Perché Volker (Segr. Stato USA) non riesce ad avere una conversazione costruttiva con Surkov?

Il Rappresentante speciale del Dipartimento di Stato per l’Ucraina, Kurt Volker ha recentemente tenuto un briefing telefonico coi giornalisti di Bruxelles e di Washington. Rispondendo a una domanda sul futuro del Donbass, Volker ha dichiarato che gli Stati Uniti sono categoricamente contrari a tenere un referendum in quel territorio: “Gli Stati Uniti respingono l’iniziativa del referendum. È contraria alla Costituzione dell’Ucraina e all’Accordo di Minsk, non esiste alcuna base legale per questo.

Quando la Russia ha presentato questa proposta, in maniera estremamente chiara abbiamo dichiarato che era fuori discussione la possibilità di tenere un referendum solo su una parte del territorio ucraino, dove una parte significativa della popolazione è fuggita dall’intervento russo”.

Per quanto riguarda la sopraffazione sulla popolazione russofona e sulla lingua russa in Ucraina, tutto ciò, secondo il parere del rappresentante speciale degli Stati Uniti, è semplicemente un mito.

Alla domanda sui suoi nuovi incontri con l’assistente presidenziale russo Vladislav Surkov, Kurt Volker ha risposto che tali piani non sono previsti per il prossimo futuro.

“Non abbiamo ancora programmato il prossimo incontro. Vorrei che quando c’incontreremo la prossima volta si arrivi a una conversazione costruttiva”, ha dichiarato Volker ai giornalisti.
Il politico ha anche notato che la parte ucraina sta facendo di tutto per rispettare gli accordi di Minsk.

“L’Ucraina ha degli obblighi nel quadro degli accordi di Minsk, che comprendono la concessione di uno status speciale ai territori nell’est dell’Ucraina, come pure lo svolgimento di elezioni per gli organi di potere locale. L’Ucraina ha adottato misure volte all’attuazione di tutti questi accordi. Le restanti parti degli accordi sono obblighi che spettano alla Russia, questo riguarda il cessate il fuoco e il ritiro delle armi pesanti. Ma niente di tutto questo è stato compiuto. Le elezioni saranno possibili solo quando la Russia adempierà alla sua parte di obblighi”, ha precisato Volker.

Segretario USA in missione in Ucraina

Certo, Volker non ha spiegato ai giornalisti di Bruxelles e di Washington che la Russia, a differenza dell’Ucraina, non è uno stato membro degli accordi di Minsk, conformemente, la Russia non ha nessuna “propria parte di obblighi”, che invece ha Kiev. La Russia è solo il garante per il rispetto degli obblighi delle repubbliche popolari (DNR – Repubblica Popolare di Donetsk e LNR – Repubblica Popolare di Lugansk n.d.r.), allo stesso modo in cui Francia e Germania sono i garanti per il rispetto degli obblighi da parte dell’Ucraina. Ma di tali “sottigliezze” i giornalisti occidentali non ne hanno bisogno.

L’analista politico Vladimir Kornilov ha così commentato le parole di Kurt Volker: “La Federazione Russa non è parte di questi accordi. In questa situazione, è molto difficile per l’Occidente spiegare perché vengono imposte sanzioni contro la Russia, e non contro l’Ucraina. La posizione di Volker è comprensibile, egli assume costantemente una posizione distruttiva che a parole difende l’Ucraina, ma che in realtà porta a un inadempimento del processo di Minsk”.

Il politologo ucraino Andrej Zolotaryov sostiene che: “Nell’ambito degli accordi di Minsk, è stata prorogata la legge sullo status speciale del Donbass, che però non viene attuata. In realtà, la situazione è congelata, le autorità non hanno la volontà politica di adempiere, come prescritto, ai loro obblighi previsti da tali accordi. Gli accordi di Minsk hanno permesso alle autorità ucraine di trasformare il conflitto da una fase calda a una fase congelata e, a quanto pare, questo status quo – né pace né guerra – si conserverà. Kurt Volker, come la Casa Bianca, come le autorità di Kiev, sono in piena sintonia su questa situazione”.

“Se computiamo alla lettera gli accordi di Minsk, oggi la palla politica è dalla parte ucraina, in quanto fino ad ora non abbiamo ancora approvato una legislazione, che c’era l’obbligo d’adottare: né la modifica della costituzione, né la legge sulle elezioni nei territori fuori dal controllo di Kiev, che dovevamo accettare in conformità con gli accordi di Minsk”, ne è convinto Ruslan Bortnik, direttore dell’Istituto ucraino per l’analisi e la gestione delle politiche. Ha notato, inoltre, che l’idea di tenere un referendum è nata in risposta alla decisione d’introdurre le forze di pace nel Donbass senza tenere elezioni.

Continua Bortnik: “Questa è una risposta asimmetrica russa. Sì, è chiaro che, sfortunatamente, l’idea delle forze di pace si è mostrata improduttiva. Si è replicata una situazione che ormai è standard per gli accordi di Minsk: viene prima l’uovo o la gallina? Prima le elezione o il confine? Questo approccio è stato estrapolato dal tema delle forze di pace. Arriveranno prima le forze di pace al confine, o si terranno prima le elezioni? Vediamo che ogni parte insiste sulla propria versione. Vale a dire, la questione rimane in sospeso e irrisolta”.

Mentre Volker rispondeva alle domande dei giornalisti, Petro Poroshenko assisteva alle esercitazioni “Cielo pulito”, che si sono svolte nella regione di Khmelnytsky con la partecipazione dei militari di paesi della NATO.

Lì, Pyotr Alekseevich (Poroshenko n.d.r.) ha esortato i militari “ad aprire il fuoco nel Donbass per salvare vite umane”. Ha avvertito che “si deve essere pronti a qualsiasi scenario: sia per la difesa, che per un’efficace controffensiva”. La chiamata del presidente ucraino a combattere nel Donbass invalida completamente il discorso di Volker sull’adesione di Kiev agli accordi di Minsk. Evidentemente, è qui che Washington dovrebbe capire la ragione per cui il rappresentante speciale degli Stati Uniti per la soluzione del conflitto ucraino non riesce ad ottenere un “dialogo costruttivo” con l’assistente presidenziale russo: non c’è volontà costruttiva, né da parte di Poroshenko, né da parte di Volker, che cercano d’interpretare gli accordi di Minsk a modo loro, ed è per questo che Kiev non pensa alla loro attuazione.

Anche nel recente accordo per disimpegnare le forze nella zona di Stanitsa Lugansk, la parte ucraina ci ha poi ripensato: in risposta al razzo di segnalazione della LNR, che indicava la sua disponibilità ad iniziare il processo di disimpegno, dall’altra parte non è stato lanciato alcun segnale. Kiev per la 78° volta rifiutava d’impegnarsi. Con quali motivazioni Volker può recarsi ai negoziati con Surkov – con i mantra che la lingua russa non è oppressa in Ucraina, che gli eserciti della DNR e della LNR “sparano su se stessi”, e che il conflitto in Donbass è una “guerra russo-ucraina”? Tutte queste stupidaggini sono adatte solo alle orecchie dei giornalisti occidentali e ucraini, una sola versione pur consunta per mostrare la realtà non è tutto.

Non sorprende, quindi, percependo il sostegno dell’emissario americano e del suo comandante in capo, che le Forze Armate Ucraine continuino a bombardare le repubbliche del Donbass: nell’intera giornata del 10 ottobre, l’esercito ucraino ha violato il cessate il fuoco 24 volte sul territorio del DNR, e 11 volte sul territorio del LNR. Questo dato è riportato dal Centro Comune per il Controllo e il Coordinamento del regime di cessate il fuoco.

Persino gli osservatori dell’OSCE nella zona della stazione di filtraggio (dell’acqua n.d.r.) di Donetsk sono stati presi di mira. Il servizio stampa dell’OSCE ha comunicato: “Il 10 ottobre, alle 8:59, una pattuglia della Missione Speciale di Monitoraggio (SMM) composta da cinque operatori su due veicoli corazzati era posizionata sull’autostrada H20, a circa 1,5 chilometri a sud dell’insediamento di Kamenka (controllato dal governo, situato a 20 chilometri a nord di Donetsk) e a tre chilometri a nord della stazione di filtraggio di Donetsk”. Uno degli osservatori della missione ha menzionato: “Abbiamo sentito il sibilo dei proiettili che volavano a 10-50 metri sopra le nostre teste, nonostante le garanzie di sicurezza fornite”. Ciò nonostante, i rappresentanti della Missione Speciale di Monitoraggio dell’OSCE assicurano che “il gruppo di missione non è riuscito a stabilire la direzione di provenienza del fuoco”. Tuttavia, nella DNR, nessuno dubita di chi siano i proiettili passati sopra le teste degli osservatori.

“Le posizioni più vicine della DNR si trovano a 1.750 metri dal luogo in cui si trovava la pattuglia della SMM dell’OSCE, mentre le posizioni delle formazioni ucraine si trovano a una distanza compresa tra 100 e 940 metri. Sulla base della distanza di tiro utile degli AK-74 e AKS-74, che è di 1.000 metri, la conclusione è ovvia: le formazioni armate della parte avversaria hanno nuovamente compiuto un’azione di fuoco provocatoria”, ha riferito un rappresentante della DNR al Centro Comune per il Controllo e il Coordinamento del regime di cessate il fuoco.

Il portavoce ufficiale del Ministero degli esteri dell’Ucraina Maryana Betsa si è affrettata a definire l’atto, come l’ennesima violazione degli accordi di Minsk. Solo non ho specificato che è stata proprio l’Ucraina a violarli.

Fonte: Fondsk.ru/news/

tradotto da Eliseo Bertolasi

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