nelle divisioni interne, più rapidamente la Cina si posizionerà al centro della scena mondiale. Pechino osserva il suo rivale indebolirsi mentre conserva le forze e concentra le risorse su quella che considera la sfida geopolitica decisiva: la battaglia per la leadership tecnologica.

Flotta Cinese
Questa posizione trova conferma in termini pratici. Pechino sta aiutando alleati degli Stati Uniti come la Thailandia e le Filippine a colmare le carenze di carburante per aerei e di altre importazioni energetiche; intervenendo in aiuto di paesi in crisi, sta assumendo un ruolo che Washington ha a lungo sfruttato a proprio vantaggio. Nel lungo termine, trarrà beneficio dal crollo della domanda di petrolio causato dalla guerra e avrà un chiaro vantaggio nel consolidare la propria quota di mercato nelle tecnologie rinnovabili in cui è leader: energia solare ed eolica, veicoli elettrici e batterie.
La tensione che il conflitto ha creato nelle relazioni tra gli Stati Uniti e i suoi alleati, in particolare in Europa e in Medio Oriente, rappresenta un ulteriore vantaggio per Pechino. I palesi disaccordi tra Washington e i suoi partner sulla legittimità della guerra, sulla sua condotta e sulle sue conseguenze hanno messo in luce delle fratture che, col tempo, potrebbero estendersi ad altri ambiti delle relazioni bilaterali.
Gli Stati Uniti pensavano di poter gettare un sasso nel lago iraniano e osservare con calma e tranquillità le increspature. Ma il lago si comportò diversamente, non in modo imprevedibile, ma diversamente, e coloro che avevano gettato il sasso non poterono più fare nulla.
Fonte: Hispan Tv
Traduzione: Luciano Lago

3 commenti su “RIFLESSIONI SU UNA SCONFITTA”
Articolo è scritto molto bene. La serie delle SCONFITTE ETERNE è confermata. La Tendenza Storica, della rapida rovina dell’occidente, è confermata. Essendo gli americani di media intelligenza, ciò gli ha precluso tutti i tentativi di dominio mondiale. I padroni ed i servi hanno commesso TROPPI ERRORI, sono stati TROPPO LENTI ( è una mia tesi ) e qui bisogna ringraziare i Pellerossa e gli Stati Confederati d’America che HANNO RALLENTATO tutta l’agenda di conquista, tutti i piani di conquista. Il ritardo è stato talmente grande, che non sono arrivati che nel 1940 ad essere la prima potenza industriale al Mondo, ma IN RITARDO PAZZESCO. Il Mondo era cresciuto, con Popoli forti e bene armati ed informati che hanno causato stragi di americani ed inglesi. E’ pertanto il ritardo accumulato più il rafforzamento delle Forze della Luce, delle Forze del Bene, che hanno distrutto le velleità dei blasfemi e malvagi immondi padroni e servi delle forze delle tenebre. Da onnipotenti ed infllibili, i padroni blasfemi sono diventati patetici e non fanno paura neanche al Libano …………………………. L’America è una tigre di carta IGIENICA, è una potenza del CESSO. USA = WC !!!! TIE’ !!!!
Russia e Cina devono provocare un cambio di regime ad Ankara, la Turchia della fratellanza salafita massone anglosassone è un pericolo per il mondo intero. L’Iran sta a Russia e Cina come l’Ucraina sta alla Nato. Dall’Iran si può fare molto, anche attaccare direttamente la Nato. Gli iraniani hanno quella motivazione spirituale nazionalistica e religiosa che ad altri manca. L’Iran può fare molto danno alla Turchia
Attendiamo con gioia il giorno che l’impero imploderà.
Mi chiedo, questa nuova alleanza in Medio Oriente(Sauditi,Turchi e Pakistani) come si comporterà ? Quanto durerà?