Ricapitolare


di Lorenzo Merlo
Ricapitolare significa rivedere i fatti penosi della realtà fisica e metafisica al fine di sciogliere la perturbazione e la mortificazione che hanno comportato in noi.

Ricapitolare consiste nel rivedere gli eventi assumendocene la responsabilità incondizionata e piena. Solo così possiamo sciogliere le perturbazioni, possiamo chiudere il loro rubinetto che sgorga e disperde le nostre energie fisiche e creative, la nostra qualità della vita.
Portando l’attenzione sull’origine delle proprie pene fisiche e metafisiche, possiamo riconoscere che esse originano da fatti esterni, cattivi comportamenti e/o giudizi nei nostri confronti.
Portando l’attenzione su di noi, possiamo riconoscere che le medesime pene non derivano da proprietà di fatti esterni. Possiamo prendere coscienza di averle inconsapevolmente attribuite noi secondo un fondamentale processo psicologico, detto della proiezione, secondo la nostra morale e i nostri valori.
A quel punto nulla più osta a riconoscere in noi stessi la genesi dei nostri mali fisici e metafisici.
Il passaggio dell’origine del male si inverte: da esogeno diviene endogeno. A quel punto l’arcano della sfortuna è svelato e da misterico segreto diviene banalità. Vedremmo infatti che tutto era dipeso da nostre scelte e da nostre interpretazioni.
In merito c’è tutta la letteratura di filosofia di comunicazione e di psicoterapia, che passa sotto il nome di costruttivismo. Un titolo che fa subito comprendere quanto si sia totalmente responsabili della realtà che narriamo e di come la viviamo. Basta poco per rappresentare il principio costruttivista. Davanti al medesimo evento subìto persone diverse reagiscono – lo vivono – diversamente.

Costruttivismo figurato


I razionalisti hanno qui gioco facile a sostenere che è normale che biografie differenti non abbiamo reazioni assimilabili. Tuttavia, accade che l’esperimento – un evento/differenti vissuti – si verifichi anche riducendo lo spettro delle differenze dei soggetti. Questi risentono più o meno dell’evento – ovvero ne vengono più o meno coinvolti emotivamente – in modo proporzionale al gradiente di consapevolezza di sé di cui dispongono.
Il discorso sarebbe finito qui.
In realtà, il passo evolutivo verso la vita piena e nel bene presuppone anche un’altra emancipazione.
Riguarda l’io. Finché ci identifichiamo in esso e con esso, non avremo possibilità di fuggire al suo dominio e alle sue leggi, in particolare sono da richiamare qui quelle dell’orgoglio o dell’importanza personale.
Poter prendere le distanze dall’io potrebbe essere articolato e impegnativo. In fondo siamo nati e cresciuti in un ambito culturale che in nessun modo ci agevola a riconoscerne la struttura, il significato, il servizio e la virtualità.

All’opposto, ancora in fasce siamo intitolati e per tutta la vita crediamo davvero di essere Lorenzo Merlo; per tutta la vita crediamo davvero che la storia che narriamo sia davvero la storia della vita e non quella che replica le modalità di narrazione che abbiamo appreso. Per tutta la vita crediamo in una realtà oggettiva e dei fatti, nella quale ci muoviamo, alla stregua di visitatori nel museo. Ma là fuori non c’è alcunché che non corrisponda ad una nostra creazione ad immagine e somiglianza del nostro io.
In ogni caso, colui che è motivato certamente avrà modo di arrivare alla finestra dalla quale osservare come, quando e perché aveva creduto di essere Lorenzo Merlo, e come quella certezza lo abbia vincolato alla giostra karmica della ripetitività.

La mente come labirinto


Emanciparsi dall’io tende a riconoscere il sé nostro e altrui. Jung lo chiama processo di individuazione. Muoversi secondo il proprio sé tende a fare della nostra vita qualcosa di autentico e originale, in cui equilibrio e creatività ci permettono di donare a noi e al prossimo miglior benessere in questa vita.
Ma i costruttivisti, per quanto siano l’ultima frontiera della psicoterapia, sono anche gli ultimi ad aver compreso quanto le Tradizioni sapienziali comparse sul pianeta da sempre sanno e affermano.
Queste sanno anche che, integrato nel processo evolutivo che porta alla liberazione dal conosciuto, come diceva Krishnamurti, è necessario citare l’accettazione e l’assunzione di responsabilità.
Per la prima, ancora una precisazione per i positivisti: non è e non ha nulla a che vedere con la passività, col misticismo, con l’impossibilità; è soltanto una linea filosofica nella quale possiamo realizzare la libertà dall’io.
Per la seconda vale quanto detto finora: partire da noi ci permette di fare il meglio per modificare il mondo.
Ricapitolare dunque non è un fatto intellettuale. Esso è l’avvento di un cambio di paradigma con il quale interpretare il mondo. Accettare la vita alza il rischio di migliorarla e riduce quello di peggiorarla.
E non significa che la fortuna sarà con noi, almeno finché ogni ricaduta nella non accettazione e nell’orgoglio dell’importanza personale non si tramuti in lezione evolutiva.
Non si tratta dunque di mirare alla santità, ma semplicemente di ricapitolare gli eventi della vita secondo un parametro di accettazione e di assunzione della responsabilità.

3 Commenti
  • Idea3online
    Inserito alle 22:49h, 18 Gennaio Rispondi

    All’inizio Dio consigliò all’uomo di tramandare oralmente la conoscenza, quasi fosse contrario alla scrittura, probabilmente Dio sapeva il rischio di manipolare il pensiero, certamente la scrittura all’inizio della storia dell’uomo non era il miglior modo di adorare o dialogare. Chiaramente uno scrittore prima ed un giornalista oggi potrebbero fare proseliti. La Parola, il Verbo, le parole sono pura energia, in un istante hanno tanto potere, ma dopo un secondo vibrano nell’aria e nello spazio, e solo la memoria può se ha il desiderio ricordare. Poco potere detiene colui che solo parla e racconta, tanto potere colui che scrive. Tanto che i Testi Sacri, sono stati rielaborati grazie alla scrittura, ed sicuramente tanti testi sacri sono censurati, e grazie alla scrittura sono potenti tutte le organizzazioni. Se la scrittura ha avuto questo enorme potere nei millenni oggi grazie alla scrittura digitale, grazie alla comunicazione digitale, oggi la manipolazione è così potente e così completa che l’essere umano è diventato un gregge elettronico, ed come pastore non Gesù Cristo, ma come pastori i Tecnocrati. Da una parte le capre o gregge di Cesare e dall’altra le pecore di Gesù. Ma sempre di gregge si tratta. Gesù probabilmente prese un rotolo delle scritture solo quando lesse il passo di Isaia, dopo quasi mai andò dove regnava la scrittura. Ma insegnò, come Parola e come Verbo. Oggi la scrittura digitale è parola di Cesare ma non di Dio. Il Pensiero la Meditazione è il miglior linguaggio, peccato che viene ucciso ogni giorno dalle immagini virtuali che tiene lontani gli occhi e la mente dal cielo stellato e dalla stupenda creazione, Cieli e Terra così stupendi che il mondo virtuale è come fosse una fogna. Solo una imitazione della realtà, ma l’essere umano ha tolto gli occhi dalla Creazione per tenerli sempre incollati in un piccolo monitor che vende scrittura e immagini.

  • Nicola
    Inserito alle 23:15h, 18 Gennaio Rispondi

    Ricapitolazione, assumersi le responsabilità, importanza personale… Si intravede il Don Juan di Castaneda in queste parole…

  • ugo
    Inserito alle 00:17h, 19 Gennaio Rispondi

    …….ah questo si, certo!

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