Rappresaglia della Cina nella guerra dei consolati con gli USA


Questo venerdì la Cina ha ordinato agli Stati Uniti di chiudere il proprio consolato nella città di Chengdu, in risposta all’ ordine ricevuto dall’Amministrazione USA di chiudere il consolato a Houston all’inizio di questa settimana, tra il deterioramento delle relazioni tra i due Potenze mondiali. La Cina aveva avvertito che si sarebbe vendicata dopo che inaspettatamente gli avevano dato 72 ore – fino a venerdì – per liberare il suo consolato a Houston, e aveva esortato Washington a riconsiderare la sua decisione.

“La misura statunitense ha violato gravemente il diritto internazionale, le regole di base delle relazioni internazionali e i termini della Convenzione consolare Cina-USA. Tale misura ha gravemente danneggiato le relazioni Cina-USA “, ha affermato il ministero degli Esteri cinese in un comunicato stampa.

“Il Ministero degli Affari Esteri cinese ha informato l’Ambasciata degli Stati Uniti in Cina della sua decisione di revocare il consenso per l’istituzione e il funzionamento del Consolato Generale degli Stati Uniti a Chengdu”, afferma la nota.
Si prevede che Pechino reagirà al pesante attacco fatto oggi dal segretario di stato Mike Pompeo il quale ha dichiarato:
“Xi Jinping è adepto di un’ideologia totalitaria. I cinesi cambino la guida del partito comunista”. Il ministero degli Esteri di Pechino ha replicato: “Quello che sta facendo è inutile come se una formica cercasse di scuotere un albero”.


Un invito di Pompeo fatto direttamente ai cittadini cinesi: “È ora di cambiare la guida del partito comunista”, sostiene Pompeo. Quindi è venuto l’ammonimento al “mondo libero” su una Cina “sempre più autoritaria” sottolineando la necessità di “trionfare sulla nuova tirannia“. Xi Jinping? Un “adepto di una ideologia totalitaria”.
Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha segnato una svolta nell’escalation dei rapporti tra Washington e Pechino, la cui risposta è stata per il momento la chiusura del consolato di Chengdu. Con la motivazione che parte del personale in servizio “si è impegnata in attività incompatibili col loro status diplomatico, interferendo negli affari interni della Cina e danneggiando i suoi interessi sulla sicurezza“. Secondo il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin, la Cina “ha fatto molte dichiarazioni” in tal senso.

Giovedì, il segretario di Stato americano Mike Pompeo aveva dichiarato che Washington e i suoi alleati devono usare “modi più creativi e assertivi” per fare pressione sul Partito Comunista Cinese affinché cambi il suo modo di agire, un’iniziativa che ha definito “la missione del nostro tempo “.

Pompeo minaccia la Cina


Nota: Rimane il fatto che l’Amministrazione USA ritiene di essere in diritto di interferire negli affari interni degli altri paesi e di stabilire quale sia il regime giusto per un paese, se pure si tratti di un grande paese con una storia ultramillenaria di civiltà come la Cina.
Tuttavia è noto che i nord americani, ed in particolare i neocon neoevangelici come Pompeo, credono di essere investiti della missione di salvare il mondo ed “esportare la democrazia”, sospinti dal loro fanatismo millenarista. Lo hanno già fatto in molti paesi, dall’Iraq all’Afghanistan alla Libia, Somalia (in Siria non gli è riuscito), in Ucraina, ecc..
Tuttavia con la Cina, che è una superpotenza emergente, sarà difficile che questa missione gli possa riuscire, salvo il fatto che potrebbero volerci provare ugualmente a costo di provocare una guerra nucleare.

Fonti: Reuters – Al Mayadeen
Traduzione e nota: Luciano Lago

1 commento

  • eusebio
    24 Luglio 2020

    Quesro italoamericano, dovrebbe preoccuparsi delle statue di Colombo che vengono abattute negli USA invece di rompere le scatole a mezzo mondo.
    Prima Clinton ha delocalizzato mezza industria USA in Cina per accontentare gli speculatori sionisti di Wall Street e adesso che la Cina è diventata la maggiore potenza economica mondiale con una capacità di produzione industriale tra il 40 e il 50% a livello globale i neocons proclamano che il PCC è una creatura del demonio e loro devono mettere le mani sulla banca centrale cinese e sui grandi gruppi industriali cinesi.
    Peccato che la Cina ormai se ne fotte sia del dollaro sia delle sgangherate forze armate USA, paesi come la Germania, che l’anno scorso ha esportato in Cina per 110 miliardi di dollari, o l’Italia, che a giugno ha recuperato la stessa quota di esportazioni in Cina del giugno 2019, oppure il Giappone che solo di componentistica elettronica esporta in Cina per decine di miliardi di yen, sono talmente dipendenti dal mercato cinese che con i diktat di Pompeo ci vanno al WC.

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