Processare i traditori, riprenderci la nostra Italia

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di Francesco Lamendola

Verrebbe da dire che la misura è colma, ma neppure di questo siamo sicuri: ogni giorno che passa vede una più tangibile rassegnazione da parte della gente e, per converso, una più marcata arroganza da parte del governo, per cui sembra sempre che sia giunti al punto di rottura, e invece la corda si tende ancor più, come se non dovesse mai spezzarsi.
I cittadini italiani si rendono conto, più o meno oscuramente, di essere stati non solo abbandonati, ma scientemente traditi dai due poteri sui quali si era fondata sinora la loro vita: lo Stato sul piano materiale e la Chiesa cattolica sul piano spirituale. In questo mese di aprile la cosa è diventata così evidente che bisognava essere proprio ciechi per non vederla.
Da una parte lo Stato abolisce di fatto la costituzione, impone una dittatura sanitaria, esautora il Parlamento, consegna agli arresti domiciliari un popolo di sessanta milioni; e soprattutto ordina alla gente di non andar più a lavorare, di chiudere i negozi, ma non scuce il becco d’un quattrino per permettere loro di vivere, di pagare affitti, bollette e tasse, o semplicemente per fare la spesa quotidiana. Il governo fa annunci, proclami, promesse, ma nessuno ha ancora visto un centesimo: e sono ormai due mesi che l’intera popolazione è segregata in casa propria.
Un governo che, senza l’emergenza attuale, sarebbe riuscito a tirare avanti solo poche settimane, un paio di mesi al massimo, ora si permette di fare ciò che nessun governo della Repubblica ha mai osato fare, neppure se sostenuto da una massiccia maggioranza parlamentare e, quel che più conta, da un forte consenso nel Paese reale: congelare le libertà democratiche più elementari, iniziando da quella di uscir di casa o di portare al parco i bambini; fermare la produzione, bloccare l’economia, uccidere il turismo – la voce primaria del nostro P.I.L. -, bypassare il Parlamento e presentarsi al vertice dell’UE onde impegnare l’Italia a chiedere un prestito al MES che impone automaticamente il commissariamento del Paese da parte di quei signori.
Il tutto mentre i clandestini continuano ad essere liberi, liberissimi di arrivare, di sbarcare e di andare su e giù per l’Italia, a spese nostre, anzi vedendo riconosciuto un aumento della cifra destinata ai centri di accoglienza, cifra che l’ex ministro Salvini aveva ridotto a suo tempo.
Italiani, svegliatevi. Passate il confine e vedrete che in Austria non è così, in Svizzera non è così, in Germania non è così, in Francia non è così. Abbiamo amici e conoscenti in questi Paesi e sappiamo che quei governi stanno tenendo una linea completamente diversa. Non hanno sequestrato in casa la gente, non proibiscono di andare in giro per la strada, ma solo di creare assembramenti; non vietano l’uso dell’automobile, non hanno chiuso i parchi, non mettono la multa a una coppia perché si son permessi di uscire in due o di andare a far la spesa insieme, marito e moglie.
Chi ha dovuto chiudere il bar, o il ristorante, o la gelateria, o lo studio professionale, o l’attività artigianale, ha ricevuto subito alcune migliaia di euro ed è stato messo in cassa integrazione. Gli ospedali funzionano, la gente non muore per mancanza di assistenza; non scarseggiano i posti letto, non scarseggiano le apparecchiature per la rianimazione.
Queste cose avvengono solo in Italia, ma il nostro governo vorrebbe farci credere che la situazione, all’estero, è più o meno la stessa che da noi; o che, se è diversa, ciò si deve al fatto che noi siamo più scrupolosi, più solleciti del bene della cittadinanza, più sensibili ai problemi delle categorie a rischio, cominciando dai vecchi.


Si sono perfino inventati un sedicente modello Italia che gli altri Paesi, resisi conto che avevamo ragione noi, si starebbero preparando ad adottare a loro volta. E la cosa più squallida e triste è che l‘intero settore dell’informazione si è totalmente sdraiato sulle menzogne del governo: forse neppure nella ex DDR o nella ex Unione Sovietica i me

zzi d’informazione erano così servili e appiattiti sulle direttive dei propri governi. Tutti i maggiori giornali nazionali, tutte le principali reti televisive nazionali ripetono, ossessivamente, dieci, cento, mille volte al giorno: State a casa! Ieri sono morte tante persone, domani ne moriranno ancora di più! State a casa, se no vuol dire che siete egoisti e cattivi: mettete in pericolo il prossimo! Restate a casa e preparatevi, perché l’emergenza ritornerà a settembre. State a casa, e sappiate che da questa emergenza non usciremo prima di un anno. In maniera martellante, insopportabile, fanno del loro meglio, o del loro peggio, per terrorizzare la popolazione, nonché per ricattarla e minacciarla.
Dimostrate che siamo un grande popolo!, ripetono con involontaria auto-ironia; e come lo dobbiamo dimostrare? Ma restando a casa, naturalmente; e astenendoci da qualsiasi critica. Sappiate che non solo mettete in pericolo gli altri, ma commettete anche un reato.
E infatti: motovedette della guardia costiera, elicotteri, droni, pattuglie di polizia e vigili urbani si stanno scatenando nella caccia ai pericolosissimi runner, quei pessimi soggetti che pretendono di farsi la loro corsetta per restare in salute, fisicamente e psichicamente, invece di obbedire alle consegne e starsene tappati nel loro miniappartamento, nel loro bilocale con servizi e angolo cottura, in un casermone di cemento.
Dalle loro case con giardino, dai loro studi televisivi, giornalisti, conduttori, personaggi dello spettacolo ci ripetono, sorridendo beoti: State a casa!; ma non si degnano di spiegare come faranno a mangiare le famiglie che già da settimane hanno finito i risparmi e che non sanno più come procurarsi di che vivere. Ripetono, come una filastrocca: State a casa!, però tacciono sul piccolo dettaglio che se si sta a casa non si lavora, e se non si lavora non si mangia.
E l’inquilino del Quirinale, qualcuno lo ha visto? Qualcuno ha sentito per caso la sua voce? È stato capace di guadagnarsi lo stipendio, dedicando qualche minuto del suo tempo per rivolgersi agli italiani con parole di conforto, d’incoraggiamento, di speranza, e magari anche con un chiaro impegno circa il loro futuro, anche in termini dei promessi, ma tuttora invisibili, sostegni economici alle imprese e alle famiglie?
Discorso del tutto analogo per quel che riguarda questo indegno clero massonico e modernista. Che ha lasciato i fedeli senza la santa Messa, senza il sacrificio eucaristico, senza la confessione, perfino senza i funerali. Chiuse le chiese, o proibito entrarvi; chiusi i cimiteri, e l’ultimo addio ai propri cari solamente da dietro le sbarre del cancello. E cosa hanno saputo dirci, questi vescovi di strada e questi preti in uscita, una volta riposte le loro sciarpe arcobaleno e le loro chitarre rock, e sparecchiate le mense dalla basilica di Santa Maria in Trastevere e da altre chiese che avevano allegramente trasformato in sale da pranzo e in dormitori per i poveri migranti?
Quali parole di sostegno morale, quali parole di fede hanno saputo dire al popolo di Cristo, avvilito, smarrito, percosso, disorientato, rimasto senza l’Eucarestia e senza la Parola di Vita? Niente, assolutamente niente. In compenso, l’indegno personaggio che usurpa il titolo di pontefice ha seguitato con le sue litanie sul dovere di accoglienza dei migranti; i suoi sproloqui sul clima e l’ambiente; le sue irriverenze e le sue bestemmie nei confronti di tutto ciò che è sacro; e, da ultimo, ha trovato il tempo e la voglia di scrivere personalmente al noto filantropo Luca Casarini per assicurargli tutta la sua simpatia, la sua solidarietà e la sua collaborazione, per qualsiasi cosa vorrà seguitare a fare a bordo delle navi che vanno a incrementare il traffico di carne umana fra le due sponde del Mediterraneo.
Che ha da dire ora il vescovo di Palermo, quello che ha inflitto due scomuniche a don Minutella? Che ha da dire il cardinale Bassetti a nome della CEI, quello che consigliava di votare per il Pd alle elezioni politiche? Che ha da dire l’arcivescovo di Bologna, quello che si vanta di essere schierato contro sovranisti, populisti e altri orrendi personaggi che popolano la destra italiana? Niente, assolutamente niente. Sparecchiate le mense, spariti perfino i cartelli contro i razzisti e contro gli omofobi e ammutoliti i cori di Bella ciao; sospesi i corsi di affettività per fidanzati gay: vero, caro arcivescovo di Torino?
Ora la chiesa in uscita si è dissolta come nebbia al sole: c’è da dubitare perfino che sia mai esistita. Al posto del clero in uscita, il clero in ritirata: sprangato nelle canoniche, nelle curie vescovili; asserragliato in Vaticano, col sedicente papa che ha quasi sospeso le sue apparizioni in pubblico e che vive, pranza e cena sempre da solo, chiuso in una stanza; che, se proprio deve ricevere qualche delegazione di vescovi, li fa sedere a molti metri di distanza, e non si arrischia più a baciare le scarpe o a lavare i piedi o ad abbracciare la gente. Gli è passata la voglia di caricarsi agnellini sulle spalle e non dice più nemmeno che il vero pastore deve avere odor di pecora: ora gli piace solo l’odore del disinfettante, e schiva perfino le persone, altro che le pecore.
Questa è la pseudo chiesa dei nostri giorni, impietosamente rivelata dall’emergenza sanitaria. E questa fuga a gambe levate, questa vilissima diserzione, questo rifiuto di amministrare i Sacramenti e di celebrare la santa Messa lo chiamano “responsabilità”. Bisogna essere responsabili, dicono. Evidentemente, andare alla Messa e accostarsi all’Eucarestia è da irresponsabili. Buono a sapersi. Ora anche i ciechi hanno visto e udito con chiarezza chi sono i cialtroni che portano in giro l’abito sacerdotale. Arriva un’epidemia (ammesso che sia arrivata: ma questo è un alto discorso) e non solo non si fanno pubbliche preghiere al Signore; non solo non si fanno penitenze e processioni; non solo non si cerca il conforto dei Sacramenti, ma si nega perfino un funerale decente a quelli che muoiono, e s’incoraggia la cremazione dei cadaveri.
La cremazione: questa pessima usanza, materialista e anticristiana, che la Chiesa ha sempre guardato con disapprovazione, considerandola, giustamente, come una forma di disprezzo nei confronti della fede cattolica, ora sembra diventata al soluzione politicamente corretta e soprattutto “responsabile”. È da responsabili far cremare i propri genitori morti in queste settimane; è da irresponsabili pretendere un funerale cristiano, come Dio comanda, con le persone care che accompagnano il defunto nell’ultimo viaggio fino al cimitero. Buono a sapersi.
Ci voleva questa situazione per rivelare chi si nasconde dietro la facciata del cattolicesimo, chi si fa scudo dell’abito da sacerdote. Ora sappiamo come i vescovi guadagnano i loro stipendi da tremila euro, più affitto e auto con autista gratis; per non parlare di quelli che, come il cardinale Maradiaga, gran alfiere della chiesa dei poveri e amico speciale di Bergoglio, di euro ne intascano fino a trentacinquemila. È strano, però: di tutto questo senso di responsabilità non avevamo mai sentito parlare, sino a due mesi fa. Al contrario: ci era parso di sentire che chi antepone la sicurezza materiale alle opere di carità è un fariseo, un ipocrita, un finto cristiano.

Il Papa Bergoglio con la Bonino


Infatti, non abbiamo mai sentito un vescovo, né un prete, sostenere che ai migranti che arrivano in Italia sui barconi bisogna fare delle approfondite analisi mediche, per accertarsi che non siano portatori di malattie. Niente affatto; al contrario. Abbiamo udito un coro d’indignate proteste quando, a suo tempo circolò un video, fatto col telefonino, che mostrava gli operatori del centro di accoglienza di Lampedusa, messi sotto pressione dal numero strabocchevole degli sbarchi, i quali lavavano i clandestini appena arrivati, spruzzandoli con degli idranti. Ohibò, quale barbarie! E li segnavano, perfino, con il pennarello sulla mano: come facevano gli aguzzini nazisti con gli ebrei, si è subito affrettato a dire, scandalizzato, il clero buonista e tutto l’insieme della cultura dell’accoglienza.
Ora, però, pare che stringere la mano a una persona sola e disperata; abbracciare una persona bisognosa di conforto; dare un bacio alle persone cui si vuol bene, sia un crimine vero e proprio. Prendere l’Ostia consacrata con la mano sprovvista di guanti, poi, è il crimine peggiore che si possa immaginare. E se l’Ostia, accidentalmente, cadesse per terra? In quel caso che si deve fare, beninteso se si è vescovi o sacerdoti responsabili, nonché cittadini rispettosi delle leggi? Metterla in bocca, no di certo: sarebbe quasi un tentato suicidio. Gettarla nel cestino della spazzatura, allora? Bisognerebbe girare il quesito al facondo signore che si fa chiamare papa, anche se ha rifiutato di abitare nel palazzo dei papi, ovviamene a motivo della sua straordinaria umiltà e della sua quasi patologica riservatezza.
Oggi pare che il vero sacerdote sia quello che non dice la santa Messa e che, semmai, denuncia il suo fratello che si ostina a celebrarla. Pare che il buon vescovo sia quello che fa chiudere la cattedrale e che, se un prete viene denunciato alla polizia per aver celebrato Messa per una ventina di persone, lo pianta in asso e se ne lava le mani. Eh già, quel parroco ha mostrato di esser poco responsabile. Se almeno avesse messo la bottiglietta del disinfettante all’ingresso, al posto dell’acqua santa.
Ah già, dimenticavamo: la vera acqua santa non è mica l’acqua benedetta, quando mai?; è il whisky. Come, chi lo dice? Ma lo dice il “santo padre”, non lo sapevate? Solo che poi hanno censurato quella parte del video, girato dai seminaristi scozzesi in visita a Santa Marta, nel quale l’ex buttafuori argentino dice proprio così, stringendo con gioia la bottiglia di whisky ricevuta in dono: Ah, questa sì che è la vera acqua santa! E magari potessimo cavarcela con qualche battuta e dimenticare i nostri guai con l’ironia. Non è più tempo di battute, non è tempo d’ironia. Il popolo italiano, ingannato, vessato, derubato da decenni, ora è stato spinto sull’orlo estremo del baratro: ancora un passo e sarà la fine. È questo che vuole? Se è così, non occorre far nulla: basta lasciar fare a questo governo e a questa chiesa. Ma se vuol vivere, deve dire basta. Questo è un governo di venduti e andrebbe processato per alto tradimento. E questa chiesa è un’associazione a delinquere che si spaccia per cattolica, ma non lo è: anche per questo clero abusivo ci vorrebbe un processo. Riprenderci la nostra Italia e la nostra vera chiesa dipende da noi…

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