Pressioni dall’Ucraina per la liberazione del presunto assassino del giornalista italiano Andrea Rocchelli

La condanna a Markiv: “Il governo ucraino ha sbagliato a “politicizzare” il processo”. Intervista a Maurizio Marrone

Di Eliseo Bertolasi

Lunedì 14 ottobre i nazionalisti ucraini hanno tenuto una marcia nel centro di Kiev in occasione dell’anniversario della creazione dell’Armata Insurrezionale Ucraina (UPA). In tale occasione è stato ravvivato il caso “Vitaly Markiv” il militare ucraino della Guardia Nazionale condannato il 12 luglio di quest’anno, a 24 anni di carcere dal tribunale di Pavia per l’uccisione nel maggio del 2014 del giornalista italiano Andrea Rocchelli.
I partecipanti alla marcia hanno inoltrato un appello al Ministero degli Affari Esteri ucraino con la richiesta d’intensificare il procedimento per il rilascio di Markiv. Successivamente, hanno manifestato davanti all’ambasciata italiana di Kiev. Vedi:

https://strana.ua/news/227225-marsh-za-svobodu-vitaliju-markivu-projdet-v-kieve-14-oktjabrja.html

Il consigliere regionale del Piemonte Maurizio Marrone (FdI) responsabile del Centro di Rappresentanza di Torino della Repubblica Popolare di Donetsk in qualità di esperto giurista ha voluto commentare l’evento:

  • Dott. Marrone secondo Lei il livello di giudizio sulla condanna di Markiv, è definitivo o può ancora essere cambiato?
  • Ci sono ancora l’appello e la Cassazione, ma è improbabile che i prossimi gradi di giudizio segnino dei passi indietro sulla condanna, dal momento che il giudice ha comminato più anni di carcere rispetto alla richiesta della pubblica accusa, negando addirittura le attenuanti generiche.
  • In realtà al di là delle emozioni e degli slogan da parte degli ucraini quali sono le reali prospettive di Markiv?
  • Può darsi che diminuiscano in minima parte gli anni di reclusione, ma la condanna verrà verosimilmente confermata, poiché dalle reazioni della difesa non emergono nuovi rilievi di fatto, oppure prove in grado di scagionare Markiv. Il suo avvocato, l’Ambasciata di Kiev ed il network di sostenitori nazionalisti ucraini hanno reagito cavillando sui documenti internazionali richiamati dalla sentenza, ma con argomentazioni meramente politiche che nulla variano rispetto alla ricostruzione accolta dal Tribunale.
Manifestanti ucraini a favore Vitaliy Markiv

⦁ Durante le varie sedute del processo a Markiv, in aula non è mai mancato il tifo da parte dei suoi connazionali. Sembra però che tale sostegno alla fine si sia rivelato controproducente, vista la condanna addirittura aumentata da parte del giudice rispetto ai 17 anni proposti dall’accusa. Nonostante la sentenza del giudice perché continua tale insistenza da parte degli ucraini? In pratica ora a cosa può portare?

  • Il governo ucraino ha sbagliato a “politicizzare” il processo, perché caricare di peso simbolico e propagandistico la figura di Markiv è stato un boomerang di immagine per Kiev. Probabilmente hanno sperato che il governo italiano potesse imporre alla magistratura l’assoluzione del loro soldato per vicinanza geopolitica dell’Ucraina “maidanista” all’Unione Europea, ma fortunatamente la nostra Costituzione tutela l’indipendenza dell’ordinamento giudiziario.
    Ora il caso Markiv diventa logicamente una tigre pronta per essere cavalcata dai nazionalisti che tentano la spallata contro il presidente Zelensky che si è impegnato a seguire la “Formula Steinmeier” e riconoscere l’autonomia al Donbass.

Possibile “concorso nel reato” per i superiori di Markiv

  • Se Markiv è un militare in teoria avrebbe dovuto eseguire degli ordini dal suo superiore. Perché solo Markiv è stato indagato, processato e condannato?
  • Un colpo di scena lo hanno riservato le motivazioni della sentenza: viene infatti affermato il concorso nel reato commesso da Markiv anche da parte dei suoi commilitoni della Guardia Nazionale e dell’esercito regolare ucraino, tanto che il Tribunale di Pavia ha trasmesso gli atti del processo alla Procura di Roma per valutare l’incriminazione di Bogdan Matkivsky, ufficiale superiore di Markiv ai tempi dei fatti di Slaviansk e ora deputato eletto nella Rada dal collegio di Lvov.
  • Vedi anche: Il caso Rocchelli, le foto che tradiscono il
    presunto killer del fotoreporter :

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/rocchelli-foto-shock-del-presunto-killer

Questo è un passaggio dalle ripercussioni politiche dirompenti, perché apre alla condanna penale in Italia di elementi rilevanti delle forze armate e della politica di Kiev, con cui Roma continua a mantenere relazioni economiche e militari strategiche. Quando davvero il processo penale si allargherà ad altri imputati oltre a Markiv l’associazione della Rappresentanza della Repubblica Popolare di Donetsk in Italia chiederà la costituzione di parte civile, per poter portare davanti ai giudici anche gli altri crimini di guerra ucraini.

L’imputato Vitaly Markiv nel processo per omicidio
  • Relativamente a questa condanna l’ex-leader del “settore destro”, Dmitry Yarosh, ha addirittura minacciato possibili rappresaglie contro cittadini italiani sul territorio ucraino. Questa non è l’ennesima provocazione? Tale minaccia non può essere considerata un reato da parte della legge italiana?
  • Può sembrare una provocazione propagandistica, ma se si considera la schedatura anche di cittadini italiani costantemente aggiornata dal portale ucraino paramilitare Mirotvorets, si può comprendere la concreta pericolosità di questa minaccia. L’Italia può considerarla un reato solo se diretta contro bersagli ben individuati oppure se alle parole seguiranno fatti concreti, però bisogna ricordare anche l’ambiguità delle autorità di indagine italiane di fronte ai battaglioni nazionalisti ucraini: l’inchiesta recente che ha portato al sequestro di parecchie armi da guerra, compreso un razzo aria-aria, a gruppi neonazisti era partita dal monitoraggio di cinque italiani arruolati nel battaglione Azov, ma tutto è stato messo sotto silenzio. Difficile sapere se si tratti di insabbiamento politico oppure, al contrario, di riservatezza su operazioni anti terrorismo. di Eliseo Bertolasi

1 commento

  • Renzo
    7 Novembre 2019

    Si dovrebbero trovare e fare condannare altre persone coinvolte contro i gionalisti nella guerra nel donnbass Sono stati impartiti degli ordini. C’è in atto una guerra contro l’informazione”ci sono dei veri e propri abusi, massacri violenze. E tutto questo non si parla. È tutto regolare per questa gente. Quello di Markiv, è solo il primo passo. Aspettamo gli altri altri ora. Il primo che dovrebbe essere preso è Yarosh con le sue dichiarazioni schifozefreniche e deliranti

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