"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Progetto Kurdistan: utile pedina per la dominazione e frammentazione del M.O.

di  Luciano Lago

Era previsto per Il 25 settembre il referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno, ma è stato bocciato nettamente come anticostituzionale dal Parlamento di Baghdad. Quella dell’autonomia curda irachena rappresenta una questione cruciale non solo per la regione curda dell’Iraq (regione autonoma ormai da molti anni) ma una questione che riguarda tuta l’area medioorientale per le sue implicazioni che riguardano non solo l’Iraq ma anche la Turchia, la Siria e l’Iran, vista l’importanza della questione curda.

Di fronte alla prospettiva di una secessione del Kurdistan sono seguite prese di posizione contrarie al referendum da parte dall’intero arco dei protagonisti internazionali coinvolti nell’area. Non desta meraviglia la ferma opposizione manifestata dal Presidente turco Recep Tayyp Erdogan che ha fortemente condannato un’iniziativa considerata unilaterale e dannosa per il destino dell’Iraq e per gli interessi della Turchia dove è presente una forte comunità curda.


Agitando lo spettro dello Stato Islamico, il Presidente turco ha, infatti, stigmatizzato la decisione curdo-irachena, giudicata irresponsabile, ed ha offerto al Governo di Baghdad di avviare un dialogo per trovare una soluzione alla questione che permetta il mantenimento dell’integrità irachena.

Nonostante che le relazioni fra Iraq e Turchia abbiano riscontrato in passato diversi attriti, il pericolo di uno Stato indipendente a maggioranza curda nell’area, ha indotto Erdogan ed il suo Primo Ministro Binali Yildirim a modificare repentinamente le proprie alleanzeed a riavvicinarsi agli antichi nemici.  L’eventuale vittoria del SI al referendum porrebbe, infatti, la questione del destino delle comunità curde presenti negli altri Paesi dell’area e porterebbe alla creazione di un Grande Kurdistan indipendente. Una entità curda indipendente, che dovesse realizzarsi nel Kurdistan, rappresenterebbe un richiamo per tutte le minoranze curde presenti nell’area (in Turchia come in Siria ed in Iran) e nello stesso tempo una forte turbativa per gli Stati dove sono presenti altre forti minoranze curde. Questo sta producendo un riavvicinamento fra i governi di Ankara, di Teheran e di Baghdad, tutti fermamente contrari all’autonomia del Kurdistan.

Bisogna però considerare che le popolazioni curde sono profondamente divise al loro interno e presentano linee di demarcazione profonde tra diverse posizioni politiche, tanto che difficilmente troverebbero un accordo di unificazione fra le diverse componenti ma il loro potere contrattuale nei confronti degli Stati in cui sono inserite potrebbe accrescersi notevolmente e saldare nuove alleanze e propettive di fermento nelle relazioni con gli Stati della regione.

In ogni caso la sentenza della Corte Suprema irachena di considerare illegittimo ed anticostituzionale il referendum apre nuovi scenari. Baghdad non potrebbe mai accettare l’indipendenza curda visto che questa significherebbe non solo perdere una parte del proprio territorio, oltretutto quello più ricco di risorse naturali, ma anche fare i conti con questioni irrisolte come lo status di Kirkuk e Mosul e aprire la strada alle richieste di autonomia e indipendenza di altre comunità etniche.

Non deve ingannare l’apparente debolezza di Baghdad, logorata dalla lunga lotta contro lo Stato Islamico, poichè questa lotta ha di fatto creato forti vincoli di solidarietà tra i reparti combattenti, l’esercito iracheno e le Unità di Mobiliazione Popolare (Hashd al-Sha’abi), milizie sciite che hanno partecipato alla lotta ne sono uscite fortemente rinforzate (questo preoccupa Israele).  Una eventuale secessione del Kurdistan porterebbe ad una definitiva frantumazione del Paese su linee etniche con i curdi al nord, le comunità sunnite nell’area centro-occidentale e gli sciiti nel sud-est. Regioni che, deboli e segnate da lunghi anni di guerra e iper-sfruttamento del territorio, si ritroverebbero a diventare satelliti, e in molti casi zavorra, di altri Paesi dell’area. Questo il governo di Baghdad non intende permetterlo ed in questa posizione è fortemente appoggiato dalla Russia, dall’Iran e dalla stessa Turchia.

Milizie sciite di Hashid al Shaabi

La questione dell’autonomia del Kurdistan risulta quindi molto complessa e delicata e coinvolge, seppur apparentemente in misura minore, anche gli altri due protagonisti della regione: Siria ed Iran. La presenza di comunità curde che rivendicano margini di autonomia sul territorio nazionale, la condivisione di un confine, l’orientale per l’Iran e l’occidentale per la Siria, con un Iraq sull’orlo della disgregazione sono fattori di squilibrio di notevole portata che hanno indotto i due Paesi a schierarsi contro il referendum.

Una eventuale secessione del Kurdistan dall’Iraq avrebbe conseguenze gravissime per tutto il contesto in cui questa dovesse avvenire, si tratta del contesto politico esterno ed interno rispetto all’aggressione subita dal paese nell’anno 2002 (per mano USA), conseguenze molto gravi anche per la politica regionale della zona del Medio Oriente con una secessione del Kurdistan che implica la possibilità di perseguire la frammentazione del M.O. che è esattamente la politica che perseguono gli USA e Israele. Non a caso quest’ultima si è mostrata apertamente entusiasta e favorevole a questo regerendum che offre la possibilità di arrivare all’obiettivo di balcanizzazione del MO, un obiettivo che permette di generare profonde divisioni all’interno dei paesi in modo tale da produrre il dominio su questi paesi, potenziali nemici di Israele.

Questo obiettivo risulta proprio quello che USA e Israele ed Arabia Saudita hanno cercato di realizzare con la Siria e stanno cercando di realizzarlo con l’Iraq, utilizzando l’avvento dei dei terroristi takfiri e l’insorgenza dei curdo iracheni in modo da sottrarre la zona al governo di Baghdad , un governo a maggioranza sciita, collegato con la Russia e con l’Iran.
La secessione del Kurdistan sarebbe una conseguenza grave dal punto di vista politico, conseguenza grave dal punto di vista della stabilità regionale e soprattutto dallla prospettiva di una ingerenza diretta degli USA e di Israele su una decisione sovrana del popolo iracheno e allo stesso tempo si porrebbe come punta di lancia del sionismo nella sua pretesa di favorire questa secessione. Una decisione che avrebbe degli effetti deleteri dal punto di vista politico interno e regionale.

Il ruolo di Israele che appoggia la possibilità di un referendum dei curdi dimostra l’ipocrisia dell’Entità sionista che, pur di alimentare una divisione fra Iraq e Iran, vista la posizione del Kurdistan iracheno che confina con l’Iran, insegue l’obiettivo principale che non è quello dei curdi siriano e iraniani e turchi ma è piuttosto quello di continuare a esercitare una pressione sull’Iran cercando di assediare e accerchiare la Repubblica Islamica in modo da produrre una maggiore instabilità sulla zona. Israele non ha interesse sui curdi iracheni nè alla loro indipendenza, l’obiettivo di Tel Aviv è politico e militare, quello di accerchiare l’Iran e in questo piano utilizza l’appoggio fornito da Washington e il sostegno di Netanyahu dimostra quali siano i piani finali degli USA e di Israele in funzione di continuare a mettere sotto pressioni e accerchiare l’Iran.

Non esiste quindi un proposito di autodeterminazione e di affrancamento ma un progetto di dominazione delle grandi potenze sulla regione.

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  1. Eugenio Orso 1 mese fa

    Sono perfettamente in linea sull’argomento.
    Il piano di indebolire gli stati dell’area, come Siria e Iraq, è degli israelo-giudeo-sionisti e non è di ieri, ma dell’altro ieri.
    I curdi possono servire allo scopo, falliti i tentativi di costituire in permanenza uno stato islamico, fra Siria e Iraq, e degli emirati targati al-qaeda/altri jihadisti.
    Non a caso gli israelo-sionisti si sono recentemente pronunciati per l’indipendenza curda …
    Del resto, le uniche forze in armi che resteranno sul terreno, fra poco, in Siria e Irak, sono proprio i curdi … L’Asse del Male a guida Usa, partecipata dagli ebrei d’israele, li manovrerà per realizzare comunque, a qualsisi costo, il vecchio piano giudeo di frantumazione dei due stati.

    Cari saluti

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  2. Tania 4 settimane fa

    “e soprattutto dallla prospettiva di una ingerenza diretta degli USA e di Israele”
    Questa feccia criminale solo con l’intimidazione occulta quando possibile e sfacciata quando l’altra è inapplicabile, si pone verso il pianeta intero.
    Su SKy ora, Discovery1, gli USA in Afghanistan, cioè a casa d’altri come loro solito, monitoritano i “terroristi”, cioè afghani, cioè gente che sta a casa propria… Siamo alla follia!
    Quando cominciamo a trattare gli USA e Israele come loro sono soliti trattare il mondo? Cominciamo a fare embarghi spietati che durino decenni su questi due BULLI che francamente hanno rotto le scatole, e che cavolo!
    Qui dicono che il pericolo è la Cina, ma la Cina nel mondo chi l’ha fatta entrare, mio nonno o i padroni del mondo, cioè i padroni del FMI, della UE/UEM, ecc ecc ecc?
    Quali governi fanno entrare masse di qualunque tipo ed origine, purché entrino, eh?
    E cosa c’entra la solidarietà umana e il rispetto che si deve al prossimo, il riconoscere i diritti ed i doveri come valori planetari, con il dover accogliere masse sterminate di invasori programmati a tavolino dalla feccia criminale e disumana che si permette di dasre regole a tutti?

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