Preti e Parrucchieri contro la dittatura pseudo sanitaria

Conte ed i suoi esperti consulenti tecnico scientifici non lo avevano previsto ma si sta verificando una rivolta delle categorie più colpite dalle misure varate dal governo. La protesta esplode e inizia a manifestarsi come una spina nel fianco per il governo che si arroga il diritto di affossare il mondo del lavoro e persino il sentimento religioso dei credenti in nome della scienza (quella interpretata da loro).
La rivolta di preti, vescovi, parrucchieri, titolari di centri estetici e i loro collaboratori inizia a mettere in difficoltà il governo che pretendeva di rinviare a Giugno l’inizio delle attività, quando molti di questi esercenti saranno già chiusi per fallimento.
Da Padova a Barletta monta la rivolta: I titolari di un negozio di parrucchiere a Padova si sono incatenati in segno di protesta contro le misure anti-contagio che – anche nell’ultimo Dpcm – impediscono la riapertura di queste attività commerciali. I titolari del salone Dolce Vita, in corso Milano, si sono legati ai polsi e al corpo una catenella di quelle usate per le delimitazioni nelle file, e hanno spiegato in una conferenza stampa improvvisata i motivi della protesta. “Non possiamo rimanere chiusi ancora – hanno detto Agostino Da Villi e Stefano Torresin – siamo pronti per aprire, rispetteremo le norme, ma non possiamo rimanere fermi”.

Proteste dei parrucchieri a Sanremo

Esplode la rabbia di 50 mila imprese rappresentanti il settori degli acconciatori e degli estetisti: il settore rischia il tracollo con 90 giorni di chiusura, mentre gli abusivi lavorano in casa.
L’Associazione nazionale delle imprese cosmetiche, “Cosmetica Italia”, per voce del suo presidente Renato Ancorotti , manifesta tutta la sua insoddisfazione per il Dpcm 26 aprile 2020 che di fatto ha stabilito la riapertura dei centri estetici e di parrucchieri a partire dal primo giugno (tra l’altro un lunedì).
Secondo l’associazione ci sono a rischio 50mila imprese che si vedono portare via il lavoro dagli abusivi che lavorano a nero a domicilio, si legge nel comunicato stampa dell’associazione di categoria.
“Tale provvedimento – riferendosi al Dpcm – avrà insostenibili conseguenze su un settore economico grande e frammentato, costituito in gran parte da piccole imprese già in difficoltà a causa del lungo periodo di chiusura obbligatoria per l’emergenza Coronavirus”.

Parrucchieri incatenati per protesta a Padova


Ancora più seria la protesta dei vescovi italiani che hanno denunciato quella che si manifesta come una vera e propria violazione della libertà di culto, stabilita dalla costituzione come uno dei diritti fondamentali.
I vescovi italiani hanno duramente condannato il prolungamento dello stop alle funzioni religiose, fatta eccezione per i funerali che potranno svolgersi con la partecipazione di massimo 15 persone e parenti. Per la Cei la decisione di palazzo Chigi compromette «l’esercizio della libertà di culto». E si aggiunge all’attacco anche il quotidiano dei vescovi, Avvenire, con un editoriale del direttore Marco Tarquinio che parla di «ferita incomprensibile e ingiustificabile» con il mondo cattolico, al quale sarà «difficile far capire perché, ovviamente in modo saggio e appropriato, si potrà tornare in fabbriche e in un uffici, entrare in negozi piccoli e grandi di ogni tipo, andare nei parchi e giardini, mentre invece non si potrà partecipare alla Messa domenicale. Una scelta miope e ingiusta».
Il premier Conte, intimidito dal comunicato della CEI, ha cercato di fare una inelegante e opportunistica dietro marcia e ha comunicato di aver aperto a una ulteriore valutazione per provare a sviluppare un protocollo di sicurezza anche per le messe, così come già previsto oggi per i posti di lavoro.
Consulterà il suo Comitato tecnico scientifico, quello dei super esperti che gli diranno se possibile fare uno strappo alle regole stabilite per le funzioni in Chiesa, visto il peso che la Chiesa riveste nel paese.
Conte teme di perdere il favore che fino ad ora aveva ricevuto dalle gerarchie cattoliche, le stesse che, in passato, dietro le prediche del Papa Bergoglio, avevano condannato i “populismi”.


Non è un caso che i “soloni” della scienza che siedono nei comitati di esperti creati da Conte e dai suoi ministri, siano contrari a tenere aperte le chiese visto il carattere anticristiano che questi pseudo scienziati manifestano nella loro visione neopositivista e globalista che è antitetica rispetto alla Religione Cristiana. Si tratta della stessa visione delle oligarchie europeee che sono permeate da tale visione materialista e pseudo scientifica che si caratterizza per la sua contiguità con i circoli radical-massonici.
Come spesso capita nella Storia, il peggio della visione radicale e materialista dei governi viene fuori nei periodi di crisi.
Se dietro ogni progetto economico c’è una meta politica, dietro ogni progetto politico c’è a sua volta un’idea religiosa. L’europeismo è in questo senso un progetto funzionale a una visione politica e ideologica strutturalmente anticristiana, una sorta di “Repubblica universale” nella quale si amalgamerebbero tutti i paesi della terra, attuando il sogno sincretistico e ugualitario di fondere tutte le razze, tutti i popoli e tutte le religioni.
Nulla di strano quindi che si colga l’occasione per una chiusura prolungata delle Chiese e per cancellare le funzioni religiose. Naturalemte per motivi di sicurezza e “ce lo chiede l’Europa”, diranno glio scienziati.
La strada scelta per attuare questo piano è quella “funzionalista”, dei “piccoli passi”, di Jean Monnet. Una serie di passaggi obbligati porterebbero dal mercato unico alla moneta unica, dalla moneta unica alla fiscalità unica e dalla fiscalità unica all’azienda unica europea, controllata da poteri forti quali la Banca Centrale, la Commissione, la Corte di Giustizia e il Parlamento Europeo.
Non hanno però fatto i conti con la gente comune, quella che vuole andare in Chiesa per avere il conforto di una funzione religiosa. Sarà forse quello il momento in cui la gente prenderà i forconi e caccerà via in nuovi despoti che vogliono imporre la loro dittatura pseudo sanitaria in nome della scienza.

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