Presenti in Libia circa 15000 mercenari jihadisti reclutati e trasferiti dal nord della Siria in Libia attraverso la Turchia

Ponte aereo per il trasporto di combattenti siriani dalla Turchia alla Libia
Ankara ha imposto il blackout sulle notizie dei combattenti filo-turchi volati in Libia

Samir Salama, Associate Editor

La dichiarazione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan a febbraio sulla presenza di combattenti siriani filo-turchi in Libia, insieme agli elementi di addestramento dell’esercito turco, era stato il primo riconoscimento ufficiale da parte di Ankara della volntà di inviare combattenti siriani come mercenari, per unirsi alla lotta a fianco del Governo nazionale di “riconciliazione”, guidato da Fayez Al Sarraj, sostenuto dalla Turchia contro l’esercito nazionale libico, guidato dal maresciallo di campo Khalifa Haftar.

“La Turchia è lì attraverso una forza che conduce operazioni di addestramento”, aveva dichiarato Erdogan ai giornalisti a Istanbul già il 21 febbraio. Ci sono anche persone dell’esercito nazionale siriano, che include fazioni filo-turche della Siria settentrionale “.

La Turchia è stata coinvolta militarmente in Libia, dopo aver firmato due memorandum d’intesa con il governo Sarraj a Istanbul il 27 novembre, sulla cooperazione militare e di sicurezza e definito le aree di influenza nel Mediterraneo. I combattenti, mercenari siriani, sono apparsi per la prima volta a Tripoli, tramite vieo sui social media a dicembre.

Successivamente, sono state fornite assicurazioni da parte di entità che lavorano per monitorare l’invio di combattenti e armi in Libia, il che conferma che la Turchia ha realizzato molti trasferimenti di mercenari siriani e di alcuni elementi stranieri che sono stati coinvolti nei combattimenti in Siria, traferiti in Libia per sostenere il Governo di Sarraj, sotto la copertura del memorandum d’intesa nel campo della cooperazione militare e di sicurezza.

Mercenari filo turchi trasportati in Libia su aerei turchi

Questo è quanto è stato monitorato più di una volta negli ultimi mesi, dal sito web italiano “Atalar Radar”, specializzato nel monitoraggio dei movimenti di navi e navi da guerra attraverso il Mediterraneo, che ha confermato con immagini e coordinate che la Turchia ha stabilito un ponte aereo con la Libia per trasportare armi e aerei caccia sia a Tripoli che a Misurata, e che nelle ultime due settimane sono stati rilevati solo 11 aerei da carico militari che volavano da Istanbul e Konya (Turchia centrale) a Tripoli e Misurata, con il ritorno nella direzione opposta.

Inoltre, a fine febbraio, il Ministero della Difesa turco è stato costretto ad annunciare esercitazioni navali nel Mediterraneo, dopo che armi e combattenti erano stati trasportati in Libia su navi da guerra e navi commerciali turche.

Da parte sua, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha ripetutamente parlato del trasferimento di lotti di mercenari siriani in numeri che hanno raggiunto più di 10.000 miliziani, il che è stato confermato anche dall’esercito nazionale libico.

Ankara impone un rigoroso blackout sull’attività dei suoi militari in Turchia, e conferma che stanno solo lavorando per offrire consulenza alle forze della “riconciliazione” (secondo Ankara). Inoltre ha confermato che continuerà a farlo nel prossimo periodo, attraverso una dichiarazione rilasciata dall’incontro del Consiglio di sicurezza nazionale presieduto da Erdogan, l’atro martedì sera, la maggior parte del suo lavoro è stata dedicata agli sviluppi in Libia.

La Turchia tace anche delle notizie sul trasferimento di armi e mercenari siriani e stranieri in Libia, e ha fatto la stessa cosa quando l’esercito nazionale libico ha annunciato, il 30 maggio, l’uccisione del leader della “Sultan Murad Brigade” ( il mercenario siriano), Murad Abu Hamoud Al Azizi, che ha affermato di essere stato “sostenuto dalla Turchia”.

La “Sultan Murad Brigade” è una delle fazioni siriane più militanti fedeli alla Turchia. L’opposizione turca afferma che il governo impone un grave blackout sulle perdite del suo personale militare che lavora in Libia, nonché sul suo coinvolgimento in vari modi nel conflitto libico.

Erdogan ha usato la presenza di combattenti stranieri a sostegno dell ‘”Esercito nazionale libico” come scusa per inviare migliaia di combattenti siriani come mercenari in Libia, e ha accusato la Russia lo scorso febbraio, prima di annunciare la presenza di combattenti siriani che lavorano con l’esercito turco in Libia, di aver inviato 2.500 mercenari, attraverso una compagnia di sicurezza privata chiamata “Wagner”, notizia che Mosca ha negato.

Erdogan ha affermato che c’erano circa 15.000 elementi dal Sudan, dal Ciad e da altri paesi, anche se un comitato delle Nazioni Unite ha dichiarato che non vi erano “prove credibili” della presenza di forze paramilitari sudanesi che combattevano con Haftar.

La retorica di Erdogan è cambiata dopo la sua visita in Russia il 5 marzo. È stato firmato un accordo di cessate il fuoco a Idlib, che includeva pattuglie congiunte turco-russe sulla Aleppo-Latakia International Road (M4), e ha espresso la sua convinzione che il suo omologo russo, Vladimir Putin, farebbe passi positivi riguardo agli elementi di “Wagner” in Libia.

Terroristi filo turchi in Libia


Nota: Altre fonti locali indicano in 15.000 circa il numero dei mercenari filo turchi provenienti dalla Siria attualmente stazionati in Libia e che appartengono a varie nazionalità. Il tratto comune di questi elementi è il fanatismo di tipo jihadista, visto che erano stati reclutati dai vari gruppi terroristi che si sono distinti per attività teroristiche in Siria e che hanno compiuto atrocità contro la popolazione civile. Nell’ultima fase del conflitto siriano erano trincerati nella zona di Idlib ed erano appoggiati sia dalla Turchia che dagli Stati Uniti e dal Regno Unito nei combattimenti contro l’esercito siriano e le forze russe.
Questa presenza rappresenta un pericolo per l’Italia, visto che le coste della Sicilia sono a portata di barcone e si calcola che già vari di questi hanno disertato per venire in Italia e da lì raggiungere le varie destinazioni. D’altra parte l’Italia sostiene il governo di Serraj e non è escluso che questo governo fornisca un passaporto libico a questi elementi, documento che dovrebbe essere considerato valido dalle autorità italiane. Il ministro Di Maio sta conducendo colloqui con il suo omologo turco per consolidare gli accordi con la Turchia.

Fonti: Gulf News – Press Tv

Traduzione e nota: Luciano Lago

2 Commenti

  • ERNESTO PESCE
    20 Giugno 2020

    MA QUALI SIRIANI? SONO MERCENARI TERRORIST EUROPEI. I COSIDETTI COMBATTENTI STRANIERI

  • Teoclimeno
    21 Giugno 2020

    Se è Di Maio a condurre i colloqui con i turchi possiamo tutti stare molto tranquilli. Insomma quasi…anzi nient’affatto. Incominciamo subito a preoccuparci.

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